Non credo di avere nemmeno una foto, io e lui, insieme. Non era nostra abitudine. Andavamo in giro in lambretta. Aldo ed io, ci bastava l’amore, il cielo e la mia arte. E l’immenso scenario che si apriva ad ogni passo. L’amato Monferrato sorrideva al nostro passaggio. Mi portavo dei fogli da disegno perché non volevo perdere nulla di quelle gite. A volte la lambretta faticava su qualche salita e allora dovevo scendere. Erano risate e baci. L’amore era il nostro terzo compagno e amico, ci teneva così uniti che ogni seppur minima separazione procurava dolore. Amavamo l’amore e l’amore amava noi. Sprovveduti anche a darci il primo bacio, la prima effusione. Con la coda dell’occhio vedevo, non era un mistero, ci guardavano i passanti mentre passavamo rapiti dal sole, dall’aria, dalla semplicità e dalla pura bellezza dei paesaggi. Là una siepe, laggiù un fiore, più in là un salice e oltre
la linea d’ombra la fila dei pioppi in salita. E poi i castelli in miniatura, mai severi, ma ridenti come antiche dimore di un regno incantato. Quante poesie mi recitava Aldo e le tenerezze e le promesse di fedeltà a iosa. Nessuno ci avrebbe mai separato. Era la nostra promessa che avremmo mantenuto sino alla fine. L’amato Monferrato
Tag: pittura
Eccolo il Romito, inconfondibile, a due passi dalle caverne
Un punto giallo e marrone in mezzo alla campagna. La nostra casa, il Romito, come si vede per uno che viene da Moleto. Sembra la dimora delle fate.
Ormai fa parte del paesaggio, è inclusa nella memoria geografica e storica del luogo e anche in quella di molta gente. Mi piace pensare che sarà sempre così. Anche quando non ci saremo più. Un riferimento per tutti coloro che ci passano davanti e che la vedono apparire e poi sparire dietro un dosso per poi riapparire ancora, come fosse una barca sull’onda. Lì c’è la casa di Matilde Izzia e di suo marito. La grande pittrice e il famoso storico. Dirà qualcuno un giorno. Oh! Ma quand’è che finisco di sognare? Le cave di tufo che si mangiano la collina sono alle spalle di chi guarda, come le caverne dei Saraceni, nella valle del Guaraldi, con quella vicenda che alimenta la leggenda non finendo di attirare curiosi e appassionati di storia e sulla quale tanto ha ricercato e scritto Aldo.
Mario è venuto al Romito a Natale. Non la finiva più di farsi meraviglia
Non se ne sarebbe più andato via. Siamo diventati amici. Abbiamo passato ore in “fratellanza di spirito” parlando fitto fitto, io e lui, di arte, letteratura, di tutto.

Anche ad Aldo piace, e si sa, che detto da lui è già un miracolo. Cosa farà Mario da grande? Chi lo sa? Per adesso studia da tecnico aeronautico ma ce lo vedo poco su quella strada. Aldo gli ha fatto anche l’oroscopo e lui non stava più nella pelle perché voleva sapere quello e quell’altro e se nel futuro avrebbe viaggiato e scritto libri e quando si sarebbe innamorato perdutamente. -La tua è proprio una fissa,- gli ho detto, ma goditi la vita con le tue pulzelle, mica ti devi fidanzare subito! Mi ha chiesto se quando gliene piace una di pulzella, deve donarle un mazzo di rose rosse! Una! Esclamo. Ne basta una di rosa, ma non era convinto. Mi piace considerarlo come un fratello, l’amico giovane, a volte strambo, afflitto da un “male oscuro” come dice lui, con fare ispirato e toni melodrammatici e allora se lo sente Aldo gli sibila qualche strofa mandata a memoria che lo fa trasalire: Osare l’inosabile, questo è il mio scoglio, oppure: Ciò che fingo d’essere e non sono, o anche: Gigi son triste stasera, fammi un cocktail di sette colori che divenir mi faccia arcobaleno! E poi si faceva ripetere da Aldo: Non pianger bambino ma vivi contrito seppur desideri morir vestito….E lui, perplesso, dice che deve meditare. Ma su cosa meditare! Prendi la vita come viene! Che sei così giovane! Gli diciamo entrambe. Ho visto che è rimasto colpito da alcune mie tele, va a istinto e ha le sue preferenze in pittura. Gliene regalerò qualcuna, se continueremo a frequentarci, come non ho motivo di dubitare. Quelle che lo hanno più colpito sono il nudino rosa addormentato e certi ritratti di giovani modelle.
Sto per fare una pazzia! E devo ancora finire il ritratto di Antonietta
Oh, una bella giornata così! Sì, ci vado proprio oggi. Così faccio due passi sotto i portici di via Po, e guardo i negozi di scarpe.
Ce ne sono un paio che mi fanno una gola! Voglio rivederle. Son davvero belle. Ma costano un capitale! Un altro paio di scarpe! Dirà Aldo. Ma te sei proprio fissata! E allora?! Prima guardo quanto posso spendere. Faccio follie per le scarpe. Ne comprerei una montagna. Tacco non a spillo, ma alto. Quel paio color pervinca, scamosciate, da abbinare al soprabito azzurro. Le ho viste l’altro giorno. Sembrano l’ideale. Vediamo quanti soldi mi rimangono però, dopo che ho comprato i colori. Mi faccio una bella camminata. Aldo ha detto che arriverà nel tardo pomeriggio. Ho i tubetti del blu
e del giallo che stanno per finire. Sabato come faccio se voglio finire il ritratto di Antonietta? Meglio che prima mi compri i colori! Faccio un salto al negozio di via Accademia Albertina. Ma prima saluto la mia amica.
-Ciao Matilde, come stai!? Da un po’ che non ti vedo! Prendi un croissant, dai, sono lì quelli che ti piacciono, quelli all’albicocca. Luigi li ha appena fatti!-
-Sto andando a prendermi i colori! E te come stai? E Giovanni?-
-Benone! Grazie.-
-E poi, magari vado a fare una pazzia!-
-…Scarpe nuove! Ho indovinato?!-
-Proprio quelle! Ne ho visto un paio!-
-Cara! Fai bene Matilde. Se non adesso, quando?-
….Sempre gentile la mia amica, speriamo non lo ceda il bar pasticceria. Come fanno i croissant da Ghigo nessuno li fa. HHmhhh che bontà!
Museo civico di Moncalvo 4 giugno – 31 luglio 2016
DONNADONNE – ARTE AL FEMMINILE
Una selezione delle opere di Matilde Izzia di Ricaldone allestita da A.L.E.R.A.M.O. onlus per il Museo civico di Moncalvo www.aleramonlus.it www.facebook.com/museocivicomoncalvo www.facebook.com/aleramonlus
L’ispirazione divina della grande Orsola Caccia
Cosa abbiamo in comune Orsola Maddalena Caccia e me? Poco o nulla. Salvo che con la suora, badessa del convento di Moncalvo, figlia di Guglielmo Caccia, detto il Moncalvo un paio di cose in comune ci sono per davvero. Siamo entrambe pittrici ed entrambe monferrine e amanti della natura. L’ammiro come una delle più grandi pittrici del Seicento. Sono convinta che molti talenti femminili siano andati sprecati nel corso dei secoli perché i tempi non erano maturi, perché la donna doveva occuparsi d’altro, perché fare la “pintora” non si addiceva a chi era nata femmina. E allora Artemisia Gentileschi e Rosalba Carriera e Orsola Maddalena Caccia? Vorranno pur dir qualcosa?! Tre esempi lampanti, eclatanti, tre grandissime protagoniste della pittura italiana. Stanno a dimostrare che il talento è appannaggio di entrambe i sessi, che non conosce confini, che le condizioni storico sociali hanno ostacolato l’affermarsi di potenziali talenti femminili nel corso del tempo. Davvero un peccato imperdonabile. Del ricordo della vita di Orsola Maddalena Caccia e dei suoi capolavori è ricca Moncalvo, il suo museo e le sue chiese. I volti di sante e Madonne sono
quelli che più mi colpivano, non saprei come definirli, sembra davvero che uno spirit0 ultraterreno avesse ispirato la pittrice e che qualcosa di eccelso e divino aleggi nelle loro espressioni. Per ore me ne stavo incantata ad ammirare la dolcezza e la morbidezza di quei visi. Cercando invano di carpire il segreto di tanta purezza e grazia. Nulla hanno da invidiare alle madonne toscane di secoli prima. A dir la verità ci sono altri punti in comune fra noi: le nature morte. Entrambe, seppur con inclinazioni e stili diversi, ne abbiamo dipinte. Ovviamente non oso neppure accostarmi al suo tocco pittorico, davvero eccelso e inimitabile. http://www.monferratocult.com/2014/10/24/orsola-maddalena-caccia-suora-pittrice-moncalvo/
Sapere che esporrò nella sua stessa città mi riempie di gioia e di orgoglio.
Museo civico di Moncalvo 4 giugno – 31 luglio 2016
DONNADONNE – ARTE AL FEMMINILE
Una selezione delle opere di Matilde Izzia di Ricaldone allestita da A.L.E.R.A.M.O. onlus per il Museo civico di Moncalvo www.aleramonlus.it www.facebook.com/museocivicomoncalvo www.facebook.com/aleramonlus
Una bella mostra in una libreria di Milano
Ah! Anche a Milano, certo, quasi mi dimenticavo. Nella bella libreria BOOKS IMPORT con un sacco di vetrine affacciate su due vie e con i miei dipinti esposti. Tanta gente all’inaugurazione, e i bambini di una scuola, perché il tema riguardava anche l’esposizione dei loro lavori scolastici. Simpatico abbinamento, davvero. I loro lavori migliori accanto a diverse mie tele. Quella sera venne da Asti l’editore Fornaca e i due svedesi naturalizzati parigini, Agneta e Bengt, arrivati apposta per portarsi nella loro casa di Parigi un secondo dipinto: La donna con gli occhiali. Una festosa inaugurazione
, a detta di molti. Fornaca, l’editore di Aldo, aveva presentato il suo magnifico libro MONFERRATO SPLENDIDO PATRIMONIO in cui c’è un intero capitolo che parla di me. Una serata davvero singolare e speciale con tanta gente e un buffet con fragole e scaglie di parmigiano, nel giorno della festa di San Valentino.

Che mi portassero bene. Le api
Mi stavo per spaventare, si vede che col primo freddo cercavano riparo. Ma tante erano. Sono entrate dalla finestra aperta della camera da letto, si sono posate sul soffitto, poi come sono entrate se ne sono uscite. Faceva quasi caldo l’altro giorno. Portano bene le api. Significano abbondanza, sono un simbolo positivo. Vuoi vedere che stavolta rimango incinta? Quello che vogliamo, io e Aldo, ci manca solo quello. Poi abbiamo tutto, anche se il suo lavoro scricchiola. L’altra volta non mi è andata bene, ho abortito. Il medico ha scosso la testa, non era convinto. Di cosa convinto, poi? Aldo c’è rimasto male, io pure, beh dico, ritentiamo, no? Dov’è il problema? Se viene il pupo lo metto in una gran cesta e me lo porto in studio, lo cullo un po’, gli do’ da mangiare, mica smetto di dipingere se strilla! Ah no. Neanche a pensarci. Non scherziamo. Una volta scodellato il pupo mi organizzo, non voglio sacrificare la pittura. La pittura è la mia vita, anche il pupo è importante, d’accordo, ma se non viene mica posso dannarmi l’anima, come fa Aldo. A chi lasciamo la casa, i libri, le mie tele? Non voglio pensarci. Speriamo in bene. Tante cose si aggiustano, altre per niente. Bon, al bando la tristezza, servisse a qualcosa! La nostra casa sul bricco. Quante storia racchiude, sembra la casina incantata….magari lo fosse. Finito di ritoccare il quadro vado a preparare la cotoletta ad Aldo. Ieri non ha digerito.
La boutique di Moncalvo
Paola Rondano era un’amica. Una che sapeva il fatto suo. Dirigeva il negozio di commestibili che dà su via XX settembre alla Fracia di Moncalvo. Agnolotti e verdure lesse e prelibatezze monferrine dal 1889. Prima di entrare mi fermavo davanti alla sua vetrina a contemplare quel bendidio come se i piatti fossero opere d’arte. E c’era dell’artista in Paola. Mi veniva anche a trovare al Romito, discutevamo, e che discussioni, non era una che si poteva condire via facilmente. Aveva le sue idee. Stavamo delle sere intere a parlare di arte e letteratura. Scriveva poesie anche e me le portava da leggere. Qualcuna mica male. Te hai sbagliato mestiere, dovevi scrivere. Le dicevo. Aveva l’animo sensibile, ma il negozio guai a toccarglielo. Non mi lasciava mai andare via a mani vuote. Ogni tanto mi rifilava un regalino, cose sfiziose, sapeva che ero golosa dei suoi piatti. Così per simpatia, per amicizia. Non hai mica un negozio di alimentari te, ma una boutique, le dicevo. E lei rideva.
Indugiava sulla porta poi camminava come sulle uova
-Ma entra,- gli impongo, -se no Gin Gin mi schizza via a palla.- Facevo finta di niente, lo osservavo mentre lui scrutava il nostro grande alloggio che dà sul Po. Fra un po’ dovremo lasciarlo, è troppo costoso. Vieni, gli dico. -Cosa sta facendo?- Chiede lui. -Oh, insomma ti ho detto di darmi del tu…Preparo la colla per i quadri.-
-….Nella vasca?..- dice il ragazzo, dubbioso, -Eh, sì, poi pulisco tutto,- gli dico. -Non fa neanche puzza.- Mario è un mio ex allievo, è montato sulle biglie quadre, ha una sensibilità tutta sua, vorrebbe scrivere libri, ma non sa cosa scrivere. Ma prima leggine di libri, gli dico, ne hai di tempo! Vedevo che si soffermava ad osservare certe tele. -Più avanti te ne regalerò una, gli dico.- Ha fatto un’espressione che sembrava esplodere di meraviglia e gioia. Non stava più nella pelle. -Anche quella lì? E poi dove la appendi a casa tua? Tua madre non brontola perché la modella è nuda?-
Museo civico di Moncalvo 4 giugno – 31 luglio 2016
DONNADONNE – ARTE AL FEMMINILE
Una selezione delle opere di Matilde Izzia di Ricaldone allestita da A.L.E.R.A.M.O. onlus per il Museo civico di Moncalvo www.aleramonlus.it www.facebook.com/museocivicomoncalvo www.facebook.com/aleramonlus
Santa Croce di Bosco Marengo. Ho esposto proprio lì. Accanto al Vasari
Santa Croce di Bosco Marengo. Devo ricordarmelo, non farò alcuna fatica. Sono trascorsi due anni e dieci giorni da quel pomeriggio. Era il 13 aprile 2014. Nel complesso monumentale di Santa Croce di Bosco Marengo hanno esposto un bel po’ di miei lavori. Come avrei dovuto sentirmi se fossi stata presente? Felice, indubbiamente. Il Monferrato è casa mia. Ogni filo d’erba, ogni zolla, ogni tetto e chiesa mi appartengono. E se essi mi riconoscono vorrà dire qualcosa, no? Sono una pittrice che fa tesoro di ogni particolare e Santa Croce non è un particolare, è un mito. Doveva essere una mostra
permanente, invece è durata un anno. Le solite cose all’italiana, il nuovo sindaco ha dato il benservito alle mie opere. Poco cambia. Mi spiace solo per Gianfranco Cuttica di Revigliasco, per suo figlio Cesare, la sua equipe di lavoro e per tutta l’attività che sta dietro a una mostra di queste dimensioni! Tutto sprecato? Non direi, come vedremo poi. Come ospiti regolari al Romito c’erano i genitori di Gianfranco, che già da giovanissimo si appassionava alle vicende della storia.
Ricordo anche che Aldo si accalorava col papà di Gianfranco perché voleva che approfondisse gli studi di araldica sull’origine della sua famiglia, che è nobile. In ogni caso l’onore di esporre le mie tele e la Venere del Monferrato, come la chiamava Guido Capra, il mio maestro, allievo prediletto di Leonardo Bistolfi, vicino a opere del Vasari e della sua scuola non è da dimenticare. Ho esposto a Santa Croce. Bon. Basta! Va bene così. Devo
ritenermi più che soddisfatta. E alla presentazione la gente stava in piedi da tanta che ce n’era! Vedremo cosa riusciranno a fare i miei amici Lorenzo e Gianfranco in seguito. Grandi cose immagino. Ma non precorriamo i tempi!
Al complesso monumentale di Santa Croce quel giorno di due anni fa.
