Lorenzo Ferrara a Londra ha dato corso a un suo vecchio sogno: fare il barman. Ma e’ durato poco perche’ gli tremava la mano e poi il bar ha chiuso anzitempo. Ecco uno stralcio da ALBIONE LA PERFIDA:
“Le sue toilet, in base a una mia classifica sono seconde solo a quelle di Sotheby’s, dalle cui “stanze latrina” color malva viola e nero sembra che alcune ninfe si siano appena involate. Nel tempio degli acquisti numero uno le toilet sono invitanti e funzionali. Siamo nella città in cui se dici la parola “nero” ti guardano male e se dici: “Negro”, per loro la G è altamente dispregiativa, rischi il carcere. Così dirò: Una conturbante creatura di colore dalla rara avvenenza è al suo terzo calice di Sauvignon Blanc, ce la fa a reggersi in piedi? avviso la proprietaria del bar dove lavoro come aiuto barman che la creatura anela al quarto bicchiere, indicando il nero d’Avola sullo scaffale (dei vini si può dire: nero). «Don’t worry, ha detto che va a casa in taxi.» dice la gestrice del bar. Io indosso gilet, farfallino, camicia e grembiule d’ordinanza in un posh bar (da noi si direbbe “figacciuto”) un portento di sfavillii e fantasia, attorniato da bottiglie di ogni genere. Il luogo che ci ospita è sacro per gli acquisti per genti di ogni fede, razza, colore e portafogli. Ad assumermi come aiuto barman, confidando invano nelle mie doti, una coppia di romani dal raro fiuto imprenditoriale. Accudiscono il loro bar come fosse una creatura. L’open bar è affiancato da stores lussuosi e mega negozi. A sinistra il prosciutto spagnolo che si scioglie in bocca, a destra la succulenta pasta a mano italiana di un tipo che si sbraccia, mangia, beve e sbraita al cellulare in contemporanea, davanti a noi un super food market, il Waitrose. Ce la metto tutta per meritare la fiducia e bado a non far tracimare cappuccini e double black, ma il rischio c’è. Romeo, la vera anima del bar, è uno spagnolo tutto pepe che mi insegna a fare caffè con la capsula e a servire ai tavoli, invano. «Te fai troppe smorfie, il cliente capisce cosa pensi di lui, devi fare come me, sorridi a tutti.» L’orgoglio monta, ho rifilato alla coppia di businessmen sikh, con barba all’ombelico, birra siciliana e sarda che costa un botto e fa schioccare loro la lingua. Il gaudio non dura, infatti all’ultimo tavolo la donna in peplo dice che il tavolo is sticky, cioè appiccicoso. «Ma non hai passato la spugnetta?» «Io sì,» dico. «Quale?» «Quella lì.» «Ma quella è per le tazzine!»
La coppia di osti romani si limita a rimproverami per l’infame bombardamento dei Savoia sul forte di Gaeta. Si sentono italiani a metà e ce l’hanno con i nordici usurpatori come me. Tutti i torti non li hanno ma se non ci fossero stati i Savoia avrebbero ancora Franceschiello Ciccillo o’ lasagna, a loro forse stava meglio.”
memorie-polemica-indagine
raccolte in un volume:


