Occhio alla penna! coltelli in agguato

Capillare, dilagante, e cronica, come una malattia. L’avverti nell’aria e ti comporti di conseguenza diventando guardingo, sospettoso. Senza esagerare si intende, mica ti accoltellano girato l’angolo e senza motivo. Ma stai accuorto, come si dice da noi. I dati infatti non sono dei piu confortanti: Quanto agli stati della Gran Bretagna, con esclusione della Scozia e dell’Irlanda del Nord, sappiamo che nell’anno 2019 le denunce per omicidio sono state 698, per violenza sessuale 56.152, per rapina 75.070, per furto con scasso 325.4344. dato relativo alle violenze sessuali.
Si scazzottano sul tube che è un piacere, trucide facce  da galera si aggirano un po’ qua, un po’ la. Un po’ meno davanti alla stele di Rosetta o ai monumenti  funebri del Victoria & Albert museum, si capisce.

Alle sette e mezzo di un gelido mattino di febbraio pensi che il crimine sia in letargo, che aspetti il giorno prima di eruttare, incontrollabile. invece urla, gomme che fischiano e motore che ruggisce, per la serie ti strappo la borsetta e ti butto per terra, poi prima di filarmela scendo dall’auto e mi metto a ballare mostrando il maltolto. Ma vecchi e bambini sono risparmiati dall’onda criminale?! Non sei bene informato, si vede. Il vecchietto sulla sedia a rotelle e con la fisarmonica questuava raccogliendo fondi pro Ucraina vicino alla fermata del tube. Spacciato dalla lama assassina. Lama che è l’arma prediletta dal criminale londinese. C’entrano droga, controllo del territorio e violenza gratuita come in Arancia meccanica di Kubrick, ma senza la sua stratosferica stilizzazione. La polizia arriva, transenna la zona come è successo vicino casa mia, prende le misure e se ne va. Proprio come è successo dietro la cattedrale di St Paul. Dovrei entrare a casa mia dico al poliziotto dietro il nastro di plastica che delimita la zona del crimine. “Who are you?” “Eh, abito lì.”

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Cento sterline l’anno! giardini e la donna col velo

La quarta volta la russa ci riprova ma la fermo subito dicendole: “Stai parlando di quelle piantine di menta con le foglie polverose che ho tagliato senza pietà?!” Da Ludmila ci torno badando a non distruggere altro, per compensarla della perdita le ho piantato decine di talee di salvia, rosmarino e rose. Dovro’ andare a verificare il loro stato di salute, è passato l’inverno. Sono qui nel suo giardino a tagliare l’erba e sto verificando il fallimento delle mie talee. Davvero poca cosa è rimasta! Ma lei non dice nulla e io taccio. Le dico di parlare in russo e capisco che ha fatto castrare il gatto. E perche’? Per via delle volpi, ma non ho capito se la bestiola dava fastidio alle volpi o viceversa. 

Per rimanere in tema, un ultimo giardino, si vede che la mia fama comincia a fruttare in città. “Have a job for you”, dice il padrone di casa. «Ma va?! Great!» Qualcosa come cento sterline all’anno. Poi, sempre grazie al suo interessamento, vado anche a curare l’erba nel giardino di Anisa che arriva da un paese a pochi chilometri da Addis Abeba, il cui nonno parlava correntemente italiano; sul modo in cui li abbiamo colonizzati non ha critiche da fare, non ricorda, meno male. Una figurina graziosa e osservante musulmana col velo sul capo che mi chiede se taglio anche l’erba del giardino di certe sue amiche, ma poi non se n’è fatto nulla. «Basta che ti affacci allo steccato! E io vengo nel tuo giardino,» le dico. «Ok,» fa lei, così dopo aver estirpato l’ultimo filo d’erba dalle fessure delle piastrelle e rasato il prato, le chiedo: «Mi spieghi perché porti il velo?» e lei illustra che niqab, hijab, chador e burqa proteggono a vari stadi la donna da sguardi indiscreti celando le forme femminili. Il vero motivo del velo è anche un altro e più profondo. «Ma anche in casa lo portate?» chiedo. «Proprio in casa,» dice. Fidarsi è bene, non fidarsi è meglio. Così allo zio birbone non gli vengono strani grilli in testa e la nipote non diventa oggetto di concupiscenza, come succedeva anche a casa nostra. Il marito che non farebbe male a una mosca fa capolino e, timido com’è, preferisce che sia la moglie a rifilarmi la generosa banconota. «Ma come ti chiami che non me lo ricordo mai?» Anisa si chiama: donna dal cuore pio e amabile. «Mia moglie è rimasta ancora senza lavoro,» le dico e lei: «Allah vede e provvede, dille di non disperare.»

Strano a dirsi ma nella variegata attività di giardiniere, i caffè, e i dolci me li hanno offerti solo Alham l’irachena e Anisa l’etiope.

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Crimini di guerra, affitti e giardini

Per rimanere in tema, Iraq docet: Su La Stampa Vittorio Sabadin 18 Novembre 2019 scrive: “Crimini di guerra compiuti dagli inglesi in Iraq e Afghanistan nascosti da governo ed esercito.
Alcuni Black Watch, che fanno parte del Royal Regiment of Scotland, il più antico reggimento di highlanders, si sarebbero macchiati di aggressioni ai civili e di stupri.
Le truppe speciali britanniche si sono rese responsabili di crimini di guerra in Iraq e in Afghanistan, ma l’esercito e il governo hanno impedito lo svolgimento di indagini approfondite con un’azione di copertura che ha insabbiato tutto. Lo ha scritto il Sunday Times citando documenti riservati e testimonianze.Quante sono le vittime dirette o indirette dell’occupazione anglo americana e che ora vivono nella metropoli albionica e che godono di sussidi a mo di ”’risarcimento? Tantissime, immagino. Dopo aver distrutto beni e vite ai superstiti viene dato alloggio ad affitto facilitato, si chiama pragmatismo albionico.

Uno dietro l’altro, il giardino è nella stessa via di quello di Alham l’irachena. Ludmila va e viene, non si sa mai quando la trovi. L’ultima volta il maxi schermo della televisione trasmetteva una seduta del parlamento russo con Putin in primo piano. Mentre Alham non conosce l’Italia Ludmila mi chiede se sono stato a…e poi a… e ancora a….e dice che  a Venezia non poteva nemmeno camminare tanta era la gente. “Parla pure in russo le dico celiando e lei dice: “Da da” fin lì la capisco, oltre no. Mica è facile il russo. Il cortiletto ospita una gigantesca Chrysler. Il giardino è vasto e con due estese zone d’ombra. La terza volta mi chiede perché le ho distrutto due piante alle quali teneva così tanto. Manco le ho viste, dovevano essere robaccia penso fra me, e perché non me le ha segnalate prima se erano preziose come dice?  Fatto sta che decido di farle uno sconto cospicuo sul mio compenso di giardiniere a ore, che pare tuttavia insufficiente a compensare quelle “magnifiche” piantine distrutte che valgono evidentemente un capitale. Mah!

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Me l’han distrutta la casa

Dagli appunti per un nuovo libro di Lorenzo Ferrara su Albione la perfida numero due:

Il vecchietto tarda ad aprire l’uscio. Mi guardo attorno, il giardinetto fa pena tanto è trascurato, piantata in mezzo svetta la colonnina di un Budda in preghiera. Poi l’anziano appare e dice: “cut! “Devo ridurre di un terzo una pianta di bosso, dice che ha male alla spalla, se no l’avrebbe fatto lui. E chi ci crede? L’alloggio è un antro buio, lungo e stretto come molte case londinesi dove si affastellano mobili, ricordi, aspirapolvere e paccottiglia, le cose di un vecchio, della sua vita. Devi fare attenzione al pavimento se no inciampi. Mi  occorre il seghetto, me lo porta lui e ci do’ dentro per due ore.  “taglia qui, taglia la, puoi portare nei cassonetti la roba tagliata?” E certo! io sono San Colombano. Il vecchietto che arriva dalle Mauritius  da tempo immemore è allignato nella metropoli. Vuole che io scriva recapito nome e cognome e indirizzo. Preciso! Ci sentiremo per tagliare e pulire quell’obbrobrioso giardino in ombra. Poi dice it’s ten do midday mi saluta e dice: piano piano, in italiano sorridendo. Venti pounds non guastano di questi tempi. 

il vecchietto delle Mauritius mi fa venire  in mente Alham, una ottantatreenne irachena che sta dietro l’angolo col suo giardino ombreggiato da alberi di alto fusto che fanno troppa ombra. Con Alham, prima che cominci a tagliarle l’erba del prato ci sono i convenevoli confessione di rito, il figlio nostro lontano, il suo alla ricerca di lavoro decente dopo il Covid e la Brexit, il marito finito all’ospedale per via della pressione alta, come sta la moglie? chiede Alham. C’è da mettere il compost alle piante, zappettare, potare qualche ramo e da raccogliere le foglie secche. Poi arriva il caffè con qualche dolce rivestito di foglia di vite, fatto dalla vegliarda e, immancabili, le osservazioni sulla politica internazionale. Cosi conveniamo che Israele e USA sono la stessa cosa, soprattutto a Gaza, e che chi bombarda i civili è un criminale senza scampo e basta. Dice che fra un po’ finisce il Ramadan e che vuole il giardino in ordine. Avevo chiesto ad Alham se tornasse a casa sua in Iraq qualche volta. No, dice, a fare cosa? Noi non abbiamo più casa. Ce l’hanno buttata giù. Non ho voluto indagare sull’autore del crimine.

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Tombe di seconda mano

Per rimanere in ambito cimiteriale, se vi interessa la cosa, non adesso, si intende, ma meglio informarsi per tempo. La notizia su The Economist del 18 agosto 2022 recita:
“I cimiteri di Londra vendono tombe di seconda mano. Ce n’è un gran bisogno. In vendita tombe d’epoca. Lunghe due metri e larghe meno di un metro, l’appezzamento di terreno è un “bijou” (così nel testo) anche per gli standard londinesi. Il lotto 18.946, ad esempio, è scenografico: come tutte le tombe del cimitero di Highgate, offre una sorta di luogo di riposo nello stile Edgar Allan Poe, con urne ed edera. Ancora più “desiderabili” sono i sepolcreti e tombe adiacenti, infatti proprio di fronte c’è quello n. 24.748: la tomba originale di un certo Karl Marx” -sì, proprio lui; la cui testa leonina occhieggia guardinga fra le fronde. Ian Dungavell, responsabile del Friends of Highgate Cemetery Trust, pensa che il lotto 18.946 potrebbe raggiungere un “prezzo premium”. Per le tombe, come per le residenze più grandiose, dice Dungavell, “si tratta di posizione, posizione, posizione”. Questione di panoramica e vedute piacevoli e rilassanti, anche chi defunge vuole il suo. 

“La borghesia produce…i propri becchini”, scriveva quel mattacchione di Karl Marx nel “Manifesto del partito comunista”. Il filosofo aveva sottovalutato il suo nemico. La borghesia produce anche imprenditori del settore cimiteriale, venditori di tombe e, ora, anche riciclatori di tombe. Nella quiete dei cimiteri londinesi iniziano a essere disponibili appezzamenti rimasti intatti per circa un secolo, davvero suggestivo e la tariffa è interessante. Scriveva su Perfida Albione Lorenzo Ferrara. -Autore di cui non si ha traccia da un pezzo.- Non si sa mai che ti interessi la cosa.

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La triste fine di Ugo a Turnham Green

Inseguito da creditori infuriati, Ugo Foscolo, sul lastrico, per aver sperperato più di un patrimonio, ridotto a una cariatide, malato e senza denti, defunge in una misera camera d’affitto, a Turnham Green, Londra, accudito dall’eroica figlia avuta da Fanny Emerytt Hamilton, nobildonna inglese (le malelingue dicono non fosse sua figlia).
Dopo aver comprato  tre ville e dilapidato patrimoni, compreso l’appannaggio in dote alla presunta figlia, tira i remi in barca e muore in miseria, come un mentecatto (il giorno del suo funerale non ci fu nessuno a seguire il feretro anche se dopo due settimane il necrologio della Literary chronicle recitava: «(…) molti deploravano gli errori della sua vita privata: ora gli errori non sono più, e solo al suo genio noi intendiamo offrire il nostro rispetto.» Meglio tardi che mai, un po’ di rispetto non guasta.

King Charles III in visita a Roma nell’aprile 2025 cita Garibaldi, Mazzini, Marconi nella folta schiera degli illustri ospiti italiani, ma non Ugo Foscolo. Apprezzati, gli italiani di oggi che affollano per lavoro le albioniche contrade sono di altra pasta, son qui a fare business e a dire la loro in fatto di imprese moderne.

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Un successo sorprendente

Ugo Foscolo verrà infatti ricevuto a braccia aperte dal Gotha politico e culturale inglese; nei salotti più esclusivi della capitale come in casa Holland faranno a gara per ospitarlo e qui incontra gente del calibro del primo ministro Castlereagh, il duca di Wellington, nel ritratto, vincitore di Napoleone e lo scrittore Walter Scott, l’unico a detestarlo cordialmente, sbilanciandosi a dire del poeta: “brutto come una scimmia e che se parla sembra un maiale.” Che c’entrasse l’invidia verso il nostro grande poeta? Ma gli Inglesi non condividevano il giudizio, anzi amavano il babbuino italiano, pronto a perdere le staffe per niente, a urlare, sbracciarsi recitando come sul palcoscenico, perché sapeva che tutto gli perdonavano, soprattutto le conquiste femminili. Litiga per lettera anche con Byron, e sfida un giornalista a duello, sparando il suo primo colpo in aria e non sul malcapitato tapino che lo aveva appena mancato. Tutto faceva brodo per alimentare la sua fama di originale e fuori dagli schemi a ogni costo. Perdonano le sue intemperanze gli Inglesi perché italiano e quindi passionale e focoso oltremisura, riconoscendo tuttavia la sua grandezza di poeta.

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Scoiattoli a cena e grande poesia

Dagli scoiattoli fritti o in umido agli esuli italiani ospiti dei britannici, osannati e onorati e non cucinati in padella. Ferrara non trascurava nulla, osservava, frugava negli archivi della storia scoprendo frasi come queste: «Brutto come un babbuino che, quando parla sembra un porco a cui taglino la gola», impietoso giudizio di un collega di penna non condiviso tuttavia da pareri coevi, ma andiamo per ordine scoprendo il soggetto vittima dell’avversione. 

Ci sono anche virtù che rendono onore ai Brits: ospitalità e riconoscimento del merito altrui. Soprattutto nel passato. Il grande Ugo Foscolo, deluso dalle vicende italiane e furioso per il tradimento di Napoleone, sbarca a Londra nel 1816, inseguito da un mandato di arresto del governo austriaco, dai debiti e preceduto dalla fama di grande poeta. A Londra va a vivere a Leicester Square, poi a Soho. In una lettera alla sua amante sposata Quirina Mocenni Magiotti scrive: «da che toccai l’Inghilterra ebbi lieta ogni cosa [… ]. Qui per la prima volta mi sono avveduto ch’io non sono affatto ignoto a’ mortali; e mi veggo accolto come uomo che godesse già da un secolo di bella fama e illibata.» Se vuoi saperne di più:

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c’erano gli scoiattoli rossi?

Lorenzo aveva preso nota di usi e costumi inglesi, abitudini, manie, e preferenze del gran popolo d’oltremanica, le osservazioni riguardavano anche cosa preferivano a tavola: “ (…) La bestiolina, graziosa all’apparenza, rientra fra le cento specie invasive  più dannose al mondo. Si tratta dello scoiattolo grigio che ha scalzato quello fulvo, indigeno. I Brits cosa fanno per contenerlo? Se lo mangiano unendo l’utile al dilettevole. In qualche supermercato lo trovi surgelato in una confezione che contiene cinque scoiattoli. «Vendiamo una dozzina di scoiattoli al giorno», dice David Simpson, direttore del centro commerciale Kingsley Village a Fraddon, in Cornovaglia. Lo riporta il gossip di The Post Internazionale e poi leggi: «Prendo tutti gli scoiattoli che posso. Certi giorni ne ho venduti sessanta, se ne avessi avuti di più li avrei venduti tutti.» David Ridley, proprietario di un negozio di alimentari a Corbridge, spiega la ragione della richiesta: è in ballo anche un certo sentimento patriottico, infatti afferma: «Mangia un grigio e salva un rosso.» Pare che siano buoni fritti, con basso contenuto di grassi e il sapore rammenta quello dell’anatra e dell’agnello.” Insomma li puoi inserire nella tua dieta senza problemi.

Troppi particolari perché sia tutto falso, mi sembra. Per ora non è apparsa nessuna pubblicità sui giornali, si sa che i britannici amano le bestiole. Non tutte, si intende.

Nell’immagine il grigio che ha scalzato il rosso, sgomitando.

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c’erano le chiese che parevano chiese?

A St Luke l’ammasso di cubi, cilindri, parallelepipedi, piramidi sghembe è avvilente, c’è anche il finto campanile che svetta a reggere una campana; il tutto ha la presunzione di ispirare al viandante nuova fede in Dio. Le costruzioni vorrebbero assomigliare a una chiesa. Puoi ingannarti, in effetti, perché quella è proprio una chiesa, non un fienile con annesso magazzino attrezzi. Dall’ammasso di mattoncini rossi non lanciano missili da un bel pezzo; la statua bronzea di un Cristo ben fatto, confinato sotto una tettoia, lo impedisce. Appeso alla croce per i polsi e non per le mani, offre la sua silente desolazione come monito inascoltato. A Saint Luke cantano, suonano, dicono messa e mangiano torte al ribes. La lieta congrega si riunisce periodicamente e conta alcuni affezionati fedeli come Henrietta O’ Bimbo Harley Malone, con la gonna fiorata multicolore e sghemba, il cappellino anch’esso fiorato, come lei, e sghembo come lei. Henrietta va volentieri in chiesa a farsi benedire, a lodare Gesù e a sorbire tè e trangugiare fette di torta al mirtillo facendo poi la siesta per aiutare lo stomaco che borbotta e riflettere sulla Trinità.

Lorenzo Ferrara era solito vedere le comari intasare il cortiletto della chiesa alla domenica mattina. Alla domenica delle Palme ci stava il gigantesco pretonzolo della chiesa con la sottana fino ai piedi, rubizzo e volenteroso. Consegnava tre palme secche, dico tre, agli sparuti presenti che dovevano fare processione.

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