Potocki preparò una pallottola d’argento e poi fece bum!…

Jean Potocki è uno dei più grandi architetti della letteratura francese; nel suo Manoscritto convergono tutti i generi letterari conosciuti, dice l’introduzione dell’edizione integrale del Manoscritto trovato a Saragozza a cura di René Radrizzani. Traduzione in italiano di Giovanni Bugliolo – TEA L’opera è la trasposizione di un manoscritto riposto nel 1765 in una cassetta di ferro, scoperto nel 1809 e poi tradotto in francese da un ufficiale di Napoleone. Un romanzo matriosca che racchiude scatole cinesi, una dentro l’altra, a sorpresa. Picaresco, immenso, intricato, ricco di avvenimenti e con molteplici protagonisti. Una persona racconta una storia in cui riferisce la narrazione che le ha fatto un’altra persona che, cammino facendo riferisce a sua volta un racconto che ha sentito, scrive René Radrizzani nella sua densa prefazione. Romanzo nero, con storie di forche e di briganti, racconto fantastico e storia di fantasmi e anche racconto libertino e quindi filosofico e anche storia d’amore e di intrighi politici. Tanti destini iscritti in un unico universo. Grande opera satirica con prospettive complementari, si legge.

E anche composizione polifonica che si presta a molteplici letture e interpretazioni. Musulmani, ebrei e cristiani, ad esempio, sono membri di una grande famiglia. Una moltitudine di destini e di sensibilità, si legge. Ma chi era l’autore, ricco proprietario terriero e nobile polacco, che ha scritto altre opere oltre a questo lavoro misterioso e affascinante e cos’è che pensava? Mainly in his travels journals written between 1785 and 1791, Jean Potocki left nine oriental tales of unequal lengths, less known than the Manuscript Found in Saragossa, but which are also interesting. The formal study of these tales reveals their clearly fictional character without going as far as the supernatural, and a rhetoric with sometimes confusing effects. The human condition is presented in a very negative light: individual interest, lust, jealousy. Politicians are stupid and dishonest. Religion leads to hatred or allows to satisfy guilty passions. Nevertheless, there is always some goodness and a fragile happiness can be found in oneself and in the here and now. Finally, a few words show that these tales precede and prepare the great novel. Così scrive Openeditions. Una fragile felicità e del buono possono essere sempre ritrovati dentro noi stessi, qui e adesso, egli pensa. Potocki prestò servizio due volte nell’esercito polacco come capitano degli ingegneri e passò un po’ di tempo in una galea come novizio dei Cavalieri di Malta. La sua vita movimentata lo ha portato in Europa, Asia e Nord Africa, dove fu coinvolto in intrighi politici, flirtato con società segrete e ha contribuito alla nascita dell’etnologia – è stato uno dei primi a studiare i precursori dei popoli slavi da un linguistica e punto di vista storico[1]. Secondo la leggenda Potocki avrebbe fatto benedire la pallottola d’argento con cui si sarebbe suicidato. Della sua morte si narra: Il 23 dicembre 1815, all’antivigilia di Natale, in preda a sconforto e depressione, stacca una fragola d’argento che adornava una sua teiera e, limandola accuratamente giorno dopo giorno, la modella per farla diventare una sfera. Raggiunte le dimensioni adatte, secondo la leggenda[5] la fa benedire, quindi, ritiratosi nell’ufficio della sua biblioteca, mise la palla nella canna della pistola e si sparò alla tempia. Una storia nella storia, non ti sembra?

Punta di diamante del razionalismo con trame intricate giocate su più scacchiere. Una lettura affresco che dà le vertigini e in cui e facile perdere la bussola. Quest’opera è un gran gioco letterario: una fuga verso il moderno? Mi chiedo. Sicuramente si tratta di una sintesi riuscita di diversi stili narrativi. Ho letto più volte questo capolavoro, intrigante e sempre mi sono perso nei suoi labirinti. La sensazione è quella di leggere 6-7 romanzi tutti in una volta. Un’esperienza rara, indimenticabile, per lettori incalliti che non demordono e che non rinunciano alle forti emozioni. Dell’opera oltre a  Il manoscritto di Saragozza ( Rękopis znaleziony w Saragossie ), diretto dal regista Wojciech Has e interpretato da Zbigniew Cybulski nei panni di Alphonse van Worden.è stato ricavato un film per la TV francese il cui montaggio è durato due anni.

incontravi Ethan Frome?

Il gigante irraggiungibile e scontroso, che, scendendo dal calesse, poggia le redini sulla groppa concava del suo cavallo baio. Zoppo, rattrappito, era uno che teneva a bada il suo ostico e sfortunato passato, col silenzio e la solitudine e la memoria di un dramma antico. Ethan Frome, ovvero il contadino precocemente invecchiato e senza vocazione, castigato due volte dalla sorte. Alzi la mano chi non conosce questo autentico capolavoro. Edith Wharton, scrittrice americana scrive questo lungo racconto spietato, crudo e duro, che si discosta nettamente dai temi che predilige. Fatto di destini drammaticamente incrociati, indissolubili, di povertà e fatica ingrata, e avvilente, in un paesaggio del New England che non concede nulla alla poesia e al sogno. Al pari dei personaggi che ospita si tratta di un misero villaggio Starkfield, già simbolicamente allusivo con quell’aspro nome, tra avari paesaggi “raggelati” all’interno di un Massachusetts rurale: si legge nell’efficace presentazione di Tommaso Pisanti dell’encomiabile libretto, edito da Newton nella collana tascabili economici. Cento pagine mille lire! Stampato su carta Tambulky nel 1994.

Come scrive la stessa autrice a proposito dello stile volutamente asciutto e spoglio: “l’argomento va trattato in modo secco e sommario, così come la vita s’era sempre presentata a quei personaggi; e qualunque tentativo di elaborare e complicare i loro sentimenti avrebbe necessariamente falsato il tutto”.
A mio avviso la prima attrice di questa tragedia sfiorata e vera protagonista del dramma è Zeena, querula moglie di Ethan: lei tiene le redini del menage a trois, sì, perché c’è anche la sua bella, giovane e fresca parente che la impensierisce, oltre ai vari malanni da Zeena cui si crede afflitta senza rimedio, la cugina Mattie Silver, venuta a casa sua ospite e sguattera, perché non aveva altri parenti, a turbare e ad affascinare il marito Ethan che non ne può più di vivere una vita grama con quella bisbetica zitella di moglie. Ecco, te l’ho già raccontata tutta la storia. Il resto è gia scritto ma il finale fa parte delle insospettabili sorprese che la vita tiene talvolta in serbo per stupirti e confonderti. Faccio silenzio su come va a finire la faccenda per non guastarti la lettura di Ethan Frome da cui è stato tratto un film.

Come scrive l’acuta presentazione dell’opera su Kindle di una storia cupa e indimenticabile, un canto d’amore e di morte, uno specchio perfetto della delusione e sofferenza amorosa patita dalla scrittrice che, solo a quarantacinque anni, visse la sua prima, divampante e inarrestabile passione. Voglio tornare a Zeena, non per il fatto che susciti simpatia, tutt’altro, visto che proprio lei caccia di casa la sua lontana cugina, senza un saluto e senza il becco di un quattrino, ma perché di donne così fatte io ne ho conosciute. Non voglio dire altro per non attirare l’ira dei defunti. Donne come Zeena, la cui sorte riserva come premio-punizione il dover accudire i due amanti virtuali, marito e cugina, per sempre, finché lei avrà forza e lume della ragione. Li terrà sott’occhio, li potrà controllare, sarà questa la sua vittoria, la sua amara rivincita sui due impotenti, imbelli, vince alfine, rinunciando a tutte le sue malattie incurabili che secondo lei la affliggevano. Strano e beffardo destino quello di Zeena, costretta suo malgrado (?) a reggere, padrona e vittima, una vita singolare in cui emergono la maligna gelosia, gli scrupoli stessi e i sensi di colpa di tutta una tradizione di rigido puritanesimo. Zeena li avrà in cura sarà loro infermiera, custode e carceriera fino alla fine dei giorni, nell’incupita domesticità della solitaria e tetra fattoria. Se la figura di Zeena rifugge da esplicite connotazioni diaboliche, certo la sua psicologia deve avere subito un rivoluzionamento estremo. Da vittima per la presunta infedeltà coniugale a carnefice silenziosa e a sua volta vittima. Dall’ultima pagina dell’opera ti leggo: “Parve rimettersi immediatamente quando arrivò la chiamata…Zeena ha avuto il dono della forza di occuparsi di quei due per oltre vent’anni, anche se, prima della disgrazia, era convinta di non avere nemmeno la forza di badare a se stessa.” Nulla di perfido, masochistico e autocompiaciuto nell’animo di Zeena?

Il mio insopprimibile desiderio di scrivere su Amazon.