mangiavi il bollito misto alla piemontese?

Se inviti a pranzo tua suocera per la prima volta, il capo ufficio, la fidanzata o qualcuno a cui tieni, sbalordiscili con un piatto succulento e grandioso. Chiara Rigoli, astigiana verace, mi ha inviato una ricetta prelibata, sotto le insegne della cucina classica piemontese, quella del: GRAN BOLLITO MISTO ALLA PIEMONTESE 

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Secondo la ricetta originale dell’Accademia Italiana della Cucina, chiamata del Grande Bollito Storico Risorgimentale Piemontese (quello di Vittorio Emanuele II) il Bollito si compone di 7 Tagli: groppa o capocollo o tenerone, gamba o stinco, pancia o scaramella o biancostato o grasso – magro, cappello da prete o «arrosto della vena» o sottopaletta, punta col suo fiocco, infine la Rolata «copertina di petto arrotolata e legata su un ripieno di lardo o prosciutto, salame cotto, due uova e una carota intere, erbe aromatiche e pepe, che viene poi tagliata a fette». In pentole diverse si cuociono invece i 7 ammennicoli od ornamenti: la Testina «completa di musetto, ed occhio, bocconi del buongustaio», la Lingua, lo Zampino, la Coda «è buonissima, inoltre fa il brodo gustoso e perfetto», la Gallina, il Cotechino e la Lonza «una copertina di petto grassa arrotolata sui suoi aromi, e arrostita a fuoco forte, unico pezzo arrosto che fa parte del Bollito!». I 7 tagli di carne sono da abbinare a 7 condimenti (l’agliata, bagnetto verde e rosso, Sausa di avije (salsa delle api), Cugnà (mostarda d’uva) e salsa al rafano) e a 7 contorni

Ingredienti: per 8 persone, fonte: Regione Piemonte
gr. 500 di muscolo di manzo una coda gr. 500 di culaccio di manzo alcuni salamini 1 lingua di vitello gr. 500 di testina 1 cotechino 1 gallina 1 cipolla 2 carote 2 coste di sedano 1 manciata di prezzemolo sale grosso

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Come si prepara: Lavate le verdure e tagliatele grossolanamente. Lavate il prezzemolo e legatelo in mazzetto. Prendete una pentola capace e mettetela al fuoco con le verdure, il prezzemolo e acqua abbondante, salata. Quando bolle, unite le carni di manzo. Lasciate cuocere per un’ora. Aggiungete tutto il resto ad eccezione della testina e del cotechino e fate lessare per un’altro paio di ore. Metti contemporaneamente al fuoco una seconda casseruola, con acqua abbondante; in essa fate lessare il solo cotechino e i salamini. Mettete in una terza pentola la testina con metà acqua e metà brodo di manzo. Mettete a scaldare un piatto di servizio grande a sufficienza per ricevere il bollito. Quando tutte le carni sono giunte a cottura, toglietele dalla pentola, ivi compreso il cotechino, e sistematele sul piatto di servizio. Occorre portare sempre in tavola il bollito a pezzi interi. Indispensabile è un tagliere con bordi raccogli brodo, coltellaccio e forchettone per tagliare a vista le varie parti del lesso secondo il gusto e l’appetito dei commensali. Occorre che ti ricordi che appena collocato il bollito sul vassoio di portata, bisogna spargere una manciata di sale grosso sulla carne e versare alcuni mestoli di brodo bollente: questo accorgimento servirà per accrescere e far risaltare il sapore della carne. Il bollito misto, non richiede nessun contorno specifico, qualche patata o al massimo verdure secondo fantasia; una buona insalata verde o mista potrà essere servita successivamente. Massima importanza, invece, la rivestono le salse. Si accettano ricette per ogni palato e circostanza.

c’era la plastica?

Anno 2250
Ti ricordi quando tutto era di plastica, anche il fegato di delfini e salmoni e anche i fondali del mare era costituito di quel materiale? Ti ricordi di quando avevano installato la prima barriera di corallo in plastica al largo della Sardegna? Un successo! Per far vedere com’era una volta e incrementare il numero di turisti che volevano fare immersione e vedere nuove meraviglie sul fondo. Nessuno più andava sul mar Rosso in vacanza. E anche l’acqua degli oceani era fatta di plastica che si disgregava sotto il sole e col movimento dell’onda, producendo un pantano galleggiante che calmava le onde.

Oggi la plastica è un prodotto d’antiquariato industriale. Un reperto, quasi un fossile che un tempo dicevano avvelenasse il nostro cibo e insozzasse le coste dove andavamo a fare il bagno. Esagerazioni! Bastava scegliere un’altra spiaggia meno inquinata. Anche se era molto difficile trovarla. Ma non tutti erano d’accordo, con la plastica si poteva benissimo convivere. E ci furono movimenti d’opinione di opposta tendenza. Dopo le numerose rivoluzioni contro il suo uso indiscriminato e la drastica decisone di bandirla per sempre dalla faccia della terra oggi la si può trovare in qualche museo. E di quando foche e tartarughe, tanto per giocare, si infilavano sacchetti in testa, quelle burlone, te ne ricordi?

E di quel pesce che, tanto per provare l’ebbrezza, si era attorcigliato un laccio fra pinna e testa e quell’anitra che aveva fatto scivolare il capo in una bottiglia. Gli umani avevano imparato ad adeguarsi, dovevano farlo anche gli animali, si capisce, loro sono più lenti di comprendonio. E di quando il mondo andava in fibrillazione celebrando il suo fasto creativo per aver inventato plastiche per tutti gli usi immaginabili e non, te ne ricordi? Plastiche indistruttibili, invitanti, belle, solide e colorate e infine commestibili! Plastiche che coprivano i campi, per proteggere le coltivazioni, con reti e teli grandi come campi di calcio…ma forse quelli erano indicate per le discariche; plastiche per andare in barca e giocare a tennis, di plastica erano i soldatini e gli indiani con cui ti trastullavi e i mattoncini colorati per sviluppare le tue doti inventive. Di plastica solubile erano coperti confetti e pasticche. Mica vorremmo contestare il merito a Natta, gloria nazionale, che si era vinto anche il Nobel, tutt’altro. Se ti fossi recato all’uscita di un supermercato ti saresti chiesto come era possibile che la gente sguazzasse nel suo mare pubblico e privato di plastica, con le sue quotidiane razioni di cibo avvolte in involucri trasparenti o colorati, e che se ne cibasse, anche. Ma che male c’era? Lo facevano in tanti, lo facevano tutti, era così pratico e a buon mercato. Perchè un tempo nei paesi più evoluti la plastica la pappavano tranquillamente, bastava sorvolare sui suoi effetti collaterali. Frullata o solubile, in scaglie e granuli. Per nausea e mal di stomaco c’erano certe portentose pasticche di plastica, senza alcun obbligo di pescrizione. In diverse zone della città erano stati installati distributori automatici per pasticche dure e gommose e confetti alla plastica, ce n’erano per tutti i gusti. Non dirmi che non ricordi i primi chewing gum multiaroma, che si arrotolavano sotto la lingua: indistruttibili! Li potevi trovare anche dall’edicolante, erano in bustina e facevani il paio con soldatini e cavallini sempre di plastica. Da poco era stati messi sul mercato. Nei supermercati erano apparsi filetti di manzo fatti in polipropilene atattico, era il 2019, e il gusto era identico a quelli animali. Tutto stava per essere convertito in plastica, anche gli umani. Plastiche monouso, plastiche usa e getta, plastiche per gettoni, bottoni, e plastiche skin per petti di pollo, coglioni di toro e guance di neonati, plastiche per aghi, spaghetti e profiterolles, e bottiglie di plastica, ovviamente! A milioni! Un mare dentro gli oceani, potenza creatrice dell’uomo! Un sollucchero per consumatori esigenti. I nuovi metacrilati e nuovi polietilenglicoli in versione commestibile finivano in tavola, conditi con limone e un goccio d’olio per non alterare il gusto di sogliola o di scaloppina. Chi non ha assaggiato la sogliola polimerizzata al rosmarino, più appetitosa di quella animale? Ti ricordi com’era buona, ce n’erano al gusto di fragola e di pistacchio. Ma quelle erano per i sofisticati. E i vini grignolino e barbaresco, prodotti senza usare le loro uve ma spremendo certe vescicole contenenti metacrilati anionici solubili, reperibili anche nel colorificio sottocasa. Mio cugino aveva messo in piedi un gran commercio di galline di plastica, incellofanate con un rametto di rosmarino o salvia. Un successo che descriveva la lungimiranza di mio cugino. Le massaie ne andavano pazze. Le galline di plastica non sporcavano e crescevano in fretta. E poi non bisognava spennarle, crescevano spennate. Dopo un po’, seguendo il loro orologio biologico programmato da mio cugino crepavano, pronte per essere confezionate. Non le aveva brevettate mio cugino e allora una multinazionale americana gli aveva scippato l’idea. Poi qualcuno ha cominciato ad avanzare dubbi, come spesso accade quando le cose han troppo successo. Protestavano, associazioni di naturalisti, ambientalisti, ecologisti, verdi, amanti della natura a ogni costo e vacanzieri che reclamavano per via della spazzatura di plastica che si accumulava sulle loro spiagge. Cosi la chiamavano, gli ingrati: spazzatura! Dicevano che la plastica inquinava! Che la plastica uccideva la vita nei mari. Ci furono proteste ovunque e anche scontri. Le multinazionali della plastica temevano per i loro profittii e cercavano di proteggerli foraggiando studi di ricercatori antiproibizionisti. Che non bisognava più mangiarla e nemmeno produrla! dicevano certi studi, sicuramente apocrifi di chi non voleva un mondo pacificato dalla plastica. Correva l’anno 2019 e alcuni degli argomenti che gli ecologisti portavano erano questi, qui di seguito elencati, ne abbiamo raccolto alcuni dagli archivi di quegli anni.

270 mila tonnellate, tra 6 mila e 51 miliardi di frammenti. Sono le stime sulla quantita di plastica presente negli oceani e nei mari del mondo, senza scordare laghi i fiumi. Dal Tirreno all’isola di Lombok la plastica incombe.
Le discariche di plastica
La seppia col preservativo
L’agonia delle tartarughe
Le immagini shock
La morte corre sulle spiagge e nei mari, stop alle plastiche monouso
L’orrore corre in rete
L’isola di plastica

Mi sono appena svegliato. Non era il 2250, anno in cui ogni produzione di plastiche è stata ridotta del 90%, ma il 2019. Vorrete scusarmi. L’incubo è tuttora in corso.

I miei insopprimibili indizi di scrittura