inveivo contro i sacchetti di plastica?

Nulla è mutato, se mai peggiorato, perché son passati dieci anni inutilmente da quando scrivevo: LA PLASTICA UCCIDE e adesso lo ripeto: LA PLASTICA UCCIDE e continua a farlo. E tu e io cosa facciamo?
Dal sito di Legambiente di qualche tempo fa , leggo: Una petizione per dire Stop ai sacchetti di plastica, in nome del rispetto per l’ambiente dell’Italia e del pianeta, e tutti i numeri sugli shopper e i loro danni alle specie viventi sono stati presentati a Milano da Legambiente in una conferenza stampa.

I primi 1.500 cittadini che hanno firmato sul web – ha dichiarato Andrea Poggio, (anni fa) vicedirettore di Legambiente – non chiedono solo a governo e negozi di decretare la fine dell’inutile orgia di plastica a perdere, ma si impegnano individualmente a farne individualmente a meno. Ci attendiamo ora l’adesione dei volontari di Puliamo il Mondo. Il sacchetto di plastica è l’emblema dell’economia dello spreco, la sporta o il sacchetto elegante riutilizzabili sono tornati di moda: milioni di tartarughe, pesci e uccelli marini ci ringrazieranno. La petizione – può essere sottoscritta online su   www.legambiente.it Proveremo a mantenerci lontano dalle polemiche e dalla campagna di stampa a cui accenna il comunicato stampa di ottobre 2010 della UNIONPLAST, a proposito degli shoppers: Messa al bando dei sacchetti di plastica, confutando ciò che essa sostiene. Anche noi abbiamo ricevuto il comunicato della UNIONPLAST e rispondiamo. La prima affermazione tanto perentoria quanto provata è che: La plastica uccide. La seconda è che la plastica uccide perché indistruttibile.

La valorizzazione del fine vita: riutilizzo, recupero di energia, recupero di materia a cui si riferisce UNIONPLAST non soddisfa e anzi allarma coloro i quali vorrebbero arrestare la folle corsa all’impiego della plastica di consumo. La plastica uccide e per distruggerla occorre introdurla negli inceneritori che a loro volta inquinano, liberando in atmosfera particelle non proprio salubri che fanno ammalare. Riutilizzare i sacchetti per ricomporre la materia: Chi lo fa? E in che percentuale?  E così la plastica fa morire gli oceani, il plancton, i pesci e alla fine l’uomo. Cose dette e ridette fino alla nausea. La plastica senza clamore, a distanza di anni continua a uccidere. Davvero continuiamo a nasconderci dietro alle assenze di decreti approfittando di legislazioni carenti in materia a livello europeo? Gli shoppers uccidono. Non esistono recuperi efficaci contro il loro diffondersi, essi vanno, vuoti o pieni, a finire in discarica, che sono già ricolme di plastiche diverse fra loro e cioè non assimilabili, quindi difficilmente recuperabili. Ma se è ormai impossibile rinunciare all’impiego della plastica: le plastiche “nobili” ci accompagnano ovunque, dai veicoli ai mobili, dalle imbarcazioni ai velivoli, materiali ormai divenuti insostituibili, per i prodotti di consumo invece: bottiglie, shopper, flaconi contenitori usa e getta per alimenti, solo per citarne alcuni, quelli che vanno a ingolfare gli scaffali dei supermercati, per capirci, il discorso cambia e ne chiediamo il bando.

E non c’è carenza legislativa a giustificarne ancora l’impiego. Sarebbe come nascondere il mostro dietro una foglia di fico. Quel tipo di plastica uccide la vita e questo deve essere detto senza tema di smentite. Essa inquina gli oceani, rilasciando una melma difficilmente visibile, che galleggia in superficie, una palude di fanghiglia plastica che ammorba l’ecosistema degli oceani. Mettere al bando i sacchetti di plastica e le confezioni usa e getta non è un capriccio di ecologisti isterici, sempre pronti a urlare: dagli al mostro! ai danni di chi opera nel settore della lavorazione della plastica, ma un imperativo anche se, come recita il punto 3 del comunicato UNIONPLAST: Non esiste nessuna direttiva europea che preveda la messa al bando del sacchetto di plastica. Gli shoppers uccidono. Non esistono recuperi efficaci contro il loro diffondersi, essi vanno, vuoti o pieni, a finire in discarica, che sono già ricolme di plastiche diverse fra loro e cioè non assimilabili, quindi difficilmente recuperabili. Ma se è ormai impossibile rinunciare all’impiego della plastica: le plastiche “nobili” ci accompagnano ovunque, dai veicoli ai mobili, dalle imbarcazioni ai velivoli, materiali ormai divenuti insostituibili, per i prodotti di consumo invece: bottiglie, shopper, flaconi contenitori usa e getta per alimenti, solo per citarne alcuni, quelli che vanno a ingolfare gli scaffali dei supermercati, per capirci, il discorso cambia e ne chiediamo il bando. E non c’è carenza legislativa a giustificarne ancora l’impiego.

Oltre alle parole mi affido ai numerosi documentari che appaiono su youtube. Il messaggio è chiaro, la plastica (quel tipo di plastica) uccide, l’enorme isola di detriti in mezzo all’Oceano Pacifico si allarga, da decenni inghiottendo la vita. Forse è meglio studiare rapidamente valide alternative. L’UNIONPLAST e tu che mi stai leggendo non siete forse di questo avviso? Caro blogger che mi leggi, sarebbe gradita la tua idea.

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