La magnitudine del fenomeno ha raggiunto e superato livelli di guardia. Genitori allarmati e confusi e crisi di identità sessuale in bambini piccolissimi e ragazzini. Sta accadendo negli UK e negli USA. Cliniche sotto inchiesta o fatte chiudere per manifesta leggerezza nel prescrivere il mutamento di sesso (vedi chiusura del Tavistock centre di Londra.) E un disagio palpabile che tracima dipingendo un panorama preoccupante che inquieta e turba educatori, genitori e non. Un “disagio” che si riflette anche sulla salute mentale di giovani e giovanissimi e destinato a imprevedibili conseguenze. Venendo al sodo: A proposito dei bambini straniti un titolo su tre righe a caratteri cubitali recita: “Decine di minori di 5 anni si sono rivolti al servizio nazionale di supporto per la segnalazione e la cura della disforia di genere del Servizio Sanitario Nazionale.” Articolo di Martin Beckford, 27 dicembre 2023, Daily Mail. Il sottotitolo: “Più di 70 bambini di tre e quattro anni indirizzati ufficialmente nelle controverse cliniche per transgender del servizio sanitario nazionale che ora sta valutando l’introduzione di un’età minima per i ricoveri.”
Nell’articolo: “che i ragazzini mostrino interesse per i giocattoli o i vestiti delle ragazze, o viceversa è ragionevolmente comune e di solito non è indicativo di incongruenza di genere” (fonte NHS). Il governo sta cercando di arginare la diffusione della controversa ideologia dell’identità di genere nelle scuole mentre il ministro per le pari opportunità Kemi Badenoch, e oggi capo dei Tories, dichiara: “insegnare ai bambini che possono nascere nel corpo sbagliato è dannoso.” Nel prossimo post le dimensioni del fenomeno.
Lanotizia l’aveva pubblicata nel lontano 26 novembre 2013 il quotidiano METRO di Milano. L’ho conservata fino ad oggi, letta e riletta. Gli Svizzeri, che sono degli originali buontemponi, quando ci si mettono ne pensano una meglio dell’altra: hanno fatto realizzare una sex box per i bimbi e per le loro maestre (sí, hai capito bene, una sex box!) che avrá la funzione di illustrare i concetti di base della nuova didattica sessuale. La scatola contiene peni di gomma e fumetti per insegnare loro come possono toccarsi….
Sì, hai capito bene. L’educazione sessuale a scuola comincia dalla culla, o poco dopo. Per i bimbi dai sei a dieci anni si parla anche di masturbazione, di preservativi e educazione sessuale. E poi c’è anche un sussidiario dove si vede una bambina che si masturba e un’altra che la guarda e la imita e poi c’è un maschietto che maneggia il pisello di un altro. Perché occorre indirizzare i bambini a scoprire la loro sessualità, per far provare loro piacere fisico, psichico ed emozionale. Così scrivono, pensano e mettono in atto gli Svizzeri. Mica l’ho sognato. C’è scritto. La fondazione svizzera per la protezione dell’infanzia dà il disco verde all’iniziativa. Dimenticavo: nel sex box ci sono, oltre ai peni di gomma, anche quelli di legno e vagine in peluche…
«È a scuola che si diventa cittadini del futuro». Michela Marzano, filosofa nell’ambito morale e politico, spiega così l’importanza dell’educazione sessuale a scuola. «Bisogna dare ai bambini degli strumenti per costruirsi, per affrontare le difficoltà della vita – spiega Marzano intervistata nella puntata di Presa Diretta, programma giornalistico di Riccardo Iacona, dedicata al “Tabù del sesso” in Italia e dalla Rai, spostata per l’occasione in seconda serata. Decisione criticata da più parti (La Rai ha bloccato anche la messa in onda della replica prevista come di consueto il sabato pomeriggio, sostituendola con un film Disney) –. Questo è il compito della scuola. D’altra parte la pratica sessuale appartiene alla sfera privata. Per quanto riguarda invece il rispetto dell’orientamento sessuale è un discorso pubblico». Per questo, conclude la filosofa, «noi dobbiamo insegnare il rispetto di ciò che siamo nonostante le nostre differenze». Ma l’importanza di un tale insegnamento tocca altre questioni molto serie per la salute. Si legge infatti nel rapporto “Policies for Sexuality Education in the European Union” (2013) pubblicato dal Dipartimento Direzione generale per le politiche interne del Parlamento Ue che «gli esperti hanno affermato in numerosi studi e rapporti che un’educazione sessuale insufficiente porta ad un aumento del tasso di gravidanze in età adolescenziale e a una maggiore quantità di persone che soffrono di AIDS e malattie sessualmente trasmissibili». Per questo motivo «l’educazione sessuale dei giovani deve essere considerata come uno strumento appropriato per prevenire questi effetti negativi». Non ci piove, se si tratta di arginare e far decrescere gravidanze indesiderate oltre a frenare malattie e comportamenti sessuali a rischio dei giovani mi associo, ma le vagine di peluche e i peni di gomma per i maschietti svizzeri, per insegnar loro a toccarsi, scusa, ma non li mando proprio giú. Sapete che mi è venuto un senso di nausea e che non riesco commentare una faccenda del genere? Mi piacerebbe sentire cosa ne pensi, perché temo che nel frattempo gli Svizzeri siano andati avanti nella promozione del know how sessuale nelle scuole. Oltre alla vagina di peluche cos’altro bolle in pentola?