Rieccolo! Lorenzo Ferrara e’ tornato

Presentato da Barbadillo, che ne ha ospitato numerosi articoli esce Britannia luci e ombre viaggio irriverente nel mondo dei Brits  di Lorenzo Ferrara. Seguito naturale di Albione la perfida ieri e oggi . I due volumi fanno parte di un trittico e compongono un ritratto verace del way to be britannico, una “radiografia” fatta dall’interno, elaborata da un irriverente flaneur che per dodici anni ha frugato Londra. La “latitanza” dell’autore ha fruttato un nuovo libro.

“Ano di vacca, pene di cammello e vagina di pecora, con spremuta di vermi, si ignora se sconditi, ovvero il pasto dell’ex ministro della sanità sotto il governo Johnson, per dimostrare la sua tempra di uomo durante un reality show”. Queste e altre amenità, tutte verificabili, affollano il secondo volume di Lorenzo Ferrara sui Brits -che continuano a farci predicozzi sulla nostra democrazia a rischio-. Britannia luci e ombre, compone un puzzle irriverente sul way to be britannico. I Brits, che oggi realizzano la loro vocazione di affittacamere, sono alla ricerca di un nuovo ruolo, visto che il primo hanno dovuto abbandonarlo, travolti dalla marea di contestazioni. Il primo volume Albione la perfida e il secondo Britannia luci e ombre interpretano il loro disorientamento. Il terzo volume è in gestazione.

Il suo nuovo libro è “disgustoso” come è stato definito il primo?
-Temo di sì-.
Abbiamo raggiunto al cellulare l’autore del nuovo libro, che continua a essere “latitante” ed è nata questa colloquio, per la serie “un italiano fuori dal coro e senza peli sulla lingua indaga:

-Ma lei ce l’ha con gli Inglesi?-
-Sono loro che ce l’hanno con noi-.
-In che senso?-
-Basta leggere la storia che non si insegna a scuola-.
-Ad esempio?-.
-Il loro re è venuto in Italia, da poco, fra le ovazioni di popolo e capipopolo ma non ha chiesto scusa per i bombardamenti a tappeto a guerra quasi finita su Italia e Germania. Forse gli hanno nascosto le foto delle pile di cadaveri a Dresda che avevano fatto inorridire Churchill. E poi, come dire? ci ha fatto sentire una nazione di serie B, nel suo discorso alla camera-.
-Non le sembra di esagerare?-
-Affatto, da sempre i Brits considerano gli altri solo in funzione della loro convenienza-.
-Cioè?-
-Brexit insegna, non gli conveniva più scaldare la sedia a Bruxelles, anche se adesso vorrebbero rientrare-.
-Buon per loro-.
Può darsi. Lei è mai stato in Afghanistan?-
-No-.
-Io sì. Con i loro cugini Gringos volevano far credere che erano lì per motivi umanitari e per esportare democrazia. Paravento per giustificare la loro presenza in loco alla ricerca di gas e petrolio. Perché non va a chiedere alle donne afghane, illuse e poi tradite, come si sentono, adesso? Promesse ammalorate, ovvero sassi in piena fronte, e senza metafora.
-Cosa “salva” dei Brits?-
-Anche loro fanno parte della storia, che ci riguarda da vicino. Non ci hanno perdonato di aver “maltrattato” la loro regina Boudicca, e di aver fondato Londra. Critici per i cristiani divorati dalle belve al Colosseo scrivono Shame on the Romans.-
-Forse han ragione -.
-Sicuro, ma lei metta su un piatto della bilancia i milioni di neri schiavizzati, maltrattati e deceduti nelle loro piantagioni, o sulle navi, per secoli, più eccidi, come quello di Amritsar, osannato da Kipling, o il genocidio dei Mau Mau kenioti, o i disastri in Egitto registrati da Pierre Loti, più quelli recenti in Iraq, e sul secondo piatto i nostri crimini, compresi quelli di Giulio Cesare, se vuole-.
Le loro università sono tra le migliori al mondo-.
-Lei dice? Una volta dissipato l’incenso: le nostre università non hanno nulla da invidiare alle loro, Il fatto è che attorno a quelle inglesi operano apparati che offrono lavori qualificati ben retribuiti. In questo sono formidabili. Attorno agli atenei c’è un sistema complementare che oggi sfrutta gli studenti con prestiti a interessi da capogiro. Anche se adesso anche i loro laureati più bravi vanno a fare i camerieri, per mancanza di offerte-.
-Ma il fascino di Cambridge e Oxford?-.
-Sono insuperabili nel marketing. Secondo lei La Normale di Pisa, la Bocconi, La Sapienza o il Politecnico di Milano sono inferiori? No, ma attorno c’è il deserto, non riusciamo ad attrarre, le opportunità scarseggiano e i neolaureati smammano o fanno i centralinisti. Per soprammercato, coi cugini americani, all’università insegnano che Dio non c’è perché non ha lasciato traccia, e che il David di Michelangelo non deve scandalizzare ancora con le sue nudità integrali, turba le anime sensibili, a cominciare dalla loro defunta regina Vittoria.
-E poi?-.
-Anche alle elementari dovrebbero insegnarlo.-
-Cosa?-
-Che non hanno affittato una nave, comprato fucili, camicie, mutande e scarpe per i mille di Garibaldi per beneficenza, complice la massoneria inglese: volevano ostacolare Austria e Francia con l’insorgere dell’Italia e abbattere il Papato. Ma qualcuno sostiene sia una bufala. Della spedizione parlo in Albione la perfida, il primo volume sui Brits-.
-Qualcosa di più recente?-
-Uno dei loro re, Giorgio V, mi pare offrisse pasticcini e tè a Edda Ciano Mussolini, intrattenendola in piacevoli conversari a Buckingham Palace. Solo che Edda deve avere travisato, cadendo poi nella trappola del “ridicolo Nibelungo truccato alla Charlot,”  -per dirla con Gabriele D’Annunzio- che la trattava come una regina. Di qui la seconda guerra mondiale.
-E qualcosa sull’oggi?-
-I Brits fanno la guardia, monitorando l’insidia del fascismo nostrano. Scrivono libri sull’impero romano, dicono che dobbiamo sorvegliare il livello democratico e sopprimere le tentazioni del passato, del resto Sergio Romano nel suo Finis Italiae l’ha scritto chiaro e tondo: “noi i conti col fascismo dobbiamo ancora farli, troppo comodo addossare ogni responsabilità ad un uomo solo”, come se i milioni di italiani di allora fossero poi stati colti da improvvisa amnesia. Dimenticano i Brits che Sir Winston Churchill aveva avuto grandi parole di elogio per il Duce. Corta la memoria della ex razza padrona. 

-Scriverà ancora di loro?-
Ho promesso al mio editore, Solfanelli, che non ci sarà un terzo libro su Albione, ma non so se riuscirò a mantenere la promessa. 
-Ha dei ricordi della sua vita a Londra?-
-Una gallina, che spesso avvisava di aver fatto l’uovo. Ce l’avevano i miei vicini, alla faccia delle volpi che popolano la megalopoli.
-Dicono che Lorenzo Ferrara sia uno pseudonimo-.
-Qualche precauzione ho dovuto prenderla-. La libertà di espressione non è merce scontata, nemmeno qui. Se racconti le loro marachelle puoi diventare indigesto e magari ti invitano a levare le tende come persona non grata.  

Britannia luci e ombre viaggio irriverente nel mondo dei Brits di Lorenzo Ferrara  Pagg. 252 – € 18,00  Ordini: 

ordini@tabulafati.com 

Albione la perfida ieri e oggi 
di Lorenzo Ferrara  Pagg. 184 – € 14,00  Ordini: ordini@tabulafati.com

E facciamoci una birra!

Un articolo anticipazione di Lorenzo Ferrara, detto per inciso ancora introvabile, che verra’ pubblicato sul suo secondo libro, dedicato ad ALBIONE LA PERFIDA. Pubblicato da Barbadillo.it recita: “La deriva nuchilista della Gran Bretagna senza fede: le chiese sconsacrate diventano birrerie. “Più di un terzo della nostra popolazione si identifica come atea. Sono i britannici bianchi che mostrano il calo di fede più marcato, passando dal 69% a meno del 50%”

“Più di un terzo della nostra popolazione si identifica come atea. Sono i britannici bianchi che mostrano il calo di fede più marcato, passando dal 69% a meno del 50%”
A occuparsi dell’inutilità della religione ci pensa un ex campione di tennis da tavolo, commentatore per BBC e Eurosport e autore di sei libri.

“La Gran Bretagna sta perdendo la sua religione. Cosa riempirà il vuoto?” Si chiede Matthew Philip Syed su The Sunday Times del 14-12-2022. “Più di un terzo della nostra popolazione si identifica come atea. Sono i britannici bianchi che mostrano il calo di fede più marcato, passando dal 69% a meno del 50%” scrive. “L’allontanamento dagli dei può essere inevitabile, ma rischiamo di perdere una potente fonte di conforto” continua. Ovvero rileva la funzione utilitaristica del Cristianesimo. Sovrasta l’articolo la riproduzione di una Adorazione dei pastori di Guido Reni, con una voluta lacuna: Gesù bambino sulla paglia è stato sostituito da una macchia bianca. L’autore, figlio di un immigrato pakistano convertitosi dall’Islam sciita al Cristianesimo, è stato campione di ping pong britannico per molti anni. Il suo articolo sulla fede britannica “svanita” occupa quattro colonne e narra anche della sua esperienza personale e di come man mano è riuscito a fare a meno di Dio. “Il Cristianesimo ha permeato la mia vita. Mio nonno materno si convertì durante le ultime fasi del Grande Risveglio in Galles. Parlava spesso del giorno in cui accettò l’invito di un predicatore carismatico a “dare la vita a Cristo”. Lui e tre dei suoi fratelli sarebbero diventati predicatori.”  Poi aggiunge: “La questione più grande e storica sulla religione è se la fede sia una cosa buona. Essa è una forza del bene o del male, del conflitto o della pace, della manipolazione o dell’armonia? E la mia sensazione crescente è che la religione sia tanto buona che cattiva, sia pacifica che violenta, contributo all’armonia e alla divisione. Il mio sottrarmi dalla religione non è stato immediato ma riluttante, l’ho fatto non perché rifiutassi il fascino della sua storia, ma perché non credevo più nella sua veridicità; in molti modi, sono contento che non abbiamo più bisogno di Dio.” se lo dice lui. Poi cita le spallate di Nietzsche al Cristianesimo, senza comprendere che la supposta morte del Creatore ha diversi autori ed è iniziata circa cinque secoli prima, col dipinto del cadavere di Cristo di Hans Holbein il giovane. Il campione di ping pong conclude così: “Sorridendo, mio nonno diceva: “…verrai in un luogo dove non ci sarà più morte, né lutto né pianto, né dolore” citando il passaggio dal Libro dell’Apocalisse. Guardando attraverso l’Occidente, rimane una domanda intrigante: cosa sostituirà Dio?”
Si ignora se Sye conosca il Libretto della vita perfetta di Anonimo Francofortese in cui per essere creatura di Dio occorre prima “patirlo”, poi fortemente volerlo, senza domandarsi se ci sarà un conforto finale. Le risposte giuste alla domanda del giornalista le fornisce Tripadvisor, a proposito della chiesa sconsacrata di San Mark a Mayfair, (fermata del tube Bond street, per chi volesse inorridire, ingozzandosi.) Al Market St. Mark’s Church pare si tengano anche corsi di yoga. 

I commenti su cibo e luogo

Vicknico novembre 2022: “Ambiente fantastico dove fermarsi per pranzo/cena o anche solo uno spuntino. La chiesa sconsacrata è originale e bellissima, l’offerta culinaria variegata ed i prezzi davvero ragionevoli, considerando che ci troviamo in una delle zone più esclusive di Londra. Nota di merito per i ragazzi toscani con il “banco” di pasta fresca vicino all’altare…una delle carbonare più buone che abbia mai mangiato. Andate a trovarli!”

Luca Mencarelli ottobre 2022: “A Londra una Birra in “Chiesa”, un’esperienza incredibile da fare, all’interno di una Chiesa sconsacrata troverete più ristoranti che offrono prelibatezze di vari paesi e se proprio siete indecisi o non avete fame potete bervi una Birra che potrete acquistare in fondo alla “Chiesa” dove siamo abituati a sentire recitare il sermone domenicale. Da provare. Anche il quartiere per arrivarci è molto carino e pieno di negozi”

Luca T Pisa, ottobre 2022: “Sviluppato su due piani offre Street food in una chiesa sconsacrata, molta varietà e qualità buona sia per un pasto low cost che per una cena più raffinata. Abbiamo optato al piano superiore per cruditè e branzino alla griglia, buono e prezzi nella media del quartiere e come altri Street food.”

Pretty Vale, a setttembre 2022, da Imola: “Bellissimo. Assolutamente da vedere e se avete fame per fermarvi a mangiare. Noi abbiamo optato per la pizza napoletana e devo dire che era davvero quella originale Il posto è qualcosa di unico nel suo genere. Ci sono tanti “stand” all’interno per mangiare: dal dolce al salato, dall’insalata alla pizza, dalla pasta alla carne…”

Penso che basti. Ma proprio nessuno si accorge che c’è qualcosa di profondamente triste e “stonato” oltreché avvilente nei commenti su come mangi bene in quel luogo?
Ti rivolgo una domanda: tu andresti a riempirti le budella in un luogo in cui un tempo saziavi l’anima? Pizza e branzino al posto di Dio e nemmeno un Amen.”

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raccolte in un volume:

Garibaldi, gran biscotto -terza parte-

Portrait of Giueseppe Garibaldi engraved by W Holl (around 1880).Now in the public domain

Una figura al cui valore indiscusso andrebbero tuttavia aggiunte alcune note, non per sminuirne la valenza storico politica, ma per onorare l’obiettività dei fatti, al di fuori delle consacrazioni di rito. La necessità di creare figure di specchiato e immacolato valore è una pratica ricorrente della storiografia ufficiale. Ma l’obiettività storica è una virtù ardua da raggiungere. C’è chi lo denigra apertamente e chi consacra la figura. Del resto, a stringere la mano al Re Vittorio Emanuele II a Teano, c’era lui, il grande Giuseppe, come a sancire a futura memoria una consacrazione di inequivocabile rilievo politico, un gesto che non può essere ignorato. Ma anche in questo caso bisognerebbe leggere il contesto in cui avviene l’incontro. Il contributo di Maurizio Degl’Innocenti, autore di un libro dedicato proprio a Garibaldi è notevole: “Al di là del mistero che certamente avvolge il percorso che porta alla santità o all’oblio, c’è la presenza di un uomo dalle doti rare, protagonista di fatti ed eventi eccezionali, dal coraggio inossidabile, e dal grande fascino che ha affrontato con slancio, privazioni e dolore. In questo complesso percorso della nascita dei miti, realtà, cronaca e deformazione dei fatti si intrecciano, e attori e spettatori, come nel teatro, sono reciprocamente attivi”.

E torniamo ai Brits e alle loro mene: chi pensi che abbia finanziato la spedizione dei Mille, affittando una nave, comprando fucili, cibo, vestiario e munizioni? Proprio i Brits. Secondo i documenti in mano a Aldo Mola, apprezzato studioso e storico della Massoneria. Gian Maria De Francesco su Il Giornale, 4 Luglio 2009  titola: “Un finanziamento della massoneria britannica dietro l’avventura dei Mille”.

Nel testo dell’articolo: “Nel corso della commemorazione del «fratello» Garibaldi lo storico Aldo Mola rivela il dettaglio inedito. Tre milioni di franchi donati dalla massoneria inglese consentirono l’acquisto dei fucili di precisione a Quarto. L’appoggio non fu solo economico: il mito dell’«eroe dei due mondi», già in essere, fu alimentato per screditare il Papato. Tutta la spedizione garibaldina, ha aggiunto il professor Mola, «fu monitorata dalla massoneria britannica che aveva l’obiettivo storico di eliminare il potere temporale dei Papi ed anche gli Stati Uniti, che non avevano rapporti diplomatici con il Vaticano, diedero il loro sostegno». Torniamo alla sua visita in Gran Bretagna. Mirtide Gavelli, storica e curatrice del Museo civico del Risorgimento di Bologna: “Nell’aprile del 1864 Garibaldi visitò l’Inghilterra accolto trionfalmente da milioni di inglesi, di tutte le classi sociali, desiderosi di vedere con i propri occhi l’eroe della Spedizione dei Mille. Un viaggio trionfale rimasto nell’immaginario popolare, anche grazie ai biscotti a lui dedicati!”.

Nell’occasione della visita fu infatti creato da un fornaio pasticcere il “biscotto Garibaldi”,  in onore dell’eroe dei due mondi, oltre a una valanga impressionante di gadget comprendente pipe, ricami, gioielli e bigiotteria, insomma un vero Garibaldi business. Pare che intraprendenti housekeepers vendessero bottiglie d’acqua in cui si era lavato la faccia il nostro eroe, fandonie? Può darsi. Anche se ogni città italiana di una certa rilevanza gli ha intitolato una strada, il genuino entusiasmo riservato dagli Inglesi al nostro rimane insuperato e onora il popolo britannico. Un mito tutto italiano glorificato dal business dei Garibaldi biscuits. 

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raccolte in un volume:

Garibaldi, gran biscotto -seconda parte-

Giuseppe Garibaldi enters Messina, 1860.
Popular print, Italy, approx. 1860.
(Photo by Fototeca Gilardi/Getty Images)

E poi qualcuno dice: anche negriero. Eroe per molti, negriero senza scrupoli per altri. Guerrigliero al servizio di una nobile causa (quella italiana era soltanto l’ultima di un lungo elenco in ordine di tempo) e profittatore pagato dalla Massoneria inglese. Se dai un’occhiata al web non ti raccapezzi, chi lo odia e chi lo ama in maggioranza). E gli Inglesi lo amarono senza freno. Detto per inciso ai Brits interessavano le miniere siciliane e auspicavano un’Italia un po’ più unita di quello che era, non perché ci amassero, ma per contenere le mire francesi. (l’Inghilterra, maestra di intrighi e fomentatrice di contrasti da secoli per assecondare i suoi business planetari, in queste faccende la sa lunga, ma infatuazione e amore per il gran Giuseppe erano genuini, anche se qualche maligno suggerisce fossero interessati). 
Perché portava i capelli lunghi? Perché dicono che una ragazza gli avesse rovinato un orecchio durante un tentativo di violenza. Vero? Falso? E il massacro di
Bronte? Cos’era successo? Mentre i colpevoli se la davano a gambe vennero uccisi contadini innocenti e il matto del paese dopo un frettoloso processo, voluto dal luogotenente braccio destro di Garibaldi, Nino Bixio. È tutt’ora avvolta nel mito e nella leggenda la figura di Giuseppe Garibaldi, uno degli artefici indiscussi della riunificazione dell’Italia. Eroe dei due mondi, osannato corsaro in Sudamerica, difensore degli oppressi, guerrigliero, rivoluzionario a tutto tondo e massone di rango. Una figura complessa, generosa, mitizzata dai libri di storia che necessitano di figure a tutto tondo.

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raccolte in un volume:

Ti ricordi di Peaky? -seconda parte-

Della colonna sonora scrive Federica Carlino su Coming soon:  “Take a little walk to the edge of town…”: tutti i fans della serie provano un brivido di piacere ogni volta che sentono queste parole. Per chi non lo sapesse, la sigla si intitola “Red Right Hand” e non è stata scritta appositamente per la serie. È traccia dell’album “Let Love In” di Nick Cave & The Bad Seeds, uscito nel 1994, più di 25 anni fa. Mentre Alessandro Lella su Mad for series.it: (…) Difficilmente riusciremmo a trovare dei difetti in Peaky Blinders che…riesce a proporci anche degli interessanti risvolti politici, quando vengono analizzati più da vicino i rapporti tra la politica e le famiglie mafiose. Insomma, i motivi per vedere questa serie tv sono veramente tanti: dai dettagli curati con estrema attenzione, alle situazioni emotive che non mancano mai di stupirci in positivo, dalla crescita individuale e l’umanità dei personaggi alla perfetta ricostruzione dei luoghi del tempo.

Federica De Masi su Cinematographe.it: Quando una serie tv riuscita e amatissima dal pubblico volge al termine è inevitabile essere assaliti dal magone e anche dalla paura che la chiusura di un ciclo possa rovinare il capolavoro realizzato fino a quel momento, con forzature e decisioni che snaturino i personaggi. In Peaky Blinders 6 il dramma personale ha maggior spazio, al pari di quello familiare e storico, ma anche la linea thriller si accende adagio, con l’organizzazione di un ultimo grandissimo colpo che prevede il trasporto di un ingente quantitativo di oppio dal Canada. Tutto questo ci terrà col fiato sospeso! Peaky Blinders 6 è visivamente spettacolare…

Lungo le circa 7 ore di show si sente ticchettare la carica della suspense fino ad un grande epilogo. I livelli di questa serie infatti sono molteplici e la maestria degli autori nell’averli sviluppati tutti in modo limpido è il punto forza…Una regia di pregio rimane il marchio di fabbrica dello show: movimenti di macchina a tutto spiano, giochi di luce che caratterizzano momenti onirici e la contrapposizione tra bene e male, un tocco di stile moderno tra rallenty e accelerazioni e il gioco è fatto! Lo stile di Peaky Blinders è poi arricchito dalle eccellenti ricostruzioni d’epoca e dalla colonna sonora perfetta: da Disorder dei Joy Divison, a Nessun dorma della Turandot, fino a 5:17 di Tom Yorke.Di fronte a questo peana di consensi devo arrendermi; però, Il Mulino del Po (‘63), miniserie tv Rai di Sandro Bolchi con Raf Vallone, Gastone Moschin, Tino Carraro e Ave Ninchi, fu un clamoroso successo!
Ti chiederai ma è così bravo Cillian Murphy nei panni di Thomas Shelby? Fotogenico ed espressivo di sicuro, basta vederlo nella pellicola Oppenheimer, anche se Marlon Brando, nel Giulio Cesare di Mankiewicz e Orson Welles in Otello sono tutt’altra cosa.

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raccolte in un volume:

Ti ricordi di Peaky? -prima parte-

In un vecchio articolo di Lorenzo Ferrara pubblicato su Barbadillo, vecchio si fa per dire, perche’ data novembre 2022, ci trovi: I giovani gangsters protagonisti dell’omonima serie tv della BBC iniziata nel 2013 e distribuita da Netflix.
Come prefazione alle vicende dei gangsters l’indigesto polpettone anglo italiano de I Medici targato Netflix che non rende onore alla nostra autentica storia patria, a parte le inquadrature urbane e gli splendidi abiti. Ci sarebbero voluti registi meno abborracciati. Gli attori de I Medici non sapevano cosa e chi stavano interpretando, salvo un Dustin Hoffman, che quello va sempre bene.   
Ricordo la vera commozione di Philippe Leroy per essere riuscito a interpretare Leonardo Da Vinci in uno sceneggiato Rai tv (‘71) di Renato Castellani, diventato poi una pietra miliare. Salvatore Nocita e i suoi Promessi Sposi ti dicono qualcosa? Nella sua prima messa in onda (‘89) tocca i 14 milioni di spettatori. Per non parlare dello sceneggiato tv Ulisse di

Franco Rossi, con Irene Papas e Bekim Fehmiu. “Several critics consider the series to be a masterful representation of the ancient world.” Ma davvero? Ci sarebbero anche le serie di Maigret con Gino Cervi e Nero Wolfe con Tino Buazzelli, ma bando alla nostalgia, questo era solo per farti notare che i trionfi non sono appannaggio esclusivo delle produzioni straniere. BBC ha riscattato la penosa serie de I Medici di Netflix, punto a capo. Lo ha fatto con Peaky Blinders, ora successo planetario. Per la cronaca reale: Dicesi Peaky Blinders la banda di delinquenti di Birmingham di fine ’800 e primo ‘900, giovani di estrazione medio-bassa dediti a rapine, racket, scommesse illegale e controllo del gioco d’azzardo. Eliminarono i rivali Cheapside Sloggers, per controllare Birmingham e dintorni. Nel 1910, i Birmingham Boys capeggiati da Billy Kimber, iniziarono la conquista della città, surclassando i Blinders e dopo dieci anni li sloggiarono; il termine Peaky Blinders divenne sinonimo di generica banda di strada a Birmingham.

I giovani gangsters sono i protagonisti dell’omonima serie tv della BBC iniziata nel 2013 e distribuita da Netflix. 

La vicenda è ambientata nel quartiere di Small Heath e ruota attorno alla famiglia Shelby, il cui secondogenito Thomas, reduce decorato della prima guerra mondiale, è anche il boss della gang detta Peaky Blinders, dall’usanza di nascondere lamette nel risvolto dei cappelli, in modo da usarli anche come arma. In senso stretto il termine riguarda la forma affusolata e a punta della visiera. BBC definisce la storia come “An epic gangster drama set in the lawless streets of 1920’s Birmingham.” 
Scrive SerialFreaks.it: “…Se i cattivi vi affascinano più dei buoni, se per voi il rispetto vale più di tutto, e la vendetta è un piatto da servire caldo, non potete perdere Peaky Blinders…”
Margherita Fratantonio su Taxidrivers.it: “…Amori devoti e infedeli, sanguinosi regolamenti di conti, antagonismi feroci, a volte sospesi se prima si devono concludere affari convenienti. Non certo quello con gli italiani, capeggiati dallo spietato Luca Changretta (Adrien Brody), deciso a sterminare tutti gli Shelby…Una fotografia per lo più cupa sottolinea l’ambientazione: l’interno del pub che è il loro quartier generale, il porto dei traffici illeciti, le fonderie Small Heath di loro proprietà, utili a far scomparire i cadaveri. Lì The fuckin’ Shelby si muovono sicuri, insieme…una squadra temuta, con i loro berretti e i costosi cappotti aperti a rendere le andature più spavalde…-prima parte-.

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raccolte in un volume:

Gran Bretagna, i marmi reclamati e le restituzioni come beni in affitto -seconda parte-

L’articolo di Lorenzo Ferrara continua: “Il gioco è finito”, lo dice anche Dan Hicks, professore di archeologia contemporanea all’Università di Oxford, che riporta a sostegno delle sue tesi anche i commenti di Tristram Hunt, direttore del Victoria & Albert museum, secondo il quale occorrerebbe mettere mano in toto alle leggi che vietano ai musei di restituire le opere d’arte. Secondo Mike Pitts, archeologo: “il British Museum sostiene di non avere nulla in contrario al trasferimento di materiale verso il paese di origine delle opere e non sembra porre limiti alla durata del prestito. Quindi è ipotizzabile che una parte davvero significativa della collezione del Partenone possa finire effettivamente in esposizione permanente ad Atene… Ma come prestito, non in veste di manufatto che ha mutato proprietà…” Hai capito la furbata? Artribune: “Nel 2014, Mark Walker, un consulente medico britannico pensionato, ha restituito due sculture rubate da suo nonno durante l’assedio del 1897 nel Benin. Poi è stato il turno dell’Università di Aberdeen, in Scozia, che aveva acquistato una testa di Oba, il sovrano del Benin, e del Jesus College dell’Università di Cambridge, che aveva ricevuto un gallo di bronzo in dono dal padre di uno studente nel lontano 1905. Anche la Germania, una delle principali destinazioni delle opere, ha chiesto ai musei un elenco dettagliato per restituire tutti i bronzi arrivati attraverso il commercio d’arte. Lode alla sensibilità etica di persone e istituzioni. Quasi il 60% dei Britannici ora pensa che i marmi del Partenone debbano ritornare alla Grecia, mentre il 18% pensa il contrario. Fra questi ultimi c’è qualcuno che avanza ipotesi alternative, ad esempio: perché non sostenere il principio di reciprocità? Proponendo un prestito incrociato: affidare opere in esposizione di Blake, Turner, Constable, Leighton, Millais ai musei del Gabon, del Benin, della Grecia o del Cairo. Non sarebbe più intelligente pensare a nuove forme di interazione culturale con ricadute economiche per il paese d’origine al quale appartengono? Le opere trafugate esposte nei musei londinesi sono fonte di attrazione e ricchezza per i Brits, perché non coinvolgere con compensi economici adeguati i paesi interessati? Non si scandalizzino i direttori dei musei del Sudan o della Nigeria, che a gran voce esclamano: “a ridatece a robba! è ‘nostra!!” A Londra arrivano a vagonate gli estimatori dei loro reperti. Sarebbe a dire: Hai visto quali meraviglie puoi trovare in Grecia, Messico, India, Cina, Benin, Italia, a Londra in vetrina, al British museum c’è solo un assaggio.

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raccolte in un volume:

Gran Bretagna, i marmi reclamati e le restituzioni come beni in affitto -prima parte-

E’ uno dei primi articoli di Lorenzo Ferrara, ma e’ ancora attuale perche’ la querelle dei reclami di opere d’arte esposte nei musei del Regno Unito continua e chissa’ mai se finira’. Ecco cosa scriveva poco tempo fa:

L’irriconoscibile Boris vantava sicurezza già da giovane. A colloquio con il ministro della cultura greco Melina Mercouri sosteneva con vigore che i marmi esposti al British museum andavano restituiti al legittimo proprietario. Helena Smith su The Guardian 18 dicembre 2021:  “(…) Lo si rileva da un articolo del 1986 rinvenuto in una biblioteca di Oxford in cui l’allora studente di lettere classiche sosteneva appassionatamente il loro ritorno ad Atene. Usando un linguaggio che renderebbe orgogliosi gli attivisti pro restituzione, Johnson non solo credeva che le antichità del V secolo a.C. dovessero essere restituite a chi appartengono”, ma deplorava il modo in cui erano state “segate e tagliate” dall’edificio magistrale che un tempo adornavano.

“I marmi di Elgin dovrebbero abbandonare questa northern whisky-drinking guilt-culture, ed essere esposti in un paese di sole splendente, nel paesaggio di Achille, tra “le montagne ombrose e il mare echeggiante”, scriveva BoJo nell’articolo, ripubblicato dal quotidiano greco Ta Ne”.

Da Il Post.it dell’8 agosto 2022: “L’Horniman Museum di Londra ha annunciato che restituirà alla Nigeria 72 manufatti preziosi che erano stati saccheggiati dalle forze britanniche nel 1897 nell’attuale Benin City, in Nigeria. All’inizio dell’anno il governo nigeriano aveva chiesto che venissero restituiti i molti oggetti dall’enorme valore culturale che negli anni erano stati sottratti al paese: la stima parla di circa 10 mila reperti, conservati in 165 musei e collezioni private in tutto il mondo.

L’Horniman Museum è la prima istituzione finanziata dal governo britannico a farlo, e la sua decisione potrebbe avere un valore simbolico importante: la maggior parte degli oggetti sottratti alla Nigeria, circa 900, si trova infatti al British Museum di Londra, uno dei musei di storia più importanti al mondo e che come l’Horniman è finanziato dal governo. Il British Museum però si è sempre rifiutato di restituire la collezione, ricevendo molte critiche da parte di diversi storici e attivisti.” La diatriba monta. Siamo ai ferri corti, si temono tumulti, si fa per dire.

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raccolte in un volume:

il duello criminale col pugnale (prima parte)

Ecco la prima parte di un altro articolo di Lorenzo Ferrara pubblicato su IL BORGHESE qualche tempo fa. Si tratta di un duello agghiacciante, avvenuto circa un anno addietro.

“La credenza che l’umana specie sia attrice di un costante affinamento antropologico conta molti sostenitori. Ma la convinzione è una colossale frottola sostenuta da evidenze del suo contrario. Alla voce Progresso il dizionario filosofico curato da Abbagnano recita: “il termine designa due cose, la prima: una qualsiasi serie di eventi che si svolgono in un senso desiderabile. La seconda: la credenza che gli eventi nella Storia si svolgano nel senso più desiderabile, realizzando una perfezione crescente”: vera fandonia consolatrice. Tragici recentissimi fatti attestano il contrario. thedefensepost.com, 12 gennaio 2025 titola: “Putin decora un soldato russo, protagonista di un video su un combattimento corpo a corpo. Il presidente ha premiato un soldato con la più alta onorificenza del paese per il suo coraggio dopo che un video ampiamente pubblicizzato lo mostrava mentre uccideva l’avversario ucraino. Putin ha assegnato ad Andrei Grigoryev la medaglia di Eroe della Russia per il suo “coraggio ed eroismo”, ha affermato il Cremlino. Il russo ha sbudellato l’ucraino che avrebbe chiesto al suo avversario di lasciarlo morire in pace, dicendo: “Addio, mamma”. “Persone come lui rendono più forte la nostra grande Russia”, ha detto un politico russo.”
Non potendosi sparare perché troppo vicini i due mettono mano al pugnale per vedere chi per primo raggiungerà la soglia dell’Ade. Tu dirai che dovevano farlo, è la logica della guerra. Anche se non sono rari i casi in cui soldati nemici hanno fraternizzato, I due hanno usato l’arma bianca, la più antica e “crudele” (assai nota nella terra di Albione per via delle epidemie di accoltellamenti in corso da decenni). Esperti, commentatori di mezzo mondo hanno mancato l’appuntamento col “vero” scaturito dal tragico scontro rusticano, alcune timide note, qualche commento riferito all’ordalia, ma il giudizio divino qui non c’entra, i media a corto di parole adatte. E sai perché? Perché costa ammettere che dopo milioni di anni di evoluzione della nostra specie, siamo rimasti al palo. Ovvero fermi all’idea che sbudellare è giusto, e, come in questo caso, degno di encomio. Se ti infastidisce il termine “sbudellamento” significa che non hai visto il video, e hai fatto bene, crudele, rivoltante, angoscioso. Un filmato di otto eterni minuti, che i media hanno ospitato e promosso con spirito voyeuristico e ipocrita inclinazione al cordoglio. La morte arriva puntuale, catartica a smentire quei milioni di anni di progresso. E poi ti invito a considerare l’arma. Se uccidere con un mitra o per mezzo della paccottiglia high tech dei droni assassini, ti consente di combattere a distanza senza vedere in faccia il nemico, e senza sporcarti le mani col suo sangue, qui no. Istinto di vita e volontà di morte si confrontano, la forza bruta e l’abilità nell’usare la lama mortifera che vince, implacabile, ovvero la negazione dell’idea dell’umana evoluzione.”

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raccolte in un volume:

Pierre Loti e i Brits (seconda parte)

La seconda parte dell’articolo di Lorenzo Ferrara continua con altre “perle”:
Pag 130:
“Alle nostre spalle Luxor sarebbe ammirevole lo spettacolo del tempio eterno, se proprio al suo lato, non sorgesse, alto due volte tanto, l’impudente Winter palace, il mostruoso albergo costruito l’anno scorso per turisti dal gusto sottile. Chi sa i cinocefali che hanno deposto questa sozzura sul sacro suolo d’Egitto, s’immaginano forse di aver eguagliato il merito dell’artista che sta restaurando i santuari di Tebe.”

Pag 151:
“La cateratta è completamente scomparsa ad Assuan: quella esperta tutrice che è Albione ha giustamente pensato che era meglio sacrificare questo futile spettacolo, e per accrescere  la produzione del suolo, ha deciso di imbrigliare le acque del Nilo, con uno sbarramento artificiale: opera di solida ingegneria che (dice il programma of pleasure trips ”affords an interest of very different nature and degree.”  (sic). Cook & Son industriali non privi di senso poetico si sono tuttavia incaricati di eternarne il ricordo, dando il nome di un albergo di cinquecento camere. Il Cataract Hotel , ecco un nome ancora pieno di fascino, non vi pare?”

Pag 161:
“Chiosco di File. I battellieri ci colgono di sorpresa e emettono il nuovo grido imparato dagli intelligenti e sensibili turisti: “Hip hip hip Hurra!”  Mi sento profondamente urtato  dalla profanazione volgare e imbecille di questo grido, tipica espressione della gioia britannica, cosi fuori luogo in questo momento in cui mi sento serrare il cuore al pensiero del vandalismo utilitario che ha per sempre distrutto quest’opera mirabile,” 

Pag 162:
“L’inondazione di File ha aumentato di 75 milioni di sterline il reddito dei terreni circostanti. Incoraggiati da questo successo, l’anno venturo gli inglesi alzeranno di altri sei metri la diga sul Nilo; il santuario di Iside sara cosi completamente sommerso e altrettanto accadrà alla maggior parte dei templi della Nubia, mentre il paese sarà infettato dalle febbri palustri. Ma ciò non ha alcuna importanza, poiché si potranno rendere più produttive le piantagioni di cotone inglesi.  
Un esempio fra i tanti della sua prosa straordinaria.


Pag 128:
“E questo sole, sempre questo sole, che sembra voglia irridere Tebe con l’ironia della propria durata, per noi impossibile da calcolare e da concepire! In nessun altro luogo si soffre come in questo, per la tremenda certezza che tutta la nostra  piccola miserabile effervescenza umana non è che una specie di impalpabile muffa formatasi attorno ad un atomo emanato da questa sinistra sfera di fuoco, e che anche il sole, giunto alla fine del suo ciclo, null’altro sarà stato se non un’effimera meteora, una furtiva scintilla sprigionatasi dalla immensità degli spazi, nel corso di una di quelle innumerevoli trasformazioni cosmiche che avvengono in tempi senza fine e senza principio.” Ignoro se Pierre Loti conoscesse i rudimenti della Fisica Quantistica.

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raccolte in un volume: