Dovremmo chiedere scusa -seconda parte-

Found responsible for killing of from 380-1000 unarmed Indian Sikh adults and children during the Jallianwalla Bagh Massacre, April 13, 1919 in Amristar, India.

Il giorno successivo al massacro Dyer emanò un comunicato ufficiale; ecco uno stralcio che permette di capire la mentalità di un soldato di professione: “…Per me fra il campo di battaglia di Francia o di Amritsar non c’è differenza, è lo stesso. Sono un militare e andrò dritto…”  L’atto di Dyer venne considerato disumano e sleale per il non avvenuto preavviso. Durante il processo l’uomo non mostrò pentimento. Alle domande: “Generale, è vero che ha ordinato di sparare dove la folla era più fitta? Lei era consapevole che fossero presenti donne e bambini?” Dyer risponde “sì” entrambe le volte, aggiungendo che intendeva dare una lezione all’India intera. C’è chi lo ritrasse come un eroe. Giudicato colpevole all’unanimità gli fu vietato di ricoprire da quel giorno qualsiasi incarico ufficiale. L’evento divise l’opinione pubblica britannica. Secondo http://www.drishtikone.com, 29-01-2019: “(…) Two armored cars with machine guns and hundreds of troops with machine guns – 50 of whom were armed with 303 Lee–Enfield bolt-action rifles.
The entrances, including the main one, were blocked.  The main entrance were blocked by troops and the armored cars behind them.

Poi per i successivi 10 minuti il caos più orribile della storia umana, in cui le truppe hanno deliberatamente sparato contro le aree dove più densa appariva la folla, si voleva il massimo danno. Alcune stime dicono che quel giorno morirono oltre 1.500 o addirittura 2.000 persone, incluso un bambino di sei settimane! (…) Mentre molti, si dice, hanno criticato Dyer per i suoi atti demoniaci, altri lo hanno elogiato definendolo eroe. La camera dei Lords, così lo considerava: un eroe. L’8 luglio 1920, il quotidiano locale Morning Post aprì un fondo a beneficio di Dyer. Ad esso hanno contribuito molte persone dell’esercito da Calcutta a Colombo al duca di Westminster. Diversi i giornali che hanno contribuito al fondo pro Dyer. Fra i sostenitori più accesi di Dyer lo scrittore del famoso Il libro della giungla. Rudyard Kipling giunse a definire il generale Dyer “l’uomo che ha salvato l’India”!Mentre Winston Churchill, dichiarò il massacro “un episodio senza precedenti o paralleli nella storia moderna dell’impero britannico…evento straordinario, mostruoso…la folla non era né armata né attaccante”. Ancora Clementina Udine su Lo Spiegone: “Ogni anno, le celebrazioni in memoria delle vittime di Amritsar riportano alla luce frizioni tra i due Paesi, che nonostante si cerchi di nascondere o attutire ricordano inevitabilmente come questo evento abbia lasciato una cicatrice indelebile nelle relazioni anglo-indiane. È vero dunque che il massacro di Amritsar ha portato all’ottenimento dell’indipendenza indiana in tempi più rapidi, ma il prezzo che il Paese ha dovuto pagare è stato alto e rimarrà sempre uno degli episodi più sanguinosi della storia recente indiana, ricordato ogni anno con orrore e dolore.” Un’altra pagina nera nel puzzle coloniale britannico, dunque, e un altro macellaio doc oltre al baronetto Sir Arthur Travers Harris, detto the bomber o the butcher. Del resto anche l’italica stirpe vanta personaggi di simile o superiore caratura: Il macellaio italiano del Fezzan inserito nella lista dei criminali di guerra, stilata dall’Onu per l’uso di gas tossici e bombardamenti degli ospedali della Croce Rossa, ad esempio.

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raccolte in un volume:

Pierre Loti e i Brits (seconda parte)

La seconda parte dell’articolo di Lorenzo Ferrara continua con altre “perle”:
Pag 130:
“Alle nostre spalle Luxor sarebbe ammirevole lo spettacolo del tempio eterno, se proprio al suo lato, non sorgesse, alto due volte tanto, l’impudente Winter palace, il mostruoso albergo costruito l’anno scorso per turisti dal gusto sottile. Chi sa i cinocefali che hanno deposto questa sozzura sul sacro suolo d’Egitto, s’immaginano forse di aver eguagliato il merito dell’artista che sta restaurando i santuari di Tebe.”

Pag 151:
“La cateratta è completamente scomparsa ad Assuan: quella esperta tutrice che è Albione ha giustamente pensato che era meglio sacrificare questo futile spettacolo, e per accrescere  la produzione del suolo, ha deciso di imbrigliare le acque del Nilo, con uno sbarramento artificiale: opera di solida ingegneria che (dice il programma of pleasure trips ”affords an interest of very different nature and degree.”  (sic). Cook & Son industriali non privi di senso poetico si sono tuttavia incaricati di eternarne il ricordo, dando il nome di un albergo di cinquecento camere. Il Cataract Hotel , ecco un nome ancora pieno di fascino, non vi pare?”

Pag 161:
“Chiosco di File. I battellieri ci colgono di sorpresa e emettono il nuovo grido imparato dagli intelligenti e sensibili turisti: “Hip hip hip Hurra!”  Mi sento profondamente urtato  dalla profanazione volgare e imbecille di questo grido, tipica espressione della gioia britannica, cosi fuori luogo in questo momento in cui mi sento serrare il cuore al pensiero del vandalismo utilitario che ha per sempre distrutto quest’opera mirabile,” 

Pag 162:
“L’inondazione di File ha aumentato di 75 milioni di sterline il reddito dei terreni circostanti. Incoraggiati da questo successo, l’anno venturo gli inglesi alzeranno di altri sei metri la diga sul Nilo; il santuario di Iside sara cosi completamente sommerso e altrettanto accadrà alla maggior parte dei templi della Nubia, mentre il paese sarà infettato dalle febbri palustri. Ma ciò non ha alcuna importanza, poiché si potranno rendere più produttive le piantagioni di cotone inglesi.  
Un esempio fra i tanti della sua prosa straordinaria.


Pag 128:
“E questo sole, sempre questo sole, che sembra voglia irridere Tebe con l’ironia della propria durata, per noi impossibile da calcolare e da concepire! In nessun altro luogo si soffre come in questo, per la tremenda certezza che tutta la nostra  piccola miserabile effervescenza umana non è che una specie di impalpabile muffa formatasi attorno ad un atomo emanato da questa sinistra sfera di fuoco, e che anche il sole, giunto alla fine del suo ciclo, null’altro sarà stato se non un’effimera meteora, una furtiva scintilla sprigionatasi dalla immensità degli spazi, nel corso di una di quelle innumerevoli trasformazioni cosmiche che avvengono in tempi senza fine e senza principio.” Ignoro se Pierre Loti conoscesse i rudimenti della Fisica Quantistica.

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raccolte in un volume: