c’erano (e ci sono tuttora!) gli stupidi?

Stupido, noi stupidi, voi stupidi. Per sopravvivere in un mondo di ….stupidi. C’è ancora qualcuno che ci prova a combatterla, con coraggio e determinazione andando subito al sodo, la stupidità. Giancarlo Livraghi ci ha provato, riuscendovi. A dire come stanno le cose, anche se non aderiamo del tutto alla sua analisi spietata e purtuttavia scevra di pessimismo; il suo IL POTERE DELLA STUPIDITA’ si divora letteralmente e andrebbe portato in ufficio o in vacanza. Prestatelo agli amici anche, però prima fatene un elenco, non si sa mai che si offendano. È una vetrina appetitosa su ciò che pare essere una perniciosa insidia nel mondo di oggi che inquina sistemi, relazioni, società, potere.

Lodevole la serie di informazioni e rimandi a siti dove si tratta di questo male così poco oscuro e tanto radicato. Così poco oscuro ed evidente da riuscire quasi invisibile. Il libro di Livraghi mette in relazione la stupidità con la furbizia, l’abitudine, la tecnologia, la paura; solleva una serie di interrogativi, sottolinea urgenze che grazie alla sua opera dovrebbero essere subito raccolte. Incredibilmente copiosa la serie dei detti di famosi personaggi sull’argomento; si vede che la cosa era molto sentita e ce se ne occupava a ogni livello. Fra i molti riportiamo quella di Françoise Rabelais: Se vuoi evitare di vedere un cretino rompi lo specchio. E ci tornano in mente le parole di Ennio Flaiano, puntualmente riportate nel saporito saggio di Livraghi. Lo stupido più innocuo trova sempre un eco favorevole nel cuore e nel cervello dei suoi contemporanei che sono almeno stupidi quanto lui: e sono sempre parecchi. Inutile poi aggiungere che niente è più pericoloso di uno stupido che afferra un’idea, è fatto, su quella costruirà un sistema e obbligherà gli altri a condividerlo. Scrive l’autore: è pericoloso trascurare la stupidità. Fingere e immaginare che possa essere innocua è uno dei modi per rimanerne vittima. E, di seguito ancora Flaiano: …L’esperienza quotidiana ci porta anzi a credere che la stupidità sia lo stato perfetto originario dell’uomo, il quale trova buono ogni pretesto per riaccostarsi a quello stato felice. L’intelligenza è una sovrapposizione, un deposito successivo, e soltanto verso quel primo stato dello spirito noi tendiamo per gravità o per convenienza. …. Proprio qui sta il punto. Nell’inevitabilità dell’essere stupidi. Si tratta a nostro avviso di pertinenze ontologiche. E ci chiediamo: senza la stupidità l’uomo esisterebbe? Non sarebbe più saggio accettare l’evidenza di uno stato delle cose e degli uomini così come sono, uno stato di fatto non perfettibile e in continua avvilente degenerescenza, perché normale, non esecrabile perché quotidiano, e infine umano, diffuso così tanto da costituire la norma. La normalità dell’essere stupidi, appunto. Oggi si contano i danni di scelte antiche, di scelte stupide, i devastanti inquinamenti, per parlare, ad esempio, dell’ambiente, la cementificazione agguerrita e inarrestabile, l’osceno protrarsi delle periferie, l’invivibilità dilagante delle nostre città…fa niente se eravamo considerati il giardino d’Europa. Oh Italia! Oh Italia! Quanto mi manca il tuo passato! Per tentare di sopravvivere occorrerebbe cambiare radicalmente rotta. A che serve e a chi giova continuare a fare buchi sotto il fondo dell’oceano per spillare altro petrolio? Non basta quello è accaduto nel Golfo del Messico? Occorrerebbero politiche verdi serie e senza compromessi, scelte radicali, per assoluta necessità di coltivare la vita. Ma a qualcuno oggi importa? Questa mancanza di scelte vitali per la sopravvivenza nostra non è forse l’apoteosi della stupidità?  Non ne è la riconferma? Perché stupirsi? L’ovvio non ha mai fatto scuola e l’ovvio, se troppo evidente, diventa fastidioso e importuno. Quale tipo di progresso dunque? Che non sia quello melenso e di facciata, condimento dei discorsi politici. Perché scomodare l’intelligenza per aderire all’abominevole palude di un futuro incosciente e senza mete. Per il quotidiano ci basta l’attuale livello di stupidità per non affondare del tutto…per adesso.
L’intelligenza può inquietare, disturbare, induce al pensiero e allora di questi tempi forse non è il caso di coltivarla. Intelligenza come sovrastruttura insidiosa della mente. Stupidità corrente, invece e la norma tranquillizzante in cui è facile riconoscersi. Stupidità come un mostro dalle mille teste? Niente affatto, come può essere? Se si tratta della norma. Grazie Livraghi, il tuo libro comunque fa bene…ma non sappiamo ancora se agli intelligenti, per dire loro di non mollare, o agli stupidi, per tentare di guarirli.