A St Luke l’ammasso di cubi, cilindri, parallelepipedi, piramidi sghembe è avvilente, c’è anche il finto campanile che svetta a reggere una campana; il tutto ha la presunzione di ispirare al viandante nuova fede in Dio. Le costruzioni vorrebbero assomigliare a una chiesa. Puoi ingannarti, in effetti, perché quella è proprio una chiesa, non un fienile con annesso magazzino attrezzi. Dall’ammasso di mattoncini rossi non lanciano missili da un bel pezzo; la statua bronzea di un Cristo ben fatto, confinato sotto una tettoia, lo impedisce. Appeso alla croce per i polsi e non per le mani, offre la sua silente desolazione come monito inascoltato. A Saint Luke cantano, suonano, dicono messa e mangiano torte al ribes. La lieta congrega si riunisce periodicamente e conta alcuni affezionati fedeli come Henrietta O’ Bimbo Harley Malone, con la gonna fiorata multicolore e sghemba, il cappellino anch’esso fiorato, come lei, e sghembo come lei. Henrietta va volentieri in chiesa a farsi benedire, a lodare Gesù e a sorbire tè e trangugiare fette di torta al mirtillo facendo poi la siesta per aiutare lo stomaco che borbotta e riflettere sulla Trinità.
Lorenzo Ferrara era solito vedere le comari intasare il cortiletto della chiesa alla domenica mattina. Alla domenica delle Palme ci stava il gigantesco pretonzolo della chiesa con la sottana fino ai piedi, rubizzo e volenteroso. Consegnava tre palme secche, dico tre, agli sparuti presenti che dovevano fare processione.
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