c’era ancora l’arte?

Non dirmi che non te ne sei accorto! Come: di cosa? Del fatto che si sia estinta, e che se vuoi rintracciarla ancora devi aprire le pagine di un libro gigantesco che si chiama Passato e andare indietro di mezzo secolo o poco più. La puoi trovare ancora, per esempio, andando nei musei, in una galleria di quadri o di sculture, in qualche cinema d’essai (ma ne esistono ancora?) o in una biblioteca, oppure a teatro, a goderti Lo Schiaccianoci o qualche vibrante concerto di musica classica. Oppure col naso in su visiti le città italiane, che si chiamano, indovinate un po’? Città d’arte, per l’appunto. Lì ancora gli esempi abbondano. Fanno testo essendo bene comune e condiviso. Luoghi dislocati ovunque, come piovesse, nell’italica penisola e un po’ meno in altri luoghi, sparsi per il mondo. Vuoi che tiri un sasso in piccionaia? Tanto la piccionaia è deserta da anni. L’arte è morta, come del resto è accaduto al Dio cristiano (così dicono molti esperti). Per cui ti chiedo: Ti ricordi dell’arte? Scomodando Wikipedia veniamo a sapere che: L’arte, nel suo significato più ampio, comprende ogni attività umana – svolta singolarmente o collettivamente – che porta a forme di creatività e di espressione estetica, poggiando su accorgimenti tecnici, abilità innate o acquisite e norme comportamentali derivanti dallo studio e dall’esperienza. Pertanto l’arte è un linguaggio, ossia la capacità di trasmettere emozioni e messaggi. Tuttavia non esiste un unico linguaggio artistico e neppure un unico codice inequivocabile di interpretazione. Nel suo significato più sublime l’arte è l’espressione estetica dell’interiorità e dell’animo umano.

Non ci piove, non fa una grinza. E allora beccati questa a proposito dell’interiorità e dell’animo umano: Sai quanto vale l’orinatoio di Du Champ? Te lo dico io. Ho sbirciato su Wikipedia che scrive: Il prezzo più alto attualmente raggiunto da una replica, edizione o lavoro contenente tracce dell’opera originale, è quello di una delle otto copie che Duchamp fece realizzare nel 1964. Il suo prezzo è pari a 1,7 milioni di dollari, e venne acquistata tramite Sotheby’s nel 1999. Hai capito bene: un pisciatoio, ovvero l’arte è morta, perché in una pisciata non ci può essere ispirazione, ma solo sollievo di sgravarti la vescica, o in un barattolo il prodotto di una (vera?) defecazione, pare infatti che dentro le scatolette numerate ed etichettate di Piero Manzoni ci sia gesso e non cacca di artista. Il contenuto di dubbia origine messo in barattoli di latta dall’artista e conservati nei più importanti musei del mondo assume il suo significato preciso fatto di polemica e critica. Pare che Manzoni avesse voluto polemizzare (giustamente) contro il mondo del mercato dell’arte mettendo in scatola della cacca o del gesso. Pero adesso la cacca rimane, boh! Al posto di Madonne, angeli, guerrieri, nature morte, paesaggi e sbalordenti ritratti di insigni maestri c’è urina e feci e il taglio sulla tela di Fontana, Chiaro il concetto? Ovvero la morte dell’arte, uccisa da chi dell’arte se ne intende, ossia dal mercato, ma non solo da quello, ovvio. Ti risparmio l’evoluzione della definizione di arte nei millenni. Essa ha subito varie modifiche, ampliamenti e correzioni. Giordano Bruno, condannato a morte sul rogo, uno dei primi pensatori a prefigurare idee moderne, disse che: “… la creazione è infinita, non c’è un centro e non ci sono limiti – né Dio né l’uomo – tutto è movimento, dinamismo. Per Giordano Bruno, “esistono tante arti, quanti artisti, introducendo il concetto di originalità dell’artista. L’arte non ha regole, non si apprende, ma viene dall’ispirazione”. Pía Figueroa Co-Direttrice di Pressenza, umanista di lunga data, autrice di numerose monografie e libri. (così lei scrive, tradotta da Annalisa Pensiero ) dice che: Oggi, nel bel mezzo di una grande destrutturazione globale, in un momento in cui impera la coscienza disillusa, dove gli esseri umani non vedono un futuro chiaro, dove crescono l’isolamento e la violenza, gli artisti devono proporci di fare una scelta chiara a favore della vita e di una cultura ispirata da e per il futuro. Torniamo a noi: alla base dell’arte, di qualsiasi arte, c’è l’ispirazione; un impiegato, un postino, un taxista non hanno bisogno di essere ispirati, fanno il loro lavoro e basta, con o senza partecipazione, dipende. Correggimi se sbaglio. Ma un artista no, ha bisogno dell’ispirazione, del, come si diceva una volta, fuoco sacro, che, se canalizzato e reindirizzato, crea l’opera d’arte. Per farlo ha bisogno del combustibile, e cioè dell’ispirazione: Secondo il pensiero greco, un poeta era ispirato quando cadeva in estasi e veniva trasportato al di fuori della sua mente, a contatto con i pensieri di Dio. Le divinità che concedevano l’ispirazione erano le Muse, guidate da Apollo. Per i poeti italiani del Dolce stil novo le Muse ispiratrici erano invece le proprie dame, donne trasfigurate in creature angeliche, simbolo di un ideale irraggiungibile per quanto riguarda l’Occidente. L’artista nella sua ispirazione più genuina si sente in dovere di esprimere una sintesi (poetica, in senso lato) della realtà in cui gli tocca vivere, usando il linguaggio della metafora, dell’allegoria o del simbolo. L’ispirazione, quando possiede sufficiente carica affettiva, quando ribolle, quando si sperimenta come un turbamento interiore che si sforza di manifestarsi attraverso la parola, la forma o il colore, i suoni armonici, il corpo, ecc. spiega un particolare stato di coscienza che puó invadere il sogno, l´insogno e la veglia. Così si vive l’esperienza artistica, come un invito ad esprimere un sentimento profondo, accompagnato da un forte impulso a voler essere liberi di creare, di sentirsi trasformati. dice ancora Pía Figueroa. Di cultura e informazione su arte e ispirazione e pensiero creativo, te ne puoi fare quanta ne vuoi. Io dico che l’arte può essere anche protesta, o denuncia, come Guernica e certi murales dimostrano o come quella di Jean-Michel Basquiat, che sconcerta ma coinvolge, oppure le ossessioni psico oniriche di Francis di Bacon che personalmente non ardirei di mettere in soggiorno. O, come diceva Picasso: L’ispirazione esiste, ma deve trovarti già al lavoro. Quello che sostengo io, è che l’arte non è più merce facilmente riscontrabile al giorno d’oggi. Non escono più dalle botteghe del Verrocchio: Leonardo da Vinci, Sandro Botticelli, Pietro Perugino, Domenico Ghirlandaio, Francesco Botticini, …L’Arte non informa più un’intera epoca dell’uomo come ha fatto da noi per il Rinascimento e senza riferirsi a quelle vette probabilmente irripetibili, non è più pane quotidiano condiviso, per constatarlo devi andare nei cimiteri, (reali, come quello di Milano e Genova o di Londra e metaforici che, sempre se nessuno si offende, visto che anch’io sono italiano, sono costituiti dall’intera nostra penisola.) Ovvero tracce, reperti, tutta la nostra bellezza che il mondo ci invidia, ma noi lo sappiamo che ci invidiano? Frutto di una ispirazione morta e sepolta, di un segno creativo inimitabile che prima parlava esclusivamente del sacro e poi dell’uomo nuovo e anche del ricco commerciante delle Fiandre che si autoeleogiava nei suoi ritratti, poi di papi, dogi, re e regine e…, beh lo sai anche te che la lista risulta interminabile, e poi non ha parlato più di nulla l’arte, auto dissoltasi, prova a pensarci. Cosa vai a vedere a Pisa? a Firenze a Urbino e a Siena o a Venezia e a Napoli e Palermo, vai a vedere la colonna spezzata, il marmo corroso, le mura cadenti, il bello, il mito, la grandezza estinta seppur tenuta in vita, ovvero il passato, piazze, chiese, fontane, ponti e statue, a valanga, la bellezza pura o riflessa che si disfa e che tu restauri ma che si disfa ancora, le perfette proporzioni, il genio reinterpretato, in tutte le declinazioni possibili. Ovvero casa nostra, dove abbiamo vissuto per millenni. Si tratta di un dato di fatto, riscontrabile e sotto gli occhi di tutti. Ma facci caso, vai a vedere il Passato, qualcosa che è stato fino a poco tempo fa, e che ci ha resi grandi e unici al mondo.

E che non è più. Come vedi non ho messo immagini, non sapevo cosa e perché metterle. Anzi, no, ci ho ripensato. Una immagine la voglio mettere. Un’ “opera” e il suo artefice che non ha bisogno di presentazioni, mettendo egli la parola FINE al valore e al significato dell’arte.

è cominciato?

foto di Mario Ingrosso
(c) Tutti i diritti riservati

Tutto è cominciato con un blog e furono diluvio e luce. Sin dall’inizio dei tempi. Il titolo “Ti ricordi quando” penso si capisca, un pretesto, un paravento dietro cui stipare come acciughe sotto sale pensieri, molti dei quali fuori dal coro. Qui a Londra sali sulla cassetta della frutta e parli. Di cosa? Di tutto. Basta che non bestemmi. Allora sapete che faccio? Salgo sulla cassetta di frutta e comunico. Questo è il mio blog, ma sulla cassetta di frutta non ci voglio stare da solo. Salite! Se avete tempo e voglia, ci sarà da divertirsi. Di che cosa parla il blog? Di arte, di inquinamento, dugonghi, bollito misto alla piemontese e di nostalgia. Ma da solo non mi diverto, quindi chiedo: C’è qualcuno?

13 aprile 2014 – Invito Anteprima nazionale. Matilde Izzia a Santa Croce di Bosco Marengo

Un’impresa che vede il suo epilogo. Un’impresa che trova il suo vero inizio. Nella sezione di arte moderna del complesso monumentale di Santa Croce, fatto edificare da papa Pio V,  la scoperta di un’artista moderna di grande fascino e valore invito IZZIA_fronte.jpg ulltimo Nella prestigiosa cornice del complesso monumentale di Santa Croce a Bosco Marengo approdano, in esposizione permanente, le opere di una straordinaria artista monferrina: Matilde Izzia di Ricaldone, moglie dello storico Aldo di Ricaldone e grande amica di Mario Paluan, autore de I TESORI DELLA VALLE DI TUFO. L’ultimo libro pubblicato dall’editore astigiano Lorenzo Fornaca. Gianfranco Cuttica di Revigliasco, Lorenzo Fornaca  sono i promotori di questa scoperta che intende portare alla luce un’artista poco nota ma di enorme talento.

Cane PallaUn evento unico nel suo genere, che vede il connubio fra arte antica e moderna e la presentazione di un libro che narra anche dell’arrivo delle prime opere di Izzia in Santa Croce. Accanto alle tele e alle pale d’altare del Vasari e di artisti coevi i visitatori potranno ammirare le opere di un’artista monferrina moderna di straordinario talento. Qui si spiega l’unicità dell’evento. L’arte antica e quella moderna unite dal valore delleopere e dal significato stesso che scaturisce dall’operazione voluta da Gianfranco Cuttica di Revigliasco, direttore del museo di Santa Croce. I dipinti di Izzia, che fanno parte di importanti collezioni private europee, in virtù dell’esposizione permanente a Santa Croce, potranno essere apprezzati attraverso decine di opere di altissimo livello. Un busto di donna in argilla, di eccezionale fattura, merita una menzione particolare, fu infatti eseguito da Izzia nello studio di Guido Capra, allievo prediletto dello scultore casalese Leonardo Bistolfi. L’artista monferrina spiega Gianfranco Cuttica di Revigliasco è una recente scoperta a cui abbiamo lavorato parecchio e riveste grande valore culturale e artistico per tutto il Monferrato; sono lieto di ospitare le sue opere che comprendono ritratti, grandi nudi, figure, paesaggi e nature morte. Un’artista che ebbe fra i suoi maestri Francesco Menzio e che merita la più grande attenzione, destinata a suscitare il più vivo interesse.


Contemporanea all’inaugurazione la presentazione del volume I TESORI DELLA VALCestoneLE DI TUFO, recente racconto pubblicato dall’editore astigiano Lorenzo Fornaca, che narra la scoperta dell’artista e l’approdo delle sue opere a Santa Croce. Il libro che ha già ottenuto numerosi riscontri positivi di critica e presso i lettori, è stato recensito da testate piemontesi e nazionali. Con l’inaugurazione della mostra permanente, spiega l’editore Lorenzo Fornaca, si compie un sogno ad occhi aperti, mio e dell’amico Mario Paluan, l’autore del volume, e il primo passo alla scoperta di una pittrice di talento straordinario che ha amato il Monferrato interpretandolo nelle sue tele.  Interverranno critici d’arte, giornalisti, personalità della cultura e della politica piemontese, il giornalista Renzo Allegri, lo scrittore, giornalista e storico Roberto Coaloa che presenterà il volume. Seguirà un rinfresco. I TESORI DELLA VALLE DI TUFO su Amazon

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