scriveva e moriva Yukio Mishima?

Personaggi estremi e fuori dall’ordinario ce ne sono sempre stati, con la la loro figura e le loro opere si impongono, in questo caso anche brutalmente, all’attenzione producendo riflessioni e considerazioni; è il caso di Yukio Mishima, e la sua LA DIFESA DELLA CULTURA. edito da IDROVOLANTE , Personaggio estremo che offre spunto per considerare e verificare al di là, se possibile, di ideologie o posizioni preconcette, la nostra storia. Personaggio controverso, strenuo difensore del’unicità del Giappone e dei suoi valori tradizionali. ovvero del Giappone imperialista della seconda guerra mondiale. Il suo pensiero rimane in bilico fra spada e crisantemo, fra vita e morte di cui subiva il fascino prepotente, fra brutalità ed eleganza, fra Oriente ed Occidente. Ossessionato dall’dea di perfezione anche estetica, affascinato dal San Sebastiano di Guido Reni e dalla statua dell’amante dell’imperatore Adriano, Antinoo. Mishima mette a nudo incontestabilmente l’animo del Giappone, del tramonto del dio imperatore, e dell’onore nipponico che non conosce compromessi. Per questo ricorrerà a quel suicidio teatrale che ancora oggi fa discutere e in un certo modo infastidisce i Giapponesi odierni alle prese col loro scomodo passato . Il suo suicidio è un atto politico, una manifestazione di non resa, l’estrema protesta contro il nuovo Giappone asservito alla volontà dei vincitori. Un atto estremo il cui significato assurge a simbolo, a rivolta, a denuncia. Mishima che vestiva abiti italiani di gran classe, fumava sigari cubani e aveva una particolare ammirazione per Marlon Brando e per scrittori come Gide e Hemingway (dalla densa introduzione di Daniele Dell’Orco) rimane per certi versi un enigma anche se il suo estremo gesto di protesta si ripropone chiaro nel suo significato nel tempo a decenni di distanza. Né le parole del primo ministro di allora che disse alla notizia del suicidio spettacolare di Mishima: “Doveva essere fuori di testa.” sminuiscono il suo clamoroso dirompente gesto. Fuori di testa non lo era, a meno di considerare fuori di testa le centinaia di giapponesi suicidi per aver perso la guerra. Con Mishima muore un samurai (l’ultimo?) che tentò invano di perseguire un’armonia tra la penna e la spada.

Su una sua affermazione di certo non concordo: “L’idea di una cultura universale, o di una cultura del genere umano , è già di per sé assai discutibile per la sua astrattezza…(pag 47 del libro.) Mishima non può impedirmi di amare anche la particolarissima concezione dell’arte del suo Paese, e tentare di farla mia, così come del resto accadrebbe per i Bronzi del Benin o l’arte rupestre di Altamira. Interessante quanto leggo a pag. 48: …è sbagliato limitarsi a mettere in luce la dimensione statica della cultura giapponese ignorandone quella dinamica. Essa possiede una tradizione peculiare che trasforma gli stessi modelli di azione in opere d’arte. Caratteristico del Giappone è che le arti marziali appartengano al medesimo genere artistico della cerimonia del tè e della disposizione dei fiori, una tipologia di opere che in breve volgere di tempo nascono, rimangono in vita e poi scompaiono… Per alcuni aspetti mi rammenta D’Annunzio e il suo tentativo (riuscito) di fare della sua vita un’opera d’arte.

Mishima si congeda tragicamente dal suo amato Giappone con un crisantemo di sangue, il suo sangue, che brilla ancora sulla sua katana. Il suo martirio che rimanda a quello di San Sebastiano denuncia una dicotomia insanabile fra (l’ex) anima giapponese imperialista e l’animo attuale narcotizzato e obbediente a dinamiche storico politiche che il Paese deve subire. Se sei a Londra, agli ultimi piani del British museum, ma devi attendere che riapra dopo il virus, ci troverari il padiglione del Giappone con varie testimonianze e reperti, fino al recente passato, appena accennato, della sua volontà di potenza, (come non riandare a Nietzsche?) egemonia, volontà che hanno condotto il Paese ad eroismi indicibili ma anche a nefandi crimini, come come quello di Nanchino. In ogni caso LA DIFESA DELLA CULTURA è un libro, a distanza di decenni, ancora oggi di una attualità sconcertante.

c’erano i pellerossa?

Colonizzazioni, sfruttamento, repressione indiscriminata, persecuzioni e stermini sono termini che trovano sicuro e immediato riscontro nel panorama della storia degli ultimi secoli. Ma prima di offendere la reputazione di inglesi, spagnoli, portoghesi, francesi, olandesi e alla fine anche italiani, (il ruolo dei giapponesi merita un discorso a parte per via del loro abominevole sadismo durante gli ultimi conflitti) dicendo che siamo stati assassini feroci e stupratori di popoli, voglio darti prima qualche notizia, dopo aver curiosato qua e là in vari siti.

Le informazioni sono provate da fatti, documenti e dati alla mano e non ci sono state obiezioni contrarie al riguardo, se mai ammissioni. In quattro secoli si ritiene che tra i 55 e i 100 milioni[1] di nativi morirono a causa dei colonizzatori, come conseguenza di guerre di conquista, perdita del loro ambiente, cambio dello stile di vita e soprattutto malattie contro cui i popoli nativi non avevano difese immunitarie, mentre molti furono oggetto di deliberato sterminio poiché considerati barbari. (Mao tse Tung era riuscito a sterminare “solo” settanta milioni di cinesi, ma lo ha fatto a casa sua, Stalin e Hitler una quindicina di milioni mal contati.) Altre fonti sostengono che lo sterminio in cinque secoli riguardasse 114 milioni di “barbari.” Solo nel Nord America i morti furono 18 milioni. Ossia sotto Manhattan, la Casa Bianca, Seattle e Los Angeles e via discorrendo si trovano più ossa di indiani massacrati e deportati che altro. Ho il macabro gusto delle metafore. Ma detto così fa più effetto. Altre notizie dicono: Vennero ridotti in schiavitù moltissimi nativi e utilizzate le ricchezze del loro territorio fertile e dal sottosuolo ricchissimo, favorendo di fatto lo sviluppo economico in tutta l’Europa, e non solo in Spagna e Portogallo.

I maggiori sostenitori e beneficiari di questa politica di sfruttamento furono infatti il Regno Unito, Spagna, Portogallo Francia e i Paesi Bassi. Sostanzialmente, i colonizzatori crearono un continente dal quale attingere oro, argento (utilizzando la manodopera dei nativi ridotti in schiavitù) e prodotti agricoli da monocolture (installate bruciando le foreste e le coltivazioni presenti prima dell’arrivo di Colombo)….Ben presto però, fra tutti i coloni, prevalsero gli inglesi che giunsero a dominare l’intera fascia costiera, dove un po’ alla volta si formarono 13 colonie, il nucleo fondamentale di quelli che un secolo più tardi divennero gli Stati Uniti d’America (1776).[2] Nel 1864, durante la guerra di secessione americana, avvenne una delle battaglie indiane maggiormente degne di infamia, denominata non a caso il Massacro di Sand Creek. Una milizia locale, al comando di John Chivington (il quale sosteneva l’eliminazione dei nativi, e che essi andavano «scalpati tutti, grandi e piccoli»[24]), attaccò un villaggio Cheyenne ed Arapaho situato nel sud-est del Colorado ed uccise e mutilò indistintamente uomini, donne e bambini. I soldati, molti di loro ubriachi, stuprarono le donne e fecero il tiro al bersaglio con i bambini. Penso che basti, altre amenità  le puoi rinvenire nel sito Genocidio dei nativi americani. Queste le sommarie notizie di un massacro dell’altro ieri.
Quello che voglio dire senza poter essere smentito e che allo sviluppo europeo e americano ha contribuito in modo determinante l’attività  predatoria di ieri, su popolazioni che stavano a casa loro, indisturbate e che, prendendo a pretesto la lori inferiorità (presunta) l’Europa, culla di civiltà  antica li abbia massacrati, depredando la loro terra, impunemente. Non sono passati millenni, ma due secoli, una inezia nella Storia.

Nella storia vince il più forte? Sì, sempre, anche se il vero barbaro è quello con la maschera del civilizzatore che sta “educando” i barbari. Come si chiamano i più forti? spagnoli, portoghesi, americani, inglesi, e francesi. I cinesi han fatto le cose in casa liquidando decine di milioni di persone, ai russi, e ai tedeschi si sa come è andata. Il nuovo mondo, se guardi bene la faccenda, è stato edificato su sterminati cimiteri dove i cadaveri erano fitti come spighe di grano. Insieme agli uomini e donne Navajo, Sioux, Cherokee è stata distrutta la loro spiritualità, che avevano in abbondanza, Non so cosa sia rimasto del Grande Spirito o Wakan Tanka, so cosa abbiamo fatto noi del nostro. Perché indignarsi davanti a una realtà di fatto? Accusare Inglesi, Spagnoli, Francesi e Americani? A che pro? Sarebbe velleitario, antistorico. Ci ha provato anche Marlon Brando e qualcuno ha detto che era una trovata pubblicitaria. Perché l’attore disse: “Per 200 anni abbiamo detto al popolo indiano, che si batteva per la propria terra, la propria vita, le proprie famiglie e il proprio diritto di essere liberi: ‘Deponete le armi, amici, e potremo vivere insieme’. Quando hanno deposto le armi, li abbiamo uccisi. Abbiamo mentito loro. Li abbiamo truffati delle loro terre. Li abbiamo costretti a firmare accordi fraudolenti, che abbiamo chiamato ‘i trattati’, che non abbiamo mai mantenuto. Li abbiamo trasformati in mendicanti in un continente che ha dato loro la vita”.

Questo disse il grande divo e io che non ho nessuna voce in capitolo e che mi manca un’audience planetaria come era la sua, ma che posso vantare ben 44 followers! dico: Le nazioni più potenti del mondo sono state edificate sulle ossa di montagne di cadaveri, beh, nemmeno tanto originale, ti pare? Allora cosa resta? non credere ai titoli dei giornali, non indulgere ad analisi preconfezionate e di parte, ma informarsi, andare a vedere come trattavano i pellerossa i soldati con la giubba blu e grigia. E cosa facevano i coloni vomitati dall’Europa, che gli era diventata stretta, eccetera, per creare l’ultimo o il primo dei mondi indesiderabili. Vedi tu come considerarlo. Per informazioni di prima mano ti consiglio di leggere Tropico del Capricorno e Il giorno della locusta. Ma questa è un’altra storia.