c’era sua Maestà il re Ooni?

Straordinaria, altre parole sarebbero limitative e non riuscirebbero a definirla. Dorme a occhi aperti? Sogna? Medita? O è semplicemente trasognata? Tutto questo, insieme. È la sua espressione assorta a suggerirlo. Forse attende visite e noi non possiamo deluderla. E così ci rechiamo a trovarla, attirati dal suo fascino, quasi dovessimo rispettare un impegno, come se fosse una persona vivente ad attenderci e non una statua, rendendo omaggio alla sua eccezionale avvenenza, alla sua fascinosa maestà, alla squisita fattura e all’enignatica espressione del volto. La nostra visita al British Museum non è casuale, ma un pellegrinaggio continuativo verso una meta precisa: un soggetto che incarna la pura Bellezza, insieme alle altre due meravigliose ancelle. Si tratta della Regina Madre del sedicesimo secolo esposta al British Museum. Una scultura in bronzo di eccezionale fattura che mai ci stancheremo di ammirare e considerare sotto molteplici aspetti. Insieme a un “lotto” di sculture bronzee che coprono un’intera parete, gli arcinoti bronzi del Benin che, reclamati legittimamente a viva voce, dovrebbero rientrare in patria, nella loro Nigeria natale. Sin qui l’omaggio scontato e dovuto e il riconoscimento di una bellezza misteriosa e senza tempo, ma volendo prendere spunto da ciò che la regina rappresenta e ispira e per approfondire un tema importante che ci sta a cuore, occorre riferirsi anche alla diversa origine, significato e interpretazione della Bellezza nella sua patria d’elezione (riconosciuta): Grecia e Italia. Punti di riferimento indispensabili per capire l’arte dell’altrove.

Se fascino e bellezza da millenni si esprimono in Europa attraverso statue di marmo, bronzi, legno e creta riscuotendo ammirazione ovunque, è altrettanto vero che l’arte africana nelle sue espressioni più alte, come dimostra la testa della regina nigeriana, allude con tutta evidenza a un’idea di bellezza universale e comprensibile da tutti e ovunque come si trattasse di una Venere greca o una Venere del Botticelli, ovvero si supera il soggetto significante rimanendo inalterato il comune significato: l’incantamento che emana dalla Bellezza. Non è ozioso pensare che l’artista nigeriano dei secoli scorsi, agendo sotto gli stimoli delle medesime pulsioni creative dell’omologo europeo sia stato “facitore di bellezza” ossia di un linguaggio universale comprensibile da chiunque. Non c’è alcun dubbio. La regina qui incarna anche la Bellezza universale, al di là del significato intrinseco dell’opera d’arte, in Europa la nostra Afrodite, in Africa regine, re e guerrieri e animali rituali.
Da rimarcare che in alcune maschere, come la Maschera-pendente della regina madre, Edo, scolpita nell’avorio risiedono altri significati, esse suggeriscono infatti lo sconfinamento in un mondo sicuramente spirituale, trascendente, dislocato al di là della dimensione realistica, un mondo fascinoso, ipnotico, pertinente al magico, annidato nella mente umana: Maschere e sculture nigeriane sono a testimoniarlo. La Bellezza nei suoi esiti più alti, come nel caso dei Bronzi del Benin, ha una funzione di estremo rilievo, una funzione catartica, rassicurante, se vogliamo, non pertinente ai capitoli artistici dell’arte europea. Ci suggerisce che arte e bellezza fanno parte di patrimoni indistinguibili, “fluidi”, comuni a tutte le genti. Patrimoni fruibili da ognuno, pur nella diversità dei significati, dei luoghi e delle tecniche di produzione. “Fruire” per così dire, o apprezzare “quella” bellezza, ovvero quella emanante da realizzazioni di altri popoli e culture che poco hanno da spartire con la nostra, significa avvicinamento, comunione nel sentire, e soprattutto comprensione dell’altrui. La funzione della Bellezza è dunque medicamento insostituibile, significa parlare una stessa lingua, esprimersi e comprendere attraverso le stesse emozioni, lo stesso stupore e desiderio di capire l’Altro. Per questo fra una statua di Afrodite e un bronzo nigeriano c’è davvero poca differenza.

Ma quella Bellezza occorre che si faccia linguaggio. Che interpreti  il presente per edificare il futuro della Nigeria e dell’Africa tutta che non può e non deve essere “solo” economico. Un linguaggio ispirato  che restituisca l’unicità rinnovata di questo Paese. Un linguaggio osmotico, ponte tra popoli, civiltà e culture assai diverse fra loro. Quella nuova lingua deve poter escludere le trascorse sopraffazioni, mettendo all’indice le umiliazioni del passato. Senza acrimonia deve esigere il dovuto non solo in termini economici per cancellare gli odiosi, barbarici colonialismi di cui è stata vittima. E per impedire il risorgere di altri più subdoli. Un linguaggio, infine, originato dall’emozionante  vista della testa della Regina Madre (XVI sec.) Benin-Nigeria, delle due teste Oba che le fanno da ancelle. E della testa del re (Ooni-14-early 15 sec.) Un nuovo idioma per il popolo nigeriano alla ribalta del futuro. Il nuovo Rinascimento africano, come quello verificatosi in Italia, e poi in Europa, oggi sulle rive del Niger? Perché no? 

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