Julius Evola si rivoltava contro la modernità? (1)

JULIUS  EVOLA     RIVOLTA CONTRO IL MONDO MODERNO
La Tradizione, il Rito, la Casta.
Sapevo di introdurmi in un ginepraio ma non immaginavo che il ginepraio si sarebbe trasformato in una foresta inestricabile dalla quale è quasi impossibile uscire, per via della complessitá dei temi e delle implicazioni delle sue opere. Le sue tesi sono infatti rivoluzionarie. Matematico, Dadaista, pittore, quasi ingegnere, fascista critico verso il regime e privo di tessera del partito, esoterista, filosofo e altro ancora. Ho pubblicato questo post dieci anni fa e continuo a modificarlo, perché la sua figura e i temi a lui collegati sollevano ancora oggi interrogativi, dubbi, contestazioni a non finire e, soprattutto, un interesse destinato a crescere. Qualcuno ricorda anche come Umberto Eco non perdesse occasione di attaccarlo e denigrarlo a piú riprese e senza remore durante la Fiera internazionale tedesca del libro. Affascinato dall’ampiezza e profondità del suo pensiero e per i risultati di uno scandaglio analitico che fruga nel mito, nei riti, nei simboli e nell’aldilà ripubblico il post modificato. Aderí alle ideologie del Fascismo e del Nazismo, dai quali comunque prese le distanze e dai cui organi di controllo venne strettamente sorvegliato perché fortemete critico nei loro confronti. Affascina il modo in cui conduce le sue analisi sugli ultimi duemilacinquecento anni di storia occidentale. Sto parlando di Giulio Cesare Andrea Evola, e delle sue tesi rivoluzionarie che pongono in cima alle sue riflessioni i valori della Tradizione.

Non ho avuto modo di conoscerlo; gli avrei sottoposto alcune perplessità, e invece ho potuto apprezzare alcune sue opere attraverso l’appassionata disamina del mio amico e mentore, conte Aldo di Ricaldone, autore di opere fondamentali sulla storia del Monferrato.
Antibolscevico, anticapitalista, antiborghese, e infine critico verso i regimi totalitari; «non ci s’illuda: il fascismo non fa che proclamare tali valori (valori di gerarchia) ma di fatto mantiene una quantità di elementi democratici e borghesi da far paura. Che cosa sia la guerra, la guerra voluta in sé come un valore superiore sia al vincere che al perdere come quella via eroica e sacra di realizzazione spirituale che nella Bhagavadgita si trova esaltata dal dio Krishna, che cosa sia una tale guerra non lo sanno più questi formidabili “attivisti” di Europa che n1on conoscono guerrieri ma soltanto soldati e che una guerricciola è bastata per terrorizzare e per far tornare alla retorica dell’umanitarismo e del patetismo quando non ancora peggio a quella del nazionalismo fanfarone e del dannunzianesimo. La misura della libertà è la potenza: non dovrà essere più l’idea a dar valore e potere all’individuo ma l’individuo a dar valore, potere, giustificazione a un’idea. Volere la libertà è tutt’uno che volere l’impero». Così scriveva. Idee da non prendersi alla leggera.
Fascismo e Nazismo che pure lo avevano apprezzato, erano rei, secondo lui, di non avere saputo perseguire i veri valori fondanti l’Impero, incapaci di ricercare e coltivare l’ispirazione divina e la spiritualità primeva tipica dei veri re nel governo dei popoli.

Un pensatore inquietante e, aggiungo: necessario, assolutamente moderno, che getta la sua lunga ombra sul nostro presente. Autore di un’opera densa e articolata, gran parte ancora da interpretare a fondo, messo all’indice e osteggiato dalla sinistra europea per le sue idee. Ma è venuto il tempo di distinguere, di discernere, di estrapolare quanto di valido e inedito c’è nel suo pensiero, verificandone dinamicamente la presa sulla società contemporanea. Le sue idee fanno discutere, affascinano per la loro profondità, per la lucidità e chiarezza esplicativa. Dagli Egizi, agli Iranici, dall’Impero Romano agli dei indù, dall’Olimpo greco al conflitto medievale fra Papi e imperatori …ma vediamo di andare per ordine.
Poeta, pittore dadaista e filosofo tradizionalista. Evola si espresse in pittura, aderendo alle tendenze artistiche più moderne. Conobbe Tristan Tzara e fu esponente di spicco del Dadaismo in Italia. Nell’ambito della poesia entrò in contatto con Gottfried Benn e Filippo Tommaso Marinetti quindi fu attratto dal Futurismo. Malgrado i suoi contatti con l’ambiente futurista romano pare che Marinetti, dopo aver letto un suo scritto dicesse: Le tue idee sono lontane dalle mie più di quelle di un esquimese. Nel 1917 partecipò alla Prima guerra mondiale come ufficiale di artiglieria.
Fondò la rivista La Torre, difendendo princìpi sovra politici e quindi invisa al regime fascista: Evola fu costretto a farsi proteggere da una guardia del corpo …Ma lasciamo ai numerosissimi siti internazionali e italiani le note biografiche e i punti salienti del suo pensiero.

Ho scrutato dentro la sua opera più cospicua e famosa, per rintracciare i motivi dell’ostracismo intellettuale che dovette subire e che ancora in larga parte oggi va soggetta la sua reputazione. Solo dopo aver riletto RIVOLTA CONTRO IL MONDO MODERNO scrivo.  Ma ogni volta che apro le sue pagine sento il bisogno di riflettere. L’esposizione delle sue tesi si fonda sui testi sacri appartenenti alla storia dell’intera umanità. Tentare di applicare anche solo in parte alcune delle sue teorie alla nostra epoca ci costringe a riflessioni di sconcertante attualità e a constatazioni angoscianti. Una lettura impegnativa ma appassionante e molto utile, anche se non facile. Sarà opportuno un secondo post perché uno solo risulta insufficiente a parlare delle sue idee.

La minaccia incombe?

PSICHE 14Sarebbe arduo infilarlo in tasca come un pocket book, visto che 8oo pagine sono un malloppo simile a un mattone. Dopo essere penetrati nei meandri di questa miniera fatta d’informazioni sotto forma di libro ne siamo usciti più ricchi, ma con qualche dubbio pernicioso

Galimberti percorre qualche millennio della storia del pensiero occidentale. Lo fa in modo conciso, attraverso confronti e analisi, facendo parlare i protagonisti, le tesi, per giungere infine alla situazione attuale, inquinata da una grave minaccia, in un panorama odierno niente affatto consolante, e ne vedremo in seguito i motivi. Ci sono libri labirinto, libri inutili e libri menzogna, libri sfinge e libri come questo che non puoi eludere, che ti costringono a riflettere, che impegnano e inquietano e che vorresti avere letto venti anni prima. Compagni di percorso, strumenti al servizio della conoscenza. In un libro come questo, che tenta e riesce ad abbracciare più di due millenni non c’è angolo di sapere che non sia frugato e sondato e messo in relazione con altri. Raccontata così la filosofia assume le vesti di un’avventura continua, di un rifacimento inesausto di tesi, idee, interpretazioni. Aristotele che dice la sua, Platone anche, gli rispondono a migliaia di anni luce di distanza Kant, Heghel, Nietzsche e Marx.
Il Prometeo incatenato che viene punito sull’orrida rupe per aver regalato agli uomini cieche speranze. C’è ovviamente anche e soprattutto quello.
Le verità ontologica ed escatologica nella loro luce più vera, attraverso i movimenti del pensiero, della storia e delle idee così ben concatenati dai sintetici capitoletti di Umberto Galimberti da sembrare un romanzo in cui, principale ma non unico protagonista è l’uomo, attraverso un continuum  dialettico in cui emerge l’essere alieno e non conforme a natura, costretto a dominare quest’ultima per continuare ad esistere.

A pagina 161 così leggiamo:  …L’uomo è organicamente l’essere manchevole (Herder) ; egli sarebbe inadatto alla vita in ogni ambiente  naturale e così deve crearsi una seconda natura, un mondo di rimpiazzo …che possa cooperare con il suo deficiente equipaggiamento organico….Si può anche dire che è costretto biologicamente al dominio sulla natura  (Gehlen).

Nel libro miniera i capitoli scorrono come sorsi d’acqua fresca. E’ una fitta matassa che si dipana delineando la nostra storia. Scrive Galimberti:   se nel dominio della natura si esprime il dominio della tecnica, allora la tecnica è all’origine della vicenda umana….come condizione imprescindibile ‘

Ci sono frasi che vorrei mandare a memoria.

Sorta di antidoto cui ricorrere per sopravvivere in questa landa ostica e nebulosa che si chiama esistenza odierna. Un esempio a pagina 253 con: …  Il risvolto negativo della tecnica, la sua capacità di incatenare….l’uomo  nell’illusione di liberarlo, risiede nella sua autonomia, nel suo operare indipendentemente  dal retto consiglio e dal buon uso della saggezza…Ciò non significa che la tecnica sia priva di ragione, ma semplicemente che la tecnica dispone solo di una ragione strumentale che controlla l’idoneità di un mezzo a un fine, senza pronunciarsi sulla scelta dei fini…..

Così entriamo nel vivo del libro, nell’argomento eccellente che inquieta, ovvero, nel cuore del problema da cui scaturiscono verità sulla saggezza, sulla storia, sulla politica e sul contrasto insanabile fra mito e religione e ancora sulla tecnica che è ragione calcolante e che segna la differenza fra l’animale e l’uomo. Ottocento pagine per parlare di tecnica? A nostro avviso potevano essere molte di più e tutte interessanti e tese a indagare quello che è successo in oltre duemila anni di storia.
Perché si parla di tecnica? Semplice. In quella parola apparentemente innocua si celano potenzialità di sviluppi angosciosi.
Chi pensa di governare e di guidare la tecnica è illuso o sprovveduto, dice il libro, illustrando l’immenso potere sull’uomo, ormai succube del suo mezzo (fine?)
L’opera di Galimberti (che ho fatto leggere a mio figlio in partenza per l’università inglese – specializzazione in nanotecnologie) costruisce così un unicum a cui concorrono più voci, talvolta antitetiche, tutte importanti e vere. Il libro ha una capacità chiarificatrice sorprendente; un tomo da consultare spesso e da tenere sottomano. Dal mito, alla religione al disagio esistenziale, sino all’uomo che pensa di poter fare a meno del divino. Dal feticismo della merce al sentimento oceanico, dall’esistenza in autentica, alla macchina in cui vive uno spirito immortale, dal modo di essere nel mondo allo sviluppo afinalistico, al disagio della civiltà.

A pagina 715 così conclude Galimberti: …Il fatto che la tecnica non sia ancora totalitaria, il fatto che quattro quinti dell’umanità viva di prodotti tecnici, ma non ancora di mentalità tecnica non deve confortarci perché il passo decisivo  verso l’assoluto tecnico, verso la macchina mondiale l’abbiamo già fatto….occorre evitare segni quel punto assolutamente nuovo nella storia, e forse irreversibile, dove la domanda non è più: Che cosa possiamo fare noi con la tecnica? Ma: Che cosa la tecnica può fare di noi? Angoscioso, non vi pare?

Galimberti è riuscito a organizzare un dibattito a più voci, sorte di conferenza distribuita nel tempo e nello spazio di incredibile vivacità e interesse.  I maestri del pensiero occidentale si sono dati convegno nel suo saggio. Provate a darci un’occhiata. Ci sono davvero tutti, o quasi. O mancano, forse, alcuni recenti studiosi reputati scomodi e non meritevoli di attenzione? Quelli che sono stati posti all’indice dal corso degli eventi, sconfitti dall’avvento delle ideologie moderne. Può darsi che questi autori non abbiano scritto nulla che riguardasse la tecnica. Può darsi. Ma non possiamo certo ignorare Jiulius Evola e il suo drammaticamente attuale RIVOLTA CONTRO IL MONDO MODERNO.

Giorgina Armeni gioarme@tin.it (11-12-2000) commenta:

Lettura impegnativa, ma utile per chi vuole comprendere le trasformazioni a cui è sottoposto l’uomo di oggi, per essere adeguati al nostro tempo senza perdere, però, gli antichi valori che la tecnica sta trasformando in maniera vertiginosa. Secondo i nuovi valori, la vita avrà senso soltanto in funzione di ciò che sappiamo fare e non più in funzione di ciò che siamo.

Voto: 5 / 5