L’accoglienza dei Brits

I Brits prima di darti licenza di mettere radici a casa loro, vogliono essere rassicurati su chi sei, poi ti concedono medicine, musei e trasporti gratis. Un bel regalo devo dire. Ma soprattutto: sei solvibile? Entra pure, allora, un po’ meno se sei un oligarca russo, oggi. Dalle mie parti  non siamo a Mayfair o a Kensington, dove Mclaren, Ferrari e Lamborghini, guidate da arabi col conto in banca chilometrico, strapazzano i timpani, facendo wrooom. Qui è un pittoresco vociare, un salutarsi fragoroso, festeggiando la festa indiana del Diwali o la fine del Ramadan, il Natale non so chi lo festeggi ancora, perché vendono sempre meno pini e addobbi mentre le luminarie del business infiocchettano le vie del centro da fine ottobre. Insomma Shepherd’s bush appare come una Napoli multietnica senza il nostro Dio e priva di sole, quasi sempre. Ai funerali vedi anche passare tiri a due e a quattro con cavalli educati e lustrati, neri come la pece o bianchi. Le pompe funebri abbondano, come i barbieri, offrendo “dignity” e esperienza centenaria. Funerali per tutte le fedi e spedizioni di salme o urne anche nella foresta del Borneo. Professionalità indiscussa, a quanto pare, e ci sono esequie per tutti i riti, fedi e tasche. Il prossimo post sarà meno funebre, parlerò di camere in affitto in cambio di prestazioni particolari.

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a scuola di bon ton

“Sei tu che hai preso il miele?”
“Si, però…” “Ma non ti sgrido, sai, però devi dirmelo quando prendi il miele…” “Ma devo chiederlo ogni volta, anche quando lei suona il piano o dipinge? o è ancora a letto?” “Non è che devi chiederlo ogni volta, è che poi credo di averne ancora e invece non ne ho più quando ne ho davvero bisogno.” Ha quasi ottant’anni l’anziana signora, e figlia dell’impero britannico, avendo avuto padre british che lavorava nelle ambasciate in giro per il mondo, e madre bangladeshi, per cui ha vissuto tempi migliori di questo, tra feste, party e bel mondo. Non è una eccezione in questi luoghi. L’impero fa ancora scuola di vita e produce nostalgia. La vecchia, datrice di lavoro della moglie di Lorenzo Ferrara, osserva che anche qualche nocciolina manca all’appello. L’anziana pretende di impartire lezioni su come si fa a vivere. E trascina ogni volta che la spunta le due riottose gemelle, sue nipoti, in giro per gallerie e musei, con buona pace delle due smorfiose. Il genero, svizzero, traffica con miniere di rame, litio e oro e imprese di costruzioni ed è affetto da sindrome compulsiva del perfetto pulito, malattia che, si sa, può portare alla demenza per chi non ne e già
affetto in forma strisciante. La moglie di Ferrara diceva di avere le prove che qualcuno nascondeva una foglia sotto il tappeto per controllare se lei andasse a pulire anche là. Malizie passeggere, indubbiamente. Lei, la figlia e il genero sono a favore di un mondo bio e il risparmio energetico e cercano di inquinare il meno possibile, infatti sbattono nella pattumiera quintali di cibo nemmeno scaduto e tengono il riscaldamento acceso anche a luglio. Con lei la moglie di Ferrara saprà di appartenere a una casta inferiore a quella dei componenti della famigliola ecologica.

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Frida, Faika, Farah, il buon cuore di Londra

Dovrei abituarmi al modo di fare di Faika, la mia vicina musulmana che abita nella casa d’angolo. imprevedibile, onesta, sincera e generosa. Faika ci ha adottato, musulmana londinese di famiglia indo packistana proveniente dal Kenia, ci ha preso a ben volere, e ogni volta che puo’ ci rifila pane e budini e altro cibo; le mando messaggi del tipo: Faika you are the BEST, you are the number one! God bless you (any God!). E poi le invio una sfilza di faccine sorridenti.

 “Are you ok?” mi chiede alle dieci e mezzo in una gelida nottata di febbraio. Cos’è che vuole la buon’anima di Faika a quest’ora? “Sorry” dice “but can you help me?!” Bloccata per strada perche’ la ruota del suo trolley è uscita dalla sua sede. Sta trasportando dallo store Iceland nove confezioni da un litro e mezzo di latte e cosi è bloccata. Si capisce: troppo peso. Vuoi non aiutarla? “I come” le dico e dopo un po’ la vedo per strada che sta attaccata al cellulare e mi fa cenno di raggiungerla per aggiustare la ruota. Un colpo ben assestato e va a posto, non è stato difficile. Faika è iscritta ai Socialist workers, mi invita a tutte le manifestazioni che sciamano per Londra a favore dello stop bombing su Gaza. Ma tanto Bibi mica ti ascolta, anzi gongola perché il nuovo inquilino della Casa Bianca vuole fare di Gaza una riviera e non sa dove sbattere i Palestinesi, cosi chiede in giro a tutti se ne vogliono un po’. Il mondo va così, di traverso. Bibi non demorde, e continua la sua pulizia etnica nonostante il mondo gli dica di smetterla. E Faika continua a essere la generosa vicina di casa e a fare il suo lavoro di socialist worker. Ma non possiamo vederci per fare due chiacchiere? le chiedo. “Too busy!” risponde. Questa sera ci sono formaggio e squisiti budini con la frutta. Basta andare a casa sua a prendere il sacchetto col cibo, davanti alla porta.

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Nel centro di Londra lo stanno sgozzando

“La bestia sbuffa e mugghia mentre il ragazzo col cappello frigio la sgozza con la sua lama. Accade ancora oggi nel sottosuolo della frenetica metropoli necropoli londinese. Il dio Mitra taglia la gola al toro astrale mentre uno scorpione cerca di pungere i testicoli della bestia sacra. Non sto farneticando. Succede in un mitreo da poco restaurato a Walbrook street. Al cui riguardo noi Italiani dovremmo imparare in quanto a recupero e cura di reperti del mondo andato, ma soprattutto al modo in cui far fruttare quei capolavori di enorme valore storico culturale.” Lorenzo Ferrara c’era già stato e descriveva la suggestione e l’unicità del luogo, davvero unico e ricco di suggestione, incrementato dal sapiente allestimento. “I londoners avevano scoperto il sito già nel 1954. Ci han messo un po’ per capire cosa farne. Ma ne e valsa la pena. Un vaso qua, una moneta là, e poi un anello e una fibbia seminterrati, e anche una testa strepitosa dalla capigliatura a boccoli e molto altro.

Ma quanto altro? Quindicimila reperti catalogati, rimossi e messi in bell’ordine e poi ricollocati, fra questi monili, calzature, monete, vasi. Un vero tesoro, che non sfigura affatto con quelli ritrovati a getto continuo in Italia.

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la regina Budicca voleva scacciare i Romani?

“Boudicca regina degli Iceni. I Brits ne hanno fatto un simbolo. Anche se li avesse da terra non li vedresti,” scrive Lorenzo Ferrara, “i baffi dico; la statua bronzea di Thomas Thornycroft eretta sul Tamigi, a due passi da Westminster, non può raffigurare in modo veritiero la regina celtica della tribù degli Iceni, magari con una folta peluria sul labbro. La statua interpreta vendetta e orgoglio nazionale. Per forza deve essere fascinosa. La sovrana svetta sul suo carro trainato da snelli destrieri, avvolta in una tunica che mette in luce la sua improbabile avvenenza. Il terribile carro a lame falcianti è diretto verso la gloria eterna della sua terra e arriva fino a noi. Vendicatrice e con le tette a punta, la sua figura, in compagnia delle due figlie violentate in pubblico duemila anni fa, colpisce.”

Ferrara mi aveva sconsigliato il film che la ritraevano, bella e intrepida affrontare i soldati romani. Boudica Queen of War, è un film drammatico d’azione britannico del 2023 diretto e scritto da Jesse V. Johnson. Il film segue l’omonima guerriera celtica del popolo Iceni, nella Britannia romana e come si ribellò contro i romani dopo la morte di suo marito, Prasutagus. Le critiche generalmente sono negative. “Colpite! uccidete! colpite!” questo deve aver gridato la gran regina celtica mentre arringava la torma inferocita dei suoi scalmanati guerrieri. Difendeva la sua terra e la liberta’ del suo popolo, contro lo strapotere dei Romani invasori, invano.

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