E se non arriva quella giusta?

-Così?- Mario  Paluan Ritratto da Matilde.jpg-Eh, così!. …- -Gira un po’ la testa…non così tanto! Di meno.-
-Così?- -Non muoverti. Ci metto un minuto.- -…E poi me lo dai? Il ritratto me lo dai?- -Ma sì!- -Mati?- -Eh? Che c’è? -E come faccio a riconoscere che è lei?- -Lei chi?- …-La ragazza di cui…sì, quella che…- -Ah! Oh lo capisci, masnà! Ti tremeranno le ginocchia! Ma che fretta c’è? Lo capirai quando arriva, mica è per forza o che devi stare lì ad aspettarla. Quando arriva arriva, com’è successo per me ed Aldo. Ci siamo trovati ma non andavamo a cercarci.- -…Mati. – -Dimmi…Che c’è? Gira un più a destra il busto, ecco così.- -E se non arriva?- -Chi non arriva?…La ragazza?- -Eh…- -Ma sì che arriva, figurati se non arriva! Basta che non ti fermi alla prima oca.- -La voglio bellissima. Coi capelli che sembrano oro o magari neri come il carbone, ma bellissima, eh? Sarà così? Però, e se ha avuto altri prima di me e io mi innamoro lo stesso?- -Eh! Oh! Non sarà la fine del mondo. Però c’è tempo. Mica se non è più vergine è da scartare. Uehi! Non scherziamo. Ci sono amori in seconde nozze che durano una vita, sai? Ma mi sembra un po’ presto a quindici anni, no? E poi quella adatta a te devono ancora inventarla…che sei così difficile!- -Sì, quando capita dici che me ne accorgo?- -Eccome se te ne accorgi. Senti i campanelli suonare.- -Che campanelli?- -Faccio per dire. Pensa che quando ci siamo dati il primo bacio con Aldo ci siamo dati una zuccata! Mica nessuno ce l’ho ha insegnato. Non come oggi che sapete già tutto…non è vero?- -Sì, …quasi tutto.-

Non so quante volte ci sono andata a Castel Boglione

Immagine 25 luglio 128.jpgLa chiesetta sembra più la dimora di un casellante e ha pure il suo minuscolo campanile che sembra un camino. -Faccia lei, che è brava.- mi ha detto il parroco. -Vorrei far entrare la natura in chiesa.- Gli dico, – I fiori, l’erba la frutta, tutto un prato.-
-E Sant’Antonio?-
-Anche lui, certo, che tiene in braccio il Bambin Gesù.-
-Che bello.- Dice il prete. -Così mi piace.-
-E poi ci mettiamo la gente in preghiera, che dice padre?-
-E gli angeli no? –
-Anche gli angeli! Certo. Grandi, con due ali grosse così! E anche con i piedoni! Proprio degli angeloni.- Il prete si mette a ridere.
-C’è spazio per i giovani? Sa, coi tempi che corrono…-
-Oh! Ma certo, Una coppia che si tiene per mano e che passeggia per i campi e sta per entrare in chiesa.-
Immagine 25 luglio 127.jpg-Così va bene.- Immagine 25 luglio 140
-Ah! E in mezzo all’erba ci mettiamo cani e conigli.- L’uomo mi guarda perplesso.
-In chiesa, delle bestie?-
-Perché le bestioline non sono anche loro creature del Signore?-
-…Certo, certo. Va bene. Faccia lei. Che sa il suo mestiere.-
Eccola la mia chiesetta, tutta affrescata. Un tripudio di natura e di semplice religiosità. Così Immagine 25 luglio 135.jpgsono una frescante anch’io.

Dipingo sui muri delle chiese. L’offerta della natura, del sole, con grosse ortensie, fiori di campo e i miei terrier. Oltre al mitico Gin Gin che ormai non c’è più ne ho altri che si chiamano Mylord, Gil Blas, Panda e Plon Plon. Scene gioiose voglio dipingere, di una perenne primavera, e l’umile preghiera dei contadini, con l’offerta e la proposta di semplicità all’uomo che fa Gesù….se mai c’è un Gesù.

Brano tratto da EXTRA LIMEN di prossima pubblicazione

Gin Gin e la biscia

Se stesse fermo! Invece ha l’argento vivo addosso.

Eh? Gin Gin. La biscia nell’erba va a prendere. Uhiiih!|! Eh!? Che Tapela! Povera biscia, l’hai ridotta proprio male!  eh Gin Gin. Che baraonda avete fatto! Dov’è adesso? L’hai portata nel fosso. Stecch1-1ita! ….Devo dar l’idea della lotta, il cane con la biscia in bocca, come ha fatto l’altro giorno, peccato che non abbia vista la scena Aldo. Diventerai famoso Gin Gin, facciamo un bel quadro con te e la biscia. Non ha paura di niente, figuriamoci di una serpe. La lotta tremenda! Brr! Dov’è l‘altro quadro col cane? Devo averlo riportato indietro da via Cigliano…fammi controllare, ma dove l’ho messo? Ah! Sì!  Eccolo qua.  Gin Gin e il bimbo col cerchio. E tanta serenità, perché ne abbiamo bisogno io e Aldo. Perché è un periodo mica tanto tranquillo. Mi piace ‘sto quadro, mica male. Il bambino più piccolo sullo sfondo, volevi giocare con lui? Ma no! Te stai alla larga dai bambini. Ti annoiano subito. Il bambino gioca col cerchio…chissà se si usa ancora il cerchio e te giochi con la palla. Rossa la facciamo la palla, che gialla non mi convince, ecco. A ognuno il suo gioco e poi una bella nuvola rosa, che ci porti buona fortuna la nuvola, perché ne abbiamo bisogno io e Aldo per il suo lavoro, perché per lui è un periodo mica tanto per la quale. Fra un po’ verrà a trovarci anche Mario, un mio ex allievo, una sagoma, davvero un bel tipo, con una testa tutta particolare. Mario continua a chiedermi quando si innamorerà, e come si fa a riconoscere quando uno è innamorato. Ma si può? Te ne accorgerai, gli dico, oh sì, vedrai se te ne accorgi.

Museo civico di Moncalvo 4 giugno – 31 luglio 2016

DONNADONNE – ARTE AL FEMMINILE  

Una selezione delle opere di Matilde Izzia di Ricaldone allestita da A.L.E.R.A.M.O. onlus per il Museo civico di Moncalvo

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Delle GROTTE DEI SARACENI, nei pressi di MOLETO, in molti parlano, pochi hanno visto, qualcuno davvero sa

Qualcosa di vero ci sarà in questa storia che mescola leggenda, antichi documenti e fatti accaduti 

romito 4(…) Quando Aldo veniva era nervoso. La prospettiva di trovare il tesoro lo eccitava, e con lui, noi tutti (…) Ricordo che Aldo aveva trovato qualcosa laggiù (…) Mi sembra che avesse in casa una fiaschetta in pelle per la polvere da sparo e anche qualche pezzo che lui diceva provenire da un fonte battesimale, cose ritrovate da lui stesso nella valle dei Saraceni (…)  (…) Aldo raccontò di essere stato testimone di uno strano fenomeno: mentre si trovava da solo nelle grotte dei Saraceni queste si illuminarono a giorno… 

(…) Aldo ha sempre sostenuto che dentro le grotte ci fosse un tesoro, il bottino di briganti che avevano saccheggiato i paesi dei dintorni, utilizzando come rifugio le grotte dei Saraceni. Durante i suoi studi aveva trovato degli scritti dell’epoca che raccontavano che le autorità avevano fatto saltare l’ingresso delle grotte e i briganti, con i loro cavalli e il loro tesoro furono sepolti (…)   M.G.
Riecco la leggenda sui Saraceni che si fa cronaca dettagliata. Il tesoro torna a far parlare di sé. Forse è rimasto là, a pochi metri da dove si era scavato.

Ancora leggenda? Niente affatto. Laggiù c’è stato qualcuno con pale, picconi e secchi e tanta voglia di svelare i  segreti e il mistero che la valle di tufo gelosamente custodisce. Ancora. Il racconto LE GROTTE DEI SARACENI è su Amazon

Precisa un antico testo: “Verso la fine del’ 700  dopo Cristo una banda di feroci Saladini provenienti dalla  Francia, dopo lungo peregrinare nel Nord dell’Italia, si stabilirono in una grossa spelonca nella valle del territorio di O. E illi vi rimasero e per molti anni sparsero la loro irreparabile tempesta rubando, uccidendo e facendo ogni sconcio di mali ai paesani.
Ma un inverno molto piovoso  in data non precisata, la grotta venne otturata da una enorme frana, seppellendo vivi i briganti saracini che non avendo altre vie d’uscita morirono tutti di fame e di sete”
“Ci risiamo! Ancora con quella storia! Non fai altro che giocare. Ma quando la smetterai?” disse sua madre.
“Sì” disse Enrico
“Sì cosa?”
“È l’ultima, te l’ho detto”

affrescoe 3Chiuse la porta della cucina e scartocciò il pacchetto di wafers. Poi premette il tasto  Recorder, ma non dovette attendere molto. Era una storia come un’altra, come tante altre, che mescolava Saraceni, caverne e un presunto “tesoro” della valle. Una registrazione un po’ confusa che sembrava promettere qualche emozione e che cominciava dicendo: “Pseudonimi e località della vicenda celano personaggi e luoghi che non è stato possibile riportare ad una più definita luce  e questo non perchè siano mancati gli elementi di indagine, tutt’altro. Se ai primi personaggi confortati da una morte secolare e relegati in una storiografia decifrabile, nulla importerebbe di venire riesumati, altri, tuttora in vita, ne riceverebbero danno, che i fatti narrati riguardano il loro recentissimo passato e le credenze della gente del luogo, teatro della vicenda”

Enrico sgranocchiò il primo wafer e le briciole caddero sulla tastiera del vecchio Machintosh….il resto è su:  è su Amazon

Ho riletto il tuo articolo con dispiacere e anche un po’ di irritazione

Fabrizio M. Ricci, mi ha scritto una lettera aperta che mi ha fatto piacere da un lato e dall’altro ha riportato in luce una vecchia faccenda, non proprio edificante, e mai chiarita del tutto; una storia finita anche sui giornali nazionali. Si tratta di un  viaggio in Uganda e Sudan. Fabrizio era ed è un amico, ex inviato speciale de Il Messaggero e giornalista di chiara fama

Fra le altre cose nella lettera pubblicata SU L’UOMO CON LA VALIGIA  scrive anche questo:

…sono andato a rileggermi il tuo “La valigia scomparsa”, uscito a Febbraio 2012 nella sezione Storie. Così come la prima volta, anche adesso l’ho riletto con dispiacere e anche un po’ di irritazione. Dispiacere nel constatare che il tempo, dopo tanti anni, non è ancora afr3riuscito a lenire la tua amarezza (“una pietra che pesa come un macigno”) per il furto che hai subito a Malakal delle tue macchine fotografiche. Un’amarezza all’epoca certamente più che giustificabile, ma che perdurando, con tutta evidenza ha finito per condizionare in negativo i tuoi ricordi; irritazione per quel tuo definire oggi quel viaggio come “pestifero, iniziato male e finito peggio”…Parli di un viaggio che prosegue fra reciproche accuse, animi avvelenati, mancanza di serenità e entusiasmo. Vero solo in parte, quella parte che ci ha visti impantanati a Nairobi prima e a Kampala poi. Ma una volta partiti, serenità e entusiasmo a me non sono mancati. …

…Rassegnati alla realtà e seppellisci i ricordi sgradevoli, tieniti stretti soltanto quelli belli. Lo scrivi tu stesso: l’Africa  immensa, fascinosa, irresistibile; l’aquila pescatrice al bordo del fiume; l’emozione del rombo delle Murchison; il cucciolo di ippopotamo che trotterella via… Questo è quanto c’è da ricordare.

Con affetto   Fabrizio M. Ricci

All’amico Fabrizio ho risposto spiegando quanto è successo a me dopo il viaggio. Voi chiederete: E a noi cosa importa? Sono affari vostri. Il fatto è che per quella vecchia storia siamo finiti sui giornali, con accuse, dubbi e …altre cose velenose e poco piacevoli, almeno per me. Cioè era diventata una cosa pubblica.

afr4Caro Fabrizio,

non puoi immaginare la gioia e la sorpresa nel leggerti,  niente affatto compromessa dal contenuto della tua lettera aperta inviatami da Paolo Novaresio. Da anni avrei voluto riallacciare i rapporti con te, ci ha aiutato l’articoletto su L’UOMO CON LA VALIGIA,  che ti è dispiaciuto e in parte irritato.

Accetto le tue puntualizzazioni e le osservazioni. E non ritengo opportuno precisare o modificare alcunché. Hai ragione e basta.  Dal tuo punto di vista è più che comprensibile. Tuttavia…

Quel pezzo, enfatizzato ad arte e magari ingeneroso, aderisce perfettamente al Mario di allora, (che non esiste più) puerile, ambiguo, smarrito e confuso…e bastonato dall’esito del viaggio più di altri. Questo me lo devi lasciar dire. L’aver puntato tutto su quel viaggio e aver perso il lavoro a LA STAMPA, e aver dovuto cambiare città, lo smarrimento conseguente e il dover sostenere a Torino e spiegare il fallimento di quell’iniziativa, che era partita da me e dal tuo ex collega inviato speciale de LA STAMPA, Francesco Fornari, a parenti, amici e colleghi di lavoro forse è toccato solo a me. E ti assicuro che non è stato piacevole, soprattutto dopo il pezzo sull’ESPRESSO e l’UNITA’. 

I ricordi di un evento condiviso non possono essere del resto omogenei; per me di sconfitta si trattò e non fu certo l’onore della bandiera, per qualche bella foto scattata grazie alla tua macchina fotografica, a colmare quel senso di fallimento, ripeto, forse accentuato dall’inesperienza e dall’avventatezza di allora.
Di quel viaggio salvo te, Paolo Novaresio, Angelo Colli, Fulvi,  …i Dinka, e ovviamente l’Africa tutta. Ho un unico rimprovero da farmi: era afr11una cosa troppo grande per me e io ero inadeguato. Perché il progetto che avevo in mente si è squagliato al sole africano come un sorbetto.
Ho saputo che pubblicherai su L’UOMO CON LA VALIGIA reportage ampliati di quel viaggio. Tienimi informato, se lo vuoi. Io non ho un sito serio e ben fatto come quello, però c’è gente che ci scrive e se ti piacerà potrai pubblicare sul mio blog ciò che desideri.

tuo paluan che ti saluta

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