Rieccolo! Lorenzo Ferrara e’ tornato

Presentato da Barbadillo, che ne ha ospitato numerosi articoli esce Britannia luci e ombre viaggio irriverente nel mondo dei Brits  di Lorenzo Ferrara. Seguito naturale di Albione la perfida ieri e oggi . I due volumi fanno parte di un trittico e compongono un ritratto verace del way to be britannico, una “radiografia” fatta dall’interno, elaborata da un irriverente flaneur che per dodici anni ha frugato Londra. La “latitanza” dell’autore ha fruttato un nuovo libro.

“Ano di vacca, pene di cammello e vagina di pecora, con spremuta di vermi, si ignora se sconditi, ovvero il pasto dell’ex ministro della sanità sotto il governo Johnson, per dimostrare la sua tempra di uomo durante un reality show”. Queste e altre amenità, tutte verificabili, affollano il secondo volume di Lorenzo Ferrara sui Brits -che continuano a farci predicozzi sulla nostra democrazia a rischio-. Britannia luci e ombre, compone un puzzle irriverente sul way to be britannico. I Brits, che oggi realizzano la loro vocazione di affittacamere, sono alla ricerca di un nuovo ruolo, visto che il primo hanno dovuto abbandonarlo, travolti dalla marea di contestazioni. Il primo volume Albione la perfida e il secondo Britannia luci e ombre interpretano il loro disorientamento. Il terzo volume è in gestazione.

Il suo nuovo libro è “disgustoso” come è stato definito il primo?
-Temo di sì-.
Abbiamo raggiunto al cellulare l’autore del nuovo libro, che continua a essere “latitante” ed è nata questa colloquio, per la serie “un italiano fuori dal coro e senza peli sulla lingua indaga:

-Ma lei ce l’ha con gli Inglesi?-
-Sono loro che ce l’hanno con noi-.
-In che senso?-
-Basta leggere la storia che non si insegna a scuola-.
-Ad esempio?-.
-Il loro re è venuto in Italia, da poco, fra le ovazioni di popolo e capipopolo ma non ha chiesto scusa per i bombardamenti a tappeto a guerra quasi finita su Italia e Germania. Forse gli hanno nascosto le foto delle pile di cadaveri a Dresda che avevano fatto inorridire Churchill. E poi, come dire? ci ha fatto sentire una nazione di serie B, nel suo discorso alla camera-.
-Non le sembra di esagerare?-
-Affatto, da sempre i Brits considerano gli altri solo in funzione della loro convenienza-.
-Cioè?-
-Brexit insegna, non gli conveniva più scaldare la sedia a Bruxelles, anche se adesso vorrebbero rientrare-.
-Buon per loro-.
Può darsi. Lei è mai stato in Afghanistan?-
-No-.
-Io sì. Con i loro cugini Gringos volevano far credere che erano lì per motivi umanitari e per esportare democrazia. Paravento per giustificare la loro presenza in loco alla ricerca di gas e petrolio. Perché non va a chiedere alle donne afghane, illuse e poi tradite, come si sentono, adesso? Promesse ammalorate, ovvero sassi in piena fronte, e senza metafora.
-Cosa “salva” dei Brits?-
-Anche loro fanno parte della storia, che ci riguarda da vicino. Non ci hanno perdonato di aver “maltrattato” la loro regina Boudicca, e di aver fondato Londra. Critici per i cristiani divorati dalle belve al Colosseo scrivono Shame on the Romans.-
-Forse han ragione -.
-Sicuro, ma lei metta su un piatto della bilancia i milioni di neri schiavizzati, maltrattati e deceduti nelle loro piantagioni, o sulle navi, per secoli, più eccidi, come quello di Amritsar, osannato da Kipling, o il genocidio dei Mau Mau kenioti, o i disastri in Egitto registrati da Pierre Loti, più quelli recenti in Iraq, e sul secondo piatto i nostri crimini, compresi quelli di Giulio Cesare, se vuole-.
Le loro università sono tra le migliori al mondo-.
-Lei dice? Una volta dissipato l’incenso: le nostre università non hanno nulla da invidiare alle loro, Il fatto è che attorno a quelle inglesi operano apparati che offrono lavori qualificati ben retribuiti. In questo sono formidabili. Attorno agli atenei c’è un sistema complementare che oggi sfrutta gli studenti con prestiti a interessi da capogiro. Anche se adesso anche i loro laureati più bravi vanno a fare i camerieri, per mancanza di offerte-.
-Ma il fascino di Cambridge e Oxford?-.
-Sono insuperabili nel marketing. Secondo lei La Normale di Pisa, la Bocconi, La Sapienza o il Politecnico di Milano sono inferiori? No, ma attorno c’è il deserto, non riusciamo ad attrarre, le opportunità scarseggiano e i neolaureati smammano o fanno i centralinisti. Per soprammercato, coi cugini americani, all’università insegnano che Dio non c’è perché non ha lasciato traccia, e che il David di Michelangelo non deve scandalizzare ancora con le sue nudità integrali, turba le anime sensibili, a cominciare dalla loro defunta regina Vittoria.
-E poi?-.
-Anche alle elementari dovrebbero insegnarlo.-
-Cosa?-
-Che non hanno affittato una nave, comprato fucili, camicie, mutande e scarpe per i mille di Garibaldi per beneficenza, complice la massoneria inglese: volevano ostacolare Austria e Francia con l’insorgere dell’Italia e abbattere il Papato. Ma qualcuno sostiene sia una bufala. Della spedizione parlo in Albione la perfida, il primo volume sui Brits-.
-Qualcosa di più recente?-
-Uno dei loro re, Giorgio V, mi pare offrisse pasticcini e tè a Edda Ciano Mussolini, intrattenendola in piacevoli conversari a Buckingham Palace. Solo che Edda deve avere travisato, cadendo poi nella trappola del “ridicolo Nibelungo truccato alla Charlot,”  -per dirla con Gabriele D’Annunzio- che la trattava come una regina. Di qui la seconda guerra mondiale.
-E qualcosa sull’oggi?-
-I Brits fanno la guardia, monitorando l’insidia del fascismo nostrano. Scrivono libri sull’impero romano, dicono che dobbiamo sorvegliare il livello democratico e sopprimere le tentazioni del passato, del resto Sergio Romano nel suo Finis Italiae l’ha scritto chiaro e tondo: “noi i conti col fascismo dobbiamo ancora farli, troppo comodo addossare ogni responsabilità ad un uomo solo”, come se i milioni di italiani di allora fossero poi stati colti da improvvisa amnesia. Dimenticano i Brits che Sir Winston Churchill aveva avuto grandi parole di elogio per il Duce. Corta la memoria della ex razza padrona. 

-Scriverà ancora di loro?-
Ho promesso al mio editore, Solfanelli, che non ci sarà un terzo libro su Albione, ma non so se riuscirò a mantenere la promessa. 
-Ha dei ricordi della sua vita a Londra?-
-Una gallina, che spesso avvisava di aver fatto l’uovo. Ce l’avevano i miei vicini, alla faccia delle volpi che popolano la megalopoli.
-Dicono che Lorenzo Ferrara sia uno pseudonimo-.
-Qualche precauzione ho dovuto prenderla-. La libertà di espressione non è merce scontata, nemmeno qui. Se racconti le loro marachelle puoi diventare indigesto e magari ti invitano a levare le tende come persona non grata.  

Britannia luci e ombre viaggio irriverente nel mondo dei Brits di Lorenzo Ferrara  Pagg. 252 – € 18,00  Ordini: 

ordini@tabulafati.com 

Albione la perfida ieri e oggi 
di Lorenzo Ferrara  Pagg. 184 – € 14,00  Ordini: ordini@tabulafati.com

I Brits e noi, l”amore” che non muore

Lorenzo Ferrara, ancora desaparecido, ci aveva assicurato che questo, insieme a molti altri articoli, sarebbe stato pubblicato in un libro edito da Solfanelli

Edda Ciano, la fille du Duce, à Rome, Italie. (Photo by KEYSTONE-FRANCE/Gamma-Rapho via Getty Images)

L’amore che i Brits nutrono per il nostro paese si manifesta in diverse occasioni, amore strano, tortuoso, di gente lontana anni luce dalla nostra essenza intima, esso conosce diverse tappe e gradi di interesse, si industria a sguinzagliare giornalisti nella nostra penisola come osservatori per sondare i meandri di certi fatti nostrani, certe anomalie, le magagne e i sotterfugi, i detective arrivano vicino al vero ma poi mancano l’obiettivo. Per capire gli Italiani è noto che occorre un trattato di Fisica Quantistica, non un manuale qualsiasi. Del resto di Indro Montanelli ce n’è stato uno solo, lui ci capiva qualcosa, insieme a Luigi Barzini e all’ex ambasciatore Sergio Romano. L’attenzione dei Brits verso l’anomala creatura politica che loro stessi hanno contribuito a creare, non perde occasione di manifestarsi, anche ai massimi livelli. Più che tracce, fatti, più che impressioni, affermazioni e giudizi, scagliati come sassi nella storia. Sir Winston Churchill insegna. 

Nel 1939 Time le aveva dedicato una copertina. Bella non era, e non solo in quel ritratto, essendo priva del visetto incantevole di Audrey Hepburn, con la mascella ereditata dal padre, eppure Edda Ciano Mussolini, contessa di Cortellazzo e Buccari piaceva. La sua verve, il suo essere donna oltre gli schemi, coraggiosa e ribelle affascinavano, anche al re dei Brits Giorgio V doveva piacere, al punto che la invitava ai tea parties a Buckingham Palace offrendole biscotti, pasticcini e sigarette, coinvolgendo Edda in piacevoli conversari. Ma lei non era a Londra solo per prendere il tè, bensì come inviata speciale dal babbo, di politica parlò con i ministri di allora chiedendo: “Ma se l’Italia sbarcherà in Africa voi cosa farete?” Evasivi gli Albionici, dicono le cronache e le sanzioni all’Italia da loro poi volute, ci fecero venire la gobba, tanto che per venirne fuori l’Italia ebbe bisogno dell’alleanza col “ridicolo Nibelungo truccato alla Charlot,” (per dirla con Gabriele D’Annunzio.)

Adolf Hitler was dictator of Germany from 1933 to 1945.

Solo leggende? Certo che le pesantissime sanzioni inglesi furono una concausa nella scelta dell’alleato dell’Italia. E poi venne il super blasonato Churchill, inglese doc e con cospicue tracce di antico sangue fiorentino. Bando al folklore biografico: Roma, 1927 a colloquio con Benito Mussolini. A Churchill il duce offrì di scrivere due articoli sul suo giornale, Il Popolo d’Italia. Durante una conferenza stampa: “Se fossi italiano, sono certo che mi sarei schierato con tutto il cuore con voi fin dal principio nella vostra lotta trionfale contro gli appetiti e le passioni bestiali del leninismo.” Spulciando sul web capisci com’è andata e perché.
Fabio D’alessandro, avvocato presso uno Studio Legale su it.Quora.com: “Churchill, da buon inglese DOC, nutriva un sovrano disprezzo per chiunque non fosse british; idem dicasi per qualunque nazione, forma di governo, associazionismo etc. che non fosse di matrice albionica. In tutto ciò, considerava l’Italia la somma dei difetti possibili, in quanto paese latino, mediterraneo, e cattolico. Per un paese così, l’unica forma di governo possibile, era una dittatura paterna e un poco severa; l’alternativa, era cadere sotto una dittatura comunista (l’esperienza ungherese con Bela Kuhn, il Biennio Rosso, oltre alla guerra civile spagnola, la rendono una ipotesi possibile). E Mussolini, per questo ruolo era perfetto. All’indomani della morte del Duce: “Così finirono i 21 anni della dittatura di Mussolini in Italia. Durante i quali egli aveva salvato il popolo italiano dal bolscevismo in cui avrebbe potuto sprofondare nel 1919, per portarlo in una posizione in Europa quale l’Italia non aveva mai avuto prima. L’alternativa al suo regime avrebbe potuto essere un’Italia comunista, che non sarebbe stata fonte di pericolo e sciagura di natura diverse per il popolo italiano e per l’ Europa. Le grandi strade che egli tracciò resteranno un monumento al suo prestigio personale e al suo lungo governo”. (Churchill ‘La seconda guerra mondiale’, Oscar Mondadori – volume nono pag. 63) e anche: “Il genio romano impersonato da Mussolini, il più grande legislatore vivente, ha mostrato a molte nazioni come si può resistere all’incalzare del socialismo e ha indicato la strada che una nazione può seguire quando sia coraggiosamente condotta. Col regime fascista Mussolini ha stabilito un centro di orientamento dal quale i paesi che sono impegnati nella lotta corpo a corpo col socialismo non devono esitare ad essere guidati”. Discorso di Churchill il 18 febbraio 1933, (R. De Felice, Mussolini il duce. Gli anni del consenso 1929-1936). Del resto – cosa che non si dice – Churchill, fino al 1937, e per motivi simili, ebbe parole di profondo elogio anche per Hitler.”
Carlo De’ Coppolati, laureato in materie economiche e in Relazioni Internazionali, esperto di contrattualistica internazionale, su it.Quora.com: “Perché Mussolini scelse di allearsi con Hitler e non con Churchill?” “Per un semplice motivo che tutti gli storici conoscono ma che nessuno dice: gli Inglesi non volevano nessuna alleanza. La perfida Albione, che perfida era davvero, ha sempre cercato e spesso è riuscita a defenestrare qualunque sovrano, presidente o leader mediterrano che abbia anche solo messo in dubbio che detto mare non fosse una piscina inglese. Da Ferdinando II fino a Mussolini. Le cose poi nel tempo sono cambiate, ora la piscina è diventata americana, come tutte o quasi le altre piscine del mondo, ma all’epoca gli inglesi pensavano di essere loro i padroni del mondo e del vapore.” Nell’addendum: “Aggiungo uno stralcio dell’ultima intervista a Mussolini sull’argomento: “Prima di stringere il Patto d’acciaio ho tentato tutte le vie per trovare un’intesa con l’altra parte. Alla Francia ho ceduto per sempre Tunisi come primo segno di concordia. Avevo chiesto la sicurezza del pane per il mio popolo ma anche questo mi è stato negato. L’Inghilterra non ci ha voluti. Voleva la nostra neutralità e i nostri porti a sua disposizione e tutto questo, cioè l’ipoteca dell’avvenire e la nostra dignità, per un misero piatto di lenticchie. Quando ho visto che non c’era nulla da fare, mi sono legato con la Germania. La politica inglese è diabolica.”

Tornando a Churchill: per l’opinione pubblica inglese ecco alcune sue frasi ulceranti; Nel 1937 disse alla Palestine Royal Commission: “Non ammetto che sia stato fatto un grande torto agli indiani d’America o ai neri d’Australia. Non ammetto torti nei confronti di queste popolazioni dal momento che una razza più forte, di grado superiore, una razza più saggia per dirla così, (cioè quella britannica) occupa le loro terre e ha preso il loro posto.” Per questo dire e per le nefandezze commesse e ammesse in Afghanistan hanno imbrattato anche la sua statua, definendo il soggetto ritratto “nemico dell’umanità.”

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raccolte in un volume:

Londra. “The 80s: Photographing Britain”, una mostra fotografica alla Tate Gallery (seconda parte)

Ancora l’articolo di Lorenzo Ferrara sulla mostra fotografica londinese, pubblicato su Barbadillo:
Da rimarcare le opere di Sunil Gupta, la cui serie Pretended Family Relationships del 1988 unì teneri ritratti di coppie interrazziali con frammenti di poesia intima e immagini delle proteste. Poi la mostra si sfalda. Il territorio che copre è ambizioso e comprende la fotografia artistica e in studio insieme al reportage e al lavoro documentario, spina dorsale della mostra. Tale ampiezza non è di per sé una cosa negativa, ma fin dall’inizio la mostra si spinge oltre i suoi confini autoimposti.

Alcuni dei lavori più importanti qui sono stati realizzati negli anni ’70 e ’90, in particolare gli autoritratti irresistibilmente vivaci scattati dai residenti di Handsworth a Birmingham nel 1979, ideati da John Reardon, Derek Bishton e Brian Homer. 

Uno spettacolo ampio, tortuoso e bisognoso di una modifica importante. La sezione conclusiva Celebrating Subcultures ignora quelle associate agli anni ’80 (punk, goth, viaggiatori new age) ma include un intero muro di fotografie degli anni ’90 di Wolfgang Tillmans, la maggior parte delle quali scattate in Germania e Grecia. Dalla foto di John Harris di un poliziotto a cavallo che brandisce il manganello contro un fotografo durante la battaglia di Orgreave agli studi artistici di Rotimi Fani-Kayode sui corpi neri strani, ci sono alcune cose fantastiche qui, ma devi darti da fare per scovarle”.
Gli organizzatori scrivono: “Esplora una fotografia potente in un decennio di cambiamenti sociali e politici, in uno dei decenni più critici del Regno Unito. Questa mostra ripercorre il lavoro di una comunità diversificata di fotografi, collettivi e pubblicazioni, creando risposte radicali ai turbolenti anni della Thatcher. Ambientato sullo sfondo delle rivolte razziali, degli scioperi dei minatori, della pandemia di AIDS e della gentrificazione, lasciati ispirare da storie di protesta e cambiamento”.Uno “spettacolo” che dilaga in mille rivoli come l’acqua sulla sabbia. Un progetto meno ambizioso sarebbe stato benvenuto. Come sostiene The Guardian.
Nel passare in rassegna quei documenti fotografici sono viziato dalla memoria degli scatti dei maestri nostrani. Qualcosa manca alle immagini qui esposte. Un pizzico di cultura e di poesia mediterranea, forse?

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raccolte in un volume:

Le Fiat non sono più cult negli UK (prima parte)

Ancora un altro articolo di Lorenzo Ferrara, che continua a rimanere irreperibile, questa volta polemico sull’ex dirigenza Fiat, pubblicato su Barbadillo.it il 14 Novembre 2024 in Esteri, in due post consecutivi.

L’Italia non c’è sulle strade albioniche. Se escludi la Fiat 500 e qualche anonima Alfa Romeo. Sulle strade di Londra ci sono tutte le auto che contano, eccetto le nostre

Nella foto Jean-Louis Trintignant con Vittorio Gassman ne “Il sorpasso”. Sulle strade inglesi l’auto italiana la vedi col lanternino. Lontani i tempi in cui Fiat, Lancia, Alfa Romeo e Maserati producevano auto cult. Trintignant e Gassmann viaggiavano su una strepitosa Lancia Aurelia B24. Io, più modesto, su una Giulietta spider Alfa Romeo prima serie, di seconda mano. Sulle strade di Londra ci sono tutte le auto che contano, eccetto le nostre. Fiat sembra sparita dalla circolazione. Di Lancia e Alfa nemmeno l’ombra. Il motivo alla base della vistosa debacle risiede nel passato. Nell’articolo del 2018 di Gianni Marocco su Barbadillo si legge: “Se il gruppo Fiat è ancora un player di discreto livello è solo grazie a Marchionne ed al geniale/fortunato rilevamento di Jeep-Chrysler. Fosse stato solo per Panda e 500 saremmo già diventati un marchio cinese. I gestori passati non sono stati capaci di aggiornare il sapore e rendere appetibili Alfa, Lancia e Maserati che potevano essere meglio di Audi e Bmw e Porsche. Poi la disastrosa gestione Romiti, che, appoggiato da Gianni Agnelli, ha preferito una dimensione finanziaria a quella automobilistica, spazzando via tutto in un decennio…Per recuperare ci vogliono montagne di soldi e tanta fatica”. Oggi sulle strade inglesi vedi il futuro dell’auto interpretato da una miriade di modelli, alcuni esteticamente accattivanti, dai colori sgargianti e dalle forme propositive che suggeriscono innovazione, design inediti; di Renault, Peugeot e Citroen una marea montante, senza parlare di BMV e delle Mercedes Benz che spopolano con lussuose berline mozzafiato. Giri l’angolo e vedi che sfreccia una Fiat 500, devi accontentarti di quella. Gianni Agnelli e Cesare Romiti sono scomparsi da un pezzo. Il primo regnava, il secondo comandava e la loro eredità eccola.

Povera Torino, in crisi di identità dacché il suo destino si identifica con quello dell’auto. Povera anche per altri versi. Devi esserci nato a Torino come me, per capire cosa è successo a questo salotto a cielo aperto dove trionfano Barocco, diffidenza verso lo “straniero”, zeppa di fattucchiere e antiche memorie. Quali memorie? Da presidio romano a città sabauda, per cui regia, non per niente ci andavo a giocare ai giardini reali nei pressi di una squisita reggia che fa eco a Versailles.
Il corposo articolo del Financial Times Week end, 20 ottobre 2024 di Amy Kazmin ritrae per la città una realtà problematica, legata alla sorte dell’auto. Gli stabilimenti di Mirafiori per quanto rimarranno aperti? Nel testo: “Quando vedi una fabbrica con quasi 100 anni di storia fermarsi, il cuore piange. Torino muore. Un tempo orgoglio della produzione italiana e conosciuta come “Mamma Fiat” per i suoi estesi programmi di welfare dalla culla alla tomba, Fiat è stata incorporata in Stellantis nel 2021, dopo anni di difficoltà. A settembre l’azienda ha temporaneamente interrotto la produzione di automobili nello storico stabilimento di Mirafiori”. Il sottotitolo: “La dolorosa transizione del marchio di proprietà di Stellantis ai veicoli elettrici ha scosso la sua città natale, Torino, e innescato una disputa con Roma”. L’operaio e deputato sindacale Giacomo Zulianello, ha accusato Stellantis di “dissanguarci” aggiungendo che l’uccisione totale di Mirafiori è troppo anche per Tavares. “Ma in realtà, Mirafiori è già chiusa”. Dice.

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raccolte in un volume: