Le ho trovate l’altro giorno nell’ultimo cassetto del comò

 Le foto. Non ricordavo più di averle. La mia famiglia e io, tre secoli fa, papà, mamma, e Marinella, un fagottino di nipotina di pochi mesi, che tenevo in braccio e poi io e mio pasquetta 58fratello bambini e ancora io da sola, con un sorriso da maga incantatrice e a 24 carati. Sembriamo appena arrivati da un altro pianeta, io e i miei parenti, intenti a sbocconcellare avidamente i resti di una colazione campestre. Era la merenda della Pasquetta 1958. Osservo questa immagine, doveva succedere ancora tutto nella mia vita. Anche se la pittura in particolare aveva già preso il sopravvento. Vivevo di arte, di sogni, osservavo uno stelo d’erba, lo spettacolo di una formica che porta una matilde e fratellogigantesca briciola, tutto era da scoprire, da decifrare. Ancora oggi è così. Le domande son le stesse. Dalla formica al lombrico incerto che si contorce e non sa dove andare, alle gocce d’acqua che indugiano sui vetri, fino allo spettacolo del cielo stellato, in cui mi perdo. Tutto è collegato, mi dico. E tutto deve avere una sua eco, un peso, una incidenza infinitesimale sull’universo e una coerenza. O forse sbaglio.. Poi c’è l’invisibile, e lì come la mettiamo? L’esoterismo, il mondo degli spiriti, che ogni tanto percepisco ancora oggi. Ma ci saranno poi, gli spiriti?! E il resto? E il dopo? Mi chiedo. Chi eravamo e cosa diventeremo una volta spariti. Spariremo “solo” in questa dimensione o ce ne sono di parallele, in una quarta o in una quinta dimensione magari? Boh!

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Qualcosa di strano sta per succedermi, lo sento.

genitori matilde.jpgStavo piegando della biancheria che mi aveva portato Giovanna, la donna che lava e stira e viene a fare qualche pulizia. Qualcosa di strano sta per succedermi, lo sento. Una sensazione indefinibile a me ben nota, simile a quelle che ogni tanto mi capitano fra capo e collo quando sono spettatrice di un fenomeno paranormale, lo stesso genere. Sono nella camera da letto del Romito. E mi appare, nella penombra. Mio padre. No, non è un sogno, perché ho in mano la biancheria, che poso sul bordo del letto, stupefatta. Ho un preciso contatto con la realtà, con la stanza, la luce che filtra da fuori. Mio padre è morto da tempo, ci volevamo un gran bene. Mi comprendeva, mi aiutava, mi diceva: continua a dipingere Tildin, se ti piace. Mio padre era siciliano, di Vittoria, Ragusa. Mi vengono le lacrime. Ci siamo voluti un gran bene. Gli piaceva che io dipingessi. -Papà…come hai…- mormoro. Lui fa cenno col capo di tacere, sta per parlarmi. Non ho le traveggole. Lo fa a stento, ma lo capisco in modo chiaro. -Non sai che cosa ho attraversato, e cos’ho dovuto fare per venire a trovarti…non sai…Tildin, ho poco tempo…- mi rinfranca, mi consola, di non preoccuparmi, e poi dice qualcosa che riguarda la mamma, ancora viva…quindi la sua figura, prossima alla testiera del letto, svanisce e io mi appoggio all’armadio, son felice di averlo visto, rammaricata per la brevità dell’incontro…ma era lui, papà, che ha mantenuto la promessa di venirmi a trovare dopo la sua morte…non è stato un sogno, no. Non so neanch’io cosa pensare. Mi ha lasciato un gran senso di pace.

Mica le donne sono esseri inferiori, sai!?

Ieri sera Mario è venuto a trovarmi allo studiolo di via Cigliano. Aldo è contento quando viene a trovarmi, si sente più tranquillo. In frigo c’erano le cotolette e un po’ di formaggio, e delle mele, lui ha portato le paste e dei croissant di Ghigo; lo sa che ne vado pazza. Da Ghigo in via Po conosco la proprietaria che è mia amica. Gli faccio uno squillo di telefono al pomeriggio e lui, anche se avesse altri impegni, corre da me. Se hai da fare sarà per un’altra volta. Gli dico per metterlo alla prova, non voglio sciupargli la serata. Ma stai scherzando, nemmeno se dovessi uscire con Brigitte Bardot, mi ha detto. Ha una venerazione per me, e io gli voglio un gran bene, ha sempre la sua testa bislacca, ma è migliorato col primo lavoro. Dopo le paste e il succo d’arancia siamo finiti a parlare di arte al femminile. Di donne che dipingono. Gli devo aver fatto una testa così, mi lamentavo perché l’arte doveva essere solo maschile? E noi? Chi siamo noi, le donne? Esseri inferiori, forse? Lui non sapeva che rispondere. Mica siamo inferiori agli uomini, sai! È perché ragioni storiche e sociali ci hanno impedito e ci impediscono di emergere. E poi facciamo figli, quelle che riescono. Casi isolati ceiz.png ne sono, e allora vuol dire che potevano essercene molte altre di pittrici. E gli ho parlato di Artemisia Gentileschi e della sua vita travagliata, di Orsola Maddalena Caccia, la badessa figlia di Guglielmo Caccia, detto il Moncalvo, che mi piace un sacco e anche di Rosalba Carriera, donne che sono riuscite ad emergere grazie al loro talento. Brave come e più di un uomo. Sei d’accordo? Era d’accordo Mario anche se non conosceva le loro opere. Gli ho fatto vedere alcune nature morte, fatte di recente che gli sono piaciute molto. Una se l’è portata a casa. E poi gli ho detto che, adesso che quando avesse avuto la macchina si poteva portare via la statua. -Quale statua?  Quella sulla panca in ingresso al Romito? – Quella! Gli dico. A momenti mi salta addosso dalla gioia. C’è chi l’avrebbe chiamata Venere del Monferrato! Non per niente sono stata allieva di Guido Capra, a sua volta allievo prediletto del maestro Leonardo Bistolfi.

Museo civico di Moncalvo  4 giugno – 31 luglio 2016

DONNADONNE – ARTE AL FEMMINILE  

Una selezione delle opere di Matilde Izzia di Ricaldone allestita da A.L.E.R.A.M.O. onlus per il Museo civico di Moncalvo   www.aleramonlus.it www.facebook.com/museocivicomoncalvo www.facebook.com/aleramonlus

Stai a vedere che è il segno di una strega!

marine 1.jpgPer la mia famiglia e la gente che ho lasciato a Casale sono “quella che ha fatto strada” . -Tilde è diventata una professoressa! Insegna alle scuole!- Dicono. Ma mica li ho dimenticati, quando torno a Casale vado a salutare anche i negozianti. Io e mio fratello chiamiamo via Alerami via del Corno. Che sta fra via Duomo e via Paleologi. Lì c’è il negozio di frutta e verdura che Nino e Pierina mandano avanti. Li imbottisco di idee sull’esoterismo e l’aldi là, e lo spirito che ritorna e robe di quel genere. Cose che appassionano me e loro. E loro pendono dalle mie labbra e fanno battibecchi tutto il giorno perché hanno teorie diverse. Ci credo sì, ci credo no. Si accapigliano sulle cose che dico, tanto ci credono. Una sera mia nipote Marinella che ai tempi è ancora una bambina dorme da mia madre, al terzo piano. La nonna è contenta perché può raccontarle dei bei tempi andati e delle opere liriche che lei aveva visto da giovane. Ma quella sera la nipotina fa i capricci e vuole che nonna le spazzoli i capelli non una, ma cento volte, perché sostiene che solo così diventano belli. Mia madre alla centesima spazzolata si stanca un po’ ma Marinella insiste: Ancora nonna Rina! Dai! Ma mia madre si spazientisce e lancia dalla finestra la spazzola e poi nonna e nipotina se ne vanno a letto come se niente fosse.  Il giorno dopo mia madre vede la Pierina, bianca come un cencio la quale racconta che il giorno prima, dopo aver cercato di convincere il Nino sulle mie teorie, mentre pulivano il negozio e la serranda era metà abbassata hanno ricevuto un segno quasi sulla testa! Dal nulla è piovuta dal cielo una spazzola piena di capelli. -Una strega! Sicuro! Chi se no?- L’avvertimento di una strega a conferma di teorie esoteriche, e che allora spaventati da morire e zitti zitti se ne sono scappati a casa, tutti impauriti. Mia madre allibita, non disse niente e non trovò mai il coraggio di dire che la spazzola l’aveva tirata lei, in uno scatto di nervoso che Marinella le aveva fatto venire; a casa mia sono andati avanti parecchio a farsi quattro risate.

-Lo senti?- -…?- -Sentilo, è Mylord…oh, vah che sta male!-

Immagine 25 luglio 136-…Cosa? …sta male?- -Sta male, come l’altra sera. Vado a vedere…- -Oh Cristo…neanche dormire adesso si può…- -Vado io.- -No, vado io.- Andiamo entrambe io e Aldo e scendiamo la scaletta. Il terrier ha la faccia stralunata. -Gli faccio la camomilla?- -Ma quale camomilla?- -La limonata, allora?- -Siiehh!..al cane la limonata!- Dice Aldo. -E dove lo portiamo adesso?- -Dove vuoi portarlo? A quest’ora? Tutto chiuso.- Plon Plon ha il naso secco e grigio. Un terrier fuori misura, un po’ bislacco. Deve aver mangiato delle schifezze frugando nella stalla della cascina di sotto. Più di una volta è capitato che il contadino lo ha visto frugare nel mucchio di letame. Ma stavolta non puzza. Ha della bava alla bocca. Io che penso sempre al peggio dico ad Aldo: -Adesso mi muore.- -Ma smettila, avrà fatto indigestione! Chissà se lo capisce che non deve mangiare schifezze. Eh? Terrier vagabond!- -Lo portiamo su?- -Eh portiamolo su, prendi la copertina, domattina lo porto dal veterinario.-

Oh no! Questa poi non ci voleva!

izzzzz8.jpgMa cos’è questa puzza? Oh adesso so cos’è! L’avevo immaginato! Ma guarda! Ma no! L’ha fatta contro il quadro. Meno male solo un po’, di dietro, contro il legno della cornice, non sulla tela. Ha ragione Aldo, non posso più portarlo con me in via Cigliano il cane. Forse c’è solo questo di quadro. Ma senti che puzza! Ah Mylord! Gin Gin non l’avrebbe fatto! Lui era un cane educato. Non sono abituati a scendere per strada e a farla fuori. Ecco il motivo. Mica chiedono il permesso di farla quando sono al Romito, al primo cespuglio si fermano e fan pipì. Speriamo non si sia rovinata la tela, mah, sembra di no. Deve essere stata l’ultima volta che siamo venuti. Ecco, quando verrà Mario gli do questa di tela, così può appenderla dove vuole, non è mica un nudo. E Mylord non ci ha fatto pipì contro.

Museo civico di Moncalvo 4 giugno – 31 luglio 2016

DONNADONNE – ARTE AL FEMMINILE

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Scrive il poeta Raffaele Toscano nel 1586:

“Resta Moncalvo alla sinistra mano In spiaggia aprica, fertile e secura e di sì chiara prole egli è ripieno che mai la gloria sua non verrà meno…mentre Aldo su MONFERRATO FRA PO E TANARO, haDSCN0487.jpg dedicato alla città un intero capitolo:
…I Moncalvesi gli andarono incontro… arrivava dalla Francia e si era fermato ad Asti per riposare, dopo tanto percorrere. Correva l’anno 1129 e a San Francesco venne chiesto di fondare un convento del suo Ordine…così narra la tradizione. Col contributo delle nobili famiglie locali fu costruita una chiesuola dedicata a San Genesio con attiguo romitorio per i frati…

Dagli antichi romani, ad Aleramo, da San Francesco a Guglielmo Caccia e a Francesco Ottavio Magnocavallo, dai Marchesi del Monferrato a quelli di Saluzzo, e poi i Paleologo, i Francesi, gli Spagnoli, i Gonzaga sino ai Savoia. In tanti qui hanno scritto la loro vicenda politica, spirituale, o artistica rendendo unica la memoria del luogo. moncalv01[1]Moncalvo è nobile come la sua storia, ricca com’erano ricchi d’ingegno i suoi abitanti. Quante volte ci sono andata a spasso, e mi sono incantata davanti alla chiesa settecentesca della Madonna, del Magnocavallo, o ai resti del castello. Andavo su e giù per la Fracia fermandomi davanti ai palazzotti, incantata dalla loro architettura, facendo schizzi di vie e piazza per le mie tele.

Quella notte se la ricorderà finché campa

mati-26.jpg

Mario ha fatto il bis! È venuto per dieci giorni di fila al Romito! Non stava più nella pelle. Penso di averlo reso felice. Almeno lui! Aldo era contento di averlo per casa. Lo prendeva in giro, lo coccolava, lo istruiva, gli raccontava aneddoti e fatti reali accaduti da noi, quei fetenti di Saraceni e le loro grotte, poi! E la Storia che da noi ha avuto una valenza tutta particolare. Poi è arrivato un nostro amico medico di Aosta che pratica l’ipnosi. Apriti cielo! Ne son successi di tutti i colori. L’ho scritto anche in un libro. Mario dice che non crede all’ipnosi. Figuriamoci! Il medico la usava per le sue pazienti, è un ginecologo. Ma quando i ragazzi piantano un chiodo mica riesci a convincerli del contrario. -Ci vada piano, dottore con la sua ipnosi, è solo un ragazzo.- Gli sussurro in un orecchio. Il medico ha ipnotizzato Mario, bloccandolo sul divano! Una scena da circo equestre! Da morir dal ridere, ma non per Mario che, per quanti sforzi facesse, non riusciva ad alzarsi. -Te la stavi facendo sotto!- Ha sbottato Aldo in una gran risata. Mario non sapeva più cosa dire. Quella notte se la ricorderà finché campa. Per consolarlo gli ho regalato una tela e sul retro ho disegnato il Romito con Mylord.

Museo civico di Moncalvo 4 giugno – 31 luglio 2016

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E se non arriva quella giusta?

-Così?- Mario  Paluan Ritratto da Matilde.jpg-Eh, così!. …- -Gira un po’ la testa…non così tanto! Di meno.-
-Così?- -Non muoverti. Ci metto un minuto.- -…E poi me lo dai? Il ritratto me lo dai?- -Ma sì!- -Mati?- -Eh? Che c’è? -E come faccio a riconoscere che è lei?- -Lei chi?- …-La ragazza di cui…sì, quella che…- -Ah! Oh lo capisci, masnà! Ti tremeranno le ginocchia! Ma che fretta c’è? Lo capirai quando arriva, mica è per forza o che devi stare lì ad aspettarla. Quando arriva arriva, com’è successo per me ed Aldo. Ci siamo trovati ma non andavamo a cercarci.- -…Mati. – -Dimmi…Che c’è? Gira un più a destra il busto, ecco così.- -E se non arriva?- -Chi non arriva?…La ragazza?- -Eh…- -Ma sì che arriva, figurati se non arriva! Basta che non ti fermi alla prima oca.- -La voglio bellissima. Coi capelli che sembrano oro o magari neri come il carbone, ma bellissima, eh? Sarà così? Però, e se ha avuto altri prima di me e io mi innamoro lo stesso?- -Eh! Oh! Non sarà la fine del mondo. Però c’è tempo. Mica se non è più vergine è da scartare. Uehi! Non scherziamo. Ci sono amori in seconde nozze che durano una vita, sai? Ma mi sembra un po’ presto a quindici anni, no? E poi quella adatta a te devono ancora inventarla…che sei così difficile!- -Sì, quando capita dici che me ne accorgo?- -Eccome se te ne accorgi. Senti i campanelli suonare.- -Che campanelli?- -Faccio per dire. Pensa che quando ci siamo dati il primo bacio con Aldo ci siamo dati una zuccata! Mica nessuno ce l’ho ha insegnato. Non come oggi che sapete già tutto…non è vero?- -Sì, …quasi tutto.-

Il Monferrato sorrideva al nostro passaggio

DSCN0490.jpgNon credo di avere nemmeno una foto, io e lui, insieme. Non era nostra abitudine. Andavamo in giro in lambretta. Aldo ed io, ci bastava l’amore, il cielo e la mia arte. E l’immenso scenario che si apriva ad ogni passo. L’amato Monferrato sorrideva al nostro passaggio. Mi portavo dei fogli da disegno perché non volevo perdere nulla di quelle gite. A volte la lambretta faticava su qualche salita e allora dovevo scendere. Erano risate e baci. L’amore era il nostro terzo compagno e amico, ci teneva così uniti che ogni seppur minima separazione procurava dolore. Amavamo l’amore e l’amore amava noi. Sprovveduti anche a darci il primo bacio, la prima effusione. Con la coda dell’occhio vedevo, non era un mistero, ci guardavano i passanti mentre passavamo rapiti dal sole, dall’aria, dalla semplicità e dalla pura bellezza dei paesaggi. Là una siepe, laggiù un fiore, più in là un salice e oltre vvv.jpgla linea d’ombra la fila dei pioppi in salita. E poi i castelli in miniatura, mai severi, ma ridenti come antiche dimore di un regno incantato. Quante poesie mi recitava Aldo e le tenerezze e le promesse di fedeltà a iosa. Nessuno ci avrebbe mai separato. Era la nostra promessa che avremmo mantenuto sino alla fine.  L’amato Monferrato