ti emozionavi leggendo le sue pagine?

Nel 1947 gli hanno meritatamente conferito, anche il premio Nobel per la Letteratura con questa motivazione: “for his comprehensive and artistically significant writings, in which human problems and conditions have been presented with a fearless love of truth and keen psychological insight“.

Ti ricordi dell’emozione che davano le sue pagine quando André Paul Guillaume Gide scriveva: Mucchi di grano, canterò le vostre lodi. Cereali; grano fulvo; ricchezza in attesa; inestimabile provvista. Si consumi pure il nostro pane! Granai, ho la vostra chiave. Mucchi di grano, voi pure siete là. Sarete tutti mangiati prima che la mia fame sia saziata?….chicchi di grano, conservo di voi una manciata, la semino nel mio fertile campo e poi, a proposito di latte e formaggio: ...Quiete; silenzio; sgocciolio senza fine dai graticci su cui si riducono i formaggi…l’odore del latte cagliato pareva più fresco e più scipito…di un’asprezza così discreta e slavata che non la si sentiva che in fondo alle narici e gia più gusto che profumo….La crema affiora lentamente; si gonfia e si increspa e il latticello se ne spoglia…

Non mi è mai piaciuto riportare gli scritti di altri autori, ma quanto srive Gide in Nutrimenti terrestri andrebbe detto e ripetuto e insegnato nelle scuole, adottando l’opera come testo obbligatorio, anche se i cattolici avrebbero da ridire. Le sue affermazioni su Dio fanno riflettere anche se non posseggono la virulenza iconoclasta di quelle di Nietzsche: –la-responsabilità dell’uomo aumenta col diminuire di quella di Dio…La crudeltà è il principale attributo di Dio….. Comandamenti di Dio, avete reso dolente la mia anima…Fino a che punto ridurrete i vostri confini? Insegnerete forse che sempre più numerose sono le cose proibite?…Comandamenti di Dio, avete reso la mia anima malata, Avete cinto di muri le sole acque per dissetarmi…

Gide è un autore che andrebbe riscoperto, non tanto perché abbia avuto il coraggio durante un viaggio in Tunisia, Algeria e Italia, di portare avanti la sua liberazione morale e sessuale (lo ha già osannato la critica) ma per la sua sincerità e il suo ascoltare l’ultima parte di mondo che parla ancora di semplicità, autenticità, di nutrimento rustico, di cibo intatto da millenni e di cui l’uomo di allora poteva ancora disporre, ma non quello di oggi. ...Ogni fecondazione s’accompagna a voluttà. Il frutto s’ammanta di sapore; e di piacere il perpetuarsi della vita. Polpa del frutto, prova sapida dell’amore…e, a proposito delle fonti: Vi sono fonti che zampillano dalle rocce; Ve ne sono che si vedono sgorgare di sotto ai ghiacciai; Ve ne sonono di così azzurre che paiono piu profonde. …Piccole fonti assai semplici, che languiscono fra i muschi e i giunchi…Vi sono straordinarie bellezze nelle sorgenti; …vi sono straordinarie delizie a berle: sono pallide come l’aria, incolori come se non fossero, e senza gusto….Le gioie più grandi dei miei sensi sono state seti appagate. Gide è uno dei miei autori preferiti, soprattutto in Nutrimenti terrestri, per vari motivi. Gide, senza comprenderlo, vede un mondo che ha i giorni contati, le sue illuminazioni, la comunione con paesaggi naturali genuini e incontaminati è commovente, corrispondono a liberazioni ma noi oggi possiamo solo verificare la perdita di quel mondo da lui percepito e goduto, di quelle fragranze che ormai ci paiono sepolte, distrutte, perdute. Il nostro nuovo mondo si è riempito di pattume sintetico, indistruttibile, mortifero per la stessa nostra vita. Oggi Gide non potrebbe più scrivere il suo capolavoro. Perché oggi Gide, tanto per dirne una, non potrebbe piu scrivere : Ho bevuto dell’acqua quasi disteso sulla sponda dei ruscelli in cui avrei voluto tuffarmi, Acque che mai non han visto la luce; Acque straordinariamnete trasparenti, e che avrei voluto azzurre, meglio verdi…O campi bagnati d’azzurro! O campi imbevuti di miele! Prova a pensarci, dove sono oggi quelle acque e la loro purezza? Dove quei sapori antichi, intatti da secoli?

Quello che Gide non conoscerà mai, è la turpe. sistematica devastazione del nostro suolo, delle fonti, della ancora intatta natura di cui lui può disporre e godere a sazietà. La rivoluzione industriale con le sue scorie e detriti bussa freneticamente alle porte e il suo pattume non cessa nemmeno oggi di essere prodotto e diffuso, tutt’altro, esso sta crescendo a livello esponenziale. Ora, non dico che non ci siano più oasi sulla faccia della terra, zone franche o desertiche, campi incolti perché inservibili o abbandonati, o aree montagnose non calcate dall’uomo, ma certo non più incontaminate, quello che vedrà e sublimeà a Gide nessun uomo dopo di lui potrà farlo, così naturalmente, semplicemente. Oggi gli sarebbe impossibile scrivere: Scorta inesauribile! Zampillare d’acque. Abbondanza d’acqua nel profondo delle sorgenti…i paesi aridi si faranno ameni e tutta l’amarezza del deserto fiorirà . Scaturiscono più sorgenti dalla terra di quanta sete abbiamo per berle...Quanto si sbagliava Gide! E a te bastano questi dati? Sono del 22 marzo 2016 (non ho motivo di credere che il rapporto dopo 8 anni sia meno desolante, anche se posso ovviamente sbagliarmi)- Dati più che allarmanti direttamente dal Ministero della Salute: in Italia esistono ben 44 aree inquinate oltre ogni limite di legge, in cui l’incidenza di tumori sta aumentando statisticamente a dismisura. Nelle zone maggiormente contaminate, le malattie tumorali sono aumentate anche del 90% in soli 10 anni. Amen.

c’era l’uomo moderno? (2)

Anche l’uomo che scopre terre misteriose sembra aver fatto il suo tempo, Dopo Specke, Livingston, Carlo Piaggia, il romantico esploratore di fine Ottocento, tanto per capirci, dopo Conrad, Stevenson, London e Melville si torna a giocare in casa, ammirati e abbagliati dalla variegata umanità dipinta da Marcel Proust nei suoi arazzi casalinghi o inquietati dal naturalismo di Zola oppure sconvolti dal nuovo modo di narrare di Louis-Ferdinand Céline. Spetta a lui ricordarci che siamo sull’orlo del baratro e che, parafrasando il titolo di una sua opera, siamo solo all’inizio della notte e non al suo termine. Il viaggio è ancora molto lungo. André Paul Guillaume Gide proporrà una pozione magica per tutti gli uomini, vincendo anche, e con merito, il Nobel; il suo rimedio-diversivo invita ad ascoltare, a gustare, ad abbandonarsi all’abbraccio dei sensi, in grembo alla natura amica, ma è un palliativo, una scorciatoia che non dura. Anche perché, solo dopo qualche decennio, non ci sarà più la natura amica, ma solo natura avvelenata e minacciata. Il sentimento panico affascina nel suo I NUTRIMENTI TERRESTRI e tuttavia non basta, non colma la misura del

vuoto, la voragine che si è creata, la sua medicina è potente ma non cura il male. L’uomo dell’Occidente europeo, ovvero l’uomo ex illuminista, ex romantico, ex decadente, ex nichilista, ex esistenzialista ed ex rivoluzionario è rimasto nudo, e non sa uscire dai metaforici bidoni della spazzatura di Thomas Beckett. I motivi con cui nutrire progetti di futuro latitano. Il Dio tradito e rinnegato che tace sulla sua croce, nel suo ostinato silenzio non ha più voglia di rivelarsi all’uomo che lo respinge ormai da un paio di secoli, se ne sta in attesa e non ha ancora impugnato la frusta…ma la impugnerà mai la frusta? L’uomo dell’occidente vive anche sull’altra sponda dell’oceano. Affolla le opere di Erskine Caldwell, John Ernst Steinbeck Jr. William Cuthbert Faulkner, Nathanel West, Ernest Hemingway e Stephen Crane. Sulla sponda americana si parla un’altra lingua, si nutrono sogni di riscatto e di uguaglianza, almeno sulla carta. Da quelle parti l’uomo inconsapevole di sé, troncate le radici, riparte da zero, perché un altro tipo di seme è stato gettato, attecchendo. Fuggire la vecchia terra corrotta e compromessa, d’origine che non sa rigenerarsi e impalmare la terra vergine d’oltreoceano (senza pagarne l’affitto, tanto c’erano solo

pellerossa.) Ma chi c’è adesso sull’altra sponda dell’oceano? I nuovi protagonisti, le facce nuove, ovvero i personaggi delle opere degli scrittori di cui sopra, che, balza subito all’occhio, risultano essere creature parziali, immature, spaesate, se non proprio tutte squilibrate. Basti pensare a quel film simbolo GLI SPOSTATI del marito di Marylin, Arthur Miller, (e siamo già nel 1961!) pellicola diretta da John Huston con Marylin Monroe, Clarke Gable e Motgomery Clift e a UOMINI E TOPI. Il popolo bambino ospita personaggi ibridi, insicuri, smarriti, precari e disadattati, forse ne IL GIORNO DELLA LOCUSTA tocchiamo il punto più basso e significativo (stiamo parlando dei tipi umani che Henry Miller incontrerà nel suo IL TROPICO DEL CAPRICORNO. Mica le invento le cose. Leggi la recensione di liberi di scrivere sul libro di West, che conclude con: Il giorno della locusta è un libro complesso, e seppure breve, molti temi sono trattati, altri solo sfiorati o sottintesi. C’è un mondo travolto dalla povertà che la Grande Depressione ha portato in America, molti vanno in California a morire, un mondo alle soglie della Seconda Guerra Mondiale, in cui la violenza, che West profeticamente solo intuisce, si manifesterà in tutto il suo potere distruttivo.
Il messaggio è chiaro: il sogno americano è una sordida menzogna per addomesticare le folle e Hollywood è il simulacro imbiancato di questo tragico inganno.

Personaggi nuovi che si agitano in UOMINI E TOPI, LA VIA DEL TABACCO, IL GIORNO DELLA LOCUSTA, IL GIOVANE HOLDEN. L’uomo moderno fuggito sull’altra sponda dell’oceano, spinto da motivi “nobili” in realtà cerca nuova terra gratis e nuovi spazi per erigere torri e opifici che conquisteranno il mondo. Roba vecchia e risaputa. Per farlo, ebbro di whisky e di conquista, ha trascinato la sua sposa gravida fra mille pericoli e insidie. Se leggi LA GRANDE FORESTA di William Faulkner qualcuno ne parla in questi termini e te lo comprendi perfettamente. L’uomo nuovo scarta i vecchi criteri dell’Europa corrotta e incapace di rigenerarsi. Il prezzo si chiama: abbandono del Passato, il premio: creazione di una “nuova civiltà ” surrogata abitata da uomini automi.

Arte, filosofia, storia, cultura europea di qualche millenio alle spalle si sono ridotti a concime per le future generazioni. August Rodin ha realizzato la sua famosissima statuta, Il pensatore, ma gli ha attibuito troppa dignità, troppa seriosa coscienza e profondità nell’atteggiamento di colui che medita. Si tratta di un inganno. Non c’è nulla su cui meditare. Non è così l’uomo moderno. Figli e nipoti di August Strindberg e di UOMINI E TOPI e de LA VIA DEL TABACCO si mescolano a noi. E chi parla e vaneggia, come ogni tanto sento dire in giro, di nuovo Umanesimo e di uomo nuovo alle porte, non sa neppure di cosa stia parlndo e di quanto la sua idea risulti fuori strada e lontana dal vero. Assomiglia a uno sfogo, il mio, ma non lo è. E intanto c’è ancora il virus che non demorde complicando non poco le cose.