Oh no! Questa poi non ci voleva!

izzzzz8.jpgMa cos’è questa puzza? Oh adesso so cos’è! L’avevo immaginato! Ma guarda! Ma no! L’ha fatta contro il quadro. Meno male solo un po’, di dietro, contro il legno della cornice, non sulla tela. Ha ragione Aldo, non posso più portarlo con me in via Cigliano il cane. Forse c’è solo questo di quadro. Ma senti che puzza! Ah Mylord! Gin Gin non l’avrebbe fatto! Lui era un cane educato. Non sono abituati a scendere per strada e a farla fuori. Ecco il motivo. Mica chiedono il permesso di farla quando sono al Romito, al primo cespuglio si fermano e fan pipì. Speriamo non si sia rovinata la tela, mah, sembra di no. Deve essere stata l’ultima volta che siamo venuti. Ecco, quando verrà Mario gli do questa di tela, così può appenderla dove vuole, non è mica un nudo. E Mylord non ci ha fatto pipì contro.

Museo civico di Moncalvo 4 giugno – 31 luglio 2016

DONNADONNE – ARTE AL FEMMINILE

una selezione delle opere di Matilde Izzia di Ricaldone allestita da A.L.E.R.A.M.O. onlus per il Museo civico di Moncalvo www.aleramonlus.it www.facebook.com/museocivicomoncalvo www.facebook.com/aleramonlus

Quella notte se la ricorderà finché campa

mati-26.jpg

Mario ha fatto il bis! È venuto per dieci giorni di fila al Romito! Non stava più nella pelle. Penso di averlo reso felice. Almeno lui! Aldo era contento di averlo per casa. Lo prendeva in giro, lo coccolava, lo istruiva, gli raccontava aneddoti e fatti reali accaduti da noi, quei fetenti di Saraceni e le loro grotte, poi! E la Storia che da noi ha avuto una valenza tutta particolare. Poi è arrivato un nostro amico medico di Aosta che pratica l’ipnosi. Apriti cielo! Ne son successi di tutti i colori. L’ho scritto anche in un libro. Mario dice che non crede all’ipnosi. Figuriamoci! Il medico la usava per le sue pazienti, è un ginecologo. Ma quando i ragazzi piantano un chiodo mica riesci a convincerli del contrario. -Ci vada piano, dottore con la sua ipnosi, è solo un ragazzo.- Gli sussurro in un orecchio. Il medico ha ipnotizzato Mario, bloccandolo sul divano! Una scena da circo equestre! Da morir dal ridere, ma non per Mario che, per quanti sforzi facesse, non riusciva ad alzarsi. -Te la stavi facendo sotto!- Ha sbottato Aldo in una gran risata. Mario non sapeva più cosa dire. Quella notte se la ricorderà finché campa. Per consolarlo gli ho regalato una tela e sul retro ho disegnato il Romito con Mylord.

Museo civico di Moncalvo 4 giugno – 31 luglio 2016

DONNADONNE – ARTE AL FEMMINILE

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E se non arriva quella giusta?

-Così?- Mario  Paluan Ritratto da Matilde.jpg-Eh, così!. …- -Gira un po’ la testa…non così tanto! Di meno.-
-Così?- -Non muoverti. Ci metto un minuto.- -…E poi me lo dai? Il ritratto me lo dai?- -Ma sì!- -Mati?- -Eh? Che c’è? -E come faccio a riconoscere che è lei?- -Lei chi?- …-La ragazza di cui…sì, quella che…- -Ah! Oh lo capisci, masnà! Ti tremeranno le ginocchia! Ma che fretta c’è? Lo capirai quando arriva, mica è per forza o che devi stare lì ad aspettarla. Quando arriva arriva, com’è successo per me ed Aldo. Ci siamo trovati ma non andavamo a cercarci.- -…Mati. – -Dimmi…Che c’è? Gira un più a destra il busto, ecco così.- -E se non arriva?- -Chi non arriva?…La ragazza?- -Eh…- -Ma sì che arriva, figurati se non arriva! Basta che non ti fermi alla prima oca.- -La voglio bellissima. Coi capelli che sembrano oro o magari neri come il carbone, ma bellissima, eh? Sarà così? Però, e se ha avuto altri prima di me e io mi innamoro lo stesso?- -Eh! Oh! Non sarà la fine del mondo. Però c’è tempo. Mica se non è più vergine è da scartare. Uehi! Non scherziamo. Ci sono amori in seconde nozze che durano una vita, sai? Ma mi sembra un po’ presto a quindici anni, no? E poi quella adatta a te devono ancora inventarla…che sei così difficile!- -Sì, quando capita dici che me ne accorgo?- -Eccome se te ne accorgi. Senti i campanelli suonare.- -Che campanelli?- -Faccio per dire. Pensa che quando ci siamo dati il primo bacio con Aldo ci siamo dati una zuccata! Mica nessuno ce l’ho ha insegnato. Non come oggi che sapete già tutto…non è vero?- -Sì, …quasi tutto.-

Non so quante volte ci sono andata a Castel Boglione

Immagine 25 luglio 128.jpgLa chiesetta sembra più la dimora di un casellante e ha pure il suo minuscolo campanile che sembra un camino. -Faccia lei, che è brava.- mi ha detto il parroco. -Vorrei far entrare la natura in chiesa.- Gli dico, – I fiori, l’erba la frutta, tutto un prato.-
-E Sant’Antonio?-
-Anche lui, certo, che tiene in braccio il Bambin Gesù.-
-Che bello.- Dice il prete. -Così mi piace.-
-E poi ci mettiamo la gente in preghiera, che dice padre?-
-E gli angeli no? –
-Anche gli angeli! Certo. Grandi, con due ali grosse così! E anche con i piedoni! Proprio degli angeloni.- Il prete si mette a ridere.
-C’è spazio per i giovani? Sa, coi tempi che corrono…-
-Oh! Ma certo, Una coppia che si tiene per mano e che passeggia per i campi e sta per entrare in chiesa.-
Immagine 25 luglio 127.jpg-Così va bene.- Immagine 25 luglio 140
-Ah! E in mezzo all’erba ci mettiamo cani e conigli.- L’uomo mi guarda perplesso.
-In chiesa, delle bestie?-
-Perché le bestioline non sono anche loro creature del Signore?-
-…Certo, certo. Va bene. Faccia lei. Che sa il suo mestiere.-
Eccola la mia chiesetta, tutta affrescata. Un tripudio di natura e di semplice religiosità. Così Immagine 25 luglio 135.jpgsono una frescante anch’io.

Dipingo sui muri delle chiese. L’offerta della natura, del sole, con grosse ortensie, fiori di campo e i miei terrier. Oltre al mitico Gin Gin che ormai non c’è più ne ho altri che si chiamano Mylord, Gil Blas, Panda e Plon Plon. Scene gioiose voglio dipingere, di una perenne primavera, e l’umile preghiera dei contadini, con l’offerta e la proposta di semplicità all’uomo che fa Gesù….se mai c’è un Gesù.

Brano tratto da EXTRA LIMEN di prossima pubblicazione

Eccolo il Romito, inconfondibile, a due passi dalle caverne

Un punto giallo e marrone in mezzo alla campagna. La nostra casa, il Romito, come si vede per uno che viene da Moleto. Sembra la dimora delle fate.
LA CASA DI TUFOOrmai fa parte del paesaggio, è inclusa nella memoria geografica e storica del luogo e anche in quella di molta gente. Mi piace pensare che sarà sempre così. Anche quando non ci saremo più. Un riferimento per tutti coloro che ci passano davanti e che la vedono apparire e poi sparire dietro un dosso per poi riapparire ancora, come fosse una barca sull’onda. Lì c’è la casa di Matilde Izzia e di suo marito. La grande pittrice e il famoso storico. Dirà qualcuno un giorno. Oh! Ma quand’è che finisco di sognare? Le cave di tufo che si mangiano la collina sono alle spalle di chi guarda, come le caverne dei Saraceni, nella valle del Guaraldi, con quella vicenda che alimenta la leggenda non finendo di attirare curiosi e appassionati di storia e sulla quale tanto ha ricercato e scritto Aldo.

 

Mario è venuto al Romito a Natale. Non la finiva più di farsi meraviglia

Non se ne sarebbe più andato via. Siamo diventati amici. Abbiamo passato ore in “fratellanza di spirito” parlando fitto fitto, io e lui, di arte, letteratura, di tutto.
7-

Anche ad Aldo piace, e si sa, che detto da lui è già un miracolo. Cosa farà Mario da grande? Chi lo sa? Per adesso studia da tecnico aeronautico ma ce lo vedo poco su quella strada. Aldo gli ha fatto anche l’oroscopo e lui non stava più nella pelle perché voleva sapere quello e quell’altro e se nel futuro  avrebbe viaggiato e scritto libri e quando si sarebbe innamorato perdutamente.  -La tua è proprio una fissa,- gli ho detto, ma goditi la vita con le tue pulzelle, mica ti devi fidanzare subito! Mi ha chiesto se quando gliene piace una di pulzella, deve donarle un mazzo di rose rosse!  Una! Esclamo. Ne basta una di rosa, ma non era convinto. Mi piace considerarlo come un fratello, l’amico giovane, a volte strambo, afflitto da un “male oscuro” come dice lui, con fare ispirato e toni melodrammatici e allora se lo sente Aldo gli sibila qualche strofa  mandata a memoria che lo fa trasalire: Osare l’inosabile, questo è il mio scoglio, oppure: Ciò che fingo d’essere e non sono, o anche: Gigi son triste stasera, fammi un cocktail di sette colori che divenir mi faccia arcobaleno!  E poi si faceva ripetere da Aldo: Non pianger bambino ma vivi contrito seppur desideri morir vestito….E lui, perplesso, dice che deve meditare. Ma su cosa meditare! Prendi la vita come viene! Che sei così giovane! Gli diciamo entrambe. Ho visto che è rimasto colpito da alcune mie tele,  va a istinto e ha le sue preferenze in pittura. Gliene regalerò qualcuna, se continueremo a frequentarci, come non ho motivo di dubitare. Quelle che lo hanno più colpito sono il nudino rosa addormentato e certi ritratti di giovani modelle.

Gin Gin e la biscia

Se stesse fermo! Invece ha l’argento vivo addosso.

Eh? Gin Gin. La biscia nell’erba va a prendere. Uhiiih!|! Eh!? Che Tapela! Povera biscia, l’hai ridotta proprio male!  eh Gin Gin. Che baraonda avete fatto! Dov’è adesso? L’hai portata nel fosso. Stecch1-1ita! ….Devo dar l’idea della lotta, il cane con la biscia in bocca, come ha fatto l’altro giorno, peccato che non abbia vista la scena Aldo. Diventerai famoso Gin Gin, facciamo un bel quadro con te e la biscia. Non ha paura di niente, figuriamoci di una serpe. La lotta tremenda! Brr! Dov’è l‘altro quadro col cane? Devo averlo riportato indietro da via Cigliano…fammi controllare, ma dove l’ho messo? Ah! Sì!  Eccolo qua.  Gin Gin e il bimbo col cerchio. E tanta serenità, perché ne abbiamo bisogno io e Aldo. Perché è un periodo mica tanto tranquillo. Mi piace ‘sto quadro, mica male. Il bambino più piccolo sullo sfondo, volevi giocare con lui? Ma no! Te stai alla larga dai bambini. Ti annoiano subito. Il bambino gioca col cerchio…chissà se si usa ancora il cerchio e te giochi con la palla. Rossa la facciamo la palla, che gialla non mi convince, ecco. A ognuno il suo gioco e poi una bella nuvola rosa, che ci porti buona fortuna la nuvola, perché ne abbiamo bisogno io e Aldo per il suo lavoro, perché per lui è un periodo mica tanto per la quale. Fra un po’ verrà a trovarci anche Mario, un mio ex allievo, una sagoma, davvero un bel tipo, con una testa tutta particolare. Mario continua a chiedermi quando si innamorerà, e come si fa a riconoscere quando uno è innamorato. Ma si può? Te ne accorgerai, gli dico, oh sì, vedrai se te ne accorgi.

Museo civico di Moncalvo 4 giugno – 31 luglio 2016

DONNADONNE – ARTE AL FEMMINILE  

Una selezione delle opere di Matilde Izzia di Ricaldone allestita da A.L.E.R.A.M.O. onlus per il Museo civico di Moncalvo

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Gli sguardi analitici di Claudio Martinotti Doria. Un “uomo contro” del Monferrato

Contro l’ipocrisia, il vuoto cerebrale eletto a potere, contro le convenzioni e la mortificante massificazione della (in)cultura vigente

Per questo vi segnaliamo lui e il suo blog. Si potrà non essere d’accordo con certe sue opinioni, ma il suo blog va sottolineato, anche perché,  chi è  fuori dal coro come lui, ha sempre qualcosa di genuino e di inedito da sottoporre, senza remore o tentennamenti, contro verità date per certe.  Un “grillo parlante” che non ha timore di esporsi dicendo come la pensa su come stanno le cose, ma sempre con documenti e prove ineccepibili alla mano.

Cultore di storia locale, attento agli eventi riguardanti la sua terra: Il Monferrato. Uno a cui piace spaccare il capello in quattro per amore del vero. E che si batte per contrastare la vastissima zona grigia dell’insipienza e dell’arroganza al potere.  Ma i commenti e le indagini di Claudio si basano sempre su fatti reali documentati, per cui, chi vuole reagire alle monoverità preconfezionate dalla convenienza e dalla politica, fa bene a seguire il suo blog.   Cavalieredimonferrato

Leggiamo cosa scrive  su Casale News http://www.casalenews.it/ a proposito del suo amato Monferrato:

…La Storia, così come il territorio e le sue genti che l’hanno vissuta e ne sono spesso ignoti ed anonimi protagonisti, meritano il massimo rispetto, occorre pertanto accostarsi ad essa con umiltà e desiderio di apprendere e servire. In questo caso si tratta di servire il Monferrato, come priorità rispetto a qualsiasi altra istanza (personale o di campanile), riconoscendo il valore di chi ci ha preceduti e di coloro che hanno contribuito a valorizzarlo, coinvolgendo senza preclusioni tutte le comunità insediate sul territorio del Monferrato Storico, affinché ognuna faccia la sua parte con una visione d’insieme ed un’unica coesa identità storico-culturale condivisa. Se ci si limita a piccole porzioni del Monferrato, per quanto significative, si è perdenti e dispersivi in partenza.

Sarà un percorso lungo e lento ma è l’unico percorribile se si vuole agire veramente per favorire il Monferrato Storico e proporlo con successo come un’unica entità territoriale turistico culturale ed economica…

Cavalieredimonferrato

Una volta tanto la fortuna si è tolta la benda

fornaca edo marioLorenzo Fornaca è figura di spicco nel panorama dell’editoria piemontese, uno degli ultimi “cavalieri” della carta stampata rimasti in Italia e che fa ancora oggi le cose per passione

Ebbene sì, esistono ancora queste figure fuori dagli schemi e dalle mode. Prima ci va la passione, poi la ricerca e la competenza. Se poi viene il guadagno ben venga anche quello. È solito affermare Lorenzo Fornaca. Egli ama ricordare che lettori e estimatori, ancora oggi numerosi, nonostante i tempi ingrati di crisi, considerano le sue opere pezzi unici, prestigiose testimonianze da collezionare che hanno un “sapore” originale e che appassionano nonostante l’onda travolgente di internet.  Ci piace immaginarlo nella sua virtuale bottega astigiana, fucina di idee e di proposte, mescolare i suoi ingredienti come si faceva una volta. Dal suo capace archivio talvolta emergono immagini singolari come questa.

In compagnia del favoloso Omar Sivori, durante una partita amichevole, sivorima molto combattuta. I campi di calcio hanno perso un possibile campione ma l’editoria ha guadagnato un editore unico, e nostro amico. Una volta tanto la fortuna si è tolta la benda.

La Cina di Chiara Rigoli. Medusa lessa a pranzo, lombrichi fritti a cena. Un’astigiana oltre la Grande Muraglia

cinaChiara Rigoli è nostra amica e segue tutte le iniziative editoriali che promuoviamo con l’amico Lorenzo Fornaca. Non ci siamo mai incontrati perché lei vive ad Asti, io a Milano. E siamo sempre indaffarati. Dirige un bel sito di valorizzazione del territorio piemontese che si chiama Astigiando e che si occupa di cultura, arte, bellezze del territorio, turismo e altro. Con lei condivido l’amore per la sua splendida terra monferrina

Qualche anno fa si è recata in Cina per lavoro e adesso vi faccio leggere cosa scrive. Ci troverete qualche utile consiglio se dovete recarvi là. 

Un assaggio del grande Paese di Chiara Rigoli

La prima volta ho vagato per alcuni giorni. Mi sentivo un pesce fuor d’acqua, completamente smarrita. Asti e Hong Kong hanno poco in comune. Si tratta di un altro pianeta e il primo impulso per chi si trova in questa dimensione, scagliata verso il futuro, è quello di rimpiangere le nostre città che sono ancora a misura d’uomo, in cui si può passeggiare con gli amici per il centro scambiando qualche chiacchiera. Le dimensioni e le atmosfere del famoso film Blade Runner a Hong Kong sono di casa e il Palio di Asti è solo un pallido ricordo. Hong Kong è britannica e cinese allo stesso tempo e le due anime si incontrano e si scontrano costantemente.

Qui hanno sfruttato ogni metro quadrato rubando spazi alla foresta tropicale: il cemento dilaga e combatte contro la natura, che pare soccombere. Grattacieli ovunque. Come funghi. Raramente grattacieli singoli, piú spesso sono gruppi di cinque, dieci e talvolta ancora più numerosi; tutti uguali, stretti uno all’altro, costituiscono una teoria d ininterrotta, sorta di enormi, brulicanti formicai, con migliaia di appartamenti piccolissimi. Gli enormi viadotti passano a mezza altezza a pochissimi metri dalle finestre dei grattacieli. Hong Kong patisce l’affollamento tipico delle cittá cinesi: nelle strade, nei centri commerciali, nella metropolitana. Ci sono cosí tanti pedoni per strada che i marciapiedi non bastano a contenerli. Formiche compresse nei loro formicai. Scontato chiedersi quanti sono questi cinesi. Ma come fanno a essere così in tanti? I percorsi per i pedoni si trovano spesso al “primo piano” su appositi viadotti, completamente isolati dal traffico cittadino che scorre sotto. Per lunghi tratti i viadotti passano all’interno dei grandi centri commerciali: una manna per i pedoni che godono dell’aria condizionata e sono protetti dal sole cocente di Hong Kong, e va bene anche per gli affari dei negozianti. Il sistema di mezzi pubblici di Hong Kong  rasenta il prodigio, con un’integrazione perfetta fra treno, metró e traghetto, ma anche qui l’affollamento é spaventoso e colpisce il viaggiatore occidentale. Fra le cose che probabilmente sono rimaste invariate ad Hong Kong da quando era colonia britannica ci soni i tram a due piani.

Cinesi contro cinesi, ma solo per gioco. Accade in metrò di vederli fissare i loro aggeggi tecnologici portatili e giocare uno contro l’altro. Allo cinastesso tempo nei parchi, gruppi di Cinesi fanno Tai chi: l’antica ginnastica di gruppo fatta di movimenti lenti al ritmo di musica orientale.
Hong Kong è ormai cinese ma non è vera Cina. Basta vedere il rigido controllo alle frontiere, il filo spinato e i soldati con il mitra per capire che Hong Kong è tuttora un’oasi nel panorama cinese.
Qualcosa non va al mio passaporto, dice il soldato cinese nella sua lingua. Panico. E se mi rimandano indietro? Penso. Interminabili minuti in cui ti senti smarrita e in balia di una burocrazia fantomatica e misteriosa. È capitato a me qualche interminabile minuto di controlli e poi ti fanno passare la frontiera: non lo auguro a nessuno!
Ma una volta passato il controllo dell’immigrazione, è Cina per davvero: ecco infatti Lo Wu a Shenzhen. Il treno che porta verso la frontiera é sempre molto affollato, tutti vanno a fare shopping a Lo Wu. A Hong Kong il costo della vita e quindi delle merci, sebbene inferiore al nostro, é superiore a quello del resto della Cina, perciò è conveniente comprare nella Mainland China. Shenzhen è la prima città cinese che incontri uscendo da Hong Kong e Lo Wu è un grandissimo centro commerciale cinese in cui si vende di tutto in centinaia di minuscoli negozietti.

Shenzen è la città-miracolo creata per volere di Deng Xiaoping negli anni ’80 come Zona Economica Speciale (in pratica un posto in cui le regole comuniste non valgono, e il governo cinese chiude un occhio e, se serve, anche l’altro, per lasciare mano libera agli imprenditori) strategicamente a ridosso di Hong Kong, in modo da attirarne gli enormi capitali. Shenzhen é passata da un borgo di pescatori a una cittá che oggi ha 11 milioni di abitanti. E stiamo parlando degli abitanti legali; i clandestini, provenienti dalle campagne della Cina e dai paesi del Sud-Est asiatico per prendere parte a questo miracolo economico e quindi sperare in una vita migliore, sono stimati in almeno 3 milioni. Le differenze con Hong Kong sono evidenti: quasi nessuno parla Inglese, devi fare attenzione ai bagagli, e poi finalmente incontri la vera cucina cinese non solo nei ristoranti ma anche nei chioschi per la strada. Niente di simile a quella che abbiamo in Italia, diversi anche da quella nei ristoranti di Hong Kong che si adattano ai gusti dei turisti.

Ovviamente non ti devi far troppe domande sulla pulizia e sull’origine del cibo: se sei schizzinoso: mangia senza chiedere troppi dettagli. Meglio se sei accompagnato da un cinese di fiducia che indirizza le scelte. Ristoranti, localini, padiglioni, capannoni, baracconi, bancarelle, chioschi, friggitorie ambulanti e tende di ogni dimensione dove specialità di tutti i tipi a prezzi convenienti saranno pronte a farsi degustare. Si mangia dappertutto e in continuazione. I pasti vengono considerati un importante rituale di gruppo, dove ognuno con i propri bastoncini può raccogliere il cibo da diversi manicaretti comuni. Molto comuni sono i ristoranti senza porte, quelli a gestione familiare, anche nei cortili delle abitazioni tradizionali, che si scovano addentrandosi nei dedali di vicoli e nelle viuzze secondarie; di norma sono frequentati dagli abitanti del luogo e preparano porzioni molto abbondanti, ma non dispongono di un menù in inglese.
I ristoranti più grandi dispongono di acquari dove potete scegliere il pesce che più vi piace che verrà direttamente pescato per voi, macellato e preparato. I cuochi cinesi spesso infatti cucinano davanti a voi quello che scegliete di assaggiare. L’arte culinaria cinese ha come obiettivo anche la valorizzazione di ogni tipo di alimento, e non è costretta da alcun divieto di tipo religioso. Cibarsi di medusa, serpente, vespe, api, cavallette, lombrichi e vermi, carne di cane, gatto, scoiattolo, topo, pangolini (un tempo anche scimmia) e altri animali, lontani dall’essere considerati alimento dalla cultura occidentale, è cosa comune e naturale; la tradizione ritiene che questi animali conferiscano forza e vitalità, in certi casi sono indispensabili per la salute del corpo, inoltre cibarsene è un sano esercizio del gusto. La carne preferita è quella suina, seguita da quella di pollo, da quella bovina e da quella di capra. Non risparmiano nessuna parte degli animali, preferite sono code di maiali e zampe di galline, per preparare piatti e pozioni di medicina tradizionale. Molto usate sono tutti i tipi di verdure cucinate o servite sminuzzati e crudi, con radici di vario tipo amalgamati con salse piccanti e non. Sempre presente in ogni tavola cinese è il riso, il più delle volte senza sale e in bianco, usato come il pane per gli occidentali; mentre la pasta, preparata con grano tenero, è abbondantemente condita con carni e varie verdure. La soia ed i suoi derivati hanno un ruolo molto importante. Le portate non hanno un ordine tradizionale come avviene in Occidente, sono servite tutte assieme in piatti distinti.

foto e testi di Chiara Rigoli   Astigiando