I Brits e noi, l”amore” che non muore

Lorenzo Ferrara, ancora desaparecido, ci aveva assicurato che questo, insieme a molti altri articoli, sarebbe stato pubblicato in un libro edito da Solfanelli

Edda Ciano, la fille du Duce, à Rome, Italie. (Photo by KEYSTONE-FRANCE/Gamma-Rapho via Getty Images)

L’amore che i Brits nutrono per il nostro paese si manifesta in diverse occasioni, amore strano, tortuoso, di gente lontana anni luce dalla nostra essenza intima, esso conosce diverse tappe e gradi di interesse, si industria a sguinzagliare giornalisti nella nostra penisola come osservatori per sondare i meandri di certi fatti nostrani, certe anomalie, le magagne e i sotterfugi, i detective arrivano vicino al vero ma poi mancano l’obiettivo. Per capire gli Italiani è noto che occorre un trattato di Fisica Quantistica, non un manuale qualsiasi. Del resto di Indro Montanelli ce n’è stato uno solo, lui ci capiva qualcosa, insieme a Luigi Barzini e all’ex ambasciatore Sergio Romano. L’attenzione dei Brits verso l’anomala creatura politica che loro stessi hanno contribuito a creare, non perde occasione di manifestarsi, anche ai massimi livelli. Più che tracce, fatti, più che impressioni, affermazioni e giudizi, scagliati come sassi nella storia. Sir Winston Churchill insegna. 

Nel 1939 Time le aveva dedicato una copertina. Bella non era, e non solo in quel ritratto, essendo priva del visetto incantevole di Audrey Hepburn, con la mascella ereditata dal padre, eppure Edda Ciano Mussolini, contessa di Cortellazzo e Buccari piaceva. La sua verve, il suo essere donna oltre gli schemi, coraggiosa e ribelle affascinavano, anche al re dei Brits Giorgio V doveva piacere, al punto che la invitava ai tea parties a Buckingham Palace offrendole biscotti, pasticcini e sigarette, coinvolgendo Edda in piacevoli conversari. Ma lei non era a Londra solo per prendere il tè, bensì come inviata speciale dal babbo, di politica parlò con i ministri di allora chiedendo: “Ma se l’Italia sbarcherà in Africa voi cosa farete?” Evasivi gli Albionici, dicono le cronache e le sanzioni all’Italia da loro poi volute, ci fecero venire la gobba, tanto che per venirne fuori l’Italia ebbe bisogno dell’alleanza col “ridicolo Nibelungo truccato alla Charlot,” (per dirla con Gabriele D’Annunzio.)

Adolf Hitler was dictator of Germany from 1933 to 1945.

Solo leggende? Certo che le pesantissime sanzioni inglesi furono una concausa nella scelta dell’alleato dell’Italia. E poi venne il super blasonato Churchill, inglese doc e con cospicue tracce di antico sangue fiorentino. Bando al folklore biografico: Roma, 1927 a colloquio con Benito Mussolini. A Churchill il duce offrì di scrivere due articoli sul suo giornale, Il Popolo d’Italia. Durante una conferenza stampa: “Se fossi italiano, sono certo che mi sarei schierato con tutto il cuore con voi fin dal principio nella vostra lotta trionfale contro gli appetiti e le passioni bestiali del leninismo.” Spulciando sul web capisci com’è andata e perché.
Fabio D’alessandro, avvocato presso uno Studio Legale su it.Quora.com: “Churchill, da buon inglese DOC, nutriva un sovrano disprezzo per chiunque non fosse british; idem dicasi per qualunque nazione, forma di governo, associazionismo etc. che non fosse di matrice albionica. In tutto ciò, considerava l’Italia la somma dei difetti possibili, in quanto paese latino, mediterraneo, e cattolico. Per un paese così, l’unica forma di governo possibile, era una dittatura paterna e un poco severa; l’alternativa, era cadere sotto una dittatura comunista (l’esperienza ungherese con Bela Kuhn, il Biennio Rosso, oltre alla guerra civile spagnola, la rendono una ipotesi possibile). E Mussolini, per questo ruolo era perfetto. All’indomani della morte del Duce: “Così finirono i 21 anni della dittatura di Mussolini in Italia. Durante i quali egli aveva salvato il popolo italiano dal bolscevismo in cui avrebbe potuto sprofondare nel 1919, per portarlo in una posizione in Europa quale l’Italia non aveva mai avuto prima. L’alternativa al suo regime avrebbe potuto essere un’Italia comunista, che non sarebbe stata fonte di pericolo e sciagura di natura diverse per il popolo italiano e per l’ Europa. Le grandi strade che egli tracciò resteranno un monumento al suo prestigio personale e al suo lungo governo”. (Churchill ‘La seconda guerra mondiale’, Oscar Mondadori – volume nono pag. 63) e anche: “Il genio romano impersonato da Mussolini, il più grande legislatore vivente, ha mostrato a molte nazioni come si può resistere all’incalzare del socialismo e ha indicato la strada che una nazione può seguire quando sia coraggiosamente condotta. Col regime fascista Mussolini ha stabilito un centro di orientamento dal quale i paesi che sono impegnati nella lotta corpo a corpo col socialismo non devono esitare ad essere guidati”. Discorso di Churchill il 18 febbraio 1933, (R. De Felice, Mussolini il duce. Gli anni del consenso 1929-1936). Del resto – cosa che non si dice – Churchill, fino al 1937, e per motivi simili, ebbe parole di profondo elogio anche per Hitler.”
Carlo De’ Coppolati, laureato in materie economiche e in Relazioni Internazionali, esperto di contrattualistica internazionale, su it.Quora.com: “Perché Mussolini scelse di allearsi con Hitler e non con Churchill?” “Per un semplice motivo che tutti gli storici conoscono ma che nessuno dice: gli Inglesi non volevano nessuna alleanza. La perfida Albione, che perfida era davvero, ha sempre cercato e spesso è riuscita a defenestrare qualunque sovrano, presidente o leader mediterrano che abbia anche solo messo in dubbio che detto mare non fosse una piscina inglese. Da Ferdinando II fino a Mussolini. Le cose poi nel tempo sono cambiate, ora la piscina è diventata americana, come tutte o quasi le altre piscine del mondo, ma all’epoca gli inglesi pensavano di essere loro i padroni del mondo e del vapore.” Nell’addendum: “Aggiungo uno stralcio dell’ultima intervista a Mussolini sull’argomento: “Prima di stringere il Patto d’acciaio ho tentato tutte le vie per trovare un’intesa con l’altra parte. Alla Francia ho ceduto per sempre Tunisi come primo segno di concordia. Avevo chiesto la sicurezza del pane per il mio popolo ma anche questo mi è stato negato. L’Inghilterra non ci ha voluti. Voleva la nostra neutralità e i nostri porti a sua disposizione e tutto questo, cioè l’ipoteca dell’avvenire e la nostra dignità, per un misero piatto di lenticchie. Quando ho visto che non c’era nulla da fare, mi sono legato con la Germania. La politica inglese è diabolica.”

Tornando a Churchill: per l’opinione pubblica inglese ecco alcune sue frasi ulceranti; Nel 1937 disse alla Palestine Royal Commission: “Non ammetto che sia stato fatto un grande torto agli indiani d’America o ai neri d’Australia. Non ammetto torti nei confronti di queste popolazioni dal momento che una razza più forte, di grado superiore, una razza più saggia per dirla così, (cioè quella britannica) occupa le loro terre e ha preso il loro posto.” Per questo dire e per le nefandezze commesse e ammesse in Afghanistan hanno imbrattato anche la sua statua, definendo il soggetto ritratto “nemico dell’umanità.”

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E facciamoci una birra!

Un articolo anticipazione di Lorenzo Ferrara, detto per inciso ancora introvabile, che verra’ pubblicato sul suo secondo libro, dedicato ad ALBIONE LA PERFIDA. Pubblicato da Barbadillo.it recita: “La deriva nuchilista della Gran Bretagna senza fede: le chiese sconsacrate diventano birrerie. “Più di un terzo della nostra popolazione si identifica come atea. Sono i britannici bianchi che mostrano il calo di fede più marcato, passando dal 69% a meno del 50%”

“Più di un terzo della nostra popolazione si identifica come atea. Sono i britannici bianchi che mostrano il calo di fede più marcato, passando dal 69% a meno del 50%”
A occuparsi dell’inutilità della religione ci pensa un ex campione di tennis da tavolo, commentatore per BBC e Eurosport e autore di sei libri.

“La Gran Bretagna sta perdendo la sua religione. Cosa riempirà il vuoto?” Si chiede Matthew Philip Syed su The Sunday Times del 14-12-2022. “Più di un terzo della nostra popolazione si identifica come atea. Sono i britannici bianchi che mostrano il calo di fede più marcato, passando dal 69% a meno del 50%” scrive. “L’allontanamento dagli dei può essere inevitabile, ma rischiamo di perdere una potente fonte di conforto” continua. Ovvero rileva la funzione utilitaristica del Cristianesimo. Sovrasta l’articolo la riproduzione di una Adorazione dei pastori di Guido Reni, con una voluta lacuna: Gesù bambino sulla paglia è stato sostituito da una macchia bianca. L’autore, figlio di un immigrato pakistano convertitosi dall’Islam sciita al Cristianesimo, è stato campione di ping pong britannico per molti anni. Il suo articolo sulla fede britannica “svanita” occupa quattro colonne e narra anche della sua esperienza personale e di come man mano è riuscito a fare a meno di Dio. “Il Cristianesimo ha permeato la mia vita. Mio nonno materno si convertì durante le ultime fasi del Grande Risveglio in Galles. Parlava spesso del giorno in cui accettò l’invito di un predicatore carismatico a “dare la vita a Cristo”. Lui e tre dei suoi fratelli sarebbero diventati predicatori.”  Poi aggiunge: “La questione più grande e storica sulla religione è se la fede sia una cosa buona. Essa è una forza del bene o del male, del conflitto o della pace, della manipolazione o dell’armonia? E la mia sensazione crescente è che la religione sia tanto buona che cattiva, sia pacifica che violenta, contributo all’armonia e alla divisione. Il mio sottrarmi dalla religione non è stato immediato ma riluttante, l’ho fatto non perché rifiutassi il fascino della sua storia, ma perché non credevo più nella sua veridicità; in molti modi, sono contento che non abbiamo più bisogno di Dio.” se lo dice lui. Poi cita le spallate di Nietzsche al Cristianesimo, senza comprendere che la supposta morte del Creatore ha diversi autori ed è iniziata circa cinque secoli prima, col dipinto del cadavere di Cristo di Hans Holbein il giovane. Il campione di ping pong conclude così: “Sorridendo, mio nonno diceva: “…verrai in un luogo dove non ci sarà più morte, né lutto né pianto, né dolore” citando il passaggio dal Libro dell’Apocalisse. Guardando attraverso l’Occidente, rimane una domanda intrigante: cosa sostituirà Dio?”
Si ignora se Sye conosca il Libretto della vita perfetta di Anonimo Francofortese in cui per essere creatura di Dio occorre prima “patirlo”, poi fortemente volerlo, senza domandarsi se ci sarà un conforto finale. Le risposte giuste alla domanda del giornalista le fornisce Tripadvisor, a proposito della chiesa sconsacrata di San Mark a Mayfair, (fermata del tube Bond street, per chi volesse inorridire, ingozzandosi.) Al Market St. Mark’s Church pare si tengano anche corsi di yoga. 

I commenti su cibo e luogo

Vicknico novembre 2022: “Ambiente fantastico dove fermarsi per pranzo/cena o anche solo uno spuntino. La chiesa sconsacrata è originale e bellissima, l’offerta culinaria variegata ed i prezzi davvero ragionevoli, considerando che ci troviamo in una delle zone più esclusive di Londra. Nota di merito per i ragazzi toscani con il “banco” di pasta fresca vicino all’altare…una delle carbonare più buone che abbia mai mangiato. Andate a trovarli!”

Luca Mencarelli ottobre 2022: “A Londra una Birra in “Chiesa”, un’esperienza incredibile da fare, all’interno di una Chiesa sconsacrata troverete più ristoranti che offrono prelibatezze di vari paesi e se proprio siete indecisi o non avete fame potete bervi una Birra che potrete acquistare in fondo alla “Chiesa” dove siamo abituati a sentire recitare il sermone domenicale. Da provare. Anche il quartiere per arrivarci è molto carino e pieno di negozi”

Luca T Pisa, ottobre 2022: “Sviluppato su due piani offre Street food in una chiesa sconsacrata, molta varietà e qualità buona sia per un pasto low cost che per una cena più raffinata. Abbiamo optato al piano superiore per cruditè e branzino alla griglia, buono e prezzi nella media del quartiere e come altri Street food.”

Pretty Vale, a setttembre 2022, da Imola: “Bellissimo. Assolutamente da vedere e se avete fame per fermarvi a mangiare. Noi abbiamo optato per la pizza napoletana e devo dire che era davvero quella originale Il posto è qualcosa di unico nel suo genere. Ci sono tanti “stand” all’interno per mangiare: dal dolce al salato, dall’insalata alla pizza, dalla pasta alla carne…”

Penso che basti. Ma proprio nessuno si accorge che c’è qualcosa di profondamente triste e “stonato” oltreché avvilente nei commenti su come mangi bene in quel luogo?
Ti rivolgo una domanda: tu andresti a riempirti le budella in un luogo in cui un tempo saziavi l’anima? Pizza e branzino al posto di Dio e nemmeno un Amen.”

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Garibaldi, gran biscotto -terza parte-

Portrait of Giueseppe Garibaldi engraved by W Holl (around 1880).Now in the public domain

Una figura al cui valore indiscusso andrebbero tuttavia aggiunte alcune note, non per sminuirne la valenza storico politica, ma per onorare l’obiettività dei fatti, al di fuori delle consacrazioni di rito. La necessità di creare figure di specchiato e immacolato valore è una pratica ricorrente della storiografia ufficiale. Ma l’obiettività storica è una virtù ardua da raggiungere. C’è chi lo denigra apertamente e chi consacra la figura. Del resto, a stringere la mano al Re Vittorio Emanuele II a Teano, c’era lui, il grande Giuseppe, come a sancire a futura memoria una consacrazione di inequivocabile rilievo politico, un gesto che non può essere ignorato. Ma anche in questo caso bisognerebbe leggere il contesto in cui avviene l’incontro. Il contributo di Maurizio Degl’Innocenti, autore di un libro dedicato proprio a Garibaldi è notevole: “Al di là del mistero che certamente avvolge il percorso che porta alla santità o all’oblio, c’è la presenza di un uomo dalle doti rare, protagonista di fatti ed eventi eccezionali, dal coraggio inossidabile, e dal grande fascino che ha affrontato con slancio, privazioni e dolore. In questo complesso percorso della nascita dei miti, realtà, cronaca e deformazione dei fatti si intrecciano, e attori e spettatori, come nel teatro, sono reciprocamente attivi”.

E torniamo ai Brits e alle loro mene: chi pensi che abbia finanziato la spedizione dei Mille, affittando una nave, comprando fucili, cibo, vestiario e munizioni? Proprio i Brits. Secondo i documenti in mano a Aldo Mola, apprezzato studioso e storico della Massoneria. Gian Maria De Francesco su Il Giornale, 4 Luglio 2009  titola: “Un finanziamento della massoneria britannica dietro l’avventura dei Mille”.

Nel testo dell’articolo: “Nel corso della commemorazione del «fratello» Garibaldi lo storico Aldo Mola rivela il dettaglio inedito. Tre milioni di franchi donati dalla massoneria inglese consentirono l’acquisto dei fucili di precisione a Quarto. L’appoggio non fu solo economico: il mito dell’«eroe dei due mondi», già in essere, fu alimentato per screditare il Papato. Tutta la spedizione garibaldina, ha aggiunto il professor Mola, «fu monitorata dalla massoneria britannica che aveva l’obiettivo storico di eliminare il potere temporale dei Papi ed anche gli Stati Uniti, che non avevano rapporti diplomatici con il Vaticano, diedero il loro sostegno». Torniamo alla sua visita in Gran Bretagna. Mirtide Gavelli, storica e curatrice del Museo civico del Risorgimento di Bologna: “Nell’aprile del 1864 Garibaldi visitò l’Inghilterra accolto trionfalmente da milioni di inglesi, di tutte le classi sociali, desiderosi di vedere con i propri occhi l’eroe della Spedizione dei Mille. Un viaggio trionfale rimasto nell’immaginario popolare, anche grazie ai biscotti a lui dedicati!”.

Nell’occasione della visita fu infatti creato da un fornaio pasticcere il “biscotto Garibaldi”,  in onore dell’eroe dei due mondi, oltre a una valanga impressionante di gadget comprendente pipe, ricami, gioielli e bigiotteria, insomma un vero Garibaldi business. Pare che intraprendenti housekeepers vendessero bottiglie d’acqua in cui si era lavato la faccia il nostro eroe, fandonie? Può darsi. Anche se ogni città italiana di una certa rilevanza gli ha intitolato una strada, il genuino entusiasmo riservato dagli Inglesi al nostro rimane insuperato e onora il popolo britannico. Un mito tutto italiano glorificato dal business dei Garibaldi biscuits. 

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Garibaldi, gran biscotto -seconda parte-

Giuseppe Garibaldi enters Messina, 1860.
Popular print, Italy, approx. 1860.
(Photo by Fototeca Gilardi/Getty Images)

E poi qualcuno dice: anche negriero. Eroe per molti, negriero senza scrupoli per altri. Guerrigliero al servizio di una nobile causa (quella italiana era soltanto l’ultima di un lungo elenco in ordine di tempo) e profittatore pagato dalla Massoneria inglese. Se dai un’occhiata al web non ti raccapezzi, chi lo odia e chi lo ama in maggioranza). E gli Inglesi lo amarono senza freno. Detto per inciso ai Brits interessavano le miniere siciliane e auspicavano un’Italia un po’ più unita di quello che era, non perché ci amassero, ma per contenere le mire francesi. (l’Inghilterra, maestra di intrighi e fomentatrice di contrasti da secoli per assecondare i suoi business planetari, in queste faccende la sa lunga, ma infatuazione e amore per il gran Giuseppe erano genuini, anche se qualche maligno suggerisce fossero interessati). 
Perché portava i capelli lunghi? Perché dicono che una ragazza gli avesse rovinato un orecchio durante un tentativo di violenza. Vero? Falso? E il massacro di
Bronte? Cos’era successo? Mentre i colpevoli se la davano a gambe vennero uccisi contadini innocenti e il matto del paese dopo un frettoloso processo, voluto dal luogotenente braccio destro di Garibaldi, Nino Bixio. È tutt’ora avvolta nel mito e nella leggenda la figura di Giuseppe Garibaldi, uno degli artefici indiscussi della riunificazione dell’Italia. Eroe dei due mondi, osannato corsaro in Sudamerica, difensore degli oppressi, guerrigliero, rivoluzionario a tutto tondo e massone di rango. Una figura complessa, generosa, mitizzata dai libri di storia che necessitano di figure a tutto tondo.

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Garibaldi, gran biscotto -prima parte-

Il tifo degli inglesi per il gran Giuseppe, il quale definiva papa Pio IX un metro cubo di le..me e’ arcinoto. Sarà per questo che gli Inglesi lo amavano. Dalle duchesse alle sguattere, dai politici di rango agli operai: tutti impazzirono per lui. Era il  1864 e Garibaldi arrivò in Inghilterra ricevendo una delirante accoglienza. Gli onori che gli furono resi rasentarono l’inimmaginabile. Dall’archivio de The Guardian: “Il generale Garibaldi a Londra, 16 aprile 1864. Un gran numero di poliziotti respinse la folla come meglio poté; ma di nuovo si levò il grido: “Garibaldi for ever!! Giovedì sera, il generale cenò con il duca e la duchessa di Sutherland e un gruppo selezionato di familiari, tra cui il conte di Carlisle (che era appena arrivato da Dublino), e alle otto, accompagnato dal duca di Sutherland, si recò alla Royal Italian Opera House, per assistere alla rappresentazione delle opere di Norma e Masaniello”. Le numerose donne presenti erano ancor più desiderose dei compagni maschi di raggiungere Garibaldi e, se non potevano stringergli la mano, almeno volevano toccare il mantello grigio che indossava.”

Gli Inglesi salutavano il mito, l’uomo semplice e rustico, l’eroico vincitore di infinite battaglie, (e l’intrepido che aveva tentato di abbattere il papato, su loro suggerimento.) Per il suo arrivo a Londra, fu deviato un piroscafo per condurlo da Caprera a Southampton. Venne poi allestito un treno speciale, ricoperto dal tricolore che lo condusse in città in 6 ore. A Londra lo attendevano 500 mila persone (dati ufficiali per difetto forniti dalla polizia) e il Primo Ministro Lord Palmerston col quale cenò. Poi partecipò alle riunioni di associazioni di proletari e massoni. Una vera star, protagonista di eventi quasi sempre vittoriosi. 

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ti ricordi di Matt?-seconda parte-

«Volevo solo mostrare chi sono come persona -ha detto Hancock-e pare che ci sia riuscito-…ha infatti trovato schiere di fan tra i giovanissimi, che seguivano le sue gesta rilanciate via Instagram e TikTok. Lucrerà sulla sua nuova fama grazie a libri e tv, dimostrando che la politica è come un reality show.” E viceversa. Ovvero l’osceno cosmico espresso all’ennesima potenza.
Tom Ambrose su The Guardian 27-01-2023: Matt Hancock dona solo il 3% di I’m a Celebrity fee. L’ex ministro ha ricevuto £320.000 per il suo periodo nel reality show, di cui £10.000 finora sono andati in beneficenza. Ha anche ricevuto £ 48.000 per il suo libro Pandemic Diaries. Un portavoce di Hancock ha dichiarato a BBC News: “Oltre ad aumentare il profilo della sua campagna sulla dislessia di fronte a 11 milioni di telespettatori, Matt ha donato 10.000 sterline all’ospizio di St Nicholas nel Suffolk e alla British Dyslexia Association”. The Guardian 14-12-2022 Matt Hancock’s Pandemic Diaries, riassunto da John Crace: “Tutti chiamano per dire quanto sono meraviglioso. Rispondo che lo so. Ora siamo in isolamento. Non c’è nessuno in giro per strada tranne me. Non che io voglia alcun riconoscimento. Sia io che Boris abbiamo il virus, anche se il capo è molto più malato di me. Mi guardo allo specchio e indosso la mia cravatta rosa fortunata per la conferenza quotidiana a Downing Street.

Ad un certo punto sembra che io abbia infranto le regole sbaciucchiando Gina. Mi sono innamorato. Profondamente. “Mi completi” le dico. “Sei la mia roccia, ragazzone”, dice lei. Il mio cuore salta. Mangerei il pene di un cammello per lei. Siamo d’accordo che devo dimettermi. Ma vado a testa alta. Avendo fatto la scelta giusta. Se ho un punto debole? è il mio pudore.”
La strepitosa notizia è del 3-03-2023. Su tutti i media si legge: “Un caso eccezionale coinvolge l’ex ministro della Salute, Matt Hancock. Isabel Oakeshott, la giornalista che ha scritto la sua biografia, ha consegnato 100mila Whatsapp del ministro al Telegraph: così negli UK stanno leggendo le conversazioni private dell’intero governo, incluso Boris Johnson, durante l’emergenza Covid e i lockdown.” Le rivelazioni sono un terremoto. Hancock sta pensando di tornare in politica. Ma non adesso, visto che infieriscono i Labours.

E nemmeno dopo, visto che i Tories hanno perso la bussola, su una zattera nel mare in tempesta. governata da tale Badenoch. Come si evince dalle pagine di Spectator.

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Ti ricordi di Matt?-prima parte-

Quello del frullato di vermi sull’isola dei famosi. Il giuggiolone incastrato da una telecamera mentre indugiava in dolci effusioni con la sua fidanzata. Ex ministro della sanità inglese durante Covid- Matt Hancock, proprio lui, protagonista di un reality, per dimostrare al mondo di che tempra fosse fatto. Regno Unito, l’incredibile caduta di Matt Hancock: da ministro-star a mangiatore di genitali di canguro

L’Osceno Cosmico possiede diverse declinazioni. Esse definiscono una fenomenologia diffusa, che gode del favore crescente del pubblico, il quale ama sensazioni forti, procurate da prodi alla gogna volontaria. Bisce, ragni, insetti, rane e lombrichi bricconi se la godono sulla testa di eroi malcapitati. Il tutto all’insegna della schifezza per il sollazzo di milioni di palati facili. A chi tocca? A un personaggio singolare e pervicace.
La storia dall’inizio: Reuters 24-03-2020: “Lockdown measures set out by the British government are rules, not advice, and will be enforced, health minister Matt Hancock said.” Reporting by Alistair Smout, Writing by Kylie MacLellan. Reuters 20-12-2020, Elizabeth Piper: “Il governo è stato criticato per aver imposto un blocco effettivo a più di 16 milioni di persone pochi giorni prima delle feste, ma Matt Hancock ha affermato che era indispensabile.”

L’idea di lockdown totale spaventava per paura di danneggiare il business. In un ex parcheggio di Ruislip si scavano 1600 fosse per i nuovi defunti, vietato partecipare a funerali. Bojo diceva: “Dovremo aspettarci nuove ondate di decessi, ma teniamo duro, rispettiamo le regole,” anche la buonanima della regina era intervenuta: “Stateve bb’uon, o prima o poi passerà.” Da High street Kensington a Piccadilly a Regent street il deserto.
Luigi Ippolito, Corriere della Sera 28-11-2022:
“L’ex ministro della salute Matt Hancock, molto impopolare per aver violato il lockdown da lui stesso imposto, è la nuova star dell’«Isola dei famosi» britannica, «I’m a Celebrity» dice trionfante. L’ex ministro della Salute, dalla polvere della gestione del Covid agli altari de «L’Isola dei famosi» (che a Londra si chiama «Sono una celebrità, tiratemi fuori di qua.»)

Ma la vera tegola era stata uno scandalo pruriginoso: telecamere a circuito chiuso lo sorprendono ricevere l’amante nel suo ufficio, in violazione delle regole sul lockdown (iconico il fermo immagine di lui che strizza, voglioso, il deretano della signora). Ma lui ha trovato una strada per riabilitarsi: un reality televisivo. L’associazione dei parenti delle vittime del Covid aveva protestato anche perché Hancock andava a intascare 400 mila sterline. Sul set in Australia ha trangugiato (previa bollitura e si ignora se conditi) un pene di cammello, un ano di vacca e una vagina di pecora, ha immerso la testa in una vasca con anguille e ragni d’acqua, ha bevuto frullati di vermi. Questo significa essere uomini veri.

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Ti ricordi di Peaky? -seconda parte-

Della colonna sonora scrive Federica Carlino su Coming soon:  “Take a little walk to the edge of town…”: tutti i fans della serie provano un brivido di piacere ogni volta che sentono queste parole. Per chi non lo sapesse, la sigla si intitola “Red Right Hand” e non è stata scritta appositamente per la serie. È traccia dell’album “Let Love In” di Nick Cave & The Bad Seeds, uscito nel 1994, più di 25 anni fa. Mentre Alessandro Lella su Mad for series.it: (…) Difficilmente riusciremmo a trovare dei difetti in Peaky Blinders che…riesce a proporci anche degli interessanti risvolti politici, quando vengono analizzati più da vicino i rapporti tra la politica e le famiglie mafiose. Insomma, i motivi per vedere questa serie tv sono veramente tanti: dai dettagli curati con estrema attenzione, alle situazioni emotive che non mancano mai di stupirci in positivo, dalla crescita individuale e l’umanità dei personaggi alla perfetta ricostruzione dei luoghi del tempo.

Federica De Masi su Cinematographe.it: Quando una serie tv riuscita e amatissima dal pubblico volge al termine è inevitabile essere assaliti dal magone e anche dalla paura che la chiusura di un ciclo possa rovinare il capolavoro realizzato fino a quel momento, con forzature e decisioni che snaturino i personaggi. In Peaky Blinders 6 il dramma personale ha maggior spazio, al pari di quello familiare e storico, ma anche la linea thriller si accende adagio, con l’organizzazione di un ultimo grandissimo colpo che prevede il trasporto di un ingente quantitativo di oppio dal Canada. Tutto questo ci terrà col fiato sospeso! Peaky Blinders 6 è visivamente spettacolare…

Lungo le circa 7 ore di show si sente ticchettare la carica della suspense fino ad un grande epilogo. I livelli di questa serie infatti sono molteplici e la maestria degli autori nell’averli sviluppati tutti in modo limpido è il punto forza…Una regia di pregio rimane il marchio di fabbrica dello show: movimenti di macchina a tutto spiano, giochi di luce che caratterizzano momenti onirici e la contrapposizione tra bene e male, un tocco di stile moderno tra rallenty e accelerazioni e il gioco è fatto! Lo stile di Peaky Blinders è poi arricchito dalle eccellenti ricostruzioni d’epoca e dalla colonna sonora perfetta: da Disorder dei Joy Divison, a Nessun dorma della Turandot, fino a 5:17 di Tom Yorke.Di fronte a questo peana di consensi devo arrendermi; però, Il Mulino del Po (‘63), miniserie tv Rai di Sandro Bolchi con Raf Vallone, Gastone Moschin, Tino Carraro e Ave Ninchi, fu un clamoroso successo!
Ti chiederai ma è così bravo Cillian Murphy nei panni di Thomas Shelby? Fotogenico ed espressivo di sicuro, basta vederlo nella pellicola Oppenheimer, anche se Marlon Brando, nel Giulio Cesare di Mankiewicz e Orson Welles in Otello sono tutt’altra cosa.

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Ti ricordi di Peaky? -prima parte-

In un vecchio articolo di Lorenzo Ferrara pubblicato su Barbadillo, vecchio si fa per dire, perche’ data novembre 2022, ci trovi: I giovani gangsters protagonisti dell’omonima serie tv della BBC iniziata nel 2013 e distribuita da Netflix.
Come prefazione alle vicende dei gangsters l’indigesto polpettone anglo italiano de I Medici targato Netflix che non rende onore alla nostra autentica storia patria, a parte le inquadrature urbane e gli splendidi abiti. Ci sarebbero voluti registi meno abborracciati. Gli attori de I Medici non sapevano cosa e chi stavano interpretando, salvo un Dustin Hoffman, che quello va sempre bene.   
Ricordo la vera commozione di Philippe Leroy per essere riuscito a interpretare Leonardo Da Vinci in uno sceneggiato Rai tv (‘71) di Renato Castellani, diventato poi una pietra miliare. Salvatore Nocita e i suoi Promessi Sposi ti dicono qualcosa? Nella sua prima messa in onda (‘89) tocca i 14 milioni di spettatori. Per non parlare dello sceneggiato tv Ulisse di

Franco Rossi, con Irene Papas e Bekim Fehmiu. “Several critics consider the series to be a masterful representation of the ancient world.” Ma davvero? Ci sarebbero anche le serie di Maigret con Gino Cervi e Nero Wolfe con Tino Buazzelli, ma bando alla nostalgia, questo era solo per farti notare che i trionfi non sono appannaggio esclusivo delle produzioni straniere. BBC ha riscattato la penosa serie de I Medici di Netflix, punto a capo. Lo ha fatto con Peaky Blinders, ora successo planetario. Per la cronaca reale: Dicesi Peaky Blinders la banda di delinquenti di Birmingham di fine ’800 e primo ‘900, giovani di estrazione medio-bassa dediti a rapine, racket, scommesse illegale e controllo del gioco d’azzardo. Eliminarono i rivali Cheapside Sloggers, per controllare Birmingham e dintorni. Nel 1910, i Birmingham Boys capeggiati da Billy Kimber, iniziarono la conquista della città, surclassando i Blinders e dopo dieci anni li sloggiarono; il termine Peaky Blinders divenne sinonimo di generica banda di strada a Birmingham.

I giovani gangsters sono i protagonisti dell’omonima serie tv della BBC iniziata nel 2013 e distribuita da Netflix. 

La vicenda è ambientata nel quartiere di Small Heath e ruota attorno alla famiglia Shelby, il cui secondogenito Thomas, reduce decorato della prima guerra mondiale, è anche il boss della gang detta Peaky Blinders, dall’usanza di nascondere lamette nel risvolto dei cappelli, in modo da usarli anche come arma. In senso stretto il termine riguarda la forma affusolata e a punta della visiera. BBC definisce la storia come “An epic gangster drama set in the lawless streets of 1920’s Birmingham.” 
Scrive SerialFreaks.it: “…Se i cattivi vi affascinano più dei buoni, se per voi il rispetto vale più di tutto, e la vendetta è un piatto da servire caldo, non potete perdere Peaky Blinders…”
Margherita Fratantonio su Taxidrivers.it: “…Amori devoti e infedeli, sanguinosi regolamenti di conti, antagonismi feroci, a volte sospesi se prima si devono concludere affari convenienti. Non certo quello con gli italiani, capeggiati dallo spietato Luca Changretta (Adrien Brody), deciso a sterminare tutti gli Shelby…Una fotografia per lo più cupa sottolinea l’ambientazione: l’interno del pub che è il loro quartier generale, il porto dei traffici illeciti, le fonderie Small Heath di loro proprietà, utili a far scomparire i cadaveri. Lì The fuckin’ Shelby si muovono sicuri, insieme…una squadra temuta, con i loro berretti e i costosi cappotti aperti a rendere le andature più spavalde…-prima parte-.

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Labour in crisi ?

Fra gli interessi di Lorenzo Ferrara anche la politica, considerata in modo irriverente e ironico. Nel prossimo volume su Albione la Perfida ecco un articolo sull’attuale crisi Labour.

Londra – La diamo per certa: niente più stampelle e carrozzine per gli invalidi inglesi e da oggi se inneggi alla Palestina, se indossi una t shirt pro Pal o se sventoli la loro bandiera ti becchi 5.000 sterline di ammenda o finisci in galera. Insomma il popolo bannato dalla storia non è quello palestinese ma quello di Israele. Così vanno le cose. C’è qualche ex del partito Labour, che se la ride sotto i baffi, pur sapendo che non gli gioverà la paventata debacle dei rosa rossi inglesi? Si, il pro palestinese Jeremy Corbyn, che venne cacciato proprio perché pro Pal e che oggi chiede una inchiesta sul coinvolgimento politico militare degli UK a Gaza.
Maliziosi come le suocere, azzardiamo: se Starmer avesse sposato una, diciamo a caso, una palestinese, e non una donna di un’altra religione, saremmo a questo punto? Quale punto?  Che il governo britannico è allineato al 100 % con la cooperativa di asfaltatori, muratori, idraulici angloamericani che devono costruire la riviera del nuovo Tigullio a Gaza per il sollazzo dei paperoni americani stanchi di Miami. Cosa peraltro già vaticinata da Jared Kushner, marito della figlia di Trump, fervente neo ebrea. Abbandoniamo la fanta storia venendo al sodo.

Laburisti alle pezze

I Labour sono in crisi? Lasciamolo dire a chi di politica se ne intende, tastando il polso della situazione attraverso i commenti dei media britannici: The Guardian, editoriale del 4 luglio 2025: “La crisi rivela il costo della cautela. Sir Keir Starmer ha promesso competenza. Ma una settimana brutale ha rivelato che non ce l’ha fatta, e la sua incapacità di guidare con una “visione” potrebbe essere la sua rovina.

Sir Keir Starmer sembra aver paura di avere una visione politica. Dopo un anno al potere, il primo ministro non si comporta come un uomo scelto dalla storia. Eppure Sir Keir tratta il pragmatismo come un principio e si circonda di consiglieri che riciclano le abitudini dell’era del New Labour: tecnocrazia, deferenza del mercato e disciplina fiscale.

Successi internazionali, caos interno

Il cambiamento avviene comunque; l’unica scelta è come affrontarlo. Ritirarsi nella relativa sicurezza della scena globale non può sostituire la leadership. Sir Keir fa bella figura all’estero. A casa inciampa. Quando una ribellione ha sventrato i tagli alle indennità di invalidità del suo stesso governo, ha attribuito la sua incapacità di affrontare la questione al fatto di essere “fortemente concentrato” sugli affari esteri. Cercando prestigio all’estero, trova l’ammutinamento in patria. Il primo ministro sembra un politico adatto a gestire il declino, piuttosto che a superarlo. In una nazione lacerata dalla rabbia, dalla disuguaglianza e dal torpore economico, il primo ministro offre normalità e pazienza. Ma una Gran Bretagna strutturalmente ed emotivamente distrutta richiede un gradualismo più che moderato. Sir Keir non è l’uomo che molti immaginavano quando si candidò alla carica di leader laburista”.

Skynews, Beth Rigby, 4 luglio 2025: “Starmer ha vinto il potere con la più ampia maggioranza, ma celebra il suo primo anniversario con l’umiliazione di dover abbandonare le sue riforme di punta del welfare, chiaro colpo alla sua autorità”.

The Economist, 3 luglio 2025: “La tragedia dei Labour. Sir Keir Starmer sta rapidamente perdendo la sua autorità” recita il titolo. “Il primo compleanno del governo laburista, il 4 luglio, sarà un evento miserabile e senza torte. Le promesse di ridurre le liste d’attesa negli ospedali, costruire più case e fermare le barche dei migranti sono fallite”.
Sky news, 11 luglio 2025. Ultime notizie politiche: “il sindacato Unite Union vota per sospendere Angela Rayner e potrebbe rescindere i legami con i laburisti. Il vice primo ministro è stato condannato da Unite per una risposta “vergognosa” allo sciopero dei netturbini di Birmingham”.
infos.it , 30 giugno: “A Birmingham, i lavoratori dei cassonetti sono in sciopero, lasciando cumuli di spazzatura per le strade. I lavoratori, rappresentati dal sindacato Unite, stanno protestando contro cambiamenti nei loro contratti e nelle condizioni di lavoro. Lo sciopero, iniziato l’11 marzo, ha portato ad un accumulo significativo di rifiuti, con conseguenti disagi per i residenti e preoccupazioni per la salute pubblica”.
The New Statement, Steve Richards, 10 luglio 2025 titola: “Keir Starmer non imparerà da questa crisi. Questa amministrazione è caduta nello stesso ciclo di fallimenti che affligge tanti governi laburisti”. Nel testo:
“Starmer e Rachel Reeves potrebbero non avere altra scelta se non quella di imparare le lezioni del recente passato, anche se coloro che si occupano di loro restano convinti che il problema siano i parlamentari laburisti. Dovranno aumentare le tasse quest’autunno e presentare le ragioni per farlo. Rischiano di incorrere in ulteriori guai se cercassero tasse nascoste che scatenerebbero proteste isteriche”.

Le opposizioni

Abbiamo provato a bussare in casa Tories, “Sono in vacanza”, ha detto Boris Johnson in veste di usciere, scocciato per il disturbo. Mentre la leader Tory in una vignetta su The Spectator, appare in difficolta’ su una zattera nel mare tempestoso. E Farage? Pesca il salmone in Scozia e fa lunghe passeggiate. Sta riflettendo prima dell’arrembaggio.

L’articolo e’ gia apparso su Barbadillo.

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