Orme di gatto e peli di cane

Ma torniamo ai datori di lavoro londinesi. Trattasi di categoria pittoresca e variegata. Moltissimi si fanno di psicofarmaci e pillole per la pressione e la tiroide, bevono, fumano e dormono anche di giorno, tengono le luci accese, perché possono permetterselo affittando una o due camere a studenti, profughi, a gente in fuga e turisti in transito. La figlia dell’ex impero ha due gemelle che manco si sognano di salutare la moglie di Lorenzo Ferrara, perché, spiega la quasi vegliarda, sono di un’altro livello sociale e considerano le housekeeper di casta inferiore e non meritevoli di saluto. Il marito di una delle figlie, lo svizzero convertito che traffica con le miniere, ogni tanto si sbaglia e saluta, lui, ma fa comunque notare che ci sono peli di cane sul divano e impronte di gatto sul pavimento e anche che il mocio non è stato passato a dovere sul pavimento che risulta pertanto sticky, ovvero appiccicoso.
Ed è proprio lo svizzero che evidentemente ha litigato con miss mondo, alias sua moglie, alta un metro e un tappo, che esige una pulizia da clinica ginevrina coniando anche un’espressione: pulizia simmetrica millimetrica che vuol dire: pulisci alla perfezione, poi lustra, e ripassa ma  poi rimetti a posto gli oggetti al millimetro e poi “usa più  detergente che così si sente l’odore del pulito.” La casa è effettivamente una clinica in cui si accuccia e sbadiglia un meraviglioso Saluki long hair che rilascia peli anche solo se lo guardi.

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c’è giardino e giardino

Lorenzo Ferrara amava i giardini, non tanto quelli super curati, piuttosto quelli un poco rustici e approssimativi.
Reportage da un giardino londinese, era fra gli appunti di Lorenzo Ferrara, forse per il suo nuovo libro.: “La clematide armandii è fiorita, si vede che non patisce il freddo, i due glicini promettono bene, dopo sette anni era ora, c’è finalmente una fioritura decente. Peonia e camelia si difendono mentre i rosmarini disseminati ovunque mostrano le ingiurie del gelo. La grande salvia speriamo che si riprenda, mentre le fragole sono sparite del tutto. Al padrone di casa va tutto bene. Dove lo trova uno che gli cura il giardino impedendo che diventi una selva. Si accontenta di quello che il clima inglese permette in quanto a fiori e piante. Quando c’è il sole annuncia “this is Italy”, non troppo convinto. Il giardino adiacente, delimitato da una  staccionata lisa dagli anni, ha visto succedersi periodi di assenza, la famiglia di musulmani di Anisa l’etiope, i notturni creatori di video games che erano stati anche a Miami a spiare le celebrità e dei coloured caraibici con una bicicletta che una sera hanno scassato i timpani fino alle tre con la musica tecno. Il padrone di casa chiede se dobbiamo comprare l’erba e piantare i pomodori ciliegia. Non a febbraio! gli intimo, non imparerà mai. Mi indica la lavanda e pensa che sia la salvia commestibile.  Ti insegno a potare e a piantare, macche’! Manco ci prova, e non provo nemmeno piu’ a contraddirlo, a dirgli cosi non è, a proposito degli scoiattoli grigi che hanno colonizzato anche le toilet londinesi. Rats! Dice, secondo lui gli scoiattolo appartengono alla gran famiglia dei sorci. Ma! Hai mai provato a togliere dalla testa qualcosa a un irlandese? Mai visto scarafaggi da queste parti, in compenso lombrichi grossi come il mignolo. Se guardi dall’altro lato c’è il giardino incolto della casa d’angolo in cui un nugolo di filippini una domenica d’estate ha fatto un interminabile pic nic. 

Sospetto che sia uno di loro che abbia gallo e galline. Ma sì!  a Londra, nella tecno necropoli, ogni mattino senti la gallina avvisare che ha fatto il suo dovere.

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L’accoglienza dei Brits

I Brits prima di darti licenza di mettere radici a casa loro, vogliono essere rassicurati su chi sei, poi ti concedono medicine, musei e trasporti gratis. Un bel regalo devo dire. Ma soprattutto: sei solvibile? Entra pure, allora, un po’ meno se sei un oligarca russo, oggi. Dalle mie parti  non siamo a Mayfair o a Kensington, dove Mclaren, Ferrari e Lamborghini, guidate da arabi col conto in banca chilometrico, strapazzano i timpani, facendo wrooom. Qui è un pittoresco vociare, un salutarsi fragoroso, festeggiando la festa indiana del Diwali o la fine del Ramadan, il Natale non so chi lo festeggi ancora, perché vendono sempre meno pini e addobbi mentre le luminarie del business infiocchettano le vie del centro da fine ottobre. Insomma Shepherd’s bush appare come una Napoli multietnica senza il nostro Dio e priva di sole, quasi sempre. Ai funerali vedi anche passare tiri a due e a quattro con cavalli educati e lustrati, neri come la pece o bianchi. Le pompe funebri abbondano, come i barbieri, offrendo “dignity” e esperienza centenaria. Funerali per tutte le fedi e spedizioni di salme o urne anche nella foresta del Borneo. Professionalità indiscussa, a quanto pare, e ci sono esequie per tutti i riti, fedi e tasche. Il prossimo post sarà meno funebre, parlerò di camere in affitto in cambio di prestazioni particolari.

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a scuola di bon ton

“Sei tu che hai preso il miele?”
“Si, però…” “Ma non ti sgrido, sai, però devi dirmelo quando prendi il miele…” “Ma devo chiederlo ogni volta, anche quando lei suona il piano o dipinge? o è ancora a letto?” “Non è che devi chiederlo ogni volta, è che poi credo di averne ancora e invece non ne ho più quando ne ho davvero bisogno.” Ha quasi ottant’anni l’anziana signora, e figlia dell’impero britannico, avendo avuto padre british che lavorava nelle ambasciate in giro per il mondo, e madre bangladeshi, per cui ha vissuto tempi migliori di questo, tra feste, party e bel mondo. Non è una eccezione in questi luoghi. L’impero fa ancora scuola di vita e produce nostalgia. La vecchia, datrice di lavoro della moglie di Lorenzo Ferrara, osserva che anche qualche nocciolina manca all’appello. L’anziana pretende di impartire lezioni su come si fa a vivere. E trascina ogni volta che la spunta le due riottose gemelle, sue nipoti, in giro per gallerie e musei, con buona pace delle due smorfiose. Il genero, svizzero, traffica con miniere di rame, litio e oro e imprese di costruzioni ed è affetto da sindrome compulsiva del perfetto pulito, malattia che, si sa, può portare alla demenza per chi non ne e già
affetto in forma strisciante. La moglie di Ferrara diceva di avere le prove che qualcuno nascondeva una foglia sotto il tappeto per controllare se lei andasse a pulire anche là. Malizie passeggere, indubbiamente. Lei, la figlia e il genero sono a favore di un mondo bio e il risparmio energetico e cercano di inquinare il meno possibile, infatti sbattono nella pattumiera quintali di cibo nemmeno scaduto e tengono il riscaldamento acceso anche a luglio. Con lei la moglie di Ferrara saprà di appartenere a una casta inferiore a quella dei componenti della famigliola ecologica.

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Frida, Faika, Farah, il buon cuore di Londra

Dovrei abituarmi al modo di fare di Faika, la mia vicina musulmana che abita nella casa d’angolo. imprevedibile, onesta, sincera e generosa. Faika ci ha adottato, musulmana londinese di famiglia indo packistana proveniente dal Kenia, ci ha preso a ben volere, e ogni volta che puo’ ci rifila pane e budini e altro cibo; le mando messaggi del tipo: Faika you are the BEST, you are the number one! God bless you (any God!). E poi le invio una sfilza di faccine sorridenti.

 “Are you ok?” mi chiede alle dieci e mezzo in una gelida nottata di febbraio. Cos’è che vuole la buon’anima di Faika a quest’ora? “Sorry” dice “but can you help me?!” Bloccata per strada perche’ la ruota del suo trolley è uscita dalla sua sede. Sta trasportando dallo store Iceland nove confezioni da un litro e mezzo di latte e cosi è bloccata. Si capisce: troppo peso. Vuoi non aiutarla? “I come” le dico e dopo un po’ la vedo per strada che sta attaccata al cellulare e mi fa cenno di raggiungerla per aggiustare la ruota. Un colpo ben assestato e va a posto, non è stato difficile. Faika è iscritta ai Socialist workers, mi invita a tutte le manifestazioni che sciamano per Londra a favore dello stop bombing su Gaza. Ma tanto Bibi mica ti ascolta, anzi gongola perché il nuovo inquilino della Casa Bianca vuole fare di Gaza una riviera e non sa dove sbattere i Palestinesi, cosi chiede in giro a tutti se ne vogliono un po’. Il mondo va così, di traverso. Bibi non demorde, e continua la sua pulizia etnica nonostante il mondo gli dica di smetterla. E Faika continua a essere la generosa vicina di casa e a fare il suo lavoro di socialist worker. Ma non possiamo vederci per fare due chiacchiere? le chiedo. “Too busy!” risponde. Questa sera ci sono formaggio e squisiti budini con la frutta. Basta andare a casa sua a prendere il sacchetto col cibo, davanti alla porta.

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Nel centro di Londra lo stanno sgozzando

“La bestia sbuffa e mugghia mentre il ragazzo col cappello frigio la sgozza con la sua lama. Accade ancora oggi nel sottosuolo della frenetica metropoli necropoli londinese. Il dio Mitra taglia la gola al toro astrale mentre uno scorpione cerca di pungere i testicoli della bestia sacra. Non sto farneticando. Succede in un mitreo da poco restaurato a Walbrook street. Al cui riguardo noi Italiani dovremmo imparare in quanto a recupero e cura di reperti del mondo andato, ma soprattutto al modo in cui far fruttare quei capolavori di enorme valore storico culturale.” Lorenzo Ferrara c’era già stato e descriveva la suggestione e l’unicità del luogo, davvero unico e ricco di suggestione, incrementato dal sapiente allestimento. “I londoners avevano scoperto il sito già nel 1954. Ci han messo un po’ per capire cosa farne. Ma ne e valsa la pena. Un vaso qua, una moneta là, e poi un anello e una fibbia seminterrati, e anche una testa strepitosa dalla capigliatura a boccoli e molto altro.

Ma quanto altro? Quindicimila reperti catalogati, rimossi e messi in bell’ordine e poi ricollocati, fra questi monili, calzature, monete, vasi. Un vero tesoro, che non sfigura affatto con quelli ritrovati a getto continuo in Italia.

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Non c’è solo l’acqua putrida di Bath

“Scrive Cassio Dione Cocceiano, Storia romana,62, 2: «Era una donna molto alta e dall’aspetto terrificante. Aveva gli occhi feroci e la voce aspra. Le chiome fulve le ricadevano in gran massa sui fianchi. Indossava invariabilmente una collana d’oro e una tunica variopinta. Il tutto era ricoperto da uno spesso mantello fermato da una spilla. Mentre parlava, teneva stretta una lancia che contribuiva a suscitare terrore in chiunque la guardasse.» I Britanni non ci volevano a casa loro, occorre dire come sono andate le cose, altrimenti non possiamo condannare nessuna invasione. Ma la protagonista della più sanguinosa rivolta contro gli invasori Romani pagò a caro prezzo le prime illusorie vittorie. Gaio Svetonio Paolino nelle West Midland, sbaraglia infatti l’esausto esercito britannico, costretto a risalire un’altura per dare battaglia, convinto di poter sconfiggere le legioni romane e amen. I morti fra Romani e Iceni fecero rossa la terra della Britannia. Ai Brits non abbiamo lasciato come eredità “solo” l’onta della regina umiliata ma anche l’acqua putrida di Bath, con vasca e terme che la contengono, e anche il vallo di Adriano, argine contro i ringhiosi Scozzesi, oltre a mura ancora visibili e quelle smantellate qua e là, impiegate come materiali da costruzione, è successo anche a casa nostra, vano protestare.”

Ogni volta che i britannici trovano qualcosa nel sottosuolo, come monete, monili, esultano. Ma il loro è un atteggiamento ambivalente. Quasi come dicessero: “anche noi abbiamo il nostro passato”. Lascia stare che da noi si trovano staue di marmo e di bronzo intere mozzafiato e da loro “solo” monete, elmi e minutaglia archeologica. Ma è come se quei reperti non gli appartenessero, come se fossero di altri, che passavano da quelle parti. Difficile da spiegare, se non riandando alle loro vere radici che non sono romane ma celtiche; scrive nostra madama Wikipedia: “Le loro origini risalgono alla fusione di gruppi di popolazioni germaniche, migrate a partire dall’Alto Medioevo in Britannia: gli Anglosassoni (Angli, Juti e consistenti popolazioni di Sassoni) dalla Bassa Sassonia, dalla Frisia e dalla penisola jutlandica, e Norreni dalla Danimarca. Per finire l’argomento gli inglesi non vogliono sentirsi nemmeno un po’ romani, forse perché romanità fa rima con italianità? censurando ad esempio in toto la tradizione romana dei gladiatori al Colosseo, che hanno messo all’indice per troppa crudeltà, tutto qui.

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la regina Budicca voleva scacciare i Romani?

“Boudicca regina degli Iceni. I Brits ne hanno fatto un simbolo. Anche se li avesse da terra non li vedresti,” scrive Lorenzo Ferrara, “i baffi dico; la statua bronzea di Thomas Thornycroft eretta sul Tamigi, a due passi da Westminster, non può raffigurare in modo veritiero la regina celtica della tribù degli Iceni, magari con una folta peluria sul labbro. La statua interpreta vendetta e orgoglio nazionale. Per forza deve essere fascinosa. La sovrana svetta sul suo carro trainato da snelli destrieri, avvolta in una tunica che mette in luce la sua improbabile avvenenza. Il terribile carro a lame falcianti è diretto verso la gloria eterna della sua terra e arriva fino a noi. Vendicatrice e con le tette a punta, la sua figura, in compagnia delle due figlie violentate in pubblico duemila anni fa, colpisce.”

Ferrara mi aveva sconsigliato il film che la ritraevano, bella e intrepida affrontare i soldati romani. Boudica Queen of War, è un film drammatico d’azione britannico del 2023 diretto e scritto da Jesse V. Johnson. Il film segue l’omonima guerriera celtica del popolo Iceni, nella Britannia romana e come si ribellò contro i romani dopo la morte di suo marito, Prasutagus. Le critiche generalmente sono negative. “Colpite! uccidete! colpite!” questo deve aver gridato la gran regina celtica mentre arringava la torma inferocita dei suoi scalmanati guerrieri. Difendeva la sua terra e la liberta’ del suo popolo, contro lo strapotere dei Romani invasori, invano.

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Londra nel primo ‘800

“Com’era nel primo Ottocento la metropoli che ha fagocitato il mondo?!” Dovresti scorrere le pagine di un libriccino introvabile per saperlo: “Viaggio a Londra di anonimo.” pubblicato da Il Polifilo. Annotava Lorenzo Ferrara. “Alzi la mano chi non conosce l’“officina del mondo”. Scrive. “E chi non è stato colpito dalla mescolanza di razze, tradizioni, stili e costumi provenienti da ogni dove. Vivendoci da tanti anni Londinium non finisce di stupire. Secondario l’abbigliamento bizzarro, esibizionista o provocante, dark o heavy metal, c’è chi si acconcia come per impersonare Mohicani, Marziani, pagliacci o il Nulla.”

Per amore o per convenienza: “Da Londra è partita una colonizzazione “culturale” globale senza precedenti. La sua cifra identificativa nel mondo: l’accoglienza e la promozione delle diversità, che assomigliano piuttosto a un diktat auto imposto, ovvero va bene qualsiasi stile di vita, per necessità, convenienza o manifesto opportunismo, perché gli affari lo impongono. Londra è la vera Babele dei tempi moderni.” Era il 1834, e c’è da crederlo.

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Sparito nel nulla…

Svanito nel nulla. Non una traccia. Lo conoscevo quel tanto che basta per rimpiangere la sua compagnia. Lorenzo Ferrara da mesi si è come dissolto. Conservo diversi suoi scritti che mi affidava chiedendo di dargli un parere, fra una esternazione e l’altra, ai quali, tuttavia, non badava troppo. Diversi inediti, altri brani pubblicati. Li rileggo nella speranza di trovarvi il bandolo della sua sparizione-enigma e di rivederlo presto, ma temo sia vano auspicio.
Qui la prima delle sue annotazioni sui libri gia’ pubblicati e altri in via di pubblicazione trasformate in post.

Lorenzo Ferrara mi parlava spesso del suo decennale soggiorno in Gran Bretagna che lui, come molti, chiamava Perfida Albione.
“Sprovvisto della maestria poetica di Ugo Foscolo, al quale i Brits tutto perdonavano, dovrei tacere.” scriveva. “Riconoscente per la presunta ospitalità goduta tempo addietro in terra inglese. E invece…Tra invasioni e cacciate di intrusi la vera storia
dei Brits comincia con Hastings e prosegue con le imprese del femminicida Enrico VIII, il quale dovette pensare: Tutti questi matrimoni e divorzi mi costano un patrimonio, a me servono denaro e un erede, se divento io la Chiesa mi becco un sacco di quattrini divertendomi anche con un po’ di femmine. Gli Inglesi sono meritevoli per come trattano la storia loro e altrui, basta visitare il British Museum, custode insuperato di reperti di popoli stanziati ovunque nel mondo, (anche se il suo direttore ha dovuto dare le dimissioni per certi trafugamenti imperdonabili). Se vuoi ammirare la succursale di Atene vai al piano terra, ci sono, per adesso, i marmi strappati da lord Elgin al Partenone e che nemmeno Melina Mercouri è riuscita a farsi restituire con l’aiuto del Boris Johnson formato studente. Se un popolo non ha “quella Storia”oppure è troppo recente, come la loro, la prende inprestito da altri.”
Questo l’esordio delle sue
memorie-esperienza raccolte in un volume. Indicazioni, ironia, indagini e confronti in presa diretta in casa degli ex padroni del mondo. Aveva intenzione di dare alle stampe un secondo volume. Dovrei frugare fra appunti e inediti che mi ha affidato per trovarlo.

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