Non è tutto oro…

National Suicide Prevention Week poster. Vector illustration. EPS10

Spaccio di droga e solitudine giocano ruoli di primo piano da queste parti, non che l’Italia ne sia esente. Da statistiche ufficiali si apprende che Londra ha il triste primato della solitudine; qui ci si sente soli e smarriti come in nessun altro posto in Europa. Mentre piazze e incroci traboccano di vita febbrile, che si affanna, stride e si fa di coca. «Non insultate o malmenate il conducente» c’è scritto sugli autobus «ogni abuso verrà punito» e anche: «non maltrattate il nostro personale», in farmacie e altri negozi, «è quiper servirvi» si tratta della norma, mentre nei cessi del Barbican Centre gli avvisi fanno notare che ogni abuso o atteggiamento a sfondo sessuale improprio verrà rigorosamente punito. C’è chi titola: «Regno Unito, la prevenzione dei suicidi passa per la lotta alla dipendenza da benzodiazepine», e anche diversi gli avvisi il cui contenuto recita: «Se pensi di farla finita, prima del gesto fatale telefona a noi, questo è il numero: …» Una doppia faccia, insomma, alla città febbrile orgogliosa dei suoi capolavori d’arte (una valanga quelli di origine italiana, esposti alla National Gallery,)  famosa nel mondo per libertà di espressione, di costumi e permissivismo al cubo, si affianca la darktown della solitudine, del crimine e dell’illecito, dove anche le anguille del Tamigi sono

Depressed mature woman

intossicate dalla coca, pare che l’inquinamento sia cospicuo anche presso i palazzi del potere. Te pensi che scherzi ma le anguille davvero sono sovraeccitate.
E poi ci sarebbe anche l’allarmante fenomeno dei bambini straniti-smarriti che non sanno bene a che sesso appartengono. Ma di questo ne parliamo al prossimo post.

memorie-esperienza-indagine raccolte in un volume.

Chi ce l’ha con i britannici?

Ma basta sparlare dei britannici! Sono toccanti alcune scene che si ripetono per strada e che mi vedono protagonista. Dovrei smetterla di fare jogging all’età che mi ritrovo, per via di certi pericoli insiti negli alti bassi del pavimento stradale, qui ci sono lastroni di cemento e inciampare contro il bordo è facile. Così mi adeguo e per ben tre volte in tre anni cado lungo tirato mentre faccio il fatidico jogging o porto a casa il cibo dei Sick. La prima volta mi sono quasi slogato la falange del pollice, la seconda ho distribuito il peso in modo bilanciato così da cadere lungo tirato, subito raggiunto dalla voce sollecita di femmina All okay!? Grazie signora, certo signora, ma guarda un po’, ho la testa un po’ per aria, Immediata la curiosa partecipazione del suo cocker che vuole capire perché sto per terra lungo tirato e mi gira attorno annusandomi. Oh! Quasi mi scuso con la signora, perché le ho dato motivo di apprensione, e tranquillizzo subito la figlia di Albione con un oh! so distract! I was looking at the sky ovvero ci faccio anche la figura del demente ottuagenario visto che guardo per aria e non dove metto i piedi. Ma son convinto che se avessi avuto bisogno mi avrebbe aiutato o chiamato l’ambulanza, che qui spopola insieme alle sirene della polizia. C’è del buon cuore genuino e sollecito nell’animo britannico, oggi forse un po’ appannato, ripiegato su se stesso per via delle critiche subite all’ex impero. Lascia stare che in Afghanistan è andata buca per l’ennesima volta, e che volevano far loro una fetta di Russia nel ‘700, con la scusa di moltiplicare i loro presidi commercIali, lascia stare anche torture, stermini e oppressioni di popoli, durante il loro impero, (tutti crimini documentati) anzi, oggi c’è qualche storico che paragona il loro all’impero romano, e che si pone questa domanda: “Ma se il nostro impero era così “atroce” perché così tante nazioni volevano farne parte?” Te lo spiego un’altra volta, ora ringrazio la signora sollecita e faccio una carezza al cane prima che mi dia una leccata! Negli inglesi, con o senza cane, c’è buon cuore. Parola!

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Cento sterline l’anno! giardini e la donna col velo

La quarta volta la russa ci riprova ma la fermo subito dicendole: “Stai parlando di quelle piantine di menta con le foglie polverose che ho tagliato senza pietà?!” Da Ludmila ci torno badando a non distruggere altro, per compensarla della perdita le ho piantato decine di talee di salvia, rosmarino e rose. Dovro’ andare a verificare il loro stato di salute, è passato l’inverno. Sono qui nel suo giardino a tagliare l’erba e sto verificando il fallimento delle mie talee. Davvero poca cosa è rimasta! Ma lei non dice nulla e io taccio. Le dico di parlare in russo e capisco che ha fatto castrare il gatto. E perche’? Per via delle volpi, ma non ho capito se la bestiola dava fastidio alle volpi o viceversa. 

Per rimanere in tema, un ultimo giardino, si vede che la mia fama comincia a fruttare in città. “Have a job for you”, dice il padrone di casa. «Ma va?! Great!» Qualcosa come cento sterline all’anno. Poi, sempre grazie al suo interessamento, vado anche a curare l’erba nel giardino di Anisa che arriva da un paese a pochi chilometri da Addis Abeba, il cui nonno parlava correntemente italiano; sul modo in cui li abbiamo colonizzati non ha critiche da fare, non ricorda, meno male. Una figurina graziosa e osservante musulmana col velo sul capo che mi chiede se taglio anche l’erba del giardino di certe sue amiche, ma poi non se n’è fatto nulla. «Basta che ti affacci allo steccato! E io vengo nel tuo giardino,» le dico. «Ok,» fa lei, così dopo aver estirpato l’ultimo filo d’erba dalle fessure delle piastrelle e rasato il prato, le chiedo: «Mi spieghi perché porti il velo?» e lei illustra che niqab, hijab, chador e burqa proteggono a vari stadi la donna da sguardi indiscreti celando le forme femminili. Il vero motivo del velo è anche un altro e più profondo. «Ma anche in casa lo portate?» chiedo. «Proprio in casa,» dice. Fidarsi è bene, non fidarsi è meglio. Così allo zio birbone non gli vengono strani grilli in testa e la nipote non diventa oggetto di concupiscenza, come succedeva anche a casa nostra. Il marito che non farebbe male a una mosca fa capolino e, timido com’è, preferisce che sia la moglie a rifilarmi la generosa banconota. «Ma come ti chiami che non me lo ricordo mai?» Anisa si chiama: donna dal cuore pio e amabile. «Mia moglie è rimasta ancora senza lavoro,» le dico e lei: «Allah vede e provvede, dille di non disperare.»

Strano a dirsi ma nella variegata attività di giardiniere, i caffè, e i dolci me li hanno offerti solo Alham l’irachena e Anisa l’etiope.

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Tombe di seconda mano

Per rimanere in ambito cimiteriale, se vi interessa la cosa, non adesso, si intende, ma meglio informarsi per tempo. La notizia su The Economist del 18 agosto 2022 recita:
“I cimiteri di Londra vendono tombe di seconda mano. Ce n’è un gran bisogno. In vendita tombe d’epoca. Lunghe due metri e larghe meno di un metro, l’appezzamento di terreno è un “bijou” (così nel testo) anche per gli standard londinesi. Il lotto 18.946, ad esempio, è scenografico: come tutte le tombe del cimitero di Highgate, offre una sorta di luogo di riposo nello stile Edgar Allan Poe, con urne ed edera. Ancora più “desiderabili” sono i sepolcreti e tombe adiacenti, infatti proprio di fronte c’è quello n. 24.748: la tomba originale di un certo Karl Marx” -sì, proprio lui; la cui testa leonina occhieggia guardinga fra le fronde. Ian Dungavell, responsabile del Friends of Highgate Cemetery Trust, pensa che il lotto 18.946 potrebbe raggiungere un “prezzo premium”. Per le tombe, come per le residenze più grandiose, dice Dungavell, “si tratta di posizione, posizione, posizione”. Questione di panoramica e vedute piacevoli e rilassanti, anche chi defunge vuole il suo. 

“La borghesia produce…i propri becchini”, scriveva quel mattacchione di Karl Marx nel “Manifesto del partito comunista”. Il filosofo aveva sottovalutato il suo nemico. La borghesia produce anche imprenditori del settore cimiteriale, venditori di tombe e, ora, anche riciclatori di tombe. Nella quiete dei cimiteri londinesi iniziano a essere disponibili appezzamenti rimasti intatti per circa un secolo, davvero suggestivo e la tariffa è interessante. Scriveva su Perfida Albione Lorenzo Ferrara. -Autore di cui non si ha traccia da un pezzo.- Non si sa mai che ti interessi la cosa.

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La triste fine di Ugo a Turnham Green

Inseguito da creditori infuriati, Ugo Foscolo, sul lastrico, per aver sperperato più di un patrimonio, ridotto a una cariatide, malato e senza denti, defunge in una misera camera d’affitto, a Turnham Green, Londra, accudito dall’eroica figlia avuta da Fanny Emerytt Hamilton, nobildonna inglese (le malelingue dicono non fosse sua figlia).
Dopo aver comprato  tre ville e dilapidato patrimoni, compreso l’appannaggio in dote alla presunta figlia, tira i remi in barca e muore in miseria, come un mentecatto (il giorno del suo funerale non ci fu nessuno a seguire il feretro anche se dopo due settimane il necrologio della Literary chronicle recitava: «(…) molti deploravano gli errori della sua vita privata: ora gli errori non sono più, e solo al suo genio noi intendiamo offrire il nostro rispetto.» Meglio tardi che mai, un po’ di rispetto non guasta.

King Charles III in visita a Roma nell’aprile 2025 cita Garibaldi, Mazzini, Marconi nella folta schiera degli illustri ospiti italiani, ma non Ugo Foscolo. Apprezzati, gli italiani di oggi che affollano per lavoro le albioniche contrade sono di altra pasta, son qui a fare business e a dire la loro in fatto di imprese moderne.

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Scoiattoli a cena e grande poesia

Dagli scoiattoli fritti o in umido agli esuli italiani ospiti dei britannici, osannati e onorati e non cucinati in padella. Ferrara non trascurava nulla, osservava, frugava negli archivi della storia scoprendo frasi come queste: «Brutto come un babbuino che, quando parla sembra un porco a cui taglino la gola», impietoso giudizio di un collega di penna non condiviso tuttavia da pareri coevi, ma andiamo per ordine scoprendo il soggetto vittima dell’avversione. 

Ci sono anche virtù che rendono onore ai Brits: ospitalità e riconoscimento del merito altrui. Soprattutto nel passato. Il grande Ugo Foscolo, deluso dalle vicende italiane e furioso per il tradimento di Napoleone, sbarca a Londra nel 1816, inseguito da un mandato di arresto del governo austriaco, dai debiti e preceduto dalla fama di grande poeta. A Londra va a vivere a Leicester Square, poi a Soho. In una lettera alla sua amante sposata Quirina Mocenni Magiotti scrive: «da che toccai l’Inghilterra ebbi lieta ogni cosa [… ]. Qui per la prima volta mi sono avveduto ch’io non sono affatto ignoto a’ mortali; e mi veggo accolto come uomo che godesse già da un secolo di bella fama e illibata.» Se vuoi saperne di più:

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