Luca Santinon, autentico viaggiatore, prima ancora che nel vissuto, certo nello spirito e nell’attitudine, ci ha inviato il suo primo capitolo-prologo di un reportage sull’India.
Fa bene a intitolarlo le mie Indie perche’ il favoloso paese si erge nell’immaginario e nel quotidiano come un entita’ dalle mille facce, dai mille percorsi a nutrire fantasia e spiriti inquieti. Il suo viaggio e’ descritto in modo agile, scevro dai compiacimenti letterari.
La sua prosa cattura per la sua semplicita’ espressiva. Sempre curioso e attento a evitare l’India da cartolina, facile tranello per chi si avventura nel Paese che incanta.
La notte prima della partenza la passi a domandarti il perché di quel viaggio. Non ti saidare una risposta e devi prendere in prestito parole illustri, nascoste tra le righe di quella pila di libri allineati sul tuo comodino.
Giuseppe Cederna ha smesso i panni dell’attendente Antonio Farina in Mediterraneo e ti ha portato con sè ne ‘Il grande viaggio’. Un cammino verso la madre Gange, “una lunga, sottile, ferita azzurra”, fonte di vita ed energia. “Verso quell’incomprensibile mistero di rocce e ghiacci che chiamiamo Himalaya. La casa delle nevi, la dimora degli dei.”
Un viaggio diventato un pellegrinaggio tra dolore e meraviglia perché “all’arrivo in Oriente ci vogliono giorni e chilometri per abituarsi. Per illudersi di non poterne più fare a meno.” Perchè “l’India l’aveva sentita entrare ed allora non lo aveva più lasciato.”
Trovi una prima risposta, una citazione da incorniciare per tutti i viaggiatori in partenza: “Anche un viaggio nasce, cresce, invecchia e poi muore. Ma appena nato è già grande. Capace di usare la testa, di farci e disfarci a suo piacimento. Tra un’ora il nostro viaggio,
dopo mesi di gestazione, vedrà finalmente la luce. Ci riconoscerà? Assomiglierà almeno un po’ anche noi? Ci vorrà bene? Ci aspettiamo grandi cose da lui.” Hai accompagnato la voce narrante di Antonio Tabucchi tra le ombre di quel ‘Notturno indiano’, sei andato con lui alla ricerca di Xavier, “un portoghese che si è perduto in India”,
consapevole che“in India si perde molta gente, è un paese fatto apposta per questo”.
Ti senti pronto ad affrontare un viaggio nel passato, attraverso “vecchi archivi, cronache antiche, cose inghiottite dal tempo” perché il protagonista o chissà il ricercato “forse vorrebbe afferrare qualcosa che un tempo gli sfuggì. In qualche modo sta cercando sé stesso.” In quel romanzo onirico, dove si parla di “cose non riuscite, di errori”, ti rivedi in quel personaggio che “quando sorride sembra triste”. Questa notte sei “un uomo che passa la vita a sognare un viaggio e quando un giorno finalmente gli capita di poterlo fare, quel giorno si accorge di non avere più voglia di farlo”. Ma al tempo stesso vorresti dare una nuova vita a quelle pagine e realizzare “l’irragionevole congettura che un qualche amante di percorsi incongrui potesse un giorno utilizzarlo come guida”. Hai trovato un monito a metterti in guardia tra le pagine di una ‘India segreta’ scritte dall’esoterico inglese Paul Brunton: “Tuttavia sorgerà un giorno una specie nuova di turistiche cercherà non le rovine cadenti di inutili templi, né i palazzi di marmo di sovrani dissoluti morti da tempo, ma i saggi ancora viventi che possono rivelare una saggezza noninsegnata nelle nostre università.” Ti domandi se riuscirai a seguire quell’avvertimento, tu che non vedi l’ora di vedere il Taj Mahal e le fortezze del Rajasthan, ancora ignaro che un amico comune ti stia organizzando un’intervista con un sadhu.
Hai seguito a distanza quell’eccentrico filosofo mentre attraversava l’India nella sua ricerca di fachiri, “vagabondi dei segni remoti dello zodiaco” e di guru, che in sanscrito significa “Colui che disperde l’Oscurità”. Ti ha fatto realizzare che presto anche tu avresti “vagato
lungo le rive dei sacri fiumi dell’India” e vedrai scorrere “l’acqua verdastra del Gange” e “le acque color azzurro scuro dello Yamuna”. Poi andrai a Rishikesh, “su cui le cime possenti dell’Himalaya tengono eternamente la guardia.” Magari se troverai la persona giusta potrai fare tua quella domanda: “Gravi problemi affliggono la mia mente. Nella speranza di gettare un po’ di luce su di essi sono venuto nella vostra terra. Forse ciò che lei può dirmi potrebbe essere una guida per i miei passi, o forse verrei a sapere se sono venuto per un’impresa inutile”.
Luca Santinon


