Mio cugino, per la paura, fuggì a gambe levate

IMG-20160514-WA0009.jpgSarà perché tutti quelli della mia famiglia non ci credevano molto a santi, Madonne, preti e via dicendo che qualcosa dovevamo pur cercare e trovare. La fede non era poi così profonda. Ma mica potevamo stare senza risposte.  Il pallino dell’esoterismo non me lo sono inventato io, era una necessità condivisa della famiglia. Cercare di dare una risposta a interrogativi che opprimevano un po’ tutti: E dopo cosa c’è?  Tutto finito e buona notte ai suonati e suonatori? Quando sta manfrina di vita finisce ci aspetta solo più il buio? Per dare una risposta negli scantinati di palazzo Mellana a Casale organizzavamo sedute spiritiche, pare che lì ci fossero delle concentrazioni di spiriti e di presenze ultraterrene. Mah! Roba seria, perdinci, così seria che una sera mio cugino si prese uno di quegli spaventi che mollò la seduta spiritica a metà e fuggì a gambe levate. Il motivo è che la seduta spiritica stava riuscendo proprio bene.

Tilde! Peppino! Attenti! L’acqua vi porta via!

matilde e fratelloQuando tiravamo la corda dovevamo immobilizzarci. Noi bambini. Io, mio fratello e i cugini. Mamma Rina e zia Angiolina facevano dei nodi stretti alla corda che teneva insieme un branco vociante di mocciosi. Lo facevano per paura che qualcuno di noi annegasse. Sulle rive del Po, d’estate. Quante volte! Non faccio fatica a ricordare. Quei quadretti di vita balzano alla memoria, con una nitidezza tutta particolare. Schiamazzi, corse, e poi i panini divorati da me e mio fratello per la gran fame.  Una baraonda di spruzzi, grida, richiami. Tilde! Peppino! Attenti che l’acqua vi porta via! E poi Tildin diventa ragazza mentre già l’arte bussava alla mia porta. Ma non solo quella.

Domande, solo domande. C’è qualcuno? Qualcosa che ci attende dopo la morte?

Ah! Che ne so? Aldo non sa spiegarmelo. Ho letto libri, articoli, io stessa sono la protagonista di fatti inspiegabili a cui ormai ho fatto l’abitudine. Fatti insoliti, straordinari, episodi paranormali che ho raccolto in un libro. Ma le risposte che voglio sono altre. Quando crepi, dopo morta succede ancora qualcosa o te ne vai nel gran buco nero o vieni parcheggiata momentaneamente in un gran parco spiriti come dice Mario. Per ritornare a nuova vita in seguito. Boh! L’idea del dopo vita mi ha sempre affascinato e tormentato, ho conosciuto anche una persona che ne sapeva parecchio sull’argomento, il giornalista e scrittore Renzo Allegri che ho ricevuto al Romito e sono andata anche a trovare. L’unico che non mi ha delusa, l’unico che mi ha dato alcune risposte ma non ha chiarito tutte le mie incertezze. Gli ho voluto fare un regalo. Insieme alla tela gli ho portato i disegni preparatori. Il soggetto è Padre Pio da Pietrelcina. So che il dipinto gli è piaciuto molto e ha anche scritto qualcosa sull’argomento.

allegriRenzo Allegri racconta come incontrò Matilde Izzia e cosa avvenne in seguito: –Al primo “contatto fisico” con le sue opera  ebbi l’impressione di trovarmi di fronte a una vera, straordinaria artista. In seguito, conoscendola meglio, capii che le mie intuizioni erano ben fondate. Matilde Izzia, come pittrice, ebbe una formazione rigorosa e ad alto livello. Nel mio studio tengo un quadro che raffigura San Pio da Pietrelcina. È appeso al centro di una vasta libreria, sulla parete di fronte al mio tavolo da lavoro. È un olio di un metro per ottanta centimetri, dipinto appositamente per me, nel 1994, da Matilde Izzia di Ricaldone. Ogni volta che stacco il mio sguardo dalla tastiera del computer o dalle pagine di un libro, alzando la testa, inevitabilmente poso lo sguardo su quel quadro, e provo una strana sensazione, che non saprei come definire, ma che è simile a una “sensazione di amicizia”. Ritengo sia dovuta al fatto che vedo il volto di una persona, Padre Pio, alla quale, nel corso della mia lunga carriera di giornalista, e per ragioni misteriose e curiose, insieme, ho dedicato centinaia di articoli e anche una decina di libri che sono stati tradotti in giro per il mondo. Quindi, ho avuto, con questa persona, e, dopo la sua morte, con la sua memoria, una lunga consuetudine che ha fatto nascere spontaneamente il legame di una vera e profonda amicizia.  In questa sensazione è, però, coinvolta anche l’autrice del quadro,  Matilde Izzia, una pittrice piemontese, che avevo conosciuto per altre  ragioni.-  Brano tratto da: I TESORI DELLA VALLE DI TUFO

Museo civico di Moncalvo 4 giugno – 31 luglio 2016

DONNADONNE – ARTE AL FEMMINILE
una selezione delle opere di Matilde Izzia di Ricaldone allestita da A.L.E.R.A.M.O. onlus per il Museo civico di Moncalvo www.aleramonlus.it www.facebook.com/museocivicomoncalvo www.facebook.com/aleramonlus

Ci sarà finalmente! Una mostra delle mie tele. Dopo così tanti anni!

aaaaaa Sacra Famiglia con sant'Orsola.jpgUna selezione di ritratti femminili, ce ne sono così tanti nella mia produzione. A Moncalvo, la città che ho amato e frequentato per anni. Su e giù per la Fracia, dentro il dedalo di strette vie a saliscendi. Per disegnare, rilevare scorci, vedute di palazzi e chiese. Sarà una bella mostra organizzata da ALERAMO, e la sede non poteva essere più prestigiosa: il museo civico di Moncalvo! Accanto alle tele di una delle mie pittrici preferite: Orsola Maddalena Caccia, suora e badessa dell’ex convento di Moncalvo fondato dallo stesso padre. 
Cosa ci potrebbe unire a quattrocento anni di distanza, visto che i soggetti ispiratori sono completamente diversi. I temi sacri, a parte una grande tela dipinta quand’ero giovane e gli affreschi della chiesetta di Castel Boglione, non affollano la mia produzione. Eppure c’è qualcosa che lega la grande artista monferrina e me. Oh! Al diavolo l’immodestia! Il punto di contatto esiste, ed è evidente e non poteva che essere caccia fiorila passione per la natura, l’amore per i fiori, gli uccelli, Immagine 25 luglio 137.jpgle piccole creature che popolano prati e boschi delle nostre colline. Foglie, piante, erbe, steli e petali, la natura nei suoi particolari. Così lei vede e dipinge con accuratezza e grande attenzione vasi, fiori, uccelli, foglie, facendoli rivivere di una seconda vita, tanto sembrano reali e pitturati con cura. Anch’io li ho dipinti, anche se con esito diverso, ma l’ispirazione, chiamiamola così tanto per capirci, è identica: l’attenzione verso questi soggetti “minimi”. Mi piace pensarlo. Unite nell’amore per la natura. A quattro secoli di distanza, anche se la mia pittura vive di altre ispirazioni, è sorretta da altre energie, e si sviluppa seguendo differenti direzioni. Ma amore e rispetto verso madre natura sono gli stessi. Non per niente non farei del male a una formica.

Museo civico di Moncalvo 4 giugno – 31 luglio 2016

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Fagliela pagare Aldo! In aria l’hanno fatta saltare. Farabutti!

chiesa-sulla-collina[1].jpgIn aria l’hanno fatta saltare. Era una chiesetta come questa che oggi c’è a Moleto.  Farabutti! Ma ti rendi conto?! In galera devono andare, ma dimmi te se possibile! E la Sovrintendenza cosa faceva? Si grattava l’ombelico! E adesso cosa fanno? Me la ricostruiscono com’era! Bastardi! Loro e la loro cava di tufo. Tutto distruggono qui attorno. Tutto. E chi gli dice qualcosa, e chi li ferma?! Tanto a loro cosa gliene frega dell’arte e della storia! Dovevano smontarla se mai e ricostruirla, in un altro posto! Se gli dava così fastidio. Non farla saltare per aria. Loro e i loro sassi che Dio li strozzi coi sassi. Che gli vada per traverso la chiesa. Scrivi ai giornali, Aldo, scrivi che dei farabutti hanno fatto saltare in aria una chiesetta romanica e che poi hanno fatto sparire anche i resti per paura di essere scoperti. Farabutti! Aldo mi guarda, cerca di calmarmi, ma oggi sono fuori di me, una chiesa romanica si son fatti fuori quelli delle cave. Aldo è livido da far spavento, potesse li strozzerebbe. Quando siamo andati sul luogo del misfatto il giorno dopo abbiamo trovato solo macerie, pezzi di tufo spaccati. La chiesetta non c’era più. Avevano fatto sparire quasi tutto, e portato alla macina i reperti più significativi per paura che li scoprissero. Qualcosa siamo riusciti a salvare…ma è niente in confronto a quello che c’era.-

 

Le ho trovate l’altro giorno nell’ultimo cassetto del comò

 Le foto. Non ricordavo più di averle. La mia famiglia e io, tre secoli fa, papà, mamma, e Marinella, un fagottino di nipotina di pochi mesi, che tenevo in braccio e poi io e mio pasquetta 58fratello bambini e ancora io da sola, con un sorriso da maga incantatrice e a 24 carati. Sembriamo appena arrivati da un altro pianeta, io e i miei parenti, intenti a sbocconcellare avidamente i resti di una colazione campestre. Era la merenda della Pasquetta 1958. Osservo questa immagine, doveva succedere ancora tutto nella mia vita. Anche se la pittura in particolare aveva già preso il sopravvento. Vivevo di arte, di sogni, osservavo uno stelo d’erba, lo spettacolo di una formica che porta una matilde e fratellogigantesca briciola, tutto era da scoprire, da decifrare. Ancora oggi è così. Le domande son le stesse. Dalla formica al lombrico incerto che si contorce e non sa dove andare, alle gocce d’acqua che indugiano sui vetri, fino allo spettacolo del cielo stellato, in cui mi perdo. Tutto è collegato, mi dico. E tutto deve avere una sua eco, un peso, una incidenza infinitesimale sull’universo e una coerenza. O forse sbaglio.. Poi c’è l’invisibile, e lì come la mettiamo? L’esoterismo, il mondo degli spiriti, che ogni tanto percepisco ancora oggi. Ma ci saranno poi, gli spiriti?! E il resto? E il dopo? Mi chiedo. Chi eravamo e cosa diventeremo una volta spariti. Spariremo “solo” in questa dimensione o ce ne sono di parallele, in una quarta o in una quinta dimensione magari? Boh!

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Qualcosa di strano sta per succedermi, lo sento.

genitori matilde.jpgStavo piegando della biancheria che mi aveva portato Giovanna, la donna che lava e stira e viene a fare qualche pulizia. Qualcosa di strano sta per succedermi, lo sento. Una sensazione indefinibile a me ben nota, simile a quelle che ogni tanto mi capitano fra capo e collo quando sono spettatrice di un fenomeno paranormale, lo stesso genere. Sono nella camera da letto del Romito. E mi appare, nella penombra. Mio padre. No, non è un sogno, perché ho in mano la biancheria, che poso sul bordo del letto, stupefatta. Ho un preciso contatto con la realtà, con la stanza, la luce che filtra da fuori. Mio padre è morto da tempo, ci volevamo un gran bene. Mi comprendeva, mi aiutava, mi diceva: continua a dipingere Tildin, se ti piace. Mio padre era siciliano, di Vittoria, Ragusa. Mi vengono le lacrime. Ci siamo voluti un gran bene. Gli piaceva che io dipingessi. -Papà…come hai…- mormoro. Lui fa cenno col capo di tacere, sta per parlarmi. Non ho le traveggole. Lo fa a stento, ma lo capisco in modo chiaro. -Non sai che cosa ho attraversato, e cos’ho dovuto fare per venire a trovarti…non sai…Tildin, ho poco tempo…- mi rinfranca, mi consola, di non preoccuparmi, e poi dice qualcosa che riguarda la mamma, ancora viva…quindi la sua figura, prossima alla testiera del letto, svanisce e io mi appoggio all’armadio, son felice di averlo visto, rammaricata per la brevità dell’incontro…ma era lui, papà, che ha mantenuto la promessa di venirmi a trovare dopo la sua morte…non è stato un sogno, no. Non so neanch’io cosa pensare. Mi ha lasciato un gran senso di pace.

Mica le donne sono esseri inferiori, sai!?

Ieri sera Mario è venuto a trovarmi allo studiolo di via Cigliano. Aldo è contento quando viene a trovarmi, si sente più tranquillo. In frigo c’erano le cotolette e un po’ di formaggio, e delle mele, lui ha portato le paste e dei croissant di Ghigo; lo sa che ne vado pazza. Da Ghigo in via Po conosco la proprietaria che è mia amica. Gli faccio uno squillo di telefono al pomeriggio e lui, anche se avesse altri impegni, corre da me. Se hai da fare sarà per un’altra volta. Gli dico per metterlo alla prova, non voglio sciupargli la serata. Ma stai scherzando, nemmeno se dovessi uscire con Brigitte Bardot, mi ha detto. Ha una venerazione per me, e io gli voglio un gran bene, ha sempre la sua testa bislacca, ma è migliorato col primo lavoro. Dopo le paste e il succo d’arancia siamo finiti a parlare di arte al femminile. Di donne che dipingono. Gli devo aver fatto una testa così, mi lamentavo perché l’arte doveva essere solo maschile? E noi? Chi siamo noi, le donne? Esseri inferiori, forse? Lui non sapeva che rispondere. Mica siamo inferiori agli uomini, sai! È perché ragioni storiche e sociali ci hanno impedito e ci impediscono di emergere. E poi facciamo figli, quelle che riescono. Casi isolati ceiz.png ne sono, e allora vuol dire che potevano essercene molte altre di pittrici. E gli ho parlato di Artemisia Gentileschi e della sua vita travagliata, di Orsola Maddalena Caccia, la badessa figlia di Guglielmo Caccia, detto il Moncalvo, che mi piace un sacco e anche di Rosalba Carriera, donne che sono riuscite ad emergere grazie al loro talento. Brave come e più di un uomo. Sei d’accordo? Era d’accordo Mario anche se non conosceva le loro opere. Gli ho fatto vedere alcune nature morte, fatte di recente che gli sono piaciute molto. Una se l’è portata a casa. E poi gli ho detto che, adesso che quando avesse avuto la macchina si poteva portare via la statua. -Quale statua?  Quella sulla panca in ingresso al Romito? – Quella! Gli dico. A momenti mi salta addosso dalla gioia. C’è chi l’avrebbe chiamata Venere del Monferrato! Non per niente sono stata allieva di Guido Capra, a sua volta allievo prediletto del maestro Leonardo Bistolfi.

Museo civico di Moncalvo  4 giugno – 31 luglio 2016

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-Lo senti?- -…?- -Sentilo, è Mylord…oh, vah che sta male!-

Immagine 25 luglio 136-…Cosa? …sta male?- -Sta male, come l’altra sera. Vado a vedere…- -Oh Cristo…neanche dormire adesso si può…- -Vado io.- -No, vado io.- Andiamo entrambe io e Aldo e scendiamo la scaletta. Il terrier ha la faccia stralunata. -Gli faccio la camomilla?- -Ma quale camomilla?- -La limonata, allora?- -Siiehh!..al cane la limonata!- Dice Aldo. -E dove lo portiamo adesso?- -Dove vuoi portarlo? A quest’ora? Tutto chiuso.- Plon Plon ha il naso secco e grigio. Un terrier fuori misura, un po’ bislacco. Deve aver mangiato delle schifezze frugando nella stalla della cascina di sotto. Più di una volta è capitato che il contadino lo ha visto frugare nel mucchio di letame. Ma stavolta non puzza. Ha della bava alla bocca. Io che penso sempre al peggio dico ad Aldo: -Adesso mi muore.- -Ma smettila, avrà fatto indigestione! Chissà se lo capisce che non deve mangiare schifezze. Eh? Terrier vagabond!- -Lo portiamo su?- -Eh portiamolo su, prendi la copertina, domattina lo porto dal veterinario.-

Scrive il poeta Raffaele Toscano nel 1586:

“Resta Moncalvo alla sinistra mano In spiaggia aprica, fertile e secura e di sì chiara prole egli è ripieno che mai la gloria sua non verrà meno…mentre Aldo su MONFERRATO FRA PO E TANARO, haDSCN0487.jpg dedicato alla città un intero capitolo:
…I Moncalvesi gli andarono incontro… arrivava dalla Francia e si era fermato ad Asti per riposare, dopo tanto percorrere. Correva l’anno 1129 e a San Francesco venne chiesto di fondare un convento del suo Ordine…così narra la tradizione. Col contributo delle nobili famiglie locali fu costruita una chiesuola dedicata a San Genesio con attiguo romitorio per i frati…

Dagli antichi romani, ad Aleramo, da San Francesco a Guglielmo Caccia e a Francesco Ottavio Magnocavallo, dai Marchesi del Monferrato a quelli di Saluzzo, e poi i Paleologo, i Francesi, gli Spagnoli, i Gonzaga sino ai Savoia. In tanti qui hanno scritto la loro vicenda politica, spirituale, o artistica rendendo unica la memoria del luogo. moncalv01[1]Moncalvo è nobile come la sua storia, ricca com’erano ricchi d’ingegno i suoi abitanti. Quante volte ci sono andata a spasso, e mi sono incantata davanti alla chiesa settecentesca della Madonna, del Magnocavallo, o ai resti del castello. Andavo su e giù per la Fracia fermandomi davanti ai palazzotti, incantata dalla loro architettura, facendo schizzi di vie e piazza per le mie tele.