Ma lei e’ proprio il diavolo?

Ci sono personaggi destinati per vocazione e natura a farsi mito. Rimangono come sospesi in una mistica del ricordo, fra pagine che li immortalano a futura memoria. Fra questi il nobile Carlo Grillo, creatura che ha ispirato Cesare Pavese nel tratteggiare Poli, il famoso diavolo sulle colline. Autentico figlio di una terra anch’essa mitica, l’aleramico Monferrato che lo ha visto, nascere e vagare, inquieto.
Ignoro se durante il fugace incontro di quella sera di tanti anni fa al Romito, di Ottiglio, si sarebbe lasciato fotografare, e infatti, del diavolo si hanno scarsissime immagini. Quella sera, ospite di Matilde Izzia e Aldo di Ricaldone venni presentato a questo originale personaggio, tanto la sua fama diceva. Diffidente come sono, lo guardai con curiosità come si scruta un esemplare umano singolare, già immortalato da Pavese, dall’originalità delle sue stesse opere e dalla vita avventurosa. Ero al corrente della sua unicità, e i miei anfitrioni, come erano soliti fare ci scherzavano sopra, come se fosse uno della famiglia. “Ma lei è davvero il diavolo?” chiesi imbarazzato. Già, era proprio lui il diavolo, spaparanzato sul divano, e tutto finì in celia dopo che ebbi aggiunto: “Ma non mi sembra!” Oggi mi rammarico di non trovare più il suo libro con autografo di cui mi fece omaggio, (i miei libri dovevo ancora scriverli).

Avrebbe continuato a vagare per il Monferrato rinnovando la sua fama di eclettico, inquieto vagabondo.

Qualche notizia su di lui rivela la sua versatilità geniale: A Princeton frequentò Albert Einstein al quale sottopose il suo Principio di meccanica numerica. Le teorie di Grillo, soluzione dei problemi sollevati in chiave agonistico-filosofica da Herbert Marcuse, furono pubblicate con il titolo “L’uomo cinque” e la presidenza del Consiglio dei ministri tradusse la recensione del volume in tutte le lingue, presentando il saggio come “geniale, positivo, serio”. Grillo rimase in America fino al 1953. Rientrato in patria, divise la sua errabonda esistenza tra Roma e Moncalvo. Nell’isolamento e nella quiete monferrina curò e rivisitò la sua cospicua produzione letteraria. Fra cui occorre ricordare “Lo sguardo sui numeri” e il “Saggio sull’autogestione”.

Nell’articolo di L. Angelino – D. Roggero su Il Monferrato.it del 9 febbraio la notizia sulla pubblicazione del carteggio intercorso tra Cesare Pavese e Carlo Grillo tra il 1946 e il 1950. L’opera è curata da Stefano Grillo di Ricaldone e il filologo fiorentino Enio Bruschi.

Nella foto in alto: Il conte Alberto Grillo con il figlio Stefano e «Poli» al Greppo. Nella seconda Cesare Pavese.