c’era l’iPhone?

Sembra ieri e invece è passato già tanto tempo. Ti ricordi Fernando, Giuseppina, Adelaide, Gualtiero, quante volte lo consultavi al giorno? No? Te lo dico io, allora. Una…una? dirai tu. Sì, una, che durava tutta la giornata perché appena ti alzavi ti connettevi con gli amici, la fidanzata, la moglie, l’amante, i figli, i colleghi, il tuo insegnante di fitness, l’agenzia di viaggio, il dentista, il verduraio e il mondo intero e pretendevi risposte e messaggi da loro.

Se questo non accadeva andavi in ansia. Non dire di no, ti conosco. Smettevi (forse) prima di andare a letto. Scrollarne, goloso di novità, le icone e pigiare lettere e numeri era come parlare, ipnotizzato, assorbito dal minischermo dell’iPhone, e parlavi anche, che sembravi un ebete che balbetta ad alta voce e al vento per strada e comunicavi spesso l’inutile, quante volte sei andato a sbattere contro un palo o una vecchietta facendola barcollare? Solo così potevi cominciare la giornata: con l’iPhone acceso che ti augurava buongiorno, il mondo in tasca, roba del genere, o l’illusione perniciosa di averlo, illuso! Forse prima di addormentarti te ne dimenticavi…ma non sempre, pronto comunque a rispondere al suo ineffabile, irrinunciabile richiamo perché qualcuno poteva mandarti messaggi così urgenti da non poter essere disattesi. Cosa fai? Non rispondi? Quei marpioni che l’avevano inventato e diffuso erano andati oltre le loro stesse aspettative. Insostituibile strumento atto a connettere l’utente con la globalità degli esseri viventi sul globo collegati alla rete web. È tutto, passo e chiudo.

Diabolico e stordente. Te e milioni di “drogati”, assuefatti al minischermo. Gli effetti di un uso incontrollato, smodato e distorto di iPhone, iPad e computer si son fatti sentire dopo anni. Ma te ce l’hai l’iPhone? Mi chiederai. No, mai avuto, ho solo un cellulare Nokia, prima serie, con cui mi collegavo a ore fisse con le suore per sapere se mia madre stesse peggiorando o facesse capricci e schiamazzi con le vicine di camera. Adesso lo tengo in tasca e mi dimentico di metterlo sotto carica. Sono io che decido di usarlo, non lui me. Okei, te dirai, te odi i telefoni e le comunicazioni. Sono affari tuoi. Sei un misantropo. Mica vero, ma se non ho niente da dire e non avverto la necessità di sapere chi mi cerca, cosa me ne faccio? Eppure son curioso. Ma penso all’essenziale. Abitudine? Assuefazione? Ma quale abitudine? Assuefarsi all’idea inevitabile del progresso, adeguarsi alle comodità e alle indiscutibili soluzioni di certi problemi quotidiani: che tempo fa? e tac! lo sai subito, dov’è la via che stavi cercando? e tac! ecco Google map che incombe, protettiva, suggerendoti il tragitto. Era diventato il tuo amico, il tuo partner, lo strumento che ti collegava col reale, o così pensavi. Ti assorbiva l’aggeggio, ti chiedeva attenzione, a mio figlio era caduto sotto le ruote di un camion, la mia gioia è stata di breve durata, il mattino seguente ne aveva già un altro più potente. Pollicioni del mondo unitevi! Pollicioni a chi? e perché ? Come? Non lo sapete?! Ecco perché : In aumento la sindrome del “pollice da smartphone”: rischio osteoartrite. Dai ricercatori della prestigiosa Mayo Clinic di Rochester si segnala un preoccupante aumento di casi legati alla sindrome del “pollice da smartphone”, dolori causati dall’utilizzo continuo del dito sul display touchscreen dello smartphone. E poi tanto per metter i puntini sulle i leggi un po’ cosa scrive il il FATTO QUOTIDIANO a proposito dell’iperconnessione: Ormai la pervasività tecnologica ha raggiunto livelli patologici. C’è addirittura chi soffre di nomofobia, ovvero il terrore di restare senza connessione. In tal senso le statistiche hanno dell’inquietante: secondo il rapporto Coop 2016 il 70% degli italiani controlla lo smartphone appena svegli; hai capito bene! una ricerca Cisco rivela che 3 utenti su 5 passano più tempo attaccati al telefono piuttosto che con il proprio coniuge; la University of San Diego rivela che l’81% degli utenti interrompe le conversazioni o i pasti per controllare il dispositivo; infine, secondo uno studio della Georgia Institute of Technology ben 9 persone su 10 soffrono della sindrome della vibrazione fantasma. Che ne dici? Ma non ti vedevi mentre camminavi per strada da solo o in compagnia, guarda il branco di iPhone dipendenti che se ne stavano assiepati in metropolitana con lo sguardo incollato all’aggeggio a fare tutti la stessa cosa ovvero a scrutare il nulla cosmico che si annida nella rete? Te li ricordi? Cos’è che controllavi? Cosa stavi cercando di così importante, come scrive ancora il giornalista nel suo articolo su il FATTO QUOTIDIANO: Viene alla mente una provocazione comica dell’artista Angelo Duro che, rivolgendosi al pubblico, mette in evidenza un paradosso della comunicazione social che ci dovrebbe far riflettere: “Ogni qual volta avete un minuto di tempo libero dovete aprire il cellulare per vedere cosa stanno facendo gli altri. Perché non vi fate i c***i vostri? Ve lo dico io cosa stanno facendo gli altri, il nulla. Perché anche loro stanno guardando cosa state facendo voi. Il nulla che guarda il nulla”. Nell’era Social, che “era” non è mai stata ma solo una immensa sofisticata truffa e inganno ai danni della tua intelligenza, in cui ti specchiavi dentro dicendo: mi piace mi fa schifo, mandami altre foto se ne hai, in cui in ogni momento dovevi dire una frase, mezza frase, una parola, una opinione assolutamente superficiale e ininfluente, quelli sapevano tutto di te, cosa fai, dove vai, cosa compri e quanti caffè bevi e in che bar li bevi e di che colore hai gli slip (guarda che non sto scherzando) e quali sono i tuoi gusti e le tue abitudini per poter confezionare messaggi pubblicitari ad personam e indurti all’acquisto.

Pensi che scherzi? Ti ricordi che l’aggeggio usato in un certo modo ti permetteva di comprare senza carta di credito tutto ciò che volevi? Mica era uno scherzo, lo facevano per dar corpo al soddisfacimento dei tuoi desideri, abbreviando l’attesa dell’acquisto e te compravi di più, subito cose che poi non usavi. Ma non divaghiamo. Quei tempi sono finiti. Hanno trovato modo di limitarne drasticamente l’uso a necessità verificabili e impellenti, lo hanno messo fuori legge l’aggeggio e adesso che ce ne siamo liberati posso chiederti: Ti ricordi dell’iPhone? Oddio ma è stato solo un sogno! Ho sognato di sognare che era stato messo al bando. Ti stanno controllando e te nemmeno lo immagini. Non dirmi che non sapevi che mentre lo stai adoperando ti possono spiare!

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