Coi ragazzi delle mie classi ho un rapporto particolare, fatto di fiducia e di attenzione. Me lo dicono loro stessi: Sono la loro signora professoressa, a volte mi viene da ridere quando mi sento chiamare così. Insegnare non mi stanca, l’ho fatto a Torino, a Casale, a volte li scopro incantarsi per le storie che racconto loro. Non gli insegno soltanto educazione artistica, cerco di interessarmi ai loro problemi, di farmi dire cosa più gli piace, certo che ci sono anche delle teste quadre, le ragazzine già sviluppate e i maschi ancora nel mondo dei sogni. Alcuni di loro si sono affezionati a me e al mio mondo. Sono ghiotti di notizie, mi chiedono come facciamo a vivere Aldo ed io su un bricco, senza televisione e senza telefono. Mi guardano sorpresi e non osano dire quello che pensano. Ma sono curiosi. Ce n’è una che mi viene a trovare anche al Romito in bicicletta. E si deve fare un sacco di chilometri, per il gusto di stare con me, a chiacchierare. Un giorno è venuta che tirava un vento forte. Masna! Le ho dato un tè e dei biscotti. So che ha timore di Aldo. Quando è arrivato il momento del congedo l’ho imbottita di giornali e lo ho fatto mille raccomandazioni. Che andasse piano! con tutto quel vento! Poteva andare fuori strada. Alcuni mi vogliono bene, come lei! Mi viene il magone se ci penso. Io non ho ancora figli.
Brano tratto da I TESORI DELLA VALLE DI TUFO

Non mi son tolta nemmeno il cappotto, sono arrivata in classe anche in ritardo..
All’improvviso. -Mi hai quasi spaventato.- Dico.
-Come stai? E il papà? Le cure gli fan qualcosa? Vuoi qualcosa da mangiare? Da bere? Vuoi il tè? Anche stavolta Aldo ha guidato forte? E la nonna come sta?…-
meraviglia. La sproporzione fra membra e tronco è evidente. Quasi che la natura privilegi certe parti del corpo nelle fasi dello sviluppo. Ho sempre amato questo dipinto per la forza che sprigiona che oggi è a Parigi, nella casa di Bengt e Agneta Karlsson, due svedesi amanti della mia pittura. Ne hanno anche un altro. Han detto che la donna con gli occhiali in mano tiene compagnia a Marinella. E non potrebbe essere più vero. Sembra la sua istitutrice.
a dell’arte e della storia dell’arte da far spavento, con una competenza che non avevo mai incontrato in nessuno. Non mi ha promesso nulla, non ha detto niente in particolare. Mi è sembrato che la mia pittura gli piacesse. A quei livelli mica si possono sbilanciare. Sì è portato via qualche tela che gli piaceva. La mia idea e quella di Aldo è che Vittorio Sgarbi sia una persona timida e di enorme sensibilità. I suoi “eccessi” pubblici sono solo una maschera. Mi ha anche scritto un biglietto di incoraggiamento che Aldo ha riportato in
Ancora ce l’hanno con ‘sto tesoro. Scava e scava, e metti la terra qua e metti la terra nei secchi ma lo vogliono capire che l’ingresso non è lì, non può essere lì, dopo tutti questi secoli! Aldo lo sapeva, era lui che aveva decifrato le epigrafi. Dicono che dal Romito abbiamo portato il tesoro in Svizzera! Certo che ne hanno di fantasia. Una mezza fiaschetta l’abbiamo trovata, quella sì, per la polvere da sparo dei moschetti che usavano i soldati nel Seicento. Ma è un po’ poco. C’è gente comunque che continua a scavare nella valle. Da noi era venuto anche, oltre a ciarlatani e arraffoni un ragazzo serio, un certo
ita! ….Devo dar l’idea della lotta, il cane con la biscia in bocca, come ha fatto l’altro giorno, peccato che non abbia vista la scena Aldo. Diventerai famoso Gin Gin, facciamo un bel quadro con te e la biscia. Non ha paura di niente, figuriamoci di una serpe. La lotta tremenda! Brr! Dov’è l‘altro quadro col cane? Devo averlo riportato indietro da via Cigliano…fammi controllare, ma dove l’ho messo? Ah! Sì! Eccolo qua. Gin Gin e il bimbo col cerchio. E tanta serenità, perché ne abbiamo bisogno io e Aldo. Perché è un periodo mica tanto tranquillo. Mi piace ‘sto quadro, mica male. Il bambino più piccolo sullo sfondo, volevi giocare con lui? Ma no! Te stai alla larga dai bambini. Ti annoiano subito. Il bambino gioca col cerchio…chissà se si usa ancora il cerchio e te giochi con la palla. Rossa la facciamo la palla, che gialla non mi convince, ecco. A ognuno il suo gioco e poi una bella nuvola rosa, che ci porti buona fortuna la nuvola, perché ne abbiamo bisogno io e Aldo per il suo lavoro, perché per lui è un periodo mica tanto per la quale. Fra un po’ verrà a trovarci anche Mario, un mio ex allievo, una sagoma, davvero un bel tipo, con una testa tutta particolare. Mario continua a chiedermi quando si innamorerà, e come si fa a riconoscere quando uno è innamorato. Ma si può? Te ne accorgerai, gli dico, oh sì, vedrai se te ne accorgi.
Sono una pittrice, non ve l’ho ancora detto nel dettaglio. Vivo per la pittura, i miei maestri sono stati Francesco Menzio, allievo di Casorati e Guido Capra, scultore, allievo preferito del grande maestro casalese Leonardo Bistolfi. Sono metà siciliana per parte di padre e metà monferrina per via della mamma che era di Casale. Avevo un magnifico studio a Casale, nella soffitta di un palazzo del ‘700. Me ne andavo in giro per la città, con una gran cartella di fogli, a fare schizzi, a prendere appunti per i miei quadri. Davo scandalo perché sono stata la prima a mettere i pantaloni. La gente mi guardava per strada e io manco me n’accorgevo. «J’ai trouvé votre exposition chez Madame Motte parfaitement équilibrée, d’une haute tenue, démontrant d’une manière parfaite votre talent et votre originalité». Me l’ha scritta uno dei più grandi collezionisti europei di opere d’arte, in occasione della mia mostra di Ginevra. Non male, devo dire. E mi piacerebbe proprio sapere la sorte di alcuni miei dipinti che facevano parte della sua collezione. Per uno dei quali ha posato Marinella, mia nipote, figlia di mio fratello che faceva il tappezziere.