L’anonimato più completo non impedisce a Lorenzo Ferrara di continuare la sua descrizione irriverente del mondo britannico. Qui di seguito l’intervista su Barbadillo del 16 luglio 2026 sull’ultimo libro.
Lorenzo Ferrara, autore di “Britannia luci e ombre” per Tabula Fati, è un affresco dell’Uk visto da un osservatore controcorrente. Come nasce l’idea del libro?
“Da dodici anni vivo nella necropoli londinese, e ho ritenuto opportuno segnalare pregi e difetti di questa terra sconsacrata attraverso due libri, alquanto dissacranti sul way to be britannico. Qualche esempio: il sesso e l’eros per loro sono un problema, di origine vittoriana (e ora di importazione USA), il senso di superiorita’ vive tuttora sottopelle nei Brits, solo che poi, improvvisamente, si scoprono grande potenza, ma del passato e non se ne danno pace. Cose cosi’, ma ce ne sono a decine di aspetti “funny” come il loro gradimento degli scoiattoli a tavola (fritti o in umido)”.
Come vede Londra gli italiani e la missione culturale italica nel mondo?
“Andrei cauto a parlare di “missione culturale”. Anzi, proprio non la vedo. Siamo una specie da tenere sotto osservazione, gli italiani di solito non vengono capiti e quelli che vivono qui tendono a diluirsi, come diceva Indro Montanelli, ad annacquare la loro origine, non perche’ si vergognino, ma perche’ la nostra eredita e’ troppo ingombrante da informare vere azioni culturali. Missione culturale? Quale dunque? Qui la cultura, quella vera, e’ bandita, come in Italia del resto. Si parla solo di denaro, investimenti e di hitech”.
La City è ormai il tempio del capitale globale. Con che effetti pratici?
“Non ne sarei sicuro. Anche se immensi capitali, leciti e non, transitano per la City che si sforza di essere ancora al top in questo senso. Molti capitali stranieri sono migrati per via delle tasse labour, ad esempio. Milano ne sa qualcosa, con la faccenda dei nuovi ricchi…altro discorso da approfondire”.
Nei conflitti internazionali la Gran Bretagna svolge un ruolo di soggetto tendenzialmente belligerante. Come mai?
“Deve essere un riverbero tramandato nei secoli di quello che la regina Boudicca avrebbe voluto fare contro I Romani. Loro son fatti cosi. Un esempio: In una loro chiesuola, la Saint Mary Abbott, c’e’ una targa che commemora un soldatino di 25 anni morto in India in una delle tante battaglie per difendere il business. E poi un’altra analoga. Ovvero erano li’, e ci sono rimasti per tre secoli, per mettere le mani sulle immense ricchezze indiane con un esercito di 300.000 uomini di cui il 96 % di indigeni, i sepoys. Cosa vuol dire? Che l’imprenditoria militare british e’ sempre e solo legata al business, agli affari, al petrolio, alla polvere da sparo siciliana, (nell’ 800) esempi fra i tanti, o alla politica. Putin lo definiscono nano col mitra, tappo con la mania del grilletto facile, li spiano li sfottono I russi, ricambiando il piacere. Sono “risieta” direbbero a Milano, attaccabrighe, e non si direbbe, vero?”.
Quale l’elemento saliente della sua raccolta di focus sul mondo aglosassone?
“Con I Gringos USA si sforzano di progettare il futuro hi tech, cyborg, quello robotico insomma, afferente all’intelligenza artificiale, cose alquanto insidiose, lo fanno con un mare di parole e guardando al business, senza chiedersi: ma cosa stiamo costruendo? Dei potenziali futuri nemici che possono prendere il controllo sugli umani, ad esempio. E poi, da ultimo, non avrei scritto due libri mettendoli un poco alla berlina (attenzione, qualche pregio ce l’hanno pure loro, ad esempio io non pago la tassa TV perche’ non ce l’ho, anche se non ci credono) se loro non si occupassero delle faccende nostrane, sovente in modo pungente o malaccorto, piccandosi di essere diversi, ovvero la razza superiore, come diceva Churchill”.
La sua prossima fatica letteraria?
“E’ un libro che sto ultimando con l’amico esploratore e scrittore, Paolo Novaresio, autore di importanti opere sull’Africa. Gianfranco de Turris ne e’ stato il promotore. Il libro racconta di due mie “iniziatiche esperienze”, alquanto indigeste, una a Kabul via terra, l’altra dalle sorgenti del Nilo, a Karthoum sempre via terra”.



























