La riforma previdenziale inglese

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Alcune considerazioni sulla riforma previdenziale del premier inglese Cameron rispetto all’Italia

di Claudio Martinotti Doria

Il giovane premier inglese Cameron, che per quanto lo si possa criticare è comunque alcune decine di spanne superiore politicamente ed intellettualmente al nostro, ha avuto il coraggio di compiere una riforma previdenziale ed economica che da noi in Italia non poteva neppure essere concepita.

Restituire i contributi previdenziali agli ultra55enni che lo desiderano, ovviamente dovranno rinunciare a qualsiasi futura pensione pubblica.

Perché dico che da noi non poteva essere concepita? Perché da noi non esiste nel vocabolario della pubblica amministrazione la voce “restituzione”, da noi non restituiscono neppure i contributi previdenziali cosiddetti VOLONTARI quando ad esempio ci si accorge che non sono serviti a nulla, come in seguito all’iniqua riforma Fornero, che spostando in avanti di colpo di ben 6 anni l’età pensionabile (porcata che non era mai avvenuta prima d’ora in alcun paese civile) senza tener conto delle gravi ripercussioni sociali ed economiche, ha ad esempio vanificato la pianificazione previdenziale di tutti coloro che stavano versando contributi volontari.

La riforma di Cameron sembra involontariamente studiata per porre rimedio alla riforma Fornero, perché è destinata a far beneficiare gli ultra55enni, che sono proprio coloro maggiormente colpiti dall’iniqua riforma Fornero, trovatisi senza lavoro e senza pensione per molto anni a venire. Quindi era in Italia che avrebbero dovuto concepire la riforma, non in Inghilterra. Peccato che non ci abbiano neppure pensato, come dicevo, perché non esiste nel vocabolario politico italiano la parola restituzione (avete mai sentito di un ladro che restituisca il maltolto?), e ciò che non si conosce non può essere oggetto di discussione e proposta.

Il problema è che anche senza la versione anglosassone della Fornero (che vorremmo fosse un prodotto d’esportazione, nel senso che se emigrasse farebbe un favore a tutti) probabilmente il problema degli ultra55enni senza lavoro e senza pensione esiste anche in Inghilterra come in altri paesi europei. Del resto anche se ci fosse lavoro, chi assumerebbe una persona di quell’età? E bene o male in tutti i paesi si deve attendere mediamente i 62 anni per andare in pensione (in nessun paese si va così tardi, a 66,7 anni come in Italia), quindi esiste un periodo di latenza di almeno sette anni, in cui non si hanno ne redditi da lavoro ne pensioni. Di cosa si deve vivere in questo lasso di tempo?

Al di là delle valutazioni etiche, morali, sociali, culturali, psicologiche e politiche, sulle quali è lecito dubitare possa esservi particolare sensibilità da parte di una politica ormai divenuta cinica e bluffatrice in ogni parte del mondo cosiddetto civilizzato, vi sono validi argomenti economici e fiscali a favore di un simile intervento, che considero lungimirante.

Cameron infatti ha deciso di esentare dalle tasse solo un quarto di quanto si preleverà dei contributi versati, i tre quarti invece saranno tassati, e quindi ci sarà un vantaggio per la fiscalità generale. Inoltre le somme, di entità considerevole, che verranno prelevate, entreranno in circolo nell’economia inglese, cioè favoriranno i consumi, formula magica costituente il Sacro Graal dell’economia di stato, prevalentemente keynesiana, che come sempre mira al breve termine (anche se effimero) e poco si preoccupa nel medio e lungo termine.

In Italia i primi commenti dei cosiddetti esperti, i tuttologi sempre pronti al cazzeggio, hanno affermato che in Italia la riforma Cameron sarebbe un disastro perché il denaro prelevato verrebbe sperperato (come quando si vince al super enalotto) e poi si rimarrebbe senza risorse per la vecchiaia. Come se i cittadini (pardon, elettori) fossero tutti emeriti imbecilli, rimbambiti e dementi, quantomeno è così che la politica partitocratica mediatica li considera.

La verità ovviamente è un’altra.

La verità è che il cittadino italiano ultra55enne sarebbe troppo favorito ed i parassiti che hanno sempre vissuto grazie allo stato (politica e suo vasto entourage) ne sarebbero penalizzati e costituirebbe un pericoloso precedente, che potrebbe aiutare le persone non propriamente intellettualmente dotate e sveglie a capire come il parassitismo politico funzioni depredandoli per tutta la vita.

Come minimo, nell’ipotesi di versamenti contributivi modesti o medi, per un ultra55enne si tratterebbe di prelevare almeno 300 mila euro a testa, ma potrebbero essere molti di più.

A differenza di come affermano i tuttologi mainstream che fanno da cassa di risonanza mediatica della partitocrazia parassitaria e che sono convinti si spenderebbero in auto lussuose, vestiti e gozzoviglie (cioè quello che loro fanno abitualmente coi nostri soldi), personalmente sono convinto che la maggioranza degli italiani, dopo questi anni vissuti di stenti e con sacrifici indicibili, li utilizzerebbero con parsimonia, sobrietà e saggezza.

Non pretendo che sappiano tutti quanti come investirli per porli al sicuro da futuri e probabili bolle, crack e schemi di Ponzi, ma se anche li tenessero in liquidità e li spendessero gradualmente come una sorta di pensione anticipata programmata, ad esempio a 1000 euro al mese garantirebbero una pensione per 300 mesi, cioè 25 anni, 55 anni + 25 significa 80 anni, significherebbe garantirsi una pensione autogestita fino agli 80 anni, età molto superiore alla media in Italia, checché ne dicano le statistiche sulla longevità. Senza contare che per la stragrande maggioranza degli italiani una pensione da 1000 euro al mese è una chimera, molti riceveranno tuttalpiù la minima …

Ma i parassiti (in tutte le loro innumerevoli multiformi mimetiche manifestazioni) come farebbero ad alimentare i propri privilegi se si applicasse una simile riforma?

Avete mai sentito di parassiti (che ovviamente non si considerano tali) che di loro iniziativa si siano ridotti i privilegi derivanti dal parassitismo?

La differenza tra un paese e l’altro è ancora costituita dalla differente cultura sociale, in Inghilterra probabilmente hanno ancora tracce di libertà, dignità ed autonomia che da noi ormai sono estinte. E’ vero che certe proposte emergono soprattutto in prossimità di scadenze elettorali, ma ricordatevi che da noi gli italiani hanno votato il partito del premier alle europee solo perché ha ridotto le tasse in busta paga di 80 euro, cioè si sono venduti per molto meno di quanto avviene in Inghilterra, proprio tutto un altro mondo.

Mittente:

Cav. Dott. Claudio S. Martinotti Doria    www.cavalieredimonferrato.it    claudio@gc-colibri.com

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Gli splendori vittoriani nella pittura del grande Frederic Leighton

leightonAveva 25 anni quando nel 1855 Frederic Leighton vende un suo dipinto per 600 ghinee. L’acquirente? La regina Vittoria

Da quell’istante l’inarrestabile successo che lo porta a diventare baronetto e pari del regno, anche se per sole 24 ore (morirà il giorno dopo l’investitura per angina pectoris). Lord Frederic Leighton fu pittore raffinato e colto, un gentiluomo che parlava cinque lingue, gran viaggiatore e presidente della prestigiosa Royal Academy of Arts. Si sentiva a suo agio in tutti i salotti londinesi e fu cospicuo il successo della sua pittura presso i contemporanei.

La sua pregevole collezione andò dispersa alla sua morte, scrive Giovanni Biglino sul settimanale IL NOSTRO TEMPO…Le sue due sorelle Alexandra e Augusta non riuscirono a mantenere la proprietà, organizzarono presso Christies una serie di aste, smembrando così una collezione lunga una vita intera…

La sua pittura interpreta e descrive un’epoca. Il trionfo dell’impero britannico si riflette nelle atmosfere e nei soggetti che Leighton sa magistralmente creare. E allora sono gli incantevoli ritratti femminili, la serenità della mamma e della sua bimba che le sta porgendo una ciliegia, la compostezza plastica della BACCANTE, lo splendore luminoso di donne con fiori, frutta e canestri intrecciati. Tutto è composto, godibile, equilibrato.
I soggetti sono appagati, vivono in una dimensione olimpica, ovattata, irreale. O quasi. C’è la consapevolezza di uno status acquisito, di una ricchezza (anche interiore?) ormai raggiunta.
Nei suoi dipinti affiora la nostalgia verso un’età arcadica, l’epoca dell’oro. Una visione idealizzata dove il mito greco romano è padrone. Ci sono donne mollemente sdraiate, discinte, molte delle quali nude, oppure avvolte in ampi drappeggi, simili a nuvole di stoffa. Scene di trionfi dove abbondano le corone di alloro, i drappi, le insegne della gloria. Leighton sembra voler rappresentare l’appagamento dello spirito, la sublimazione dei valori della società inglese ottocentesca. Ne LA LEZIONE DI MUSICA le due figure femminili sono così assorte, alle prese con una lunga mandola, che nulla sembra poterle turbare. E così è per le due giovani che dipanano una matassa di lana sulla riva del mare.
L’uomo mitizzato ha spesso sembianze efebiche, si sazia di una gloria maturata altrove, in precedenza. Spesso trasfigurato in pose eroiche; è leig 2anche il caso del famoso DEDALO E ICARO, pronto per il volo.

Fin qui c’è la prima lettura, di questo magnifico arazzo fatto da eroi dalla virilità vellutata, ricco di donne assorte nella delizia di un eden (artificiale?) fatto di appagamento, sontuosità, voluttà.

Proviamo a mutare l’angolo di osservazione e una seconda dimensione affiora, inquietante.

Nella pittura di Leighton non troveremo mai, per intenderci, l’esplicito e angoscioso ritratto di Ofelia di John Everett Millais del 1852, attratta verso il basso dal fango della morte. Occorre ricercare verso altre direzioni. Cosa rappresentano, ad esempio, quei cetacei neri e guizzanti, alle spalle della bagnante nuda sulla spiaggia? Una minaccia emergente dall’inconscio, forse? Così è per il drappo nero, così funereo da apparire premonitore per Icaro, e con la statua di Minerva che volta loro le spalle, così è per IL GIARDINO DELLE ESPERIDI, perse in un paradiso di luce dorata (e di incoscienza?) accosciate sotto l’albero delle mele d’oro; protette o piuttosto prigioniere di un poderoso serpente. Un altro segnale dell’inconscio? Come non rimanere abbagliati dallo splendido e famoso ritratto della giovane dama in nero, vestita da una nuvola di stoffa? Grazia, delicatezza, equilibrio, tutto mi sembra perfetto, tutto pare suggerire una disposizione dello spirito armonica e equilibrata, in virtù del raggiungimento di una situazione sociale, psicologica appagante. È la perfezione della moda, dell’eleganza, leig 1dello stile che trionfano in questa figura intera, dove anche il dettaglio dei guanti e del candido merletto attorno al collo incantano. Davanti a questo quadro sembrano sparire i nostri sospetti, gli indizi di un mondo in procinto di frantumarsi si allontanano.
Il dubbio ritorna, attratto come sono, dallo sguardo ammaliatore di PAVONIA che ci mostra una giovane donna con lunghe sopracciglia, dalla chioma spessa e lucente: come non rintracciarvi una delle tormentate creature di Edgar Allan Poe, colta in un momento di serenità?
Si tratta solo di suggestioni e interpretazioni? Può darsi.

Ma nell’apollineo paesaggio tratteggiato da Lord Leighton si celano le insidie di un mondo al suo apogeo, crepe appena visibili eppure reali, di un impero che festeggia i fasti della scienza e dell’etica del lavoro, anche se Engels scrive in quegli anni, (era il 1845 per l’esattezza) ne:
LA SITUAZIONE DELLA CLASSE OPERAIA IN INGHILTERRA :
Altri industriali facevano lavorare parecchi operai per trenta, quaranta ore di seguito, e cioè parecchie volte alla settimana.
Le conseguenze di questi fatti si manifestarono ben presto: nelle fabbriche aumentava la presenza di storpi, i quali dovevano la loro minorazione unicamente all’eccessivo prolungamento del tempo di lavoro. Questa minorazione, consiste di solito in una deformazione della colonna vertebrale e delle gambe…

La sbalorditiva esposizione universale di Londra nell’immenso Crystal Palace del 1851 esprime il tentativo di celebrare le conquiste dell’ingegno e le meraviglie del mondo, fra queste un smeraldo gigantesco, dono del maraja indiano. Un catalogo di meraviglie dal futuro incerto. Engels mica se li sognava gli orrori che accadevano nelle fabbriche….
Marx, Freud e i nuovi narratori quali Stevenson, Hardy e Conrad, con la loro rivoluzionaria e inedita visione del mondo, bussano già alle porte.