Dicevano di lei

A ottobre son passati tre anni. Ecco come la stampa di allora accolse il nostro premier:
LONDRA 16 Ottobre 2022 The Guardian, Lorenzo Ferrara scriveva su Barbadillo. Come gli inglesi vedono (strabicamente) Giorgia Meloni

Una vibrante vestale italiana sta turbando la politica europea. Sui media inglesi le sue immagini affiancano quelle di un fantasma vagante nella storia patria: Giorgia Meloni e Benito Mussolini. Si tratta di un grande abbaglio figlio di una ideologia anti-italiana e della mancata conoscenza delle radici politiche antiche della destra italiana.
Metro del 27 settembre annota: “L’alleanza del duce con Hitler finì in sconfitta” ed egli “venne catturato e giustiziato.” (!) L’articolo della giornalista tuttologa Frances d’Emilio precisa che Miss Meloni ha cercato di ammorbidire la sua appartenenza politica ma che ancora adotta uno slogan fascista: “Dio, Patria e Famiglia.” Come se questo fosse indizio di reato!
L’Evening Standard del 26 settembre suona la sirena: “Allarme dopo la vittoria dell’estrema destra in Italia. La prima donna primo ministro con legami con Mussolini pronta a guidare la coalizione… è allarme nelle capitali Ue e i mercati finanziari esamineranno le sue mosse dato il suo passato euroscettico e la posizione ambivalente dei suoi alleati sulla Russia… Il primo ministro francese Elisabeth Borne ha promesso: “In Europa abbiamo determinati valori e ovviamente rimarremo vigili””.
Tirandoci fuori dalla naftalina solo se diventiamo un “caso” qui i Brits esprimono giudizi misti sull’esito delle urne nostrane.

Amy Kazmin sul Financial Times del 24 settembre definisce Meloni “carismatica, tenace e formidabile politica…! Lei è l’ultima novità in un mercato politico affollato che ha prodotto instabilità, stagnazione economica e standard di vita in declino”. “Il vento soffia a favore di questa giovane donna, vista come diversa”, ha detto Roberto D’Alimonte (Università Luiss). “L’idea è che tutti ci hanno tentato, tranne lei, quindi lasciamola provare, come ultima risorsa. Ma senza troppo entusiasmo…” Secondo Marco Marsilio: “è persona molto seria e impegnata e soprattutto molto leale… mantiene la parola data e puoi sempre contare sulla sua presenza…”

Robert Fox sull’Evening Standard del 27 settembre va giù duro:
“Giorgia Meloni condivide la visione della storia di Putin … La sua vittoria è stata un enorme passo indietro per il Paese e la sua politica ha ascendenze mussoliniane… Meloni, che dice: “governerò per tutti gli italiani”, potrebbe avere qualcosa in comune con Putin. Entrambi abbracciano una falsa visione del destino e della grandezza della loro nazione… Putin è un dittatore dell’era digitale, con una desiderio e per i vecchi raggiri della gloria imperiale… Il fascino di Meloni è più sottile: la visione del bellissimo paese, basata sui buoni valori della famiglia cattolica e un’Italia per gli Italiani significa che gli immigrati dall’Africa devono essere fermati da un blocco navale attraverso il Golfo della Sirte e la costa della Libia… Meloni ha vinto perché ha offerto messaggi confortanti: valori familiari e sicurezza contro crisi, debiti e disperazione….” A prestissimo col prossimo post su Giorgia Meloni.

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Farage e noi

Era il 22 Ottobre 2022 quando Lorenzo Ferrara su Barbadillo scriveva un articolo su Nigel Farage e il suo eventuale ritorno in politica. Ecco uno stralcio:

Sette anni trascorsi ad ammirare città e amenità italiche, ma soprattutto per concludere affari come intermediatore in una società di brokeraggio. Milano, Trieste, Genova; qui, passeggiando per i carrugi Nigel Paul deve aver incontrato e solidarizzato con Beppe Grillo, noto comico nostrano, a proposito del quale disse: “Io e Grillo faremo saltare il banco dell’Unione europea, l’Europa dominata dai Tedeschi svanirà, sarà una formidabile sconfitta per la classe dominante, le grandi banche e le multinazionali subiranno pesanti sconfitte. Grillo è straordinario: totale disinteresse personale, amore autentico per la sua gente, un patriota che dalla politica non ha preso un penny, ha solo dato tutto, anche se stesso. Insieme stiamo combattendo la guerra d’indipendenza dei nostri Paesi. (dall’intervista di Aldo Cazzullo apparsa sul Corriere della Sera del 10 giugno 2016). Tutto doveva ancora succedere. “Mi dicevo: l’Italia è un grande Paese, non può farsi trattare come una colonia tedesca. La Gran Bretagna uscirà dall’Unione e cambierà le regole del gioco in Europa. Ci sarà un effetto domino. Dopo di noi usciranno Danimarca, Olanda, Svezia, Austria. L’Ue sta per disintegrarsi”.

Quattro figli e due mogli, la seconda, tedesca, Kirsten Mehr, in un’intervista al Daily Telegraph lo difende dalle accuse di xenofobia e razzismo. “Mio marito è una brava persona e non ha neanche un po’ di malizia in corpo. Il suo problema è che non ha tempo per la famiglia, è sempre molto occupato, si dimentica di mangiare e si alimenta di adrenalina. Nigel è duro e ostinato, ma non cattivo”. Bevitore e fumatore incallito, il leader dai calzini rossi sconfigge un tumore ed esce malconcio da due incidenti, uno d’auto, l’altro aereo; lo striscione pro Ukip, del suo partito, si impiglia al decollo nella deriva del velivolo, facendolo precipitare. Farage diceva di non aver niente contro camerieri e giovani italiani della City, giudicandoli meravigliosi. “Gli Italiani in gamba potranno ancora venire, ma con le nostre regole, non secondo quelle di Bruxelles” Nigel Paul Farage forse esigeva immigrati col pedigree, non digerendo lo sbarco di disperati sulle coste bretoni.
I suoi interventi erano impressionanti sceneggiate che travolgevano per la virulenza oratoria. Sollecitava istinti sottopelle dei Brits, situati nella loro memoria storica e nel quotidiano, fomentando il desiderio di sbattere la porta in faccia agli altri Paesi e di andarsene da “casa Europa”.
 Essere antieuropei si nasce per istinto o si diventa per constatazione della pochezza dell’Unione.

A Farage è riuscita la cosa senza sforzo, essendo erede di un impero che piantava la sua bandiera ovunque decidesse, come poteva uniformarsi alle regole? Un attore, Nigel, che tuonava: “Il popolo britannico non sarà mai schiavo di nessuno”.
Sono certo che sei al corrente contro chi devono vedersela Tories e Labour, oggi. Già, proprio lui, il Nigel d’acciaio, tornato alla grande nell’arena politica. L’Europa si sta sfasciando, diceva Farage profetico, ma non per le cause che prevedeva lui, ci ha pensato un uomo, lo zar rosso a farlo e in modo tre anni fa impensabile. Sul secondo volume, dopo Albione la perfida, questo e altro.

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Gli Inglesi ci amano…o no?

L’articolo di Lorenzo Ferrara e’ tratto dal nuovo volume di prossima edizione, ed è gia’ stato ospitato su Barbadillo nel 2022. Molte cose e persone sono cambiate da allora, ma qualcosa rimane intatto, come la considerazione che hanno di noi italioti i Brits.

I Brits temono il caos come la peste e hanno necessità vitale di punti di riferimento, solo così riescono a capire il loro odierno “camminare sul filo del baratro” sbeffeggiati da mezzo mondo per il non saper che fare economico. (Ti ricordo che allora c’era ancora madama Liz Truss al timone). Ma ancora una volta, e non ti stupisca il dettaglio non casuale, il loro unico riferimento siamo noi, gli Italiani. Non Francesi, non Tedeschi o Spagnoli, ma ancora noi, da sempre. Tu dirai che esagero, ma non lo affermerei se non avessi prove provate. Tu penserai “sarà un caso, una coincidenza”. Né l’uno né l’altra, c’è ben altro, di più profondo, di più sottile e anche macroscopico che ci lega e ci divide. La copertina dell’ultimo The Economist è significativa del modo in cui i Brits vedono se stessi (momentaneamente) e noi. La copertina sotto accusa ha infastidito anche il nostro ambasciatore a Londra Inigo Lambertini.  Niccolò Di Francesco riporta su TPI the Post internazionale del 20 ottobre: L’ambasciatore italiano contro l’Economist: “Solo vecchi stereotipi”.

La copertina dell’Economist in cui l’ormai ex, ex, ex premier britannica Liz Truss era raffigurata con alcuni stereotipi italiani, tra cui pizza e spaghetti, ha provocato la reazione di numerose persone, tra cui quella dell’ambasciatore italiano a Londra Inigo Lambertini, che ha scritto una lettera allo storico settimanale britannico di proprietà della famiglia Elkann-Agnelli. (davvero piccolo il mondo).

“Sebbene spaghetti e pizza siano i cibi più ricercati nel mondo, in qualità di secondo maggiore produttore in Europa, per la prossima copertina suggerirei di scegliere tra i settori dell’aerospazio, della biotecnologia, dell’automotive e della farmaceutica. Qualsiasi sia la scelta fornirebbe un più accurato quadro dell’Italia, tenuto conto anche della vostra, non così segreta, ammirazione per il nostro modello economico” ha scritto l’ambasciatore.
Il titolo di The Economist è senza equivoco: Welcome to Britaly. Ovvero: Ma guarda in che pasticcio ci siamo cacciati, sembriamo l’Italia, che pasticciona e precaria lo è da sempre. Così, prendendoci a pietra di paragone per la loro situazione politico economica in bilico offendono noi (abbiamo le spalle larghe) e in modo masochistico, loro. L’ambasciatore, proprio perché tale, nel suo way to be è tenuto a rispettare un certo tono esprimendosi con garbata critica e felpata ironia. Noi che siamo un poco più liberi ci permettiamo di esprimere le idee in modo diretto e senza remore, a proposito dei pregressi rapporti Gran Bretagna Italia. E poi c’entra anche il foot ball. Scrive True news giornale on line: “L’Italia non ha mai perso contro l’Inghilterra in una fase finale tra Mondiali ed Europei.” Notizia confermata dalla Bbc. “Tra questi risultati in favore degli Azzurri spiccano la vittoria nella finale del terzo posto della Coppa del Mondo FIFA del 1990 e quella nella fase a gironi degli Europei 2014 con gol degli azzurri di Marchisio e Balotelli.” Ma non divaghiamo. Nel prossimo articolo esporrò evidenze inconfutabili che annebbiano l’inconscio collettivo inglese, che comunque vede l’Italia come una strana e incomprensibile entità metamorfica, dalla quale non si può comunque prescindere e alla quale occorre, volenti o nolenti riferirsi. AmenQuesto lo sa perfettamente anche il loro sovrano, King Charles III, che è appena venuto a trovarci in visita ufficiale, perdendo l’occasione di scusarsi dei crimini commessi dal Bomber command della RAF nei cieli italici a guerra praticamente finita.

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Scurdammoce o’passato

Lorenzo Ferrara scriveva anche su Barbadillo. Questo e’ un articolo del 1 Novembre 2024 in Esteri 

Nell’incontro del Commonwealth a Samoa il premier Starmer ha escluso donazioni ai paesi coinvolti nella tratta schiavista. “Chi ha dato ha dato e chi ha avuto ha avuto” , seconda classificata: “Scurdammoce o’passato” e, ex equo “Nun vale cchiù a niente ‘O ppassato a penzà.”
A Samoa, nome mitico che vagheggia l’accoglienza di indigeni miti come quelli che accolsero gli ammutinati del Bounty vai col costume da bagno. Oppure, a denti e glutei stretti, come ha fatto il capo labour per partecipare al meeting of Commonwealth countries. I testi delle canzoni vincitrici recitavano: “per l’infausto periodo di oppressione e schiavismo subito da milioni di negri che ha visto la Gran Bretagna protagonista NON si prevede alcuna forma di compensazione.” Comprensione e sorrow assicurati, ma denaro nisba. Non vorrete mica costringerci alla bancarotta, dove li troviamo tutti quei soldi?”, era il pensiero affannato dei Brits. Il conto, in effetti, recitava una cifra da capogiro.
Prima dell’incontro a Samoa. Lo Standard e altri media inglesi, 4 ottobre: “I nostri problemi attuali non sono causati da noi stessi, ma dalla colpa delle successive generazioni britanniche e noi vogliamo compenso”. Mugugnavano gli indigeni a Samoa.

Il conto? Secondo un accademico di Cambridge, l’opzione più economica è di 205 miliardi di sterline. All’estremità superiore c’è un conto di 19 mila miliardi di sterline (l’intero Pil del Regno Unito o la produzione nazionale per otto anni). Questa cifra non è stata immaginata da un marxista pazzo, ma è la conclusione di un rapporto del Brattle Group, società di consulenza Usa.

I suoi calcoli altamente discutibili – compresi i “danneggiamenti emotivi” nel corso dei secoli – sono stati presi alla lettera da un giudice della Corte internazionale di giustizia e dai leader dei Caraibi. La principale tra queste è la primo ministro delle Barbados, Mia Mottley, che guida la campagna di risarcimenti. Secondo lei il debito degli Uk nei confronti del suo paese ammonta a 3,7 trilioni di sterline”. Hai capito bene.

Così The mail on line, 13 ottobre 2024: “La tratta transatlantica degli schiavi è stata un episodio mostruoso nella storia della civiltà. Nel corso di due secoli, milioni di neri africani furono comprati e venduti come bestiame. Trasportati oltreoceano in catene e impiegati in lavori massacranti nelle piantagioni nei Caraibi e in America.

La Gran Bretagna ha certamente giocato un ruolo importante in questa impresa perniciosa. Il cotone filato nei mulini, il caffè e lo zucchero scambiati nei mercati vivaci, erano il risultato del lavoro forzato. E, sebbene sia un mito che la tratta degli schiavi abbia costruito l’Impero britannico, questo paese ne ha tratto grandi benefici.
Ma quanto dovremmo essere ritenuti responsabili oggi per i peccati dei nostri antenati? E questi gravi torti potranno essere riparati secoli dopo con il pagamento in contanti?
Domande che saranno al centro dell’attenzione a Samoa.
Il conto, anche se parzialmente pagato, manderebbe in bancarotta la Gran Bretagna. Il pagamento porterebbe inevitabilmente a ulteriori richieste di risarcimento, che non potrebbero mai essere abbastanza grandi da soddisfare gli attivisti.

La Gran Bretagna non ha inventato la schiavitù. Era comune tra le popolazioni indigene dell’Africa, del Sud America e di alcune parti dell’Asia molto prima della colonizzazione europea. I capi dell’Africa occidentale e gli intermediari arabi collaborarono entusiasticamente alla riduzione in schiavitù di milioni di persone. Dovrebbero  pagare anche loro?”

E che dire della progenie degli oltre un milione di europei bianchi catturati dai pirati barbareschi del Nord Africa? Non meritano un assegno anche loro? Ciò che troppo spesso viene dimenticato o volontariamente ignorato è che anche la Gran Bretagna è stata fondamentale per porre fine alla schiavitù. Non solo all’interno del nostro impero. La nostra missione è stata quella di abolire questo spaventoso commercio della miseria umana ovunque alzasse la sua brutta testa. E ci siamo riusciti. Dovremmo ottenere una sorta di sconto sui pagamenti di risarcimento presumibilmente dovuti? La verità è che è inutile giudicare la storia secondo gli standard odierni. Fingere di poter espiare pagando i soldi per la colpa è semplicemente fasullo. Sulla stessa lunghezza d’onda il commento di  Enrico Nistri su Barbadillo, a un articolo del 23 giugno 2023: “Le richieste di rimborsi da parte dei lontani discendenti degli schiavi mi sembrano infondate. Si può chiedere un risarcimento per i danni subiti da un parente stretto, non certo da un ipotetico antenato. Se si dovesse applicare il principio, chi dovrebbe risarcire i discendenti dei martiri di Otranto?” Durante il meeting a Samoa, BBC, 26 ottobre Chris Mason, Political editor-: “Sir Keir ha affermato che non ci sono state discussioni sui soldi durante l’incontro e che il Regno Unito è “molto chiaro” nella sua posizione e che non pagherà le riparazioni.” Appunto, dico, Scurdammoce o passato.

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Tutti al posh bar!

Lorenzo Ferrara a Londra ha dato corso a un suo vecchio sogno: fare il barman. Ma e’ durato poco perche’ gli tremava la mano e poi il bar ha chiuso anzitempo. Ecco uno stralcio da ALBIONE LA PERFIDA:

Le sue toilet, in base a una mia classifica sono seconde solo a quelle di Sotheby’s, dalle cui “stanze latrina” color malva viola e nero sembra che alcune ninfe si siano appena involate. Nel tempio degli acquisti numero uno le toilet sono invitanti e funzionali. Siamo nella città in cui se dici la parola “nero” ti guardano male e se dici: “Negro”, per loro la G è altamente dispregiativa, rischi il carcere. Così dirò: Una conturbante creatura di colore dalla rara avvenenza è al suo terzo calice di Sauvignon Blanc, ce la fa a reggersi in piedi? avviso la proprietaria del bar dove lavoro come aiuto barman che la creatura anela al quarto bicchiere, indicando il nero d’Avola sullo scaffale (dei vini si può dire: nero). «Don’t worry, ha detto che va a casa in taxi.» dice la gestrice del bar. Io indosso gilet, farfallino, camicia e grembiule d’ordinanza in un posh bar (da noi si direbbe “figacciuto”) un portento di sfavillii e fantasia, attorniato da bottiglie di ogni genere. Il luogo che ci ospita è sacro per gli acquisti per genti di ogni fede, razza, colore e portafogli. Ad assumermi come aiuto barman, confidando invano nelle mie doti, una coppia di romani dal raro fiuto imprenditoriale. Accudiscono il loro bar come fosse una creatura. L’open bar è affiancato da stores lussuosi e mega negozi. A sinistra il prosciutto spagnolo che si scioglie in bocca, a destra la succulenta pasta a mano italiana di un tipo che si sbraccia, mangia, beve e sbraita al cellulare in contemporanea, davanti a noi un super food market, il Waitrose. Ce la metto tutta per meritare la fiducia e bado a non far tracimare cappuccini e double black, ma il rischio c’è. Romeo, la vera anima del bar, è uno spagnolo tutto pepe che mi insegna a fare caffè con la capsula e a servire ai tavoli, invano. «Te fai troppe smorfie, il cliente capisce cosa pensi di lui, devi fare come me, sorridi a tutti.» L’orgoglio monta, ho rifilato alla coppia di businessmen sikh, con barba all’ombelico, birra siciliana e sarda che costa un botto e fa schioccare loro la lingua. Il gaudio non dura, infatti all’ultimo tavolo la donna in peplo dice che il tavolo is sticky, cioè appiccicoso. «Ma non hai passato la spugnetta?» «Io sì,» dico. «Quale?» «Quella lì.» «Ma quella è per le tazzine!»

La coppia di osti romani si limita a rimproverami per l’infame bombardamento dei Savoia sul forte di Gaeta. Si sentono italiani a metà e ce l’hanno con i nordici usurpatori come me. Tutti i torti non li hanno ma se non ci fossero stati i Savoia avrebbero ancora Franceschiello Ciccillo o’ lasagna, a loro forse stava meglio.”

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I bambini conformi

Lorenzo Ferrara, che le cronache danno ancora per “latitante” stava raccogliendo appunti per il suo nuovo libro, su un fenomeno e sulle sue possibili cause, che vedeva coinvolti un numero crescente di bambini.
Le statistiche mostrano la sorprendente crescita del numero di giovani in osservazione negli ultimi dieci anni: da 136 nel 2011-11 a 3.585 nel 2021-22 (fonte GIDS clinic Tavistock centre). L’ex ministro della sanità Jackie Doyle Price afferma: “Non avrebbero mai dovuto essere  messi sotto osservazione bambini treenni. È necessario che ci sia un messaggio chiaro da trasmettere affinché i bambini siano bambini. Ovvero lasciarli giocare e usare la loro immaginazione. Non dovremmo medicalizzare qualcosa che sta appena crescendo.” Jackie Doyle Price ha inoltre aggiunto che parte del problema riguardava i gruppi di attivisti che si rivolgevano direttamente ai bambini, piuttosto che solo ai medici. Stephanie Davies Arai, educatrice: “Alcuni genitori ora sono preoccupati che il loro bambino non sia “conforme” al suo genere e che possa essere “nato nel corpo sbagliato” e per questo pensano che abbia bisogno di cure. Una idea corroborata dagli attivisti transgender che non comprendono gli stadi perfettamente normali di sviluppo infantile.”  Ma non è che la punta dell’iceberg. Il “fenomeno” ha infatti ripercussioni dirette sulla salute dei giovanissimi. Anna Bauden su The Guardian, 15 agosto 2023: Numero di bambini in crisi di salute mentale ai massimi storici in Inghilterra. I dati NHS rivelano più di 3.500 rinvii urgenti di minori di 18 anni a maggio, tre volte in più rispetto allo stesso mese del 2019.

Repubblica, 20 giugno 2013: “Vengono chiamati bambini dal “sesso incerto”, e sono un neonato su 4-5mila. In cinque anni, sorprende il numero di operazioni che li ha visti protagonisti: 350 interventi chirurgici solo nell’Ospedale San Camillo-Forlanini di Roma. Un neonato su 5mila è affetto da questo disturbo. L’operazione è risolutiva ma dev’essere effettuata prima del compimento dei 6 anni“.

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Sei maschio o sei femmina?

La magnitudine del fenomeno ha raggiunto e superato livelli di guardia. Genitori allarmati e confusi e crisi di identità sessuale in bambini piccolissimi e ragazzini. Sta accadendo negli UK e negli USA. Cliniche sotto inchiesta o fatte chiudere per manifesta leggerezza nel prescrivere il mutamento di sesso (vedi chiusura del Tavistock centre di Londra.) E un disagio palpabile che tracima dipingendo un panorama preoccupante che inquieta e turba educatori, genitori e non. Un “disagio” che si riflette anche sulla salute mentale di giovani e giovanissimi e destinato a imprevedibili conseguenze. Venendo al sodo: A proposito dei bambini straniti un titolo su tre righe a caratteri cubitali recita: “Decine di minori di 5 anni si sono rivolti al  servizio nazionale di supporto per la segnalazione e la cura della disforia di genere del Servizio Sanitario Nazionale.” Articolo di Martin Beckford,  27 dicembre 2023, Daily Mail. Il sottotitolo: “Più di 70 bambini di tre e quattro anni indirizzati ufficialmente nelle controverse cliniche per transgender del servizio sanitario nazionale che ora sta valutando l’introduzione di un’età minima per i ricoveri.”

Nell’articolo: “che i ragazzini mostrino interesse per i giocattoli o i vestiti delle ragazze, o viceversa è ragionevolmente comune e di solito non è indicativo di incongruenza di genere” (fonte NHS). Il governo sta cercando di arginare la diffusione della controversa ideologia dell’identità di genere nelle scuole mentre il ministro per le pari opportunità Kemi Badenoch, e oggi capo dei Tories, dichiara: “insegnare ai bambini che possono nascere nel corpo sbagliato è dannoso.” Nel prossimo post le dimensioni del fenomeno.

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Non è tutto oro…

National Suicide Prevention Week poster. Vector illustration. EPS10

Spaccio di droga e solitudine giocano ruoli di primo piano da queste parti, non che l’Italia ne sia esente. Da statistiche ufficiali si apprende che Londra ha il triste primato della solitudine; qui ci si sente soli e smarriti come in nessun altro posto in Europa. Mentre piazze e incroci traboccano di vita febbrile, che si affanna, stride e si fa di coca. «Non insultate o malmenate il conducente» c’è scritto sugli autobus «ogni abuso verrà punito» e anche: «non maltrattate il nostro personale», in farmacie e altri negozi, «è quiper servirvi» si tratta della norma, mentre nei cessi del Barbican Centre gli avvisi fanno notare che ogni abuso o atteggiamento a sfondo sessuale improprio verrà rigorosamente punito. C’è chi titola: «Regno Unito, la prevenzione dei suicidi passa per la lotta alla dipendenza da benzodiazepine», e anche diversi gli avvisi il cui contenuto recita: «Se pensi di farla finita, prima del gesto fatale telefona a noi, questo è il numero: …» Una doppia faccia, insomma, alla città febbrile orgogliosa dei suoi capolavori d’arte (una valanga quelli di origine italiana, esposti alla National Gallery,)  famosa nel mondo per libertà di espressione, di costumi e permissivismo al cubo, si affianca la darktown della solitudine, del crimine e dell’illecito, dove anche le anguille del Tamigi sono

Depressed mature woman

intossicate dalla coca, pare che l’inquinamento sia cospicuo anche presso i palazzi del potere. Te pensi che scherzi ma le anguille davvero sono sovraeccitate.
E poi ci sarebbe anche l’allarmante fenomeno dei bambini straniti-smarriti che non sanno bene a che sesso appartengono. Ma di questo ne parliamo al prossimo post.

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Niente sesso, siamo inglesi. Errore!

Niente sesso, siamo inglesi. Niente di più falso. Il contrario emerge dalla cronaca. Se cerchi casa a Londra e non sai dove andare a sbattere, fai attenzione a certi annunci che dicono: fwb friends with benefits. Potrebbe esserci l’inghippo. Occhio agli affittacamere, insomma, la categoria comprende diversi birboni. Mettiti nei panni di chi non è così vecchio da rinunciare ad avventure erotiche. Un vero dramma se non riesce a soddisfare le sue pulsioni. L’individuo si chiede se in cambio della sua “ospitalità” potrebbe ottenere carinerie e disponibilità… sessuali, per la serie: Io do una cosa a te e tu…. E le cose stiano in famiglia per il reciproco interesse. L’inquilina o l’inquilino giocherebbero a carte… nudi con lui? La faccenda è solo in apparenza faceta.  Harvey Jones su The Guardian il 2 aprile 2018: «Sesso per l’affitto: i padroni di casa canaglia offrono stanze gratis in cambio di “favori”.» Parole come“ intimità” e “benefici” compaiono negli annunci degli affittacamere… potrebbe sfuggire il vero significato di frasi utilizzate negli annunci. Affitto in cambio di “benefici” o “compagnia”. Altri vanno per le spicce: «Sistemazione gratuita in cambio di un accordo erotico.»  Gli annunci offensivi in genere offrono camere o letti condivisi in cambio di “intimità”, “vantaggi” o fwb friends with benefits: amici con vantaggi. «Alloggio gratuito per donne attraenti (Central London)» si legge in una selezione di Craigslist. Maisonette share, very low cost, with Dominant strict gentleman’s London, dice un altro post. «Camera disponibile per senzatetto (North London/ Essex)»… «In un annuncio un padrone di casa sonda se qualche signora sarebbe interessata a un alloggio gratuito in cambio di una sistemazione… erotica.» Il suo inquilino ideale sarebbe «una ragazza attraente. Sto proponendo sesso… ma guarda, prima…dobbiamo piacerci l’un l’altro e avere un po’ di chimica fra noi». Mattacchione di un aspirante Casanova… «Una donna ha raccontato che un padrone di casa voleva fare sesso con lei in cambio del mantenimento dell’affitto, mentre sua figlia di sei anni giocava in giardino… un’altra ha raccontato di aver ricevuto un messaggio dal padrone di casa in cui diceva che avrebbe potuto avere l’appartamento gratis se avesse compiuto alcuni “atti sessuali espliciti con lui”… anche se era gay.» Affitto gratuito e cibo fornito. Qualsiasi razza è benvenuta.» E poi chiamano i Brits razzisti! Quindi vacci piano…..e controlla per bene, se il padrone di casa non ti convince gira alla larga e cercane un altro. Gli annunci, non solo di questo tipo, non mancano. Londra è enorme. Se vuoi saperne di più:
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Chi ce l’ha con i britannici?

Ma basta sparlare dei britannici! Sono toccanti alcune scene che si ripetono per strada e che mi vedono protagonista. Dovrei smetterla di fare jogging all’età che mi ritrovo, per via di certi pericoli insiti negli alti bassi del pavimento stradale, qui ci sono lastroni di cemento e inciampare contro il bordo è facile. Così mi adeguo e per ben tre volte in tre anni cado lungo tirato mentre faccio il fatidico jogging o porto a casa il cibo dei Sick. La prima volta mi sono quasi slogato la falange del pollice, la seconda ho distribuito il peso in modo bilanciato così da cadere lungo tirato, subito raggiunto dalla voce sollecita di femmina All okay!? Grazie signora, certo signora, ma guarda un po’, ho la testa un po’ per aria, Immediata la curiosa partecipazione del suo cocker che vuole capire perché sto per terra lungo tirato e mi gira attorno annusandomi. Oh! Quasi mi scuso con la signora, perché le ho dato motivo di apprensione, e tranquillizzo subito la figlia di Albione con un oh! so distract! I was looking at the sky ovvero ci faccio anche la figura del demente ottuagenario visto che guardo per aria e non dove metto i piedi. Ma son convinto che se avessi avuto bisogno mi avrebbe aiutato o chiamato l’ambulanza, che qui spopola insieme alle sirene della polizia. C’è del buon cuore genuino e sollecito nell’animo britannico, oggi forse un po’ appannato, ripiegato su se stesso per via delle critiche subite all’ex impero. Lascia stare che in Afghanistan è andata buca per l’ennesima volta, e che volevano far loro una fetta di Russia nel ‘700, con la scusa di moltiplicare i loro presidi commercIali, lascia stare anche torture, stermini e oppressioni di popoli, durante il loro impero, (tutti crimini documentati) anzi, oggi c’è qualche storico che paragona il loro all’impero romano, e che si pone questa domanda: “Ma se il nostro impero era così “atroce” perché così tante nazioni volevano farne parte?” Te lo spiego un’altra volta, ora ringrazio la signora sollecita e faccio una carezza al cane prima che mi dia una leccata! Negli inglesi, con o senza cane, c’è buon cuore. Parola!

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