Gli sguardi analitici di Claudio Martinotti Doria. Un “uomo contro” del Monferrato

Contro l’ipocrisia, il vuoto cerebrale eletto a potere, contro le convenzioni e la mortificante massificazione della (in)cultura vigente

Per questo vi segnaliamo lui e il suo blog. Si potrà non essere d’accordo con certe sue opinioni, ma il suo blog va sottolineato, anche perché,  chi è  fuori dal coro come lui, ha sempre qualcosa di genuino e di inedito da sottoporre, senza remore o tentennamenti, contro verità date per certe.  Un “grillo parlante” che non ha timore di esporsi dicendo come la pensa su come stanno le cose, ma sempre con documenti e prove ineccepibili alla mano.

Cultore di storia locale, attento agli eventi riguardanti la sua terra: Il Monferrato. Uno a cui piace spaccare il capello in quattro per amore del vero. E che si batte per contrastare la vastissima zona grigia dell’insipienza e dell’arroganza al potere.  Ma i commenti e le indagini di Claudio si basano sempre su fatti reali documentati, per cui, chi vuole reagire alle monoverità preconfezionate dalla convenienza e dalla politica, fa bene a seguire il suo blog.   Cavalieredimonferrato

Leggiamo cosa scrive  su Casale News http://www.casalenews.it/ a proposito del suo amato Monferrato:

…La Storia, così come il territorio e le sue genti che l’hanno vissuta e ne sono spesso ignoti ed anonimi protagonisti, meritano il massimo rispetto, occorre pertanto accostarsi ad essa con umiltà e desiderio di apprendere e servire. In questo caso si tratta di servire il Monferrato, come priorità rispetto a qualsiasi altra istanza (personale o di campanile), riconoscendo il valore di chi ci ha preceduti e di coloro che hanno contribuito a valorizzarlo, coinvolgendo senza preclusioni tutte le comunità insediate sul territorio del Monferrato Storico, affinché ognuna faccia la sua parte con una visione d’insieme ed un’unica coesa identità storico-culturale condivisa. Se ci si limita a piccole porzioni del Monferrato, per quanto significative, si è perdenti e dispersivi in partenza.

Sarà un percorso lungo e lento ma è l’unico percorribile se si vuole agire veramente per favorire il Monferrato Storico e proporlo con successo come un’unica entità territoriale turistico culturale ed economica…

Cavalieredimonferrato

13 aprile 2014 – Invito Anteprima nazionale. Matilde Izzia a Santa Croce di Bosco Marengo

Un’impresa che vede il suo epilogo. Un’impresa che trova il suo vero inizio. Nella sezione di arte moderna del complesso monumentale di Santa Croce, fatto edificare da papa Pio V,  la scoperta di un’artista moderna di grande fascino e valore invito IZZIA_fronte.jpg ulltimo Nella prestigiosa cornice del complesso monumentale di Santa Croce a Bosco Marengo approdano, in esposizione permanente, le opere di una straordinaria artista monferrina: Matilde Izzia di Ricaldone, moglie dello storico Aldo di Ricaldone e grande amica di Mario Paluan, autore de I TESORI DELLA VALLE DI TUFO. L’ultimo libro pubblicato dall’editore astigiano Lorenzo Fornaca. Gianfranco Cuttica di Revigliasco, Lorenzo Fornaca  sono i promotori di questa scoperta che intende portare alla luce un’artista poco nota ma di enorme talento.

Cane PallaUn evento unico nel suo genere, che vede il connubio fra arte antica e moderna e la presentazione di un libro che narra anche dell’arrivo delle prime opere di Izzia in Santa Croce. Accanto alle tele e alle pale d’altare del Vasari e di artisti coevi i visitatori potranno ammirare le opere di un’artista monferrina moderna di straordinario talento. Qui si spiega l’unicità dell’evento. L’arte antica e quella moderna unite dal valore delleopere e dal significato stesso che scaturisce dall’operazione voluta da Gianfranco Cuttica di Revigliasco, direttore del museo di Santa Croce. I dipinti di Izzia, che fanno parte di importanti collezioni private europee, in virtù dell’esposizione permanente a Santa Croce, potranno essere apprezzati attraverso decine di opere di altissimo livello. Un busto di donna in argilla, di eccezionale fattura, merita una menzione particolare, fu infatti eseguito da Izzia nello studio di Guido Capra, allievo prediletto dello scultore casalese Leonardo Bistolfi. L’artista monferrina spiega Gianfranco Cuttica di Revigliasco è una recente scoperta a cui abbiamo lavorato parecchio e riveste grande valore culturale e artistico per tutto il Monferrato; sono lieto di ospitare le sue opere che comprendono ritratti, grandi nudi, figure, paesaggi e nature morte. Un’artista che ebbe fra i suoi maestri Francesco Menzio e che merita la più grande attenzione, destinata a suscitare il più vivo interesse.


Contemporanea all’inaugurazione la presentazione del volume I TESORI DELLA VALCestoneLE DI TUFO, recente racconto pubblicato dall’editore astigiano Lorenzo Fornaca, che narra la scoperta dell’artista e l’approdo delle sue opere a Santa Croce. Il libro che ha già ottenuto numerosi riscontri positivi di critica e presso i lettori, è stato recensito da testate piemontesi e nazionali. Con l’inaugurazione della mostra permanente, spiega l’editore Lorenzo Fornaca, si compie un sogno ad occhi aperti, mio e dell’amico Mario Paluan, l’autore del volume, e il primo passo alla scoperta di una pittrice di talento straordinario che ha amato il Monferrato interpretandolo nelle sue tele.  Interverranno critici d’arte, giornalisti, personalità della cultura e della politica piemontese, il giornalista Renzo Allegri, lo scrittore, giornalista e storico Roberto Coaloa che presenterà il volume. Seguirà un rinfresco. I TESORI DELLA VALLE DI TUFO su Amazon

Statua

Riceviamo e pubblichiamo notizia dall’amico Claudio Martinotti Doria. Intervento dei deputati M5S a Bruxelles: applausi in tutta Europa

Pur non condividendo parte dell’intervento del parlamentare del M5S a Bruxelles è abominevole il fatto che i mass media italiani non ne abbiano riportato notizia

Schermata 2013-12-10 a 17.08.38Come ogni anno, sponsorizzato dalla Unione Europea e dal Parlamento Europeo di Strasburgo, si è aperta la sessione del “European Youth Forum”, una importante manifestazione gestita dai più giovani parlamentari d’Europa, in cui i grossi papaveri di Bruxelles, una volta tanto, partecipano come ascoltatori e osservatori.. il tema di questa edizione 2013 è: ” Giovani parlamentari europei raccolgono le forze per trovare una soluzione immediata al problema della disoccupazione giovanile” ). Va da sé che si tratta del tema decisivo per i 450 milioni di europei. Nessuna notizia è stata data, che io sappia, dai notiziari televisivi. Nessuna notizia è stata data sui quotidiani nè sui siti on line. Ad ogni modo non si è dato rilievo a questo avvenimento. Il motivo c’è.

Enorme è stata la sorpresa, per tutta la stampa estera europea presente al convegno, nell’ascoltare il discorso di questo giovanissimo sconosciuto, Claudio Cominardi, eletto deputato nelle fila del M5S nella circoscrizione di Brescia. Un discorso considerato da tutti il più commovente e, ciò che più conta,  quello culturalmente più evoluto e il discorso più europeista mai ascoltato in tempi recenti a Bruxelles. La BBC ha aperto il suo telegiornale riferendo che ” i giovani parlano del loro futuro in Europa: un deputato italiano offre uno strumento rinfrescante lanciando un nuovo modello d’Europa”). Credo che nessuno vi informerà mai sull’accaduto, lo faccio su questo blog per onor di cronaca. (dal blog di Sergio Di Cori Modigliani )

Schermata 2013-12-11 a 17.46.21Per leggere l’intervento

 Cavalieredimonferrato

 claudio@gc-colibri.com

 

PASTA CON SALSA TARTUFATA

È un’altro piatto  succulento proposto da Edvige Bray, che si raccomanda di seguire alla lettera l’esecuzione delle sue ricette perché gli errori in cucina si pagano cari

Ingredienti per 4 persone
1 vasetto di salsa ai funghi e tartufi, olio, pepe, sale 4 uova e 400 g di pasta corta (fusilli, pennette rigate o maccheroncini) oppure 500 g di pasta fresca all’uovo (in questo caso vanno bene anche le tagliatelle)Schermata 2013-11-22 a 17.47.27

Come si prepara
Separare i tuorli dagli albumi, mettendo i primi ciascuno in una fondina assieme a un cucchiaio d’olio, due cucchiaini di salsa ai funghi e tartufi, un pizzico di sale e una spolverata di pepe; tenere le fondine al caldo (sopra il calorifero, nello scaldavivande, oppure in forno a 50°C) finché la pasta non cuoce, nel frattempo scaldare in padella a fiamma minima gli albumi con pochissimo olio e un pizzico di sale, girando con un cucchiaio di legno in modo da ottenere una stracciatella bianca. Scolare la pasta e versarla nella padella mescolando con la stracciatella, quindi impiattare nelle fondine, amalgamando subito bene il condimento, e servire. Utilizzando la pasta fresca all’uovo, occhio ai tempi di cottura: generalmente in due minuti è pronta, guai a farla scuocere!

Basmati amore mio

Letteratura, cinema, disegno e pittura (frequenta la scuola del nudo del Castello a Milano). Questi sono alcuni fra gli interessi di spicco di Edvige Bray, un’amica che mi invia ricette di succulenti piatti e che ci tiene a precisare: per lungo tempo ha coltivato anche un’insana passione per la stecca all’italiana, la scala quaranta e il pattinaggio a rotelle

Fra le ricette di Edvige Bray ci sono autentiche delizie per il palato che è solita ammannire alle vittime dei suoi esperimenti culinari.

IL BASMATI PERFETTO
Per riuscirci è essenziale sapere che questo riso va trattato in maniera particolare. Innanzitutto, comprate un basmati originale indiano o pakistano, meglio se Tilda oppure Koh-i-Noor (se proprio non trovate di meglio, un basmati da supermercato tipo Suzi-Wan è ancora accettabile, purché il riso NON sia di provenienza italiana) 

Schermata 2013-11-21 a 11.35.12Questo riso (la dose per due persone è di un bicchiere colmo) va sciacquato accuratamente 4-5 volte in acqua fredda, scolato e lasciato riposare almeno mezz’ora nella pentola in cui lo cuocerete, che dev’essere a fondo pesante, grande in proporzione alla quantità di riso da cucinare (tre volte tanto è l’ideale) e dotata di coperchio; quando il riso sembra quasi asciutto, unitegli pari acqua fredda (in modo che risulti coperto almeno di un centimetro abbondante), una presa di sale (i puristi invece non lo mettono) e, se ne avete, 2-3 semi di cardamomo verde schiacciati; ponete su  fuoco medio e quando comincia a bollire, abbassate la fiamma al minimo e coprite lasciando uno spiraglio per far sfogare il vapore in eccesso; il riso asciuga in circa dieci minuti – per essere sicuri che non ci sia più acqua, afferrate pentola e coperchio insieme con le presine o uno strofinaccio spesso, e scuotete bene: se fa rumore, c’è ancora acqua e dovrete aspettare che evapori; quando ciò è avvenuto, spegnete il fuoco e lasciate riposare almeno dieci minuti perché il riso si gonfi.

Il basmati cucinato alla perfezione aderisce leggermente al fondo della pentola, i chicchi sono diventati grandi il doppio e hanno preso una forma a mezzaluna – scodellato sul piatto, il riso non fa rumore (se è troppo secco farà TOC, se è troppo umido farà SCIAC) e tende a sgranarsi appena un po’. Suona molto complicato, ma dopo un paio di volte ci si prende la mano ed è semplicemente delizioso.

 

Una volta tanto la fortuna si è tolta la benda

fornaca edo marioLorenzo Fornaca è figura di spicco nel panorama dell’editoria piemontese, uno degli ultimi “cavalieri” della carta stampata rimasti in Italia e che fa ancora oggi le cose per passione

Ebbene sì, esistono ancora queste figure fuori dagli schemi e dalle mode. Prima ci va la passione, poi la ricerca e la competenza. Se poi viene il guadagno ben venga anche quello. È solito affermare Lorenzo Fornaca. Egli ama ricordare che lettori e estimatori, ancora oggi numerosi, nonostante i tempi ingrati di crisi, considerano le sue opere pezzi unici, prestigiose testimonianze da collezionare che hanno un “sapore” originale e che appassionano nonostante l’onda travolgente di internet.  Ci piace immaginarlo nella sua virtuale bottega astigiana, fucina di idee e di proposte, mescolare i suoi ingredienti come si faceva una volta. Dal suo capace archivio talvolta emergono immagini singolari come questa.

In compagnia del favoloso Omar Sivori, durante una partita amichevole, sivorima molto combattuta. I campi di calcio hanno perso un possibile campione ma l’editoria ha guadagnato un editore unico, e nostro amico. Una volta tanto la fortuna si è tolta la benda.

Il Cristo in croce l’abbiamo scaricato da Internet

Abbiamo perso ogni traccia (non mi ricordo infatti dove si trovi questo capolavoro, probabilmente il frammento di un affresco) perciò vogliate scusare l’ignoranza

volto_del_cristo_grandeHa gli occhi socchiusi, diretti verso il basso e pare che ti guardino. L’espressione rassegnata, dolente, ma composta. Il naso è lungo e stretto, la bocca non esprime alcun dolore, né tantomeno l’agonia della morte. Una sofferenza che assomiglia a un dono.
Cristo martire. L’artista ci tramanda quell’antica emozione intatta, mai sopita, quella tragedia immane mai dimenticata, il mistero assoluto che fa bene all’uomo moderno perché lo allontana dalla sua idea di insulsa onnipotenza, consegnandoci l’idea di un Dio vivente, simbolo, sofferente per noi, disponibile a farsi capire, osservare, ed eventualmente amare. Fenomeno divino e umano insieme. Un Cristo morente o che è già morto, che dona se stesso nel valore assoluto del sacrificio. Ancora. Presente.
Affiora su un pezzo di intonaco, con le braccia esili, le stelline sbiadite del cielo, i raggi opachi della sua prima corona di gloria e della seconda corona di spine.
È come se riposasse dopo tanto patimento, ineffabile, come se dopo tanta sofferenza ci offrisse la sua umiltà, il suo rassegnato dolore. Non ti stanchi di frugare la sua malinconia, le linee gentili eppure severe del volto. Il capo dimesso che scivola verso l’ascella. Il petto magro e le braccia tese verso l’atrocità dei chiodi. Lo guardo ogni giorno, è sulla scrivania del computer.

Aspetto una parola da padre Angelo, nostro amico, su questa figura meravigliosa e ineffabile.

padre Angelo Zelio Belloni
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Plastica, ti amo, plastica ti odio – di Paolo Novaresio

L’abbiamo raggiunto al telefono oggi, era appena tornato da uno dei suoi raid in Africa (per quel poco che ci ha detto alquanto tosto). Paolo Novaresio, scrittore, giornalista, storico e gran viaggiatore, ha scritto anche articoli interessanti sull’ecologia

Immagine 11Monterosso, Cinque Terre, provincia di La Spezia. Una delle spiagge più pulite d’Italia, almeno secondo il rapporto 2006 di Legambiente. Sabbia finissima, mare limpido e azzurro. Un paradiso mediterraneo: peccato per le cartacce, le bottiglie vuote e i mozziconi di sigaretta che giacciono abbandonati sulla battigia. Piramidi di Giza, Egitto: anche qui rifiuti, lattine di coca-cola e sacchetti di nylon, che s’involano leggeri nel vento caldo del deserto. Due milioni di turisti l’anno non passano invano. Campo base dell’Everest, versante cinese-tibetano, 5200 metri sul livello del mare. Oggi la più famosa discarica internazionale d’alta quota: 22 tonnellate di pattume, raccolti e portati a valle con fatica, sono il bottino di una bonifica ambientale compiuta qualche anno fa. Ottimo lavoro, ma per fare davvero pulizia sul Tetto del Mondo ci vuole altro. Cinque Terre, Giza, Everest: tre luoghi esemplari, simboli di un flagello di dimensioni bibliche. La verità è che l’intero pianeta rischia di trasformarsi in un immondezzaio. E in tempi brevi, visto che la quantità di rifiuti non bio-degradabili è in inarrestabile crescita. La plastica prima di tutto: leggera, resistente, economica e pressoché eterna, per quanto ne sappiamo. Ogni anno se ne producono cento milioni di tonnellate. Di plastica sono fatti molti componenti della nostra auto, i cellulari, i computer, i giocattoli, la maggioranza degli imballaggi per gli alimentari e infiniti altri oggetti.

Da oltre mezzo secolo questa sostanza preziosa e versatile fa parte della nostra vita quotidiana. Solo una minima parte rientra nel ciclo produttivo. E allora dove finisce tutta quella che buttiamo via? Ovunque, purtroppo: in campagna come in città, lungo i fiumi, nei boschi, sulle montagne. Un’invasione che non ci piace, ma siamo lontani dall’immaginare il vero orrore di un oceano di plastica. Eppure esiste, nel Pacifico a nord delle isole Hawaii, dove per un gioco perfido di venti e correnti marine si accumulano da Immagine 10cinquant’anni le scorie di mezzo mondo. Un luogo di morte, grande due volte e mezzo la Francia, in cui si può navigare per giorni tra detriti sintetici di ogni tipo. C’è di peggio: la durevole plastica non è attaccata da nessun tipo di batterio ma alla luce del sole si scinde in particelle infinitesimali, che come il plancton diventano cibo per le meduse. I pesci mangiano le meduse, noi mangiamo i pesci: in virtù di questa semplice equazione, la plastica è entrata nella catena alimentare dell’uomo. Interpellati, gli scienziati allargano le braccia: al danno non c’è rimedio, abbiamo creato il mostro e ce lo teniamo.

Copyright © Paolo Novaresio

SOS fiumi

Tempo fa ho incontrato Paolo Novaresio nella sua casa afro-torinese; storico, scrittore, e amante dell’Africa, sua terra d’adozione, ci ha affidato alcuni articoli che vorrei farvi leggere. Se avete qualcosa da aggiungere su questo argomento che ci tocca tutti da vicino….siete i benvenuti

SOS fiumi. Non importa dove nascano: da un ghiacciaio come il Gange, da una palude come il Volga, dai fianchi di una montagna come il Reno o da un immenso lago, come il Nilo. Portatori di vita e civiltà, divini nel loro incessante fluire, i grandi fiumi sono sempre stati rispettati e venerati dall’uomo. Almeno in passato

Immagine 5Oggi gran parte dei fiumi sono sbarrati da dighe, inquinati, costretti in alvei artificiali: in un mondo sempre più affamato d’acqua e di energia, i fiumi stanno morendo, di un’agonia lenta ma inesorabile. La catastrofe appare imminente, i suoi effetti incontrollabili. La maggior parte dei fiumi del pianeta è a rischio di collasso. Dal disastro totale, dicono gli esperti, ci separano più o meno una quindicina d’anni. L’Asia, con Cina e India in testa, tira la volata verso il baratro. Il mitico Yangtze, il Fiume Azzurro, è ridotto ad una fogna a cielo aperto, una discarica dove si accumulano montagne di rifiuti tossici, scorie radioattive incluse. Il gemello Huanghe é spossato dai crescenti prelievi per l’irrigazione, tanto che nel 1998 il suo basso corso si è prosciugato per 250 giorni filati. Stesso problema affligge il sacro (e inquinatissimo) Gange in India e l’Indo in Pakistan, la cui sopravvivenza dipende dai ghiacciai dell’Himalaya, minacciati dal riscaldamento globale dovuto all’effetto serra. Futuro nero anche per il Mekong, depauperato dalla pesca intensiva e obiettivo di progetti ciclopici, che prevedono la realizzazione di oltre 200 nuovi sbarramenti e canali diversivi. Brutte notizie anche dall’Africa, soprattutto per il Nilo: è questione di pochi mesi, poi la gigantesca diga di Meroe, nella Nubia sudanese, sarà operativa. Costruita da tecnici cinesi, è destinata a fornire elettricità ai ricchi Paesi della penisola arabica. Conseguenze: ecosistema stravolto, trasferimento forzato di 60.000 persone, distruzione di un patrimonio archeologico di valore incommensurabile. Ma business is business, il resto conta poco. Eppure molti si chiedono se valeva la pena di imbrigliare il Paranà-Rio de la Plata nel mare interno formato dalla diga di Itaipu, 18 anni di lavori, 20 miliardi di dollari di spesa e drastiche alterazioni ambientali garantite. I danni provocati dallo sfruttamento dissennato dei fiumi sono evidenti anche nel sud-ovest degli Stati Uniti. Il possente Colorado, negli anni di persistente siccità, si inaridisce prima di raggiungere il mare. Causa: captazione selvaggia delle acque a fini agricoli. Effetti: pesci, piante e animali scomparsi; aumento della salinità dei terreni; riduzione della falda acquifera sotterranea. A questo delirio di morte Immagine 3non sfugge neppure la vecchia Europa: il bel Danubio blu è oggi sporco, iper-affollato e trasformato in un canale navigabile. Addio ai fiumi allora? Non ancora, forse: prima dell’Apocalisse qualcosa si può e si deve fare. Per esempio, ridurre di un decimo i prelievi per l’agricoltura significherebbe raddoppiare la disponibilità di acqua usata a fini domestici in tutto il mondo. Acqua che può essere riutilizzata, come in Israele, dove il 70% dei flussi di scarico cittadini (opportunamente depurati), sono destinati all’irrigazione dei campi. Ugualmente importante è ridurre le falle negli acquedotti: in Europa quasi un terzo dell’acqua va perduta durante il trasporto. Altro tasto dolente sono gli sprechi. Nei soli Stati Uniti, munire le abitazioni di sistemi idraulici moderni equivarrebbe a risparmiare 3 miliardi di litri di acqua al giorno, pressappoco la quantità fornita da tre super-dighe. La tecnologia può fare molto, ma per proteggere i nostri fiumi sono soprattutto necessarie leggi internazionali severe, che puniscano la deforestazione selvaggia, l’inquinamento e l’uso smodato delle risorse idriche. È possibile: sulla Loira si abbattono dighe, nel Tamigi e nel Reno sono tornati i salmoni, in Sud Africa e negli USA le politiche di river restoring (recupero degli ecosistemi fluviali degradati) sono già una realtà. Tutto è possibile. Ma bisogna agire in fretta. Prima che i grandi fiumi, arterie della Terra, si riducano ad una serie di immaginarie linee azzurre tracciate sulle carte geografiche.

di Paolo Novaresio