Le Fiat non sono più cult negli UK (prima parte)

Ancora un altro articolo di Lorenzo Ferrara, che continua a rimanere irreperibile, questa volta polemico sull’ex dirigenza Fiat, pubblicato su Barbadillo.it il 14 Novembre 2024 in Esteri, in due post consecutivi.

L’Italia non c’è sulle strade albioniche. Se escludi la Fiat 500 e qualche anonima Alfa Romeo. Sulle strade di Londra ci sono tutte le auto che contano, eccetto le nostre

Nella foto Jean-Louis Trintignant con Vittorio Gassman ne “Il sorpasso”. Sulle strade inglesi l’auto italiana la vedi col lanternino. Lontani i tempi in cui Fiat, Lancia, Alfa Romeo e Maserati producevano auto cult. Trintignant e Gassmann viaggiavano su una strepitosa Lancia Aurelia B24. Io, più modesto, su una Giulietta spider Alfa Romeo prima serie, di seconda mano. Sulle strade di Londra ci sono tutte le auto che contano, eccetto le nostre. Fiat sembra sparita dalla circolazione. Di Lancia e Alfa nemmeno l’ombra. Il motivo alla base della vistosa debacle risiede nel passato. Nell’articolo del 2018 di Gianni Marocco su Barbadillo si legge: “Se il gruppo Fiat è ancora un player di discreto livello è solo grazie a Marchionne ed al geniale/fortunato rilevamento di Jeep-Chrysler. Fosse stato solo per Panda e 500 saremmo già diventati un marchio cinese. I gestori passati non sono stati capaci di aggiornare il sapore e rendere appetibili Alfa, Lancia e Maserati che potevano essere meglio di Audi e Bmw e Porsche. Poi la disastrosa gestione Romiti, che, appoggiato da Gianni Agnelli, ha preferito una dimensione finanziaria a quella automobilistica, spazzando via tutto in un decennio…Per recuperare ci vogliono montagne di soldi e tanta fatica”. Oggi sulle strade inglesi vedi il futuro dell’auto interpretato da una miriade di modelli, alcuni esteticamente accattivanti, dai colori sgargianti e dalle forme propositive che suggeriscono innovazione, design inediti; di Renault, Peugeot e Citroen una marea montante, senza parlare di BMV e delle Mercedes Benz che spopolano con lussuose berline mozzafiato. Giri l’angolo e vedi che sfreccia una Fiat 500, devi accontentarti di quella. Gianni Agnelli e Cesare Romiti sono scomparsi da un pezzo. Il primo regnava, il secondo comandava e la loro eredità eccola.

Povera Torino, in crisi di identità dacché il suo destino si identifica con quello dell’auto. Povera anche per altri versi. Devi esserci nato a Torino come me, per capire cosa è successo a questo salotto a cielo aperto dove trionfano Barocco, diffidenza verso lo “straniero”, zeppa di fattucchiere e antiche memorie. Quali memorie? Da presidio romano a città sabauda, per cui regia, non per niente ci andavo a giocare ai giardini reali nei pressi di una squisita reggia che fa eco a Versailles.
Il corposo articolo del Financial Times Week end, 20 ottobre 2024 di Amy Kazmin ritrae per la città una realtà problematica, legata alla sorte dell’auto. Gli stabilimenti di Mirafiori per quanto rimarranno aperti? Nel testo: “Quando vedi una fabbrica con quasi 100 anni di storia fermarsi, il cuore piange. Torino muore. Un tempo orgoglio della produzione italiana e conosciuta come “Mamma Fiat” per i suoi estesi programmi di welfare dalla culla alla tomba, Fiat è stata incorporata in Stellantis nel 2021, dopo anni di difficoltà. A settembre l’azienda ha temporaneamente interrotto la produzione di automobili nello storico stabilimento di Mirafiori”. Il sottotitolo: “La dolorosa transizione del marchio di proprietà di Stellantis ai veicoli elettrici ha scosso la sua città natale, Torino, e innescato una disputa con Roma”. L’operaio e deputato sindacale Giacomo Zulianello, ha accusato Stellantis di “dissanguarci” aggiungendo che l’uccisione totale di Mirafiori è troppo anche per Tavares. “Ma in realtà, Mirafiori è già chiusa”. Dice.

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Giorgia Meloni bis

Timothy Garton Ash non la pensa come i giornalisti che la criticavano e sul Financial Times del primo ottobre 2022 scriveva: “Per un revival fascista guardate a Mosca, non a Roma…” E poi:  “Alcuni italiani hanno una visione addolcita dell’era mussoliniana, ma oggi i veri fascisti si stanno rivelando altrove… È vero che, da giovane, Meloni fu appassionata aderente di un partito neofascista: una volta fu ripresa da una telecamera mentre descriveva Mussolini “il miglior politico degli ultimi 50 anni”. Ma etichettarla oggi come sua discendente diretta è un’esagerazione giornalistica. Meloni è senz’altro una populista di destra anti immigrazione, ultra conservatrice e nazionalista euroscettica. Tuttavia l’etichetta di “fascista” spetta ad altri paesi e personaggi: alla Russia di Putin, ad esempio. Qui si riscontrano molte delle caratteristiche storiche precipue del fascismo. Sia Berlusconi che Matteo Salvini hanno parlato con ammirazione di Putin. Fortunatamente Ms Meloni ha espresso un fermo sostegno a una posizione occidentale unita contro l’aggressione russa in Ucraina…”.

Kenan Malik Observer  del 2 ottobre: “Da Aristotele a Meloni, il ‘bene comune’ è stato utilizzato per dividere e governare (…). Giorgia Meloni ha denunciato la riduzione delle persone allo status di “schiavo consumatore”. Ha catturato l’immaginazione di molti sia a destra che a sinistra, inducendoli a considerarla come la persona che “dice quello che tutti pensiamo”… I temi di Meloni sono radicati nella storia della destra reazionaria e si connettono a un’ostilità pregressa verso migranti e Musulmani. Ma la sua condanna del capitalismo contemporaneo risuona ancora molto più ampia, riecheggiando anche molte critiche della sinistra”.

The Economist  dell’8 ottobre  si chiede: “Giorgia Meloni può permettersi le cose che vuole?… Una cospicua squadra di tecnocrati rassicurerebbe i mercati e i partner italiani dell’UE. Ma i suoi alleati vogliono posti a tavola. Più ne hanno, maggiore sarà la pressione sul prossimo primo ministro italiano…”. Non sono ancora trascorsi tre anni dai primi commenti e critiche della stampa e Giorgia Meloni ha bruciato le tappe, diventando secondo alcuni opinionisti la donna piu’ potente d’Europa.

Stralcio di un articolo pubblicato su Barbadillo a ottobre 2022.

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Farage e noi

Era il 22 Ottobre 2022 quando Lorenzo Ferrara su Barbadillo scriveva un articolo su Nigel Farage e il suo eventuale ritorno in politica. Ecco uno stralcio:

Sette anni trascorsi ad ammirare città e amenità italiche, ma soprattutto per concludere affari come intermediatore in una società di brokeraggio. Milano, Trieste, Genova; qui, passeggiando per i carrugi Nigel Paul deve aver incontrato e solidarizzato con Beppe Grillo, noto comico nostrano, a proposito del quale disse: “Io e Grillo faremo saltare il banco dell’Unione europea, l’Europa dominata dai Tedeschi svanirà, sarà una formidabile sconfitta per la classe dominante, le grandi banche e le multinazionali subiranno pesanti sconfitte. Grillo è straordinario: totale disinteresse personale, amore autentico per la sua gente, un patriota che dalla politica non ha preso un penny, ha solo dato tutto, anche se stesso. Insieme stiamo combattendo la guerra d’indipendenza dei nostri Paesi. (dall’intervista di Aldo Cazzullo apparsa sul Corriere della Sera del 10 giugno 2016). Tutto doveva ancora succedere. “Mi dicevo: l’Italia è un grande Paese, non può farsi trattare come una colonia tedesca. La Gran Bretagna uscirà dall’Unione e cambierà le regole del gioco in Europa. Ci sarà un effetto domino. Dopo di noi usciranno Danimarca, Olanda, Svezia, Austria. L’Ue sta per disintegrarsi”.

Quattro figli e due mogli, la seconda, tedesca, Kirsten Mehr, in un’intervista al Daily Telegraph lo difende dalle accuse di xenofobia e razzismo. “Mio marito è una brava persona e non ha neanche un po’ di malizia in corpo. Il suo problema è che non ha tempo per la famiglia, è sempre molto occupato, si dimentica di mangiare e si alimenta di adrenalina. Nigel è duro e ostinato, ma non cattivo”. Bevitore e fumatore incallito, il leader dai calzini rossi sconfigge un tumore ed esce malconcio da due incidenti, uno d’auto, l’altro aereo; lo striscione pro Ukip, del suo partito, si impiglia al decollo nella deriva del velivolo, facendolo precipitare. Farage diceva di non aver niente contro camerieri e giovani italiani della City, giudicandoli meravigliosi. “Gli Italiani in gamba potranno ancora venire, ma con le nostre regole, non secondo quelle di Bruxelles” Nigel Paul Farage forse esigeva immigrati col pedigree, non digerendo lo sbarco di disperati sulle coste bretoni.
I suoi interventi erano impressionanti sceneggiate che travolgevano per la virulenza oratoria. Sollecitava istinti sottopelle dei Brits, situati nella loro memoria storica e nel quotidiano, fomentando il desiderio di sbattere la porta in faccia agli altri Paesi e di andarsene da “casa Europa”.
 Essere antieuropei si nasce per istinto o si diventa per constatazione della pochezza dell’Unione.

A Farage è riuscita la cosa senza sforzo, essendo erede di un impero che piantava la sua bandiera ovunque decidesse, come poteva uniformarsi alle regole? Un attore, Nigel, che tuonava: “Il popolo britannico non sarà mai schiavo di nessuno”.
Sono certo che sei al corrente contro chi devono vedersela Tories e Labour, oggi. Già, proprio lui, il Nigel d’acciaio, tornato alla grande nell’arena politica. L’Europa si sta sfasciando, diceva Farage profetico, ma non per le cause che prevedeva lui, ci ha pensato un uomo, lo zar rosso a farlo e in modo tre anni fa impensabile. Sul secondo volume, dopo Albione la perfida, questo e altro.

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Gli Inglesi ci amano…o no?

L’articolo di Lorenzo Ferrara e’ tratto dal nuovo volume di prossima edizione, ed è gia’ stato ospitato su Barbadillo nel 2022. Molte cose e persone sono cambiate da allora, ma qualcosa rimane intatto, come la considerazione che hanno di noi italioti i Brits.

I Brits temono il caos come la peste e hanno necessità vitale di punti di riferimento, solo così riescono a capire il loro odierno “camminare sul filo del baratro” sbeffeggiati da mezzo mondo per il non saper che fare economico. (Ti ricordo che allora c’era ancora madama Liz Truss al timone). Ma ancora una volta, e non ti stupisca il dettaglio non casuale, il loro unico riferimento siamo noi, gli Italiani. Non Francesi, non Tedeschi o Spagnoli, ma ancora noi, da sempre. Tu dirai che esagero, ma non lo affermerei se non avessi prove provate. Tu penserai “sarà un caso, una coincidenza”. Né l’uno né l’altra, c’è ben altro, di più profondo, di più sottile e anche macroscopico che ci lega e ci divide. La copertina dell’ultimo The Economist è significativa del modo in cui i Brits vedono se stessi (momentaneamente) e noi. La copertina sotto accusa ha infastidito anche il nostro ambasciatore a Londra Inigo Lambertini.  Niccolò Di Francesco riporta su TPI the Post internazionale del 20 ottobre: L’ambasciatore italiano contro l’Economist: “Solo vecchi stereotipi”.

La copertina dell’Economist in cui l’ormai ex, ex, ex premier britannica Liz Truss era raffigurata con alcuni stereotipi italiani, tra cui pizza e spaghetti, ha provocato la reazione di numerose persone, tra cui quella dell’ambasciatore italiano a Londra Inigo Lambertini, che ha scritto una lettera allo storico settimanale britannico di proprietà della famiglia Elkann-Agnelli. (davvero piccolo il mondo).

“Sebbene spaghetti e pizza siano i cibi più ricercati nel mondo, in qualità di secondo maggiore produttore in Europa, per la prossima copertina suggerirei di scegliere tra i settori dell’aerospazio, della biotecnologia, dell’automotive e della farmaceutica. Qualsiasi sia la scelta fornirebbe un più accurato quadro dell’Italia, tenuto conto anche della vostra, non così segreta, ammirazione per il nostro modello economico” ha scritto l’ambasciatore.
Il titolo di The Economist è senza equivoco: Welcome to Britaly. Ovvero: Ma guarda in che pasticcio ci siamo cacciati, sembriamo l’Italia, che pasticciona e precaria lo è da sempre. Così, prendendoci a pietra di paragone per la loro situazione politico economica in bilico offendono noi (abbiamo le spalle larghe) e in modo masochistico, loro. L’ambasciatore, proprio perché tale, nel suo way to be è tenuto a rispettare un certo tono esprimendosi con garbata critica e felpata ironia. Noi che siamo un poco più liberi ci permettiamo di esprimere le idee in modo diretto e senza remore, a proposito dei pregressi rapporti Gran Bretagna Italia. E poi c’entra anche il foot ball. Scrive True news giornale on line: “L’Italia non ha mai perso contro l’Inghilterra in una fase finale tra Mondiali ed Europei.” Notizia confermata dalla Bbc. “Tra questi risultati in favore degli Azzurri spiccano la vittoria nella finale del terzo posto della Coppa del Mondo FIFA del 1990 e quella nella fase a gironi degli Europei 2014 con gol degli azzurri di Marchisio e Balotelli.” Ma non divaghiamo. Nel prossimo articolo esporrò evidenze inconfutabili che annebbiano l’inconscio collettivo inglese, che comunque vede l’Italia come una strana e incomprensibile entità metamorfica, dalla quale non si può comunque prescindere e alla quale occorre, volenti o nolenti riferirsi. AmenQuesto lo sa perfettamente anche il loro sovrano, King Charles III, che è appena venuto a trovarci in visita ufficiale, perdendo l’occasione di scusarsi dei crimini commessi dal Bomber command della RAF nei cieli italici a guerra praticamente finita.

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Scurdammoce o’passato

Lorenzo Ferrara scriveva anche su Barbadillo. Questo e’ un articolo del 1 Novembre 2024 in Esteri 

Nell’incontro del Commonwealth a Samoa il premier Starmer ha escluso donazioni ai paesi coinvolti nella tratta schiavista. “Chi ha dato ha dato e chi ha avuto ha avuto” , seconda classificata: “Scurdammoce o’passato” e, ex equo “Nun vale cchiù a niente ‘O ppassato a penzà.”
A Samoa, nome mitico che vagheggia l’accoglienza di indigeni miti come quelli che accolsero gli ammutinati del Bounty vai col costume da bagno. Oppure, a denti e glutei stretti, come ha fatto il capo labour per partecipare al meeting of Commonwealth countries. I testi delle canzoni vincitrici recitavano: “per l’infausto periodo di oppressione e schiavismo subito da milioni di negri che ha visto la Gran Bretagna protagonista NON si prevede alcuna forma di compensazione.” Comprensione e sorrow assicurati, ma denaro nisba. Non vorrete mica costringerci alla bancarotta, dove li troviamo tutti quei soldi?”, era il pensiero affannato dei Brits. Il conto, in effetti, recitava una cifra da capogiro.
Prima dell’incontro a Samoa. Lo Standard e altri media inglesi, 4 ottobre: “I nostri problemi attuali non sono causati da noi stessi, ma dalla colpa delle successive generazioni britanniche e noi vogliamo compenso”. Mugugnavano gli indigeni a Samoa.

Il conto? Secondo un accademico di Cambridge, l’opzione più economica è di 205 miliardi di sterline. All’estremità superiore c’è un conto di 19 mila miliardi di sterline (l’intero Pil del Regno Unito o la produzione nazionale per otto anni). Questa cifra non è stata immaginata da un marxista pazzo, ma è la conclusione di un rapporto del Brattle Group, società di consulenza Usa.

I suoi calcoli altamente discutibili – compresi i “danneggiamenti emotivi” nel corso dei secoli – sono stati presi alla lettera da un giudice della Corte internazionale di giustizia e dai leader dei Caraibi. La principale tra queste è la primo ministro delle Barbados, Mia Mottley, che guida la campagna di risarcimenti. Secondo lei il debito degli Uk nei confronti del suo paese ammonta a 3,7 trilioni di sterline”. Hai capito bene.

Così The mail on line, 13 ottobre 2024: “La tratta transatlantica degli schiavi è stata un episodio mostruoso nella storia della civiltà. Nel corso di due secoli, milioni di neri africani furono comprati e venduti come bestiame. Trasportati oltreoceano in catene e impiegati in lavori massacranti nelle piantagioni nei Caraibi e in America.

La Gran Bretagna ha certamente giocato un ruolo importante in questa impresa perniciosa. Il cotone filato nei mulini, il caffè e lo zucchero scambiati nei mercati vivaci, erano il risultato del lavoro forzato. E, sebbene sia un mito che la tratta degli schiavi abbia costruito l’Impero britannico, questo paese ne ha tratto grandi benefici.
Ma quanto dovremmo essere ritenuti responsabili oggi per i peccati dei nostri antenati? E questi gravi torti potranno essere riparati secoli dopo con il pagamento in contanti?
Domande che saranno al centro dell’attenzione a Samoa.
Il conto, anche se parzialmente pagato, manderebbe in bancarotta la Gran Bretagna. Il pagamento porterebbe inevitabilmente a ulteriori richieste di risarcimento, che non potrebbero mai essere abbastanza grandi da soddisfare gli attivisti.

La Gran Bretagna non ha inventato la schiavitù. Era comune tra le popolazioni indigene dell’Africa, del Sud America e di alcune parti dell’Asia molto prima della colonizzazione europea. I capi dell’Africa occidentale e gli intermediari arabi collaborarono entusiasticamente alla riduzione in schiavitù di milioni di persone. Dovrebbero  pagare anche loro?”

E che dire della progenie degli oltre un milione di europei bianchi catturati dai pirati barbareschi del Nord Africa? Non meritano un assegno anche loro? Ciò che troppo spesso viene dimenticato o volontariamente ignorato è che anche la Gran Bretagna è stata fondamentale per porre fine alla schiavitù. Non solo all’interno del nostro impero. La nostra missione è stata quella di abolire questo spaventoso commercio della miseria umana ovunque alzasse la sua brutta testa. E ci siamo riusciti. Dovremmo ottenere una sorta di sconto sui pagamenti di risarcimento presumibilmente dovuti? La verità è che è inutile giudicare la storia secondo gli standard odierni. Fingere di poter espiare pagando i soldi per la colpa è semplicemente fasullo. Sulla stessa lunghezza d’onda il commento di  Enrico Nistri su Barbadillo, a un articolo del 23 giugno 2023: “Le richieste di rimborsi da parte dei lontani discendenti degli schiavi mi sembrano infondate. Si può chiedere un risarcimento per i danni subiti da un parente stretto, non certo da un ipotetico antenato. Se si dovesse applicare il principio, chi dovrebbe risarcire i discendenti dei martiri di Otranto?” Durante il meeting a Samoa, BBC, 26 ottobre Chris Mason, Political editor-: “Sir Keir ha affermato che non ci sono state discussioni sui soldi durante l’incontro e che il Regno Unito è “molto chiaro” nella sua posizione e che non pagherà le riparazioni.” Appunto, dico, Scurdammoce o passato.

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Tutti al posh bar!

Lorenzo Ferrara a Londra ha dato corso a un suo vecchio sogno: fare il barman. Ma e’ durato poco perche’ gli tremava la mano e poi il bar ha chiuso anzitempo. Ecco uno stralcio da ALBIONE LA PERFIDA:

Le sue toilet, in base a una mia classifica sono seconde solo a quelle di Sotheby’s, dalle cui “stanze latrina” color malva viola e nero sembra che alcune ninfe si siano appena involate. Nel tempio degli acquisti numero uno le toilet sono invitanti e funzionali. Siamo nella città in cui se dici la parola “nero” ti guardano male e se dici: “Negro”, per loro la G è altamente dispregiativa, rischi il carcere. Così dirò: Una conturbante creatura di colore dalla rara avvenenza è al suo terzo calice di Sauvignon Blanc, ce la fa a reggersi in piedi? avviso la proprietaria del bar dove lavoro come aiuto barman che la creatura anela al quarto bicchiere, indicando il nero d’Avola sullo scaffale (dei vini si può dire: nero). «Don’t worry, ha detto che va a casa in taxi.» dice la gestrice del bar. Io indosso gilet, farfallino, camicia e grembiule d’ordinanza in un posh bar (da noi si direbbe “figacciuto”) un portento di sfavillii e fantasia, attorniato da bottiglie di ogni genere. Il luogo che ci ospita è sacro per gli acquisti per genti di ogni fede, razza, colore e portafogli. Ad assumermi come aiuto barman, confidando invano nelle mie doti, una coppia di romani dal raro fiuto imprenditoriale. Accudiscono il loro bar come fosse una creatura. L’open bar è affiancato da stores lussuosi e mega negozi. A sinistra il prosciutto spagnolo che si scioglie in bocca, a destra la succulenta pasta a mano italiana di un tipo che si sbraccia, mangia, beve e sbraita al cellulare in contemporanea, davanti a noi un super food market, il Waitrose. Ce la metto tutta per meritare la fiducia e bado a non far tracimare cappuccini e double black, ma il rischio c’è. Romeo, la vera anima del bar, è uno spagnolo tutto pepe che mi insegna a fare caffè con la capsula e a servire ai tavoli, invano. «Te fai troppe smorfie, il cliente capisce cosa pensi di lui, devi fare come me, sorridi a tutti.» L’orgoglio monta, ho rifilato alla coppia di businessmen sikh, con barba all’ombelico, birra siciliana e sarda che costa un botto e fa schioccare loro la lingua. Il gaudio non dura, infatti all’ultimo tavolo la donna in peplo dice che il tavolo is sticky, cioè appiccicoso. «Ma non hai passato la spugnetta?» «Io sì,» dico. «Quale?» «Quella lì.» «Ma quella è per le tazzine!»

La coppia di osti romani si limita a rimproverami per l’infame bombardamento dei Savoia sul forte di Gaeta. Si sentono italiani a metà e ce l’hanno con i nordici usurpatori come me. Tutti i torti non li hanno ma se non ci fossero stati i Savoia avrebbero ancora Franceschiello Ciccillo o’ lasagna, a loro forse stava meglio.”

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I bambini conformi

Lorenzo Ferrara, che le cronache danno ancora per “latitante” stava raccogliendo appunti per il suo nuovo libro, su un fenomeno e sulle sue possibili cause, che vedeva coinvolti un numero crescente di bambini.
Le statistiche mostrano la sorprendente crescita del numero di giovani in osservazione negli ultimi dieci anni: da 136 nel 2011-11 a 3.585 nel 2021-22 (fonte GIDS clinic Tavistock centre). L’ex ministro della sanità Jackie Doyle Price afferma: “Non avrebbero mai dovuto essere  messi sotto osservazione bambini treenni. È necessario che ci sia un messaggio chiaro da trasmettere affinché i bambini siano bambini. Ovvero lasciarli giocare e usare la loro immaginazione. Non dovremmo medicalizzare qualcosa che sta appena crescendo.” Jackie Doyle Price ha inoltre aggiunto che parte del problema riguardava i gruppi di attivisti che si rivolgevano direttamente ai bambini, piuttosto che solo ai medici. Stephanie Davies Arai, educatrice: “Alcuni genitori ora sono preoccupati che il loro bambino non sia “conforme” al suo genere e che possa essere “nato nel corpo sbagliato” e per questo pensano che abbia bisogno di cure. Una idea corroborata dagli attivisti transgender che non comprendono gli stadi perfettamente normali di sviluppo infantile.”  Ma non è che la punta dell’iceberg. Il “fenomeno” ha infatti ripercussioni dirette sulla salute dei giovanissimi. Anna Bauden su The Guardian, 15 agosto 2023: Numero di bambini in crisi di salute mentale ai massimi storici in Inghilterra. I dati NHS rivelano più di 3.500 rinvii urgenti di minori di 18 anni a maggio, tre volte in più rispetto allo stesso mese del 2019.

Repubblica, 20 giugno 2013: “Vengono chiamati bambini dal “sesso incerto”, e sono un neonato su 4-5mila. In cinque anni, sorprende il numero di operazioni che li ha visti protagonisti: 350 interventi chirurgici solo nell’Ospedale San Camillo-Forlanini di Roma. Un neonato su 5mila è affetto da questo disturbo. L’operazione è risolutiva ma dev’essere effettuata prima del compimento dei 6 anni“.

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Sei maschio o sei femmina?

La magnitudine del fenomeno ha raggiunto e superato livelli di guardia. Genitori allarmati e confusi e crisi di identità sessuale in bambini piccolissimi e ragazzini. Sta accadendo negli UK e negli USA. Cliniche sotto inchiesta o fatte chiudere per manifesta leggerezza nel prescrivere il mutamento di sesso (vedi chiusura del Tavistock centre di Londra.) E un disagio palpabile che tracima dipingendo un panorama preoccupante che inquieta e turba educatori, genitori e non. Un “disagio” che si riflette anche sulla salute mentale di giovani e giovanissimi e destinato a imprevedibili conseguenze. Venendo al sodo: A proposito dei bambini straniti un titolo su tre righe a caratteri cubitali recita: “Decine di minori di 5 anni si sono rivolti al  servizio nazionale di supporto per la segnalazione e la cura della disforia di genere del Servizio Sanitario Nazionale.” Articolo di Martin Beckford,  27 dicembre 2023, Daily Mail. Il sottotitolo: “Più di 70 bambini di tre e quattro anni indirizzati ufficialmente nelle controverse cliniche per transgender del servizio sanitario nazionale che ora sta valutando l’introduzione di un’età minima per i ricoveri.”

Nell’articolo: “che i ragazzini mostrino interesse per i giocattoli o i vestiti delle ragazze, o viceversa è ragionevolmente comune e di solito non è indicativo di incongruenza di genere” (fonte NHS). Il governo sta cercando di arginare la diffusione della controversa ideologia dell’identità di genere nelle scuole mentre il ministro per le pari opportunità Kemi Badenoch, e oggi capo dei Tories, dichiara: “insegnare ai bambini che possono nascere nel corpo sbagliato è dannoso.” Nel prossimo post le dimensioni del fenomeno.

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Non è tutto oro…

National Suicide Prevention Week poster. Vector illustration. EPS10

Spaccio di droga e solitudine giocano ruoli di primo piano da queste parti, non che l’Italia ne sia esente. Da statistiche ufficiali si apprende che Londra ha il triste primato della solitudine; qui ci si sente soli e smarriti come in nessun altro posto in Europa. Mentre piazze e incroci traboccano di vita febbrile, che si affanna, stride e si fa di coca. «Non insultate o malmenate il conducente» c’è scritto sugli autobus «ogni abuso verrà punito» e anche: «non maltrattate il nostro personale», in farmacie e altri negozi, «è quiper servirvi» si tratta della norma, mentre nei cessi del Barbican Centre gli avvisi fanno notare che ogni abuso o atteggiamento a sfondo sessuale improprio verrà rigorosamente punito. C’è chi titola: «Regno Unito, la prevenzione dei suicidi passa per la lotta alla dipendenza da benzodiazepine», e anche diversi gli avvisi il cui contenuto recita: «Se pensi di farla finita, prima del gesto fatale telefona a noi, questo è il numero: …» Una doppia faccia, insomma, alla città febbrile orgogliosa dei suoi capolavori d’arte (una valanga quelli di origine italiana, esposti alla National Gallery,)  famosa nel mondo per libertà di espressione, di costumi e permissivismo al cubo, si affianca la darktown della solitudine, del crimine e dell’illecito, dove anche le anguille del Tamigi sono

Depressed mature woman

intossicate dalla coca, pare che l’inquinamento sia cospicuo anche presso i palazzi del potere. Te pensi che scherzi ma le anguille davvero sono sovraeccitate.
E poi ci sarebbe anche l’allarmante fenomeno dei bambini straniti-smarriti che non sanno bene a che sesso appartengono. Ma di questo ne parliamo al prossimo post.

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Chi ce l’ha con i britannici?

Ma basta sparlare dei britannici! Sono toccanti alcune scene che si ripetono per strada e che mi vedono protagonista. Dovrei smetterla di fare jogging all’età che mi ritrovo, per via di certi pericoli insiti negli alti bassi del pavimento stradale, qui ci sono lastroni di cemento e inciampare contro il bordo è facile. Così mi adeguo e per ben tre volte in tre anni cado lungo tirato mentre faccio il fatidico jogging o porto a casa il cibo dei Sick. La prima volta mi sono quasi slogato la falange del pollice, la seconda ho distribuito il peso in modo bilanciato così da cadere lungo tirato, subito raggiunto dalla voce sollecita di femmina All okay!? Grazie signora, certo signora, ma guarda un po’, ho la testa un po’ per aria, Immediata la curiosa partecipazione del suo cocker che vuole capire perché sto per terra lungo tirato e mi gira attorno annusandomi. Oh! Quasi mi scuso con la signora, perché le ho dato motivo di apprensione, e tranquillizzo subito la figlia di Albione con un oh! so distract! I was looking at the sky ovvero ci faccio anche la figura del demente ottuagenario visto che guardo per aria e non dove metto i piedi. Ma son convinto che se avessi avuto bisogno mi avrebbe aiutato o chiamato l’ambulanza, che qui spopola insieme alle sirene della polizia. C’è del buon cuore genuino e sollecito nell’animo britannico, oggi forse un po’ appannato, ripiegato su se stesso per via delle critiche subite all’ex impero. Lascia stare che in Afghanistan è andata buca per l’ennesima volta, e che volevano far loro una fetta di Russia nel ‘700, con la scusa di moltiplicare i loro presidi commercIali, lascia stare anche torture, stermini e oppressioni di popoli, durante il loro impero, (tutti crimini documentati) anzi, oggi c’è qualche storico che paragona il loro all’impero romano, e che si pone questa domanda: “Ma se il nostro impero era così “atroce” perché così tante nazioni volevano farne parte?” Te lo spiego un’altra volta, ora ringrazio la signora sollecita e faccio una carezza al cane prima che mi dia una leccata! Negli inglesi, con o senza cane, c’è buon cuore. Parola!

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