Scrive il poeta Raffaele Toscano nel 1586:

“Resta Moncalvo alla sinistra mano In spiaggia aprica, fertile e secura e di sì chiara prole egli è ripieno che mai la gloria sua non verrà meno…mentre Aldo su MONFERRATO FRA PO E TANARO, haDSCN0487.jpg dedicato alla città un intero capitolo:
…I Moncalvesi gli andarono incontro… arrivava dalla Francia e si era fermato ad Asti per riposare, dopo tanto percorrere. Correva l’anno 1129 e a San Francesco venne chiesto di fondare un convento del suo Ordine…così narra la tradizione. Col contributo delle nobili famiglie locali fu costruita una chiesuola dedicata a San Genesio con attiguo romitorio per i frati…

Dagli antichi romani, ad Aleramo, da San Francesco a Guglielmo Caccia e a Francesco Ottavio Magnocavallo, dai Marchesi del Monferrato a quelli di Saluzzo, e poi i Paleologo, i Francesi, gli Spagnoli, i Gonzaga sino ai Savoia. In tanti qui hanno scritto la loro vicenda politica, spirituale, o artistica rendendo unica la memoria del luogo. moncalv01[1]Moncalvo è nobile come la sua storia, ricca com’erano ricchi d’ingegno i suoi abitanti. Quante volte ci sono andata a spasso, e mi sono incantata davanti alla chiesa settecentesca della Madonna, del Magnocavallo, o ai resti del castello. Andavo su e giù per la Fracia fermandomi davanti ai palazzotti, incantata dalla loro architettura, facendo schizzi di vie e piazza per le mie tele.

Quella notte se la ricorderà finché campa

mati-26.jpg

Mario ha fatto il bis! È venuto per dieci giorni di fila al Romito! Non stava più nella pelle. Penso di averlo reso felice. Almeno lui! Aldo era contento di averlo per casa. Lo prendeva in giro, lo coccolava, lo istruiva, gli raccontava aneddoti e fatti reali accaduti da noi, quei fetenti di Saraceni e le loro grotte, poi! E la Storia che da noi ha avuto una valenza tutta particolare. Poi è arrivato un nostro amico medico di Aosta che pratica l’ipnosi. Apriti cielo! Ne son successi di tutti i colori. L’ho scritto anche in un libro. Mario dice che non crede all’ipnosi. Figuriamoci! Il medico la usava per le sue pazienti, è un ginecologo. Ma quando i ragazzi piantano un chiodo mica riesci a convincerli del contrario. -Ci vada piano, dottore con la sua ipnosi, è solo un ragazzo.- Gli sussurro in un orecchio. Il medico ha ipnotizzato Mario, bloccandolo sul divano! Una scena da circo equestre! Da morir dal ridere, ma non per Mario che, per quanti sforzi facesse, non riusciva ad alzarsi. -Te la stavi facendo sotto!- Ha sbottato Aldo in una gran risata. Mario non sapeva più cosa dire. Quella notte se la ricorderà finché campa. Per consolarlo gli ho regalato una tela e sul retro ho disegnato il Romito con Mylord.

Museo civico di Moncalvo 4 giugno – 31 luglio 2016

DONNADONNE – ARTE AL FEMMINILE

una selezione delle opere di Matilde Izzia di Ricaldone allestita da A.L.E.R.A.M.O. onlus per il Museo civico di Moncalvo   www.aleramonlus.it www.facebook.com/museocivicomoncalvo      www.facebook.com/aleramonlus

 

Non so quante volte ci sono andata a Castel Boglione

Immagine 25 luglio 128.jpgLa chiesetta sembra più la dimora di un casellante e ha pure il suo minuscolo campanile che sembra un camino. -Faccia lei, che è brava.- mi ha detto il parroco. -Vorrei far entrare la natura in chiesa.- Gli dico, – I fiori, l’erba la frutta, tutto un prato.-
-E Sant’Antonio?-
-Anche lui, certo, che tiene in braccio il Bambin Gesù.-
-Che bello.- Dice il prete. -Così mi piace.-
-E poi ci mettiamo la gente in preghiera, che dice padre?-
-E gli angeli no? –
-Anche gli angeli! Certo. Grandi, con due ali grosse così! E anche con i piedoni! Proprio degli angeloni.- Il prete si mette a ridere.
-C’è spazio per i giovani? Sa, coi tempi che corrono…-
-Oh! Ma certo, Una coppia che si tiene per mano e che passeggia per i campi e sta per entrare in chiesa.-
Immagine 25 luglio 127.jpg-Così va bene.- Immagine 25 luglio 140
-Ah! E in mezzo all’erba ci mettiamo cani e conigli.- L’uomo mi guarda perplesso.
-In chiesa, delle bestie?-
-Perché le bestioline non sono anche loro creature del Signore?-
-…Certo, certo. Va bene. Faccia lei. Che sa il suo mestiere.-
Eccola la mia chiesetta, tutta affrescata. Un tripudio di natura e di semplice religiosità. Così Immagine 25 luglio 135.jpgsono una frescante anch’io.

Dipingo sui muri delle chiese. L’offerta della natura, del sole, con grosse ortensie, fiori di campo e i miei terrier. Oltre al mitico Gin Gin che ormai non c’è più ne ho altri che si chiamano Mylord, Gil Blas, Panda e Plon Plon. Scene gioiose voglio dipingere, di una perenne primavera, e l’umile preghiera dei contadini, con l’offerta e la proposta di semplicità all’uomo che fa Gesù….se mai c’è un Gesù.

Brano tratto da EXTRA LIMEN di prossima pubblicazione

Il Monferrato sorrideva al nostro passaggio

DSCN0490.jpgNon credo di avere nemmeno una foto, io e lui, insieme. Non era nostra abitudine. Andavamo in giro in lambretta. Aldo ed io, ci bastava l’amore, il cielo e la mia arte. E l’immenso scenario che si apriva ad ogni passo. L’amato Monferrato sorrideva al nostro passaggio. Mi portavo dei fogli da disegno perché non volevo perdere nulla di quelle gite. A volte la lambretta faticava su qualche salita e allora dovevo scendere. Erano risate e baci. L’amore era il nostro terzo compagno e amico, ci teneva così uniti che ogni seppur minima separazione procurava dolore. Amavamo l’amore e l’amore amava noi. Sprovveduti anche a darci il primo bacio, la prima effusione. Con la coda dell’occhio vedevo, non era un mistero, ci guardavano i passanti mentre passavamo rapiti dal sole, dall’aria, dalla semplicità e dalla pura bellezza dei paesaggi. Là una siepe, laggiù un fiore, più in là un salice e oltre vvv.jpgla linea d’ombra la fila dei pioppi in salita. E poi i castelli in miniatura, mai severi, ma ridenti come antiche dimore di un regno incantato. Quante poesie mi recitava Aldo e le tenerezze e le promesse di fedeltà a iosa. Nessuno ci avrebbe mai separato. Era la nostra promessa che avremmo mantenuto sino alla fine.  L’amato Monferrato

Mario è venuto al Romito a Natale. Non la finiva più di farsi meraviglia

Non se ne sarebbe più andato via. Siamo diventati amici. Abbiamo passato ore in “fratellanza di spirito” parlando fitto fitto, io e lui, di arte, letteratura, di tutto.
7-

Anche ad Aldo piace, e si sa, che detto da lui è già un miracolo. Cosa farà Mario da grande? Chi lo sa? Per adesso studia da tecnico aeronautico ma ce lo vedo poco su quella strada. Aldo gli ha fatto anche l’oroscopo e lui non stava più nella pelle perché voleva sapere quello e quell’altro e se nel futuro  avrebbe viaggiato e scritto libri e quando si sarebbe innamorato perdutamente.  -La tua è proprio una fissa,- gli ho detto, ma goditi la vita con le tue pulzelle, mica ti devi fidanzare subito! Mi ha chiesto se quando gliene piace una di pulzella, deve donarle un mazzo di rose rosse!  Una! Esclamo. Ne basta una di rosa, ma non era convinto. Mi piace considerarlo come un fratello, l’amico giovane, a volte strambo, afflitto da un “male oscuro” come dice lui, con fare ispirato e toni melodrammatici e allora se lo sente Aldo gli sibila qualche strofa  mandata a memoria che lo fa trasalire: Osare l’inosabile, questo è il mio scoglio, oppure: Ciò che fingo d’essere e non sono, o anche: Gigi son triste stasera, fammi un cocktail di sette colori che divenir mi faccia arcobaleno!  E poi si faceva ripetere da Aldo: Non pianger bambino ma vivi contrito seppur desideri morir vestito….E lui, perplesso, dice che deve meditare. Ma su cosa meditare! Prendi la vita come viene! Che sei così giovane! Gli diciamo entrambe. Ho visto che è rimasto colpito da alcune mie tele,  va a istinto e ha le sue preferenze in pittura. Gliene regalerò qualcuna, se continueremo a frequentarci, come non ho motivo di dubitare. Quelle che lo hanno più colpito sono il nudino rosa addormentato e certi ritratti di giovani modelle.

La boutique di Moncalvo

DSCN0501Paola Rondano era un’amica. Una che sapeva il fatto suo. Dirigeva il negozio di commestibili che dà su via XX settembre alla Fracia di Moncalvo. Agnolotti e verdure lesse e prelibatezze monferrine dal 1889. Prima di entrare mi fermavo davanti alla sua vetrina a contemplare quel bendidio come se i piatti fossero opere d’arte. E c’era dell’artista in Paola. Mi veniva anche a trovare al Romito, discutevamo, e che discussioni, non era una che si poteva condire via facilmente. Aveva le sue idee. Stavamo delle sere intere a parlare di arte e letteratura. Scriveva poesie anche e me le portava da leggere. Qualcuna mica male. Te hai sbagliato mestiere, dovevi scrivere. Le dicevo.  Aveva l’animo sensibile, ma il negozio guai a toccarglielo. Non mi lasciava mai andare via a mani vuote. Ogni tanto mi rifilava un regalino, cose sfiziose, sapeva che ero golosa dei suoi piatti. Così per simpatia, per amicizia. Non hai mica un negozio di alimentari te, ma una boutique, le dicevo. E lei rideva.

Brano tratto da I TESORI DELLA VALLE DI TUFO

Indugiava sulla porta poi camminava come sulle uova

8-Ma entra,- gli impongo, -se no Gin Gin mi schizza via a palla.- Facevo finta di niente, lo osservavo mentre lui scrutava il nostro grande alloggio che dà sul Po. Fra un po’ dovremo lasciarlo, è troppo costoso. Vieni, gli dico. -Cosa sta facendo?- Chiede lui. -Oh, insomma ti ho detto di darmi del tu…Preparo la colla per i quadri.-
-….Nella vasca?..- dice il ragazzo, dubbioso, -Eh, sì, poi pulisco tutto,- gli dico. -Non fa neanche puzza.- Mario è un mio ex allievo, è montato sulle biglie quadre, ha una sensibilità tutta sua, vorrebbe scrivere libri, ma non sa cosa scrivere. Ma prima leggine di libri, gli dico, ne hai di tempo! Vedevo che si soffermava ad osservare certe tele. -Più avanti te ne regalerò una, gli dico.- Ha fatto un’espressione che sembrava esplodere di meraviglia e gioia. Non stava più nella pelle. -Anche quella lì? E poi dove la appendi a casa tua? Tua madre non brontola perché la modella è nuda?-

Museo civico di Moncalvo 4 giugno – 31 luglio 2016

DONNADONNE – ARTE AL FEMMINILE

Una selezione delle opere di Matilde Izzia di Ricaldone allestita da A.L.E.R.A.M.O. onlus per il Museo civico di Moncalvo   www.aleramonlus.it www.facebook.com/museocivicomoncalvo       www.facebook.com/aleramonlus

Tra una foto e l’altra passano mille anni

6Disillusioni, sconfitte, amarezze, l’amore con Aldo e la quiete del Romito sempre uguale a sé stessa; una casa che era un rifugio, un’accogliente méta per amici e per tanta gente e che poco per volta si è trasformata, ma non è la casa ad essere mutata, siamo noi. Io e Aldo a mille anni di distanza, con i sogni irrealizzati, con la mancanza di figli, con gli slanci della giovinezza alle spalle e le delusioni correnti, puntuali, insopportabili, perché nutrono oscuri pensieri e progetti irrealizzabili. Perché sono il preludio alla sconfitta, al niente. Con tanti sogni ancora nel cassetto che sono andati in fumo. Eppure io provo a sorridere ancora, mi chiedo quando potrò bissare il successo della mostra di Ginevra. Masettembre 105.jpg occorre allestire una mostra. E dove? E quando? E chi paga? Spero che l’amarezza e il disinganno non mi costringano a non dipingere più, temo questo momento più di ogni altro. Aldo ha trovato un editore di Asti, una brava persona, onesta e disponibile. La prima persona che può aiutarlo a pubblicare molti suoi scritti. Per lui è un traguardo. E per me? Quando ci sarà il traguardo per me e per la mia pittura? O è stato tutto inutile e abbiamo dato troppo credito ai sogni? Forse.

L’avevo imbottita di giornali. Con quel vento!

DSCN0488Coi ragazzi delle mie classi ho un rapporto particolare, fatto di fiducia e di attenzione. Me lo dicono loro stessi: Sono la loro signora professoressa, a volte mi viene da ridere quando mi sento chiamare così. Insegnare non mi stanca, l’ho fatto a Torino, a Casale, a volte li scopro incantarsi per le storie che racconto loro. Non gli insegno soltanto educazione artistica, cerco di interessarmi ai loro problemi, di farmi dire cosa più gli piace, certo che ci sono anche delle teste quadre, le ragazzine già sviluppate e i maschi ancora nel mondo dei sogni. Alcuni di loro si sono affezionati a me e al mio mondo. Sono ghiotti di notizie, mi chiedono come facciamo a vivere Aldo ed io su un bricco, senza televisione e senza telefono. Mi guardano sorpresi e non osano dire quello che pensano. Ma sono curiosi. Ce n’è una che mi viene a trovare anche al Romito in bicicletta. E si deve fare un sacco di chilometri, per il gusto di stare con me, a chiacchierare. Un giorno è venuta che tirava un vento forte. Masna! Le ho dato un tè e dei biscotti. So che ha timore di Aldo. Quando è arrivato il momento del congedo l’ho imbottita di giornali e lo ho fatto mille raccomandazioni. Che andasse piano! con tutto quel vento! Poteva andare fuori strada. Alcuni mi vogliono bene, come lei! Mi viene il magone se ci penso. Io non ho ancora figli.

Brano tratto da I TESORI DELLA VALLE DI TUFO