accusarono Henry Valentine Miller di oscenitá? (2)

La prosa di Miller, successiva a quella di De Queiroz di una sessantina d’anni, descrive una delle infinite propaggini (siamo in una sala da ballo) di un mondo nuovo e giá in palese degradazione-dissoluzione, un mondo giá alienato e a gambe all’aria (successivo alla grande Depressione) in cui il sesso funge da strumento di misura e scandaglio, il naufragio dei vecchi valori ed equilibri incarnati dai personaggi del romanzo portoghese, balza agli occhi, evidente. Confrontare i due brani scritti da due maestri della letteratura fa venire la gastrite.

Scherzi a parte, cosa è successo in poco piú di mezzo secolo? E tu dove vorresti vivere? nel Portogallo di fine secolo o nella rutilante America, padrona del mondo? Tutto e il suo contrario. Il nuovo mondo, a detta di chi ci è nato e vissuto, si è rivelato in questo modo: Nella pancia del trombone sta l’anima americana che esprime a scorregge il suo cuor soddisfatto…confrontato con la limpidezza e la soavitá di una sala da pranzo portoghese di fine Ottocento: la sala da pranzo della Torre si apriva per tre porte finestre su un’ampia veranda a colonne coperta, e conservava sin dai tempi di Nonno Damilao, il traduttore di Valerio Flacco due belle tappezzerie di Arras che rappresentavano La spedizione degli Argonauti. Piatti dell’India e del Giappone, scompagnati ma preziosi, riempivano un immenso armadio di mogano. Miller parla del sogno americano in questi termini: Nell’aureo suono sciropposo di felicitá, nella danza del piscio stantio e della benzina, la grande anima del continente americano galoppa come una piovra… C’è musica in entrambe i brani ma quella del Fado che riprende sempre piú dolce e glorificatore in TROPICO DEL CAPRICORNO è diventata veleno: Nella musica c’è sparso veleno da topi, e ancor peggio: …la musica è come una diarrea, un lago di benzina stagnante di scarafaggi e di piscio di cavallo stantio… Ora, di questi esempi, e di un’infinitá di brani si potrebbero citare e commentare. Il vecchio mondo “decrepito” che sta per lasciare il passo al nuovo è armonia di forme, ricco di stemmi, blasoni, finte o autentiche virtú, tradizione, colori, stili di vita e ambienti radicati nel passato e solo nel passato, è insomma la Tradizione, nell’accezione piú ampia, e nel bene e nel male; in questo caso si tratta di ambienti accoglienti e inconfondibili, attraenti, grati in cui il suono dolce e struggente del Fado aleggia, sono radici antiche di una illustre casata portoghese, coi suoi riti, il suo ritmo, l’orgoglio e il riflesso di una hispanidad in salsa portoghese, appena accennata, la sua (anche) civettuola e aristocratica essenza, gli inconfondibili aromi e sapori di casa Ramires. Dall’altra parte dell’oceano dopo sessant’anni tutto questo diventa: La danza del mondo del magnete, la scintilla che non scintilla, il lieve ronzio del meccanismo perfetto, la gara di velocitá sul piatto del giradischi, il dollaro alla pari, e le foreste morte e mutilate… cosí Miller scriveva nel 1940-50. E oggi cosa succede nella terra dei Cherochee e degli Sioux? Questo succede: Dati alla mano, sono oltre 25 milioni le persone che negli Stati Uniti hanno utilizzato oppioidi prescritti senza motivazioni mediche almeno una volta. Secondo i dati del Centers of Disease Control and Prevention, inoltre, nel 2017 sono stati prescritti oppioidi per 57 americani ogni 100. E dal 1999 al 2017, almeno 218mila persone sono morte di overdose da medicinali come l’oxycontin. Ovvero il malessere e il disagio si sono infiltrati, hanno messo radici, hanno dilagato e fruttificato, “infettando” come una metastasi gangrenosa l’intera societá americana. Il periodo descritto da Miller era solo un preludio alla vera attuale catastrofe.

Se qualcuno si offende me lo dica. In luogo dell’equilibrio, della Tradizione, della vecchia e vituperata Europa, asfittica, bolsa e codina, ormai superata dalla corsa della Storia ecco emergere il nuovo popolo del nuovo mondo. La prosa dello scrittore americano è acido solforico, un corrosivo versato sul modo di vita e i personaggi che lo animavano, fra il 1930-1950. Descritto dalla prosa sulfurea di Miller: …Da questo cono capovolto d’estasi, la vita risorgerá a prosaica eminenza di grattacielo trascinandomi pei capelli e pei denti, schifoso di urlante vuota gioia, feto animato del non nato verme di morte, che giace in attesa del marcio e della putrefazione…Sono stato troppo crudo? Non sono io a dirlo, ma uno dei loro piú eminenti e coraggiosi scrittori, che, scrivendo, si autodenunciava, coinvolgendo nella critica la societá in cui viveva, il grande Henry Miller. Di questi raffronti ed esempi un mare. Come ben sai. Oggi non avrebbero senso né la prosa di Miller, perché la porta e giá stata sfondata e nemmeno la prosa limpida, pacata equilibrata, proustianamente portoghese, di De Queiroz, perché quel Portogallo non esiste piú, come non esiste piú l’Europa.

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