facevi l’alzabandiera?

E di quando hai vinto le Olimpiadi? Nel salto in lungo nessuno ti batteva. Avevi delle gambe lunghe un chilometro. Un due tre e oop! fra schiamazzi e applausi, nessuno ti batteva, e qualcuno piangeva, ma erano in pochi a frignare. Salto in alto, lancio del peso, corsa, nuoto. E poi tutti sull’attenti mentre cantavi ‘Fratelli d’Italia‘ a squarciagola e poi ammutolivi durante il “Silenzio”, ammainando la bandiera. Le altri canzoni allora in voga erano ‘O sole mio’ e ‘quel mazzolin di fiori‘, uno strazio insomma. Il tutto era rappresentativo dell’Italia unita, da Nord a Sud, alle isole comprese, alzabandiera, inno e canzoni. Tutti al mare! Non in montagna che c’erano le vipere, diceva tua madre. Pensavi a come sarebbe stato il giorno dopo e quanto sarebbero durati i giorni della colonia estiva. Non sapevi se desiderare che finisse quel calvario di alzabandiera e canzoni, sempre quelle! e di nuotate e dormite a comando. Di vedere la televisione non se ne parlava nemmeno, nemmeno di uscire alla sera. E poi pensavi a niente perché avevi solo otto e nove anni e alla sera crollavi di stanchezza che era un piacere. Il rammarico per aver lasciato i tuoi genitori non durava molto, dovevi imparare a fare il letto, a lavarti i denti, a fare la doccia, ad allacciarti le scarpe, a non perdere le tue poche cose. E decidere se dovevi startene da solo, come stavi a casa, perché eri “introverso” o fare crocchio con

qualcuno che giocava a birille di plastica come te. In colonia io andavo a Varazze, proprio attaccato ai cantieri Baglietto che sfornavano e sfornano motoscafi e yacht per ricchi. Ci tenevo ad andare perché così controllavo se Luisa, una tipetta di Pavia a cui non ero indifferente aveva messo su qualche dente, perché l’anno prima era sdentata; controllati a vista dalla zia che non si fidava per niente di un ganzo come me. Una “lei” senza denti era da scartare, comunque. Lei stava in pensione con la zia e io no, doveva essere una ricca. Ti ricordi quando ti alzavi alle sette meno un quarto? In camerata veniva dentro l’aria frizzante del mare, un piacere era sentirlo. Latte e pagnotta e via. Zitti! Arriva la signorina! Gare, camminate, ancora gare, qualche strillo, prendere un po’ di sole stipati come acciughe sulla sabbia, e bagni a orario fisso, scanditi dall’orribile fischietto, con la stanchezza sempre in agguato. Ma ciambelle e brioches dov’erano? La giornata filava via così, senza che te ne accorgessi, mentre alla sera mi ripromettevo di eludere la sorveglianza e andare a vedere cosa succedeva e a che ora si ballava al Kursaal Margherita o al Nautilus, a picco sul mare, locali chic della zona, piene di abiti fruscianti, neon, musica e signorine profumate. Invece mi addormentavo appena toccato il cuscino e di mondanità neanche a parlarne.

Ti ricordi quando facevi buchi nella sabbia e  i castelli che rovinavano alla prima onda dispettosa? E la signorina o la suora sempre a controllare. Mica eravamo in mare aperto! Non c’era pericolo. Ti ricordi quando ti veniva la pelle d’oca mentre ti immergevi fra strilli e sbuffi degli altri scalmanati fino all’ombelico e senza salvagente? Perché ti sentivi già cresciuto? L’Italia di allora era disseminata di colonie per bambini, figli degli operai che sgobbavano nelle fabbriche. Oggi se ne è persa traccia a quanto pare, si è perduto l’impronta e l’abitudine, i tempi sono davvero cambiati e l’Italia dei bambini che vanno nelle colonie è svanita nel nulla, come tante cose di quei tempi. La nuova Italia sociale del dopoguerra beneficiava dei traguardi derivati dalla tumultuosa crescita economica. Non era passato molto tempo dai figli e figlie della Lupa e dai Balilla. Tu ci andavi negli anni Cinquanta, per prendere una boccata di iodio che ti faceva bene, come diceva il dottore a tua madre e per socializzare, perche te ne stavi timido e scontroso anche in compagnia, per provare a migliorare te e la tua salute.

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