Madonna Ciccone se lo infilava addosso?

La puoi mettere sul faceto, o magari sul serio, sul voyeurismo, anche, sullo psicanalitico, o su quello che preferisci te. Riconoscere a colpo d’occhio che c’è qualcosa di diverso, forse di volutamente ambiguo, sicuramente conturbante, almeno per i maschi. E cioè statue, ritratti, modelle, creazioni che confluiscono verso l’erotico e il fetish conclamato, da far resuscitare i morti. Io lo chiamo erotico splendente, un filo tenace che si dipana nei secoli interpretando l’occhio goloso curioso del maschio occidentale e che ha bisogno di un protagonista di eccezione: la donna. Lo chiamo Erotico splendente che è anche il capitolo di un mio romanzo. Te chiederai come fa a esserci l’erotico nel ritratto di due sante, una di marmo, di quel furbone di Gianlorenzo Bernini. che ritrae in modo teatrale Santa Teresa d’Avila, in preda a estasi mistica.

Detto per la cronaca: il cardinale Federico Cornaro affidò alle sue eccelse capacità di architetto e di scultore la realizzazione della cappella della propria famiglia, nel transetto sinistro della chiesa di Santa Maria della Vittoria, a Roma. A proposito dell’erotismo mistico della statua, proprio lei, la protagonista scrive: «Un giorno mi apparve un angelo bello oltre ogni misura. Vidi nella sua mano una lunga lancia alla cui estremità sembrava esserci una punta di fuoco. Questa parve colpirmi più volte nel cuore, tanto da penetrare dentro di me. II dolore era così reale che gemetti più volte ad alta voce, però era tanto dolce che non potevo desiderare di esserne liberata. Nessuna gioia terrena può dare un simile appagamento. Quando l’angelo estrasse la sua lancia, rimasi con un grande amore per Dio.» (Santa Teresa d’Avila, Autobiografia, XXIX, 13)

So perfettamente che non è una novità, ma aspetta a giudicare, c’è dell’altro in pentola. La santa trafitta o, per meglio dire: penetrata da una lancia divina, maneggiata da un angelo sornione e sorridente. Mentre lei è in estasi e tutta scomposta dall’amore e avvolta nei suoi panni anch’essi scomposti. Io te ne parlo non per gratuita e grossolana pruderie ma perché l’estasi della santa sembra esplicitamente sconfinare verso altri tipi di estasi, ovvero: penetrata da una lunga lancia con una punta di fuoco, eccetera, stiamo parlando di una statua, in fondo, anche se il suo “godimento” è rappresentato in modo spettacolare, e ha pure degli spettatori di marmo a tre metri di distanza, che sarebbero i committenti stessi della statua e che sarebbe scorretto chiamarli semplicemente “guardoni”, mentre l’angelo se la ride.

E poi c’è il matrimonio mistico di Santa Caterina, che, se vai alla stanza numero otto della National Gallery, te la trovi, in un angolo, sempre che non l’abbiano spostata, perché lì si divertono a spostare i dipinti, tanto per fargli cambiare aria. Viene colta da estasi anche lei? No, lei ha un’acconciatura da gran dama (o da cortigiana?) e un’espressione meravigliata e soprattutto delle tette budino aguzze che ti fanno resuscitare dal tuo letargo. Non ammicca la santa pudica, ma quel vestito trasparente fatto di niente che le accarezza il petto ovvero i seni da pin up, è un vero schianto.

Il sacro va a braccetto con l’erotismo di altissimo tenore. E poi? E poi c’è lei, giovane mamma, deceduta prematuramente, la trovi a Napoli al museo di San Severo, ossia la statua di Antonio Corradini, la Pudicizia velata. Sta per esalare l’ultimo respiro o già vaga nell’oltre tomba?

Il velo non cela nulla, proprio nulla, le sue forme evocano desideri, bramosie, morbide (NON torbide), voluttà che avrebbero fatto meditare Edgar Alla Poe. La Pudicizia velata. Capolavoro del ‘700. A dimostrazione che l’erotico si intrufola anche nei meandri funebri dove regna la nera signora. Macabra lussuria? Mah! E poi c’è la modella col corsetto nero in lattice, che piu elettrizzante di così non si potrebbe. E ancora un’atletica snodata modella dalla faccia di pin up che ti sorride, estatica con le tette che guardano in alto.

Qui la faccenda è più evidente perché le tette vengono mercificate per fare reclame a biancheria intima. Eravamo negli anni Quaranta Cinquanta quando scoppiarono bombe sexy da mettere i brividi, per via del reggiseno proiettile, riesumato da Madonna Ciccone-Gaultier.


Ci metto anche le gemelle Kessler, te le ricordi? Due pezzi di tonno che hanno sdoganato l’erotismo patinato in TV negli anni Sessanta.

Guardare e non toccare, beh, se non era voyeurismo quello: due angeli biondi, castigati eppure sexy da svenirci. L’intenzione era: come ti educo una nazione a suon di sgambettamenti. Ovvero chic, charme, chock e champagne. Della serie guardateci da lontano quanto siamo bone.

Poi c’è un dipinto al Louvre, del 1594, di anonimo, che ritrae al bagno Gabrielle d’Estrées e sua sorella…pare. Una strizza il capezzolo dell’altra che non fa una piega. Erotismo concettuale? Ambiguità oltre ogni limite? (Balthus è tutt’altra cosa, si capisce, ma bisogna andarci molto cauti con la sua pittura, si rischia la denuncia.) E poi c’è Freud che scivola sotto un tavolino e fa l’attaccapanni con Allen Jones, roba che sconfina nel regno del fetish.

Ora mi chiedo: ma le donne ci si riconoscono in queste rappresentazioni? Ci si trovano bene? O si tratta di spazzatura a beneficio dei maschi? Se non ci fosse l’uomo e il suo desiderio esplicito, sotterraneo, torbido, che poi alla fine sempre desiderio è, la donna si concerebbe a quel modo? oppure si metterebbe vestaglia e ciabatte e via. Arte sacra, arte funeraria, ed erotismo a mille, erotismo e feticismo nella pubblicità, nella moda e nella provocazione, ad uso esclusivo dell’uomo. Pensaci bene. Ma fammi capire, cara Eva, se noi non ci fossimo a desiderarti da sempre, anche in modo bislacco, tu ti acconceresti in quelle maniere? E poi l’eros è sempre e solo a senso unico, ovvero la donna lo incarna, paziente, per l’uomo che la sta a guardare, stuzzicandolo? Il “gioco” della seduzione (in Occidente) ha solo e sempre una attrice sul palcoscenico? La constatazione fa rima con ovvietà o con qualcos’altro? Insomma qualcuno mi dica qualcosa.

I miei insopprimibili indizi di scrittura

la pubblicitá non ti urtava, come invece urta quella di Hugo Boss di questi giorni?

Okei, stammi a sentire, non sono un fanatico bacchettone, anzi, sono da sempre innamorato del fascino del corpo femminile e dell’avvenenza maschile, vedere corpi nudi e anche provocanti di uomini e donne non mi disturba affatto, anzi, l’armonia dei corpi umani mi sorprende sempre. C’è tuttavia un però, un limite, del tipo: quando quei corpi, simulando situazioni plateali, suggeriscono l’acquisto di una mutanda, storco il naso. Diciamo, che se devi vendere delle mutande non puoi narrare apertamente una storia riferita al “dopo amplesso”. O almeno fallo in un altro modo, meno goffo, più intelligente. Sto esagerando? Niente affatto Chi ha commesso, il crimine? (si fa per dire) In questi giorni, lo sta facendo dappertutto HUGO BOSS, almeno qui, a Londra, non so se si tratta di una campagna a diffusione internazionale, dovrei sentire gli amici di Milano e di Asti. Di cosa e di chi sto parlando? di un uomo dall’espressione alquanto intontita, non voglio offendere nessuno, per cui son ricorso a un eufemismo, e di lei, una sinuosa biondina che gli sta, raggomitolata alle spalle, come sfondo e che gli fa da cuscino, presumibilmente esausta dopo il ginnico cimento erotico, cosa ci farebbero se no su un letto sfatto i due? Corpi d’amore con tutta evidenza, o, diciamo: di solo sesso, dopo una notte di amplessi, eccetera. Cosa c’è che non va? Tutto, a cominciare dalla mercificazione plateale dei corpi, sia dell’uomo che della donna. Niente di nuovo, dirai, lo fanno anche coi bambini. Vero. Vuoi far vedere quanto sei bbono con quelle mutande? e va bene. Vuoi far vedere il muscoletto bicipite e le cosce coi fasci di muscoli di acciaio, okei, vuoi far vedere i tatuaggi, e qui andiamo meno bene, perché a quelli che istoriano i loro corpi come fumetti e manifesti, ci avrei da dire qualcosa, ma andiamo oltre. Ah, dimenticavo, poi lei lo fotografa, sí, la bionda gli scatta delle foto, se no cosa ci farebbe con una macchina fotografica in mano, lei, la bionda dallo sguardo ammiccante e ambiguo? Lo vuole ricattare dopo l’amplesso, spedendo la foto a una sua ex fiamma? O riprenderlo per avere almeno una foto ricordo perché lei ha intenzione di mollarlo? Oppure: brivido brivido! metterà la sua foto sul web per attestare quanto sia indimenticabile la loro relazione. Pensieri malandrini ma, di questi tempi, sai, c’è da aspettarsi di tutto, sono proprio un malizioso malpensante. Sai cosa mi dà più fastidio? Gli art director, i fotografi, la regia della seduta fotografica e le banali immagini trash proposte dalla campagna. Senti questa frase: la donna ridotta a oggetto di piacere giace prona sul di lui corpo che se ne sta a gambe aperte e senza mutande, assaporando l’ineffabile sensazione di piacere e rilassamento del dopo amplesso, che classe signor Hugo Boss! mi è venuta spontanea; e lui: il maschio belloccio e palestrato (nemmeno poi tanto) che interpreta goffamente l’estasi del dopo coito. Ma non basta socchiudere gli occhi e fissare il soffitto per far vedere quanto ti è piaciuto farti la bionda. E il tutto per vendere delle mutande. Ma dai! Non ci sto, mi spiace. Non puoi raccontare una storia di sesso mentre adesso lei indossa le mutande di lui. E la privacy dove sta?

Cos’è? le mutande Hugo Boss van bene anche per le femmine? Una cosa è godersi la vista di quelle immani sculture dei bronzi di Riace, con gli attributi sessuali in bella vista, (quelli non hanno nulla da vendere tipo mutande e roba simile, se mai suggerire potenza e bellezza autentica, purtroppo ineluttabilmente trascorse.) E poi mi metti la conchiglia copri testicoli in bella vista, che ruba il primo piano? Emergente, sporgente, stuzzicante, suggerente, affiorante, comprimente il sesso del ganzo. Mica dico nulla di osceno. Sto semplicemente descrivendo quello che vedo dall’ombelico in giù a proposito del pupo. Beh! La finisco qua, in fondo sono solo delle immagini…ma fasulle, perché fasulle e ad alto grado di mercificazione. La vera bellezza dell’uomo e della donna, nudi o vestiti, risiede da altre parti, la pubblicità di HUGO BOSS l’ha solo presa in prestito…malamente.

ti incantavi davanti a Carosello?

Ti ricordi quando smettevi di mangiare pur di vederlo? La musichetta era già cominciata ma la minestra poteva anche attendere. Un attimo, mamma! Adesso vengo, c’ è Carosello! E ti ricordi della faccia da americano di Ubaldo Lay, alias tenenete Sheridan, che annunciava le qualità e l’inconfondibile sapore dell’aperitivo BiancoSarti alla fine delle sue indagini? La musichetta che annunciava Carosello era inconfondibile, scandiva gli sketch, un siparietto dopo l’altro. Una sorpresa dopo l’altra che ti ipnotizzavano tanto risultavano originali e pieni di fantasia. Il dentifricio alternato alla carne in scatola, alla polvere per lavare, ai piselli in scatola. A me piaceva quello della carne in scatola in cui c’era Gringo. Era un mito, una mania, un fatto di costume condiviso e spontaneo, l’appuntamento immancabile della serata, rinunciarvi era quasi impossibile, pena l’ostracismo familiare.

Ti ricordi cosa significava?! Ovvero la creatività pubblicitaria per far vendere un dentifricio, una benzina, un amaro, un detersivo, una carne in scatola e un caffè. Il progresso incalzante, figlio e padre del boom economico aveva bisogno di vendere merci e prodotti, per sostenere la crescita economico sociale, ma tu mica pensavi a quella roba, pensavi solo al momento in cui incominciava quella immancabile seppur breve trasmissione. Capace di promuovere la valanga di sensazionali prelibatezze e prodotti insuperabili che si riversavano come una cascata incessante sulla tavola di casa tua, modificando la tua stessa vita. Davanti a quell’aggeggio catodico e surreale, chiamato piccolo schermo, stavi a bocca aperta. Era l’arena della fantasia, l’invenzione in gara allo stato puro che mescolava aperitivi poco alcolici con l’olio che frigge e non unge, la lavatrice che, anche se la prendi a mazzate, funziona, col formaggino cremoso da spalmare e i biscotti. Ipnotizzante. La gara di chi, in pochi minuti, raccontava una storia toccante, avvincente, frizzante o buffa, sempre comunque rispettosa della morale-censura occhiuta di allora, anche perché lo spettacolino era seguito da milioni di fanciulli ai quali non doveva interessare il brandy Vecchia Romagna ma i due mitici Gino Cervi e Fernandel che lo promuovevano, sottratti ai ruoli di Peppone e Don Camillo di Guareschi. Una moda divenuta subito tradizione condivisa, un modo di stare insieme per milioni di persone, perché da nord a sud fino alle isole, sapevi che occhi e bocche e orecchie attendevano lo spettacolo degli spettacoli. Grandi e piccoli scrutavano, sorridevano, esclamavano c’ è Carosello! Ideazione allo stato puro asservita alla necessità della vendita e subito fatto di costume che dettava l’appuntamento irrinunciabile col siparietto. L’estro al servizio di un dentifricio, di calze da donna, di formaggini da spalmare, di brillantina, piselli, saponi e biscotti.
Ubaldo Lay, Sandra Mondaini e Raimondo Vianello, Ernesto Calindri, Gino Cervi e Fernandel, Lauretta Masiero, Alberto Lionello, e Mina, c’erano anche loro, ammiccanti e sorridenti a far comprare roba.  Se i ragazzi dovevano essere puniti non glielo facevi vedere. Ti ricordi? Era una moda divenuta subito tradizione e rito, un altro modo di stare insieme per milioni di persone, lo spettacolo degli spettacoli. Grandi e piccoli scrutavano, sorridevano, esclamavano, era il rito collettivo genuino e condiviso dall’Italia in via di eccezionalmente rapido recupero socio economico. Probabilmente la trasmissione con l’audience più alta mai registrata di tutti i tempi. Il rito collettivo si chiamava Carosello! Panacea contro ogni tristezza.

Leda Balzarotti e Barbara Miccolupi scrivono a proposito di Carosello: Tutto cominciò il 3 febbraio 1957: l’Italia che si lasciava alle spalle la guerra — e assaporava il boom — scopriva la «réclame» sotto forma di spettacolo: fu l’inizio di un consumismo a volte criticato ma modernissimo, che contribuì enormemente allo sviluppo del Paese. E per vent’anni, fino al gennaio 1977, divertì milioni di italiani e lanciò una generazione di registi e attori.
Ti ricordi di Carosello? Ma certo, per me come per te, collocato nell’infanzia, e mi piace ricordarlo come una esplosione di creatività e di invenzione perlopiù di marca italica, un intrattenimento per adulti e per bambini che dovevano fronteggiare i primi sbadigli e che il giorno seguente andavano a comprare il prodoto pubblicizzato sul piccolo schermo. Prima di andare a letto c’era l’appuntamento col mitico indimenticato siparietto. Alla cui realizzazione avevano concorso in veste di registi firme illustri come Luciano Emmer (che ne è considerato l’inventore), Age & ScarpelliLuigi MagniGillo PontecorvoCorrado FarinaErmanno OlmiSergio LeoneUgo GregorettiValerio ZurliniPupi AvatiPier Paolo PasoliniFederico Fellini e l’americano Richard Lester. Quelli che ci piace ricordare? Fra i molti ecco alcuni classici siparietti E poi c’è chi oggi ancora sparla della «réclame», come si diceva a quel tempo. Ingrato!