ti sei perso nel bosco?

Metti che stai passeggiando con o senza fidanzata in un bosco e perdi la via del ritorno come succede alla ragazzina, in quel famoso libro mozzafiato di Stephen King. Metti che la tua barca faccia naufragio e tu ti svegli verso mezzogiorno su una spiaggia deserta solo con un temperino in tasca e un gran mal di testa e una maledetta voglia di far colazione e poi prendere un caffè al bar. Te lo scordi!

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Oppure il tuo monomotore perde quota e, dopo un atterraggio di fortuna, ti trovi improvvisamente in mezzo alla giungla, conun po’ di ammacature ma fortunatamente illeso. O magari stai cercando l’acqua dietro una duna, ma la duna che immagini non è quella dietro cui pensi di trovare i tuoi compagni di viaggio, per cui, caro mio, ti sei perso nel deserto e devi cercare un po’ d’acqua se vuoi campare fino a domani. Non abbiamo ancora finito: e sai come non morire di freddo in mezzo alla neve, anzi utilizzando proprio la neve scavandoci dentro una comodo rifugio per la notte?…Oppure non ti ricordi più che, per gioco, confezionavi ami da pesca, ti potrebbe riuscire molto utile visto che i pesci di quel torrente potrebbero sfamarti dopo tre giorni di digiuno.

A pagina 56 immaginiamo che: se avete del permanganato di potassio le cose potrebbero mettersi meglio, ma avrete bisogno anche di un po’ di zucchero e di un pizzico di fortuna, altrimenti il permanganato da solo serve a poco per accendere un fuoco. Oppure potete provare coi bastoncini secchi o anche con le pietre focaie, o magari con della pirite che fa scintille sufficienti (auguri). O magari con una lente di ingrandimento (già meglio) o con le lenti da presbite dei vostri occhiali o smontando un binocolo, oppure con l’obiettivo della macchina fotografica. Insomma accendere il fuoco è una cosa seria e ci crediamo. Io lo facevo con la lente a otto anni. Chi ha detto che la giungla di una metropoli è meno pericolosa di quella del Borneo? Per cui vi consigliamo di portarlo sempre in tasca il libricino, potreste perdervi a Londra o a Milano. Ha la copertina impermeabile (la poggia potrebbe sciuparlo)

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Ottantacinque illustrazioni di Conrad Bailey stese con l’intento di aiutarvi a capire come si accende per davvero un fuoco, come si cucina la coscia di uno gnu, come si costruisce un tetto di foglie e rami per ripararsi dalla pioggia. Il testo, di Brian Hildreth, tradotto da Giorgio Luxoro dice un sacco di cose, a partire da come si trasmette un segnale di richiesta soccorso Mayday o come bisogna intrecciare i rami per fare racchette da neve…Il libretto cerca proprio di darti una mano, tanto partecipa alla volonta di trarti di impaccio. Lodevole impresa! Magari l’avessi letto con attenzione quando eri a casa, seduto in poltrona!

Il bivacco con albero mozzato ci sembra confortevole mentre un rudimentale arpione per pescare ci appare davvero micidiale. Per i più industriosi ci sono le indicazioni su come costruire un’ascia di pietra (dio sa quanto ce n’è bisogno in ufficio e sul tram) oppure come costruire un trapano rudimentale per bucare pietre friabili, conchiglie e pareti di casa… Anche se non andate sul Kilimangiaro vi potrà interessare e divertire, ma sarà molto difficile trovarlo. A proposito: io l’ho perso durante un trasloco, se lo trovi da qualche parte me lo dici? Edito da Longanesi, oggi lo trovi solo nell’usato vintage. Datava 1977.

la campana aveva battuto otto tocchi?

Annunciando l’imminente fine del bel marinaio. Gran brutta faccenda sulla nave da guerra Bellipotent. Ore quattro del mattino dopo il rintocco di otto funebri tocchi di campana. Fra l’eco di false accuse di ammutinamento ed esecuzioni sommarie ma “necessarie”, la ciurma mormora. Roba di oltre due secoli fa eppure ancora attuale, nel senso della vicenda e dei personaggi che vi si agitano. Billy Budd ovvero l’atroce destino della bellezza e dell’innocenza accusate ingiustamente in base a oscuri motivi da chi di bellezza e gaiezza ne è privo. L’inevitabile rima con un fato gramo, con la predestinazione, e con l’insondabile volontà di accusare ingiustamente Billy Budd, il bel marinaio.

La storia, di per sé semplice, si svolge alla fine del diciottesimo secolo, quando l’Inghilterra guerreggiava con la Francia, subito dopo il grande ammutinamento del Nore, prontamente bloccato dall’Ammiragliato Britannico.

In questa Marina rigorosamente “ligia al dovere” (l’Inghilterra stroncherà duramente le ribellioni sulle navi per il timore del diffondersi dello spirito della rivoluzione francese) fa la sua comparsa il marinaio Billy Budd, gabbiere di parrocchetto dell’albero di trinchetto. Un allegrone dallo sguardo ingenuo e dagli immensi occhi azzurri, un “uomo ancora fanciullo”, che si dimostra totalmente disarmato di fronte ai casi della vita. Billy Budd è analfabeta, incapace di esprimersi correttamente, balbetta se viene messo in difficoltà.
Entra poi in scena John Claggart, il maestro d’armi della nave, malvagio, contrapponendosi all’indole onesta di Billy. Lo scontro fra i due è inevitabile: Claggart accusa Billy di ammutinamento, un’accusa alla quale nessuno crede, nemmeno il capitano della nave Vere. Ma quando questi mette a confronto Billy con le accuse che gli sono state avanzate e gli chiede di difendersi, Billy, disorientato dall’accusa di Claggart non fa altro che farfugliare. Claggart insiste nell’accusa, e Billy, frustrato dalla sua stessa balbuzie sferra un pugno in faccia a Claggart, uccidendolo.
Il capitano Vere, pur non ritenendo Bully Budd colpevole di ammutinamento, per onorare la rigida legge è obbligato a farlo impiccare a seguito del rapido giudizio dei suoi ufficiali. Esecuzione per capestro. Dio benedica il capitano Vere! esclama Billy prima di pendere impiccato, evitando probabilmente un ammutinamento. Benedirà il capitano in tono melodioso e limpido, di un uccello canoro che fa fremere la ciurma. Billy nel momento dell’impiccagione si colora del colore rosa acceso dell’aurora. Se ne sta andando dritto in cielo. Paga così il suo delitto fatto di irruenza e onestà. Così facendo trasferisce implicitamente la morte sul capo del capitano Vere, unico testimone del delitto.

Ma il vero delitto non è quello del bel marinaio, è quello di Claggart, il capo d’armi, che dalle insondabili profondità del suo odio, dell’invidia e dalla torbida palude della sua anima se ne ha una, fa condannare il marinaio. Tutti i morituri sono soli davanti alla loro fine imminente, anche il vero assassino Claggart è solo a decretare calunniosamente la morte altrui, infine, la sua, mi viene il dubbio che Claggart celasse una volontà nascosta e la propensione ad autoinfliggersi qualcosa di tremendo, e Billy Budd sarà solo davanti alla sua di morte, nonostante le premure del cappellano. E forse il più solo di tutti, perché consapevole, e responsabile di vite altrui, sarà il capitano Vere. Per questo penso che Billy Budd trasmette involontariamente la sua sorte sul capo del suo padre capitano carnefice. Il capitano Vere morirà pronunciando il nome di Billy Budd.

La morte in vita di costui ospiterà l’incapacità umana di risolvere altrimenti il dissidio, inevitabile la condanna del suo marinaio, pur sapendolo innocente nell’intimo. Il padre virtuale del bel marinaio obbedisce alla dura legge vigente sui mari, ligio al ruolo che egli rappresenta. Non credo, in questo trionfo plurimo di morti, siano del tutte estranee alcune dolorose vicende auotobiografiche che hanno afflitto duramente Melville, infatti, dice nostra sorella Wikipedia: nel 1867 il primogenito Malcolm, nato nel 1849, si uccise in casa dei genitori con un colpo di pistola. Il secondogenito, Stanwix (1851-1886), morì più tardi a San Francisco dopo una vita errabonda. Solo la quartogenita, Frances (1855-1938), si sposò ed ebbe quattro figlie, che ricordavano la figura di un nonno molto assorto nei suoi pensieri.

I miei insopprimibili indizi di scrittura