Scarpe sformate, cappelluccio e grembiulino. Philip Eglin e’ appena uscito dalla sua bottega come un artista artigiano faentino rinascimentale. Pago e fiero della sua lunga giornata di creazione e sperimentazione. Una tradizione che, ci piace ricordare, in Italia ha goduto e gode tuttora di una fiorente e rinomata tradizione, una delle tante eccellenze nostrane. Basta recarsi al Victoria & Albert museum per verificarlo. Ma Philip Eglin ci mette del suo, che ha dell’irriverente e che fa della sperimentazione di soggetti, forme e colori un ensemble intrigante e “colto”. Qui lo vediamo all’opera nella sua bottega intento a creare le sue ceramiche, reinventandole.
Dice Philip del suo lavoro: “Mi vedo come un continuatore di una forte tradizione ceramica che prende in prestito idee, sia per la forma che per la superficie, da vari esempi. Mi piace essere irriverente e “sovversivo”, ricorrendo a fusioni di soggetti storici e contemporanei apparentemente disparati, questo nel tentativo di raggiungere un equilibrio tra l’alto e il basso, il riverente e l’irriverente, il sofisticato e il grezzo.”-Ci pare che il suo obiettivo sia raggiunto in pieno.
Dalle sue note si rileva: Philip Eglin è un rinomato ceramista britannico la cui pratica fonde tradizioni orientali e occidentali con arguzia, umorismo e satira. Le sue opere, che includono figure, vasi, piatti e pentole, sono caratterizzate da rigore tecnico, sperimentazione materica e audacia scultorea, trasformando influenze storiche in ceramiche contemporanee dinamiche. Abbracciando l’imprevedibilità dell’argilla, le sue superfici sono ricche di texture, distorsioni e gesti espressivi. Questo approccio non solo gli permette di spingersi oltre i confini dei mezzi, ma anche di evidenziare la duratura rilevanza della ceramica come veicolo di narrazione, critica sociale e celebrazione dell’esperienza umana.
Le opere di Eglin sono conservate in collezioni pubbliche e private internazionali, tra cui the Victoria and Albert Museum, London; the Fitzwilliam Museum, Cambridge; the National Museum of Scotland, Edinburgh; the British Council; Musée de la Céramique, Sèvres; the Stedelijk Museum, Amsterdam; Museum of Fine Art, Houston, Texas; The Mint Museum, Charlotte, North Carolina. He has exhibited at the V&A, London; The Royal Academy, London; Somerset House, London; Marsden Woo Gallery, London; Yorkshire Sculpture Park; Pallant House Gallery, Chichester; Thyssen-Bornemisza National Museum, Madrid. Eglin won the Jerwood Prize for Applied Arts in 1996. Nel 2025 è stato selezionato per il prestigioso Loewe Craft Prize.
Alcune note sul suo lavoro mettono in rilievo una formazione colta:
“La mostra Bucket List alla Canopy di Londra, esamina le forme dei vasi che Philip Eglin ha esplorato negli ultimi trent’anni: brocche e giare con manici, grandi sottopiatti e secchi con i lati dritti. Presenta la ceramica come luogo di narrazione, umorismo e riflessione critica, e afferma il ruolo di Eglin come una delle voci più distintive della ceramica britannica contemporanea.”
– Isabella Smith, scrittrice e curatrice.
Ignoriamo se la raffigurazione di uno dei nostri cibi nazionali su un contenitore in ceramica alto 45 centimetri e largo 38 sia ispirata a garbata satira o ad altro, in ogni caso lo intendiamo come un omaggio all’Italia e alle sue eccellenze.
| Philip Eglin | Bucket List 15 gennaio—20 febbraio 2026 Private View: Thursday 15 January, 6—8pm Canopy Collections HQ 3 Bloomsbury Place London WC1A 2QA |





