c’era Civita di Bagnoregio?

Te dirai: Ma c’è ancora! Appunto, ancora! Ma per quanto?! Se ce l’avessero sul loro territorio Inglesi, Francesi, Tedeschi eccetera ne sarebbero orgogliosi e probabilmente si sarebbero dati da fare per salvarla. Ma noi no. C’è da dire che noi, più di altri, subiamo terremoti, danni da industrializzazione, inquinamento e cementificazione selvagge, incuria, e poi ci sono suoli franosi per cui le meraviglie in sfacelo non si contano, ogni genere di calamità preferisce abbattersi sul BelPaese per manifestarsi. Eppure la città è bella, struggente, indifesa, corrosa dal tempo, aflitta dai malanni che si porta appresso il “progresso” col miraggio, appena trramontato, dell’urbanizzazione. Rimane il fatalismo, il patetico darsi da fare di qualche volenteroso residente che auspica piani per il futuro per salvare l’affascinante moritura. Sarà così? Volontà di pochi, distrazione dei molti che potrebbero fare qualcosa per evitare il disastro. A cominciare da chi ci governa. Però ci sono i tiranti, migliaia di tondini di ferro che tengono insieme le budella della città che altrimenti si sfascerebbe prima. L’ho visto pochi giorni fa il servizio, il giornalista della BBC con un cappellino di paglia in testa (chissà perché?) forse per burla? per metter sul ridere una situazione drammatica che fa dire a qualche smarrito residente: Speriamo! Speriamo di salvarla. Apriamo un nuovo capitolo! Quale capitolo? Ma io non ci sto, non mi rassegno e strepito, un po’ come faceva Pierpaolo Pasolini, inascoltato grillo parlante antisistema. E allora se non siamo capaci di salvarla diamola al mondo, facciamo partecipi le centinaia di migliaia di turisti che pagano cinque euro per poter vedere l’illustre malata. Diamola a loro, se lo meritano. Ma davvero non c’è medicina che possa salvarla?! Ma davvero fra le meraviglie high tech non c’è qualcosa di rivoluzionario che possa aiutarla a sopravvivere? Dico: a sopravvivere, perché il borgo è il fantasma di se stesso. Sette abitanti che la abitano, che non se la sentono di abbandonarla. Merito a loro.

Il suo tufo si sta sciogliendo, ha deboli radici su un costone di roccia fragile che poggia sul letto di un antico mare. Da italiano all’estero dico di no: i tondini di ferro nei suoi scantinati feriscono lei, feriscono me, e penso feriscano anche voi. Allora facciamo una colata di cemento per consolidarla, copriamola con una gigantesca cupola di plastica! Oppure demoliamola per farci una discarica! Sei inorridito?! Bene, siamo sulla strada giusta. La città è uno degli esempi più eclatanti di quello che rimane del nostro passato, ma se muore lei, moriamo anche noi, senza che ce ne rendiamo nemmeno conto! Diamola al mondo, allora, gli altri sapranno come salvarla e farla rivivere, noi non riusciamo a meritarla.

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