c’era la Madonna?

Non la Madonna Marie Louise Ciccone, diva canterina e del palcoscenico, ma l’altra, proprio lei, la Madonna, quella originale (stavamo per dire in carne ed ossa). Ovvero la madre del figlio di Dio, quella che, un po’ dubbiosa, direi anche sospettosa, ma niente affatto intimorita, nel dipinto di Antonello da Messina mette la mano avanti per dire all’angelo che le aveva appena annunciato la sua futura maternità: Come hai detto, scusa? Puoi ripetere? Ho capito bene? Voglio vederci chiaro in questa faccenda, come farebbe una vera donna. Oppure un’altra Madonna donna, quella fatta morire dal Caravaggio che aveva preso per modello il corpo di una donna, livido e gonfio, annegata nel fiume.

“Nè puttane né madonne ma solo donne” gridavano in piazza le femministe anni ’70. Le donne di allora volevano essere “solo” donne. Il peso ereditato dal passato di essere anche divinizzate e la condanna di essere per qualcuno anche donne di malaffare, se lo volevano proprio togliere di dosso. Per diventare appunto esclusivamente donne e per essere considerate, finalmente ed esclusivamente, per il loro valore di essere “solo” essere umano. Ma erano altri tempi, la contestazione del sistema, di impronta rossa, a torto o a ragione dilagava in piazza. Io invece voglio chiederti se ti ricordi della Madonna come simbolo e di alcuni suoi significati ineludibili, e ancora oggi, a mio avviso, immutati. Non è una domanda oziosa, ma significativa; di quella figura dolente, non esclusivamente mistica ma anche, prepotentemente, umana il cui immenso dolore non è ascrivibile esclusivamente all’escatologia, resta qualcosa? Resta tutto, arrischio io, se uno non si ferma al chiacchiericcio della incultura moderna o alle iconoclastie del nostro recente passato. Te l’hanno illustrata per bene la figurina dolce e mesta che fugge con quel buonuomo di San Giuseppe sull’asinello, (ma lui non ha mai fatto testo) durante l’ora obbligatoria di catechismo, qualche decennio fa, ma son certo che ti sei scordato quasi tutto di lei, salvo poi rinverdire la memoria quando ti fan vedere la Pietà  di Michelangelo, in TV in qualche occasione. Mica si sono inventati i simboli per niente e fra i simboli primeggia appunto lei, la Madonna, fra i simboli primi per importanza, degli ultimi duemila anni. Vorrei chiederti se ricordi, anche a frammenti, il componimento Donna de Paradiso del mitico Jacopone da Todi. Una lauda drammatica che dovrebbero avertela insegnata a scuola (a fatica, aggiungo io). Intanto la Madonna è sola, quasi sempre la Madonna è sola a piangere il suo dolore per la morte annunciata o avvenuta del figlio. Hai mai visto l’afflizione di San Giuseppe? In Jacopone da Todi c’è un urlo, è il suo, della Madonna madre, moglie, figlia, e donna, un grido prepotente, che squote, suggerendo lo strazio di una madre donna in primis, che sta perdendo il figlio e poi c’è la sua confessione che dice di voler giacere in una fossa comune abbracciata a lui, al padre, figlio e marito. Potente, dico io, senza dover ricorrere a Freud, ovviamente, straziante, e non riscontrabile in altri componimenti religiosi, l’urlo di una madre donna che è anche la Madonna, una madonna invadente che urla, strepita, chiede il motivo di tanto odio nei confronti del figlio, si strappa i capelli “disturbando” con i suoi strazi l’agonia stessa del Figlio Redentore. Mi vengono alla mente certi reportage TV che mostrano donne arabe straziate dal dolore per i figli morti ammazzati in guerra o sotto un bombardamento. Madonne anche loro a piangere il figlio martoriato? Ti ricordi della Madonna, allora? Un’attrice tragica, dico io.

Non la Madonna figlia del cielo, mesta, umile, addolorata, divinizzata, distante dalla dimensione esclusivamente umana, né la sontuosa regina del cielo di Carlo Crivelli, o di Cosmè Tura ma una donna straziata dal dolore che gli aguzzini del figlio e una legge ingiusta hanno condannato. Io ti dico che la Madonna c’è ancora, mi prendo questa responsabilità, vive nelle donne, vive come simbolo di altissimo, potente e umanissimo significato, e di matrice tragica. Vive nell’ombra la Madonna, visto che va di moda dire che Cristo è morto. Ma il simbolo rimane e Lei lo rappresenta. Potente, ineffabile. Il dolore di una madre che perde il figlio in modo ingiusto, violento, improvviso, al di là del significato esclusivamente religioso. Se vuoi rappresentare al massimo grado il dolore di una madre devi far riferimento a lei, alla Madonna, anche se non sei cristiano, eccetera, prova a pensarci. Nel suo dolore più esclusivo, nella consapevolezza della tragedia che incombe e che sarà per lei, infinita.

Ogni volta che passo al Victoria e Albert Museum facco visita alla Madonna di José de Mora, mi soffermo davanti alla bacheca di cristallo che la protegge, un busto che ogni volta mi incanta per l’afflato divino che inspira ma anche per la compostezza di un dolore prettamente umano e inconsolabile, che scava l’animo della donna raffigurata e lo riflette comunicandolo allo spettatore. Vorrei rispondere, se possibile alle femministe degli anni ’70, penso siano ancora tante in circolazione. Capisco quello che volevano dire, ma perché defraudare la donna di una simbologia acquisita nel tempo cioè rinnegare ispirazioni e sentimenti che solo lei può incarnare e rappresentare in quanto nata femmina: il massimo dell’angoscia “sopportabile” in un essere umano non è proprio quello di una madre che ha perso il figlio o che ingiustamente lo sta per perdere? E poi, senza riferirsi esclusivamente al “dolore” non c’erano una volta le dee madri? Ma questo è un altro discorso in cui la Madonna c’entra davvero poco.

tutti parlavano del bosone di Dio?

Cosa c’entra Dio col bosone di Higgs? Questo è un post Lettera postuma aperta, indirizzata all’illustre defunta Margherita Hack, astrofisica di fama mondiale e Dama di gran croce dell’Ordine al merito della Repubblica Italiana, e a tutti coloro che la pensano come lei.
Gentile Signora, giochiamo pure con le battute a effetto, come in una sua intervista a proposito del bosone di  Peter Higgs.  Non costa nulla e ci si fa un po’ di spirito. Secondo lei i fisici hanno trovato Dio. Bene. La particella divina si è fatta scovare, finalmente! e così l’origine della materia ha dunque un volto. Ne siamo felici. Non sapevamo che Dio fosse dietro l’angolo anche se ci sono voluti decenni di ricerca, studi ed elaborate teorie.  Che lei non creda in Dio pazienza, sarebbe stata un’ottima testimonial per coniugare scienza e fede, considerati i suoi interessi extrascientifici. Nel suo ultimo intervento tuttavia c’è qualcosa che mi urta. E considerata la notorietà di cui lei ha goduto, qualche anima candida può davvero pensare che Dio si celi in una particella. Può anche essere, ma almeno non confondiamo sacro e profano.  Dio è in ogni cosa, luogo e anche nelle creature che lo negano. Porti pazienza. Tuttavia, gli studi sull’origine della materia non conducono a Dio ma alle cose e agli uomini. Forse questo va chiarito. A meno che non si vogliano mescolare fave con patate. L’equivoco evidentemente continua. Quindi, tanto per puntualizzare, non mi pare il caso di tirare in ballo Dio, sempre se Dio esiste.

Non ce ne voglia la dottoressa Hack. Ci auguriamo che questa scoperta possa aiutare la diagnostica in medicina perché se servisse solo a far funzionare meglio telefonini e i pod. –come ha detto lei- beh, allora…I miei sospetti erano fondati Non c’è niente di certo a proposito del Bosone. Vediamo se nel 2015 gli scienziati saranno in grado di confermare – perché ora c’è bisogno di un po’ di anni per avere la conferma della scoperta – che quella particella è effettivamente il Bosone di Higgs con delucidazioni varie per farci capire come funziona, oppure se dovranno molto umilmente riconoscere, – in barba alla scientificità – come nel caso dei neutrini, che la spina elettrica della macchina del CERN di Ginevra era difettosa….

Io iscriverei le smanie degli scienziati ed in particolare quelle della illustre prof. Hack, non ce ne voglia chi ne coltiva la memoria, nel desiderium naturale videndi Deum (cfr. Summa theologiae, I-II, q. 3, a. 8). Dice molto bene il filosofo e teologo Tommaso: “Ora, dal momento che l’intelletto umano, conoscendo la natura di un effetto creato, arriva a conoscere solo l’esistenza di Dio, la perfezione da esso conseguita non è tale da raggiungere veramente la causa prima, ma rimane ancora il desiderio naturale di indagarne la natura. Quindi l’uomo non è perfettamente felice. Per la felicità perfetta si richiede dunque che l’intelletto raggiunga l’essenza stessa della causa prima. E così esso avrà la sua perfezione unendosi a Dio come al suo oggetto”. L’uomo, lo vogliamo o no, lo esprima in un modo o in un altro, lo neghi ostinatamente in nome dell’ateismo, è preda di questa inquietudine che è il desiderio di ritrovare pienamente sé stesso in colui che è la sua causa prima e il suo archetipo, giacché ad immagine e somiglianza di Lui è creato. Del resto abbiamo sempre l’alternativa di credere che siamo figli del caos, della probabilita e della statistica ovvero di un brodo primordiale sollecitato dalla luce e fagocitato dal Tempo. Con un discorso di carattere diverso potremmo dire che l’uomo inquieto viandante ma anche straniero su questa terra è sempre alla ricerca della propria casa e del proprio Padre in cui scopre il disegno di amore intelligente che abbraccia e invade l’universo. Il voler escludere Dio A PRIORI dalla ricerca scientifica è davvero una lotta impossibile perché quanto più ci si addentra nei meandri del creato tanto più si ha a che fare con la sua amorevole perfezione e le categorie pseudoscientifiche inventate per giustificare i problemi insorgenti in una visione laicista si colorano di assurdo. A questo proposito basta riflettere sull’importanza data al “caso” e all’evoluzione nelle varie discipline scientifiche. 

Siamo certi che anche i desideri tutt’ora frustrati dei nostri scienziati di trovare la causa e quindi la spiegazione di tutto avranno un giorno piena soddisfazione se avranno quel tanto di onestà e umiltà per sottomettersi alla verità evidente delle cose. Senza giudicare le intenzioni nutrite dalla  prof. Hack mi sentirei di affermare che le sua prospettive  sono davvero limitate  e che si accontenta di poco, se riesce a trovare la spiegazione di tutto in una particella misteriosa che gli scienziati veri definiscono non “Particella di Dio” –  in realtà questo nome è semplicemente una censura del nome originale  – ma “particella maledetta”… perché non si riesce a misurare…Buon lavoro professoressa e non smetta di cercare magari ripensando a quello che disse una volta un suo illustre collega:  “La religione senza la scienza è cieca, la scienza senza la religione è zoppa” (A. Einstein). Ma temo che l’illustre scienziata non possa darmi alcun riscontro visto che è deceduta da anni.

Il mio insopprimibile desiderio di scrivere su Amazon.