impazzavano i terribili cavalieri Kurgan?

LA STORIA PRIMA DELLA STORIA: SISTEMI SOCIALI A MODELLO DOMINATORE HANNO SOSTITUTO SISTEMI SOCIALI A MODELLO MUTUALE CONTRIBUENDO A MODIFICARE LORIGINARIO ORIENTAMENTO DELLE CIVILTA’ ANTICHE (e se ci fosse qualcosa di vero?)
Riane Eisler nell’opera Il Calice e la spada, fa un riesame delle conoscenze emerse dai nuovi ritrovamenti archeologici, sottolineando che ci possono essere società in cui diversità non implica necessariamente inferiorità o superiorità. La Eisler fa un riesame della società umana secondo una visione olistica dei sessi e formula una nuova teoria dell’evoluzione culturale.

Esistono due modelli base di società: il primo è quello dominatore cioè quello che viene comunemente detto patriarcale o matriarcale e cioè il predominio di una metà dell’umanità sull’altra; il secondo è quello mutuale, in cui le relazioni sociali si basano principalmente sull’unione e sulla collaborazione, dove diversità non significa né inferiorità né superiorità. Le società preistoriche, a cui possiamo associare l’immagine del calice contenitore di vita e nutrimento, erano ovviamente costituite sia da uomini che da donne con i loro limiti e caratteristiche; ma il problema fondamentale non è il fatto di essere maschio o femmina ma è l’uso che il sistema sociale fa del potere. Ad esempio, a partire dalla conquista indoeuropea ciò che viene idealizzato è il potere della spada, la virilità, la violenza, il dominio. Per molta gente è impossibile credere che possa esistere un modo diverso di strutturare la società umana, molti vivono nella non coscienza che il sistema simbolico è una costruzione teorica ed assumono come naturali aspetti che in realtà sono culturali. Per secoli abbiamo vissuto in un sistema simbolico che ci ha imposto con la fede o con la forza la sottomissione ad un’idea forte astratta quale può essere quella di spada, potere, nazione, dominio, patriarca (che di base è l’idea di Padre in tutte le sue accezioni di dominio, Dio Padre, idea di Nazione ecc.). Tutto ciò che è diverso da ciò che viene assunto come centrale in questa costruzione di pensiero gerarchica viene considerato inferiore, secondario. Alla base del fatto che la maggioranza delle persone dà per scontato, immutato e immutabile il sistema simbolico, storico e sociale in cui vive ci sono molti fattori, quali l’ignoranza, la mancanza di conoscenza, la pigrizia intellettuale, l’incapacità di porsi delle domande ma anche l’impossibilità di trovare delle risposte per la mancanza di una tradizione alternativa. Ci sono stati, oltre che uno studio secolare della civiltà a senso unico, vista più come storia dell’uomo e delle gesta dei grandi uomini e quindi la costruzione di una storia incompleta, monca; anche una spesso volontaria cooptazione, manipolazione dell’informazione storica a fini politici, economici, religiosi, comunque diversi da quelli di una ricerca intellettuale onesta. È importante riflettere sulle conseguenze che ha il modo in cui organizziamo i rapporti fra le due metà dell’umanità, quella maschile e quella femminile, sulla totalità di un sistema sociale. La maniera in cui strutturiamo il più importante dei rapporti umani, senza il quale la nostra specie non potrebbe esistere, esercita un’influenza determinante sulle vite individuali, sui ruoli quotidiani e sulle scelte di vita, sulle istituzioni, sui valori e sul corso della nostra evoluzione culturale. La disputa sull’esistenza o meno del matriarcato in tempi remoti, sembra dipendere più dal nostro paradigma prevalente che da una qualunque testimonianza archeologica.

Nella nostra cultura, costruita sull’idea di gerarchia e di classificazione e sul concetto di gruppi contrapposti, vengono enfatizzate le differenze rigide, o polarità. Il nostro è un pensiero dicotomico se non è questo è quello, che fin dall’antichità, secondo i filosofi, avrebbe potuto portare a un travisamento della realtà. Anche se consideriamo da un punto di vista strettamente analitico o logico la supremazia della Dea, e con essa l’importanza dei valori simbolizzati dai poteri di nutrimento e rigenerazione che s’incarnano nel corpo femminile, non si giustifica la deduzione che a quel tempo le donne dominassero gli uomini. Anche se le donne svolgevano un ruolo forte e importante nella vita e nella religione della preistoria, non per questo gli uomini dovevano necessariamente essere considerati e trattati come sottoposti. Tanto gli uomini che le donne erano figli della Dea, oltre che figli delle donne a capo delle famiglie e dei clan. E se ciò sicuramente dava grande potere alle donne questo potere doveva essere più vicino alla responsabilità e all’amore che all’oppressione, al privilegio, alla paura. Una concezione dell’autorità molto differente da quella che tuttora prevale. Certo non sempre ci si atteneva a questa idea del potere come elargizione, poiché queste erano società di gente in carne e ossa, non utopie. In ogni caso questa concezione dell’autorità era l’ideale normativo, il modello da emulare per uomini e donne, una società mutuale in cui nessuna delle due metà dell’umanità domina l’altra, e in cui diversità non è sinonimo di inferiorità o superiorità. La direzione dell’evoluzione culturale, e quindi anche il fatto che un sistema sociale diventi bellicoso o pacifico dipende dal tipo di struttura sociale mutuale o dominatore che si possiede. Dedico alcuni post a questi argomenti perché, se non altro, mi sembrano interessanti e stimolanti. Una via ci deve pur essere all’attuale degrado. Tu cosa ne dici? E se ci fosse del vero in quello che scrive Riane Eisler?