c'era Il Barone immaginario? (3)

IL RICHIAMO DI KRODO di Alberto Henriet. Un’intervista ad Atene a Kaiadas, leader e artista Heavy Metal dei Naer Mataron ed esponente di spicco di Alba Dorata, Leonida Baldur, si conclude con successo.

L’intervistatore il giorno dopo dell’incontro verrà coinvolto in una avventurosa missione esoterica davvero incredibile. Incontrerà un ufficile delle SS, ovvero il Doppelgänger di Karl Maria Wiligut, che gli spiega il funzionamento della Campana, ovvero della macchina del tempo, un prisma di cristallo meta temporale attivato dall’energia oscura, nota agli SS sin dagli anni Trenta, il cui funzionamento si basa sul concetto di sincronicità analogica. Leonida Baldur “proverà” o subirà (?) affascinato, la macchina del tempo, indotto a proiettarsi nel 1944. E quindi 1944: Hyperborea, e i versi oscuri dedicati al Mito del Sole Nero e il progetto di Hyperborea a cui partecipava anche il barone Evola descritto come un dandy esoterico in visita turistica nel luogo più sacro della paganità nazista del Terzo Reich. Quindi il capitolo su Krodo, dio solare sassone, il Krist nordico e ancora Il richiamo di Krodo e Il sogno artico descriventi fantastiche dimensioni e avventure. Quando Leonida Baldur si svegliò era cosciente che quel viaggio metatemporale non sarebbe stato un’esperienza isolata ma soltanto il primo di una lunga serie di avventure controcorrente e antimoderne.

EVOCAZIONE di Giulio Leoni. Bombe nei pressi della vecchia stazione viennese, bombe attorno all’uomo col bavero del cappotto alzato e muraglie di polvere causate dalle esplosioni. E poi, una donna bellissima, bionda, quasi incuriosita dal gran caos. Una donna che dice: “Io vi conosco, Barone. Da tempo.” Alla perplessità di Evola essa risponde: “Vi ringrazio del vostro aiuto ma sono in grado di badare a me stessa.” Evola la vede salire su una grossa berlina scura in direzione dell’hotel Mercure. Maria Orsic, si chiama. Ma certo, Maria Orsic! adesso ricordava chi fosse la donna. Evola si trovava a Vienna per alcune ricerche. L’ufficiale tedesco a cui Evola ora si rivolge gli vieta l’accesso a certi documenti contenuti negli archivi della Massoneria Internazionale. Contrariato, decide di rintracciare la donna.

L’interrogatorio al portiere dell’albergo aveva dato i suoi frutti. Maria Orsic! La famosissima e bellissima medium, donna dai poteri psichici straordinari, intima di Joseph Goebbels, lo ha invitato e ora lo sta aspettando con alcune compagne, nella sua stanza. Sta tentando un rito, per evocare gli antichi dei germanici della guerra onde mutarne il corso. Qualcosa di incredibile stava davvero per succedere, qualcosa o qualcuno aveva risposto all’evocazione della donna e ora stava dietro di lui, nella sua stanza. Poi, improvvisi, i lampi sulla città, le sirene dell’allarme antiaereo, una vampata di luce accecante dalla finestra e la montagna di polvere e calcinacci. Maria Orsic e le sue compagne sparite! A Evola non rimane che dirigersi verso il suo destino. Era il 24 gennaio 1945.
DOPPELGANGER di Marcello de Angelis.”Herr Braconens, mi può sentire?” E d’improvviso vide l’infermiera. Sul letto di un ospedale a Vienna quando lo avevano raccolto, inerte, dopo l’esplosione della bomba d’aereo. Pruriti, fitte, dolori dappertutto, il suo corpo si stava risvegliando. Dalle gambe nessun segnale, nemmeno il minimo dolore. “Cosa ci faceva in giro sotto i bombardamenti?” gli chiede il medico. “L’hanno portata qui in stato di incoscienza…tra poche settimane i sovietici sarano qui, cercheremo di portarla via con noi. Buona fortuna herr Karl von Bracorens…” Karl Bracorens, ovvero il suo doppio, il suo nemico del Destino, ma lui era Evola, il Barone Evola….e se lui fingeva di essere me, tanto valeva che io fingessi di essere lui. Mille volte meglio un cattivo re che una plebe incontrollata, andava pensando. Evola era a Vienna per tentare un esperimento cruciale, che, se riuscito, avrebbe potuto cambiare gli eventi e risvegliato nel futuro il glorioso passato….Non mi è stato possibile eseguire il rito, i tempi non sono ancora maturi…dalle mie gambe non sento alcun segnale ma non me ne dò cruccio….sarò un guerriero immobile….
L’ULTIMA VETTA di Mariano Bizzarri. E di lui cosa restava? Un corpo storpio, un peso morto. Uno spirito vivo incarcerato in una prigione di carne sorda al comando, dove anche l’energia dell’anima minacciava di consumarsi giorno dopo giorno, come lume di candela….Pensava a se stesso e alla Medicina moderna che non era riuscita a debellare il più diffuso dei mali moderni: l’infelicità. La sua salute fisica? Non solo, era il suo spirito a essere chiamato in causa…La malattia che colpisce un uomo lo pone dinanzi a un compito, dicendogli: “scacciami con la potenza del tuo stesso spirito e poter divenire signore della materia…, come già lo fosti prima della caduta.” Parole di Meyrink che aveva fatto proprie. …Se non avesse più potuto scalare le montagne, avrebbe scalato quelle del suo spirito. …Non avrebbe seguito i consigli dei medico. L’intervento chirurgico poteva aspettare….
INCONTRO A CASTEL SAVOIA di Augusto Grandi. “Avete davvero sbagliato tutto” disse Evola al “re di maggio“. Umberto di Savoia annuì. “Avete tradito un popolo, il vostro popolo, coprendo di fango la dinastia…un popolo che si era fatto uccidere gridando Savoia!…” Evola guardando Umberto di Savoia si chiedeva se facesse davvero parte di quelle genealogie mistiche e leggendarie che determinavano il diritto dei Re….

“Dunque non abbiamo più speranza? E non mi riferisco a un mio ritorno dall’esilio, o a un futuro da re per mio figlio Vittorio.
È finita la monarchia in Italia?…” chiese il re di maggio. Dopo avergli risposto Evola aggiunse: “…Se vi può consolare, anche nella società dei consumi c’è ancora qualche azienda o qualche negoziante che si vanta di essere fornitore della real Casa. Nessuno che sostenga di essere fornitore del presidente della repubblica.” Risero entrambi.

IL FUOCO INVISIBILE di Andrea Scarabelli. “Sono Ernst Jünger. Avverta il professore” ribatté, lottando contro il malessere che da lì a poco sarebbe misteriosamente scomparso. “Un momento, bitte.” Il Barone e l’anarca, uno di fronte all’altro, ora. Jünger ascolterà il Barone attentamente. Era come se quell’incontro fosse l’intersezione di campi elettromagnetici molto potenti, …stava muovendo energie più antiche delle loro stesse individualità….La necessità di attraversare la distruzione uscendone indenni. Finanche rafforzati. ” disse Evola, aggiungendo: ” Nesuna rivolta contro lo stato delle cose è possibile senza il ricorso alla trascendenza.” Ernst Jünger si trovava d’accordo praticamente su tutto….E poi egli vide le serpentine dei quadri dadaisti che ornavano la stanza prendere vita e disporsi a raggiera,

formando un sole, attorno a una ciotola di latte, sull’Eremo della Ruta…Si rivide tenente Sturm astrattista mistico dalle unghie laccate di verde a passeggio tra le gallerie e le trincee, al canto del fuoco. …Si risvegliò bruscamente …Gettò un’occhiata a Evola, che si era assopito, o così gli sembrava, evitando l’ascensore si precipitò lungo la tromba delle scale, e poi all’aria aperta….Impossibile trasmettere ciò che non consente di essere comunicato a parole, ma solo sperimentato interiormente.
IL BARONE E L’ASSASSINO di Antonio Tentori. Sono fuori dal corpo, sono fuori dal corpo”….Il giovane comincia a camminare, quasi fluttuando…Quindi si volta verso la sedia, dove giace il suo corpo fisico e lo osserva….
Mi chiamo Giorgio D. e da anni sono amico e collaboratore del Barone….Erano usciti articoli velenosi su alcuni giornali e riviste contro di lui e le sue idee…lo scopo era isolare e mettere all’indice un personaggio come lui, scomodo e ingestibile. Fra i ragazzi che frequentano la casa di Evola, incontri durante i quali egli parlava della Tradizione spirituale e della necessità di spostare le proprie energie sul piano superiore dello spirito, uno in particolare colpiva l’attenzione. Sconosciuto e strano, e la precisa sensazione di Evola che da quel bel ragazzo silenzioso non potesse venire altro che male…”Questa volta il barone è finito” sorrise un uomo dopo aver brindato con altri al successo dell'”impresa”. Il ragazzo sconosciuto aveva una missione da compiere, quella di eliminare il Barone che qualcuno aveva definito “cattivo maestro di una generazione.”

Ma non andrà come i committenti del delitto avevano complottato. Coinvolto in un altro crimine, il ragazzo fugge inseguito da Giorgio D. e, vistosi braccato, si uccide. Poco dopo Evola si affaccia per l’ultima volta alla finestra sul Gianicolo, raggiungendo la soglia dell’Altrove.
TRAMONTO SU ROMA di Enrico Rulli. Julius Evola ha una nuova vicina di casa, che gli vuole far visita, i doveri di buon vicinato glielo impongono. “Mi chiamo Ariana Ullastres” disse la nuova vicina. “Volevo solo conoscerla.” “Perché?” “Perché lei è famoso.” Evola si sporge per prendere il monocolo. L’incontro fra la vedova ed Evola tocca aspetti salienti della vita di entrambe; parleranno volentieri e senza maschera del loro passato, dei dipinti del filosofo inspirati all’astrattismo mistico, di preferenze, inclinazioni, di magnetismo e di rapporto uomo donna. Pranzeranno insieme a casa di Evola, una cosa improvvisata e gradita al filosofo perché molte idee di Ariana sono condivise, infatti:. “Ti posso confidare una cosa?” “Dimmi.” “Tu mi ricordi mio marito.” “In che senso?” “Hai le sue stesse idee.” Durante il commiato Evola chiede alla donna: “Quando ci vediamo?” “Domani no. Forse dopodomani,” aveva risposto Ariana con una certa esitazione. Di lei Evola aveva condiviso non il corpo ma lo spirito. Ed era contento di averla incontrata. Passano due giorni. Entrò la domestica con il vassoio dicendo: “La nuova inquilina si è buttata dalla finestra.”
“Come buttata?”
“Si è suicidata.”
“Morta?”
“Sì, morta.”
DIALOGO AGLI INFERI tra Julius Evola e René Guénon, di Marco Rossi. Un “botta e risposta” illuminante, rivelatore, un dialogo possibile che tocca la modernità, la cronaca, il costume, la politica, ma anche la musica. Un dialogo davvero “appetitoso” che fa dire a Evola rivolto a René Guénon, a proposito della musica beat o rock: “Pensa che negli ultimi anni della mia vecchiaia esisteva un gruppo di musicisti inglesi, credo che allora si chiamassero complessi beat o rock, che faceva una musica per me assolutamente infernale…si chiamavano Rolling Stones, pietre rotolanti. Sembra proprio che interpretassero e incarnassero accuratamente quello che stava accadendo e che ancora accade…”

René Guénon: “…non ho il minimo dubbio che la dottrina delle Quattro Età sia l’unico paradigna che può spiegare l’andamento della storia umana dal punto di vista dello Spirito…Comunque, sia il mio Oriente che il tuo Nord Europa occidentale si sono persi nell’attivismo materialista, edonista, e alla fine si sono adeguati al “politicamente corretto…”
Julius Evola: “Hai visto come si sono ridotte le religioni occidentali? si sono tutte piegate al ruolo che i Padroni del Mondo hanno disegnato per loro: alla fine hanno formato una specie d’immensa arci confraternita votata unicamente alla beneficenza per i poveri universali….come non provare disgusto a vedere…che la Terra è in mano a pochissimi Padroni del Mondo che hanno sotto di loro una dinastia discendente di camerieri? A partire dai banchieri, seguono le multinazionali, seguono i grandi mezzi di comunicazione con la loro funzione sacerdotale, seguono i politici e poi tutti gli altri….”
MURSIA

c'era il Barone immaginario? (2)

IL GUARDIANO DEL LYSKAMM di Marco Cimmino mi riporta alle pagine di Lovecraft: “Ogni tanto, ci facevamo un grido di incoraggiamento, quasi a dire che c’eravamo ancora. Era tutto innaturale, gliel’ho detto: una situazione strana. …Stavamo quasi per arrivare ai roccioni prima dell’ultima arrampicata della vetta, quando di fronte a me, vidi una luce. Proprio dove avrebbe dovuto esserci il mio compagno. Ho detto una luce, ma non era veramente una luce: era come se la nebbia, da grigia, si fosse schiarita, sbiancata. Era un colore di morte, come la faccia dei morti…David aveva cambiato completamente espressione: i suoi occhi celesti guardavano lontano, in un altrove cosmico.

Ripeteva in un sussurro mistico le parole che avevo imparato a conoscere bene, che il Professore mi aveva insegnato a temere. E che significavano un incubo abominevole: il guardiano della Soglia, il poderoso Yog-Sothoth era tornato per aprire la porta tra i mondi. Questo cercava il Professore (Evola): il varco dei Grandi Antichi! …in quel momento tutto mi apparve inutilmente minuscolo, di fronte alla devastante visione di un passaggio tra il nostro mondo e una realtá mostruosamente ostile…” ovvero un brano che ricorda da vicino alcune scene de LE MONTAGNE DELLA FOLLIA.
AMERICAN GODDESS di Mario Farneti. Evola è alle prese col più importante presidio della modernità e con Sadie Braddock, sua degna rappresentante: Gli Stati Uniti d’America e Sadie, dunque, “dagli occhi cangianti come il mare all’aurora, figlia della luce, emersa dal nitore delle stelle occidue.” …”Io sono la tua dea,” disse lei. “La Dea America” sorrise lui. Sadie, americana figlia di un ricco finanziere….Non poté fare a meno di stringerla e di baciarla. Rivelatrici e significative sono alcune delle numerose battute scambiate fra la giovane americana, il padre di lei ed Evola:

“Proprio a causa del vizio, la vostra civiltà è priva di valori” dice Evola
“Non è vero, non siamo privi di valori. Siamo cristiani anche noi” risponde Sadie.
“Il fatto di essere cristiani non vi assolve, per di più siete protestanti-puritani che per me è un’aggravante.” Mister Braddock, padre di Sadie a Evola: “L’America è la patria della libertà e delle opportunità. Qui ogni individuo ha la possibilità di realizzarsi come meglio crede…sono convinto che la Russia cadrà come cadrà la decrepita civiltà europea e rimarremo soltanto noi americani a guidare l’umanità” ed Evola: “…L’alchimia della finanza non è altro che il riverbero, invece, dell’età del ferro, l’era che stiamo vivendo. E non è un’epoca di progresso ma di mortale arretramento per tutti gli esseri della Terra.” Di rilievo, nel racconto un pensiero di Evola: “L’America vive nell’orgasmo costante di un bisogno di possesso; una fosca angoscia di fronte a tutto ciò che è distaccato, isolato, profondo e lontano…Per contro le civiltà tradizionali furono vertiginose proprio nella loro stabilità, nella loro identità, nel loro sussistere in mezzo allo scorrere del tempo e della storia…”
L’ANTRO DELLA SIBILLA di Mario Bernardi Guardi. Evola, Dino Campana e la sua amante forsennata Sibilla Aleramo. “Sputo su di voi, sul vostro Dio, sulle vostre donne, sui vostri bambini, sulle vostre leggi. Voglio rinunziare alla nazionalità italiana. Voglio arruolarmi per il Kaiser” sbraita il poeta. Campana, ora l’idiota, ricoverato in manicomio, al quale toccavano lamenti atroci, di cani che gridano alla luna. E sembra che a volte si mettesse a urlare anche lui, sbattendo la testa contro il muro….Io, folle a freddo, lava di ghiaccio, sfogliavo i Canti Orfici. E poi lei, la maga sfatta…Non era innocente.

Era fasciata da un abito rosso, scollato, che la rendeva più che nuda…Sei una vecchia ninfa… stuprata adolescente, sposa per forza, adultera, madre snaturata, mantide irreligiosa… rifletté Evola al cospetto della donna, rammentando quello che diceva Soffici: “Sibilla è come il calamaio di un ufficio postale: tutti ci possono mettere dentro la penna…” Devastante, non ti pare? E poi, ancora l’amaro ricordo di lei di Campana: “Ho bevuto alla coppa della vita, era veleno, lei era veleno …sono stato colmo di lei, poi mi ha lasciato solo …e ho vomitato inferni.”
LE CATTEDRALI FILOSOFALI di Manlio Triggiani. A Bari Evola deve vedere l’editore LA TERZA anche per proporgli la sua opera “Rivolta contro il mondo moderno” ma l’editore dice che l’opera dovrebbe avere al massimo duecento pagine. Non se ne farà niente. Quindi Evola, spinto dal suo amico Bonabitacola, si reca allo studio dell’avvocato Borracci con cui parlerà diffusamente e con crescente interesse della presenza del sacro Graal nella basilica di San Nicola. Evola, scettico e comunque molto interessato all’argomento dice al suo interlocutore: “In base al racconto cristiano credo che nel mistero del Graal ci sia un adattamento biblico di tradizioni nordico celtiche remotissime, precristiane ed extrasemitiche. Il vero Graal deriva dalla Tradizione pagana.” “Benissimo” disse Borracci “Ma chi ci dice che anche San Nicola non fosse la cristianizzazione di una figura pagana?” Nei giorni appresso, dopo altri incontri dedicati sempre a quel tema, Evola salì sul treno per Roma con uno scartafaccio di appunti nella valigia e di idee in testa. Il Graal. il Graal, il Graal, un mistero…
INCONTRI RAVVICINATI di Errico Passaro. “In genere non apprezzo che mi si rapisca.” Disse il barone. Che ci fa Julius Evola nell’hangar dello stabilimento SIAI Marchetti di Vergiate dopo essere sceso da una Balilla nera, insieme ad altre due persone appartenenti all’ex gruppo di UR?

“Se vorrete avere la bontà di ascoltarmi tutto vi diventerà più chiaro”. Chi era l’uomo che dopo un po’ avrebbe puntato una pistola conto Evola minacciandolo di morte per indurlo a collaborare, e cosa voleva da loro? Un funzionario dell’OVRA alle prese con un mistero la cui soluzione era inderogabilmente voluta dal Duce. Cos’era successo? Un disco del diametro di trenta metri con geroglifici intraducibili incisi sul metallo era caduto poco lontano da Vergiate. Ed era stato recuperato anche il suo…pilota, ancora vivo, seppure malconcio. Un mistero assurdo e assoluto. I tre uomini fissarono lo sguardo sulle fattezze indiscutibilmente aliene della creatura…l’impalcatura dell’essere era umanoide..”il nostro visitatore” disse il funzionario dell’OVRA potrebbe appartenere a una civiltà venuta alla luce prima che sulla terra fosse apparso il primo essere vivente…una civiltà potenzialmente ostile…Cooperate e tutto andrà per il meglio.” Il funzionario che li aveva minacciati di morte voleva che i tre convenuti a forza tentassero di svelare il mistero dell’alieno, in forza delle loro conoscenze…i tre, tuttavia, Evola per primo, non collaborarono…e in quel modo avevano detto di no a Mussolini.
LA CRIPTA DEGLI IPERBOREI di Dalmazio Frau. Un’eccezionale scoperta archeologica avvenuta in Romania desta l’interesse di Himmler. Evola ne sarà volentieri coinvolto, lo vediamo respirare la brezza mattutina dopo essere emerso con un U Boot del terzo Reich, nel Mar Nero. “Sono stati degli sciocchi! Non dovevano disturbare ciò che è sepolto là dentro da tempo immemorabile!” dice Camila Mutu, settima figlia di sette generazioni di maghi, Evola ascolta e riflette. La spedizione composta da soldati tedeschi, un gruppo di romeni armati, Evola e Camila, si addentra nei boschi dove, prima che giungesse il Dio cristiano, si aggirava il terribile Chernobog. Un grandioso portale scolpito cela segreti inarrivabili e terribili verità sepolte da tempo immemore. Evola e la maga Camila entreranno per primi in una immensa caverna dove è stato racchiuso un Antico Male…

“Non siamo soli” disse Camila guardano Evola e rivolgendosi poi ai soldati. “Ora non siamo più soli…sono già qui!” Quattro giganti avanzavano. Alti una dozzina di metri e coperti da armature di ferro contro cui nulla potevano i proiettili dei mitra tedeschi…strazianti grida seguirono. E poi, infine i Figli dell’Alba, i Principi Splendenti, i Guerrieri della lontana Thule apparvero recando salvezza…
MURSIA

c'era il Barone immaginario? (1)

Possibile che non ci sia un filo di retorica, di nostalgia, o magari di apologia? Nulla di tutto questo. E perché? Perché IL BARONE IMMAGINARIO, a cura di Gianfranco De Turris, edito da MURSIA, ha centrato l’obiettivo, andando ben oltre le aspettative, trattandosi di opera viva, attuale, originale, e di insospettata suggestione. La sua lettura risulta godibilissima, anche per chi non conosce il personaggio al quale i brevi racconti si ispirano. Il suo protagonista anima un mosaico vivace, fatto di avventure, situazioni, luoghi fantastici e non; un’impresa non da poco e di gran presa su chi legge. Il protagonista: Julius Evola, catapultato in vicende fantastiche, surreali, mistiche, improbabili o realistiche, mai comunque banali. 18 racconti ispirati alla sua figura che fanno rivivere uno dei piú straordinari, meno noti e dibattuti filosofi del nostro recente passato. Del passato europeo intendo, non solo dell’Italia.

Esponente di spicco del dadaismo in Italia, se fosse nato in Francia non si sarebbe esitato a dedicargli monumenti e intitolargli biblioteche, vie e piazze. In Italia occorre aspettare che la cultura “ufficiale” decida cosa fare di un personaggio, diciamo così, scomodo e ” contro”, che aveva legami col fascismo e il nazismo, anche se ne criticava aspramente certi aspetti. Non per niente la Gestapo aveva aperto un fascicolo su di lui e una guardia del corpo lo proteggeva per le critiche avanzate verso gli squadristi. Bisogna insomma che l’intellighenzia culturale italiana vigente (sempre se ne esiste una) sdogani personaggi di quel calibro, al punto che, tanto per dirtene una, Umberto Eco, uno dei nostri recenti maître à penser non perdeva occasione per denigrare Julius Evola e la sua opera, al salone del libro di Francoforte.
L’aletta di copertina del volume di MURSIA dice: Diciassette scrittori contemporanei oltre a Volt, il conte futurista, hanno raccolto la “provocazione” di Gianfranco De Turris e si sono misurati con il Barone, immaginandone incontri, avventure, amanti, indagini, pensieri, battaglie. Un’impresa non da poco, considerato lo spessore del personaggio, le sue tesi rivoluzionarie, maturate su antichi testi, l’osservazione del reale attuale e i suoi rapporti “imperdonabili”. Anche Mister Bannon, l’ex guru di Donald Trump, che lo ha successivamente silurato e poi, pare, recentemente riabilitato, cita Evola, questo la dice lunga sull’influenza e la fama del filosofo romano, anche in America, al punto che un articolo del New York Times ne parla. Mi rimane il dubbio se Steve Bannon e Jason Horowitz , estensore dell’articolo, conoscano a fondo il pensiero evoliano.
Gli autori: Bernardi Guardi, Bizzarri, Cimmino, de Angelis, Farneti, Frau, Gobbo, Grandi, Henriet, Leoni, Monti-Buzzetti, Passaro, Rossi, Rulli, Scarabelli, Tentori, Triggiani, Volt. Qui di seguito, suddivisi in tre post susseguenti, i loro racconti:
LE PAROLE CHE UCCIDONO, Scritto dal conte Vincenzo Fani Ciotti alias Volt futurista, il racconto apre l’antologia dei diciotto, presentati da Gianfranco de Turris ne Il Barone Immmaginario per Ugo Mursia. Personaggi e interpreti: Arnaldaz alias Arnaldo Ginna, ovvero Arnaldo Ginanni Corradini, Ettore Biunfo, bizzarra cavia calabrese, De Pero, Balla, Evola, la presenza invasiva dell’opera di Marinetti mentre si recita la sua Maria futurista, in una Roma sorniona e proiettata verso l’avvenire. Il milieu occulto del futurismo romano è il vero protagonista del racconto, fra scherzi, lazzi e scenate semiserie si parla di energia astrale, di Scienza dell’Avvenire, di pazzia che sarebbe genialità rientrata, di Genio e pazzia che rampollano da una medesima fonte, mentre Evola spiega a Balla il funzionamento del suo complesso plastico meccanico intitolato Siluro in azione.

Sembra che i protagonisti siano quattro amici al bar e invece sono l’avanguardia dei movimenti dadaisti e futuristi italiani. La Roma futurista va a mille in questo divertente racconto in cui si bighellona al Pincio per finire nello scantinato di Balla dove De Pero porta in braccio la sua marionetta, ovvero la ballerina gravida. Fra piazza di Spagna e il Pincio mentre arriva di gran carriera il camion dei pompieri per spegnere un incendio inesistente nel negozio di un ottico. Qualcuno aveva gridato al fuoco! ma per scherzo.
IL DRAGO ETERNO di Adriano Monti-Buzzetti è il secondo racconto del libro. Herman Hesse, un saggio tibetano dagli straordinari poteri e un giovane Evola che bussa e ribussa al portone di una strana casa del Canton Ticino, alla ricerca spasmodica di verità urgenti su se stesso e sul mondo. “Il cielo era cremisi e un’immensa luna color sangue incombeva sul pianoro. Incitate dagli sproni del cavaliere in armatura, le zampe del palafreno aggredivano senza suono il terreno arido e frastagliato da crepe infinite….Infine, anche in quell’eterno presente qualcosa cambiò.

Il cupo monte dispiegò le sue ali e fu un drago….”Il tuo drago” spiegherà il saggio tibetano, dopo la tenzone, al giovane Evola incredulo, “era reale, in effetti, ma su un diverso piano dell’esistere…Ogni battaglia del Cavaliere col Drago è l’immagine eterna di una lotta interiore per superare la parte oscura di noi stessi…Eppure a modo suo egli è uno sciamano” concluderà il lama riferendosi a Evola, ormai congedatosi, … e credo che la vostra strana cultura oggi, abbia bisogno di tutti gli sciamani che può trovare.” disse il lama all’indirizzo di Herman Hesse.

LA MALEDIZIONE DI PALAZZO CHIGI di Max Gobbo. C’è Mussolini nella Sala della Vittoria che sta chiedendo a Evola: “Qual’è la sua opinione sul sovrannaturale?” Il Duce, impensierito da alcuni inquietanti fenomeni, si sente spiato e non sa spiegarsi l’origine di certi rumori e di alcune cose trovate fuori posto e poi della sua Alfa Romeo che fa bizze davvero incomprensibili, senza parlare di un pugnale che va a conficcarsi nello schienale della poltrona del Duce. Illusionismo?

cospirazione? azione di campi magnetici? forze occulte invisibili? Oppure potrebbe essere Aleister Crowley il mandante? e il suo “sicario” un sarcofago egizio, dono di una delegazione straniera malintenzionata.
Un sarcofago gravato da una maledizione. Nel racconto si legge: “La scrittrice Sarfatti scrive che Mussolini, venuto a conoscenza della morte prematura di Lord Carnarvon, scopritore della tomba di Tutankhamon, ordinò che il sarcofago avuto in dono, venisse rimosso da Palazzo Chigi e trasferito d’urgenza in uno dei musei etnografici della capitale.
MURSIA

gli uomini erano dei? (2)

Julius Evola mina alle fondamenta l’impalcatura della cultura sociopolitica occidentale degli ultimi duemilacinquecento anni e poi fa esplodere le cariche. Un paesaggio nuovo, esaltante, angoscioso, prende allora a delinearsi sulle macerie della nostra civiltà. Il mondo della Tradizione coi suoi riti, con le gerarchie, con l’impronta inconfondibile di un’ispirazione spirituale superiore. Evola si rifà alle età di Esiodo. Esiodo: dall’età dell’oro all’età del ferro. Prima una stirpe aurea di uomini mortali fecero gli immortali che hanno le olimpie dimore. Erano ai tempi di Crono, quand’egli regnava nel cielo; come dei vivevano, senza affanni nel cuore, lungi e al riparo da pene e miseria, né per loro arrivava la triste vecchiaia, ma sempre ugualmente forti di gambe e di braccia, nei conviti gioivano lontano da tutti i malanni; morivano come vinti dal sonno, e ogni sorta di beni c’era per loro; il suo frutto dava la fertile terra senza lavoro, ricco e abbondante, e loro, contenti, sereni, si spartivano le loro terre.

Esiodo (VIII secolo a.C.) e le cinque età del mondo
Esiodo, poeta greco, probabile contemporaneo di Omero. Interessante vedere che in “Le opere e i Giorni” ci parla delle cinque età del mondo:
– età dell’Oro: gli uomini vivevano “sempre giovani” e non avevano preoccupazioni di alcun tipo. Siamo ai tempi di Crono;
– età dell’Argento: gli uomini sono governati da Zeus. Per il loro comportamento si estinsero;
– età del Bronzo: è il mondo di uomini violenti che si dedicavano solo alla guerra e si estinsero per la loro stessa stupidità;
– età degli Eroi: è l’età in cui gli Eroi combatterono a Troia e a Tebe;
– età del Ferro: è l’età del mondo di Esiodo ed anche la nostra, e finirà anch’essa, come le precedenti.
Ancora una volta un “antico” ci parla di età del mondo e di come queste si sono susseguite nel tempo… ci parla di guerre e di estinzioni di massa…
Ci parla di un passato remoto e ancora per la gran parte sconosciuto…

Le parole chiave per accedere alle tesi di Evola riguardano la sacralità, il sacerdozio, il culto dei morti, il rito, la gerarchia, gli uomini dei e la regalità dei veri capi, Dio, anche se tale parola ha scarsa corrispondenza col mondo attuale della religione. Evola scrive di qualcosa che trascende la contingenza, immanente, meraviglioso e luminoso e al contempo temibile. Egli rintraccia nelle antiche scritture provenienti dall’India, Grecia, Europa e Sudamerica la presenza di una forza nuda e non condizionabile; non una persona, non un essere, non di deus ma di numen, si tratta. I valori sono quelli delle civiltà scomparse e di antichissime società, (si parla di seicento – ottocento anni avanti Cristo); già allora, scrive Evola, inizia il processo di degenerescenza (dall’età dell’oro all’età del ferro.) Mondi scomparsi fra le pieghe della Storia ispirati ai valori della Tradizione, strutturati in società gerarchicamente organizzate attorno al capo, all’imperatore, al re-sacerdote.
Genuinamente e radicalmente antidemocratico, Evola sostiene che il potere non deve e non può essere né legalizzato né voluto dal basso. Occorre che sia ispirato dall’alto, dal regno della forza trascendente, attingendo in quel sopramondo invisibile, in cui scaturisce l’energia, in cui la pura divinità risiede. A pagina 102 de RIVOLTA CONTRO IL MONDO MODERNO, si legge:
All’origine di ogni vera civiltà sta un fatto divino. Ad un fatto dello stesso ordine, ma in senso opposto, degenerescente, si deve l’alternarsi e il tramontare delle civiltà. Quando una razza ha perduto il contatto con ciò che solo ha e può fornire stabilità – col mondo dell’essere-; quando in essa è decaduto anche quel che ne è l’elemento più sottile ma, in pari tempo più essenziale, cioè la razza interiore, la razza dello spirito, di fronte alla quale la razza del corpo e dell’anima sono solo manifestazioni e mezzi di espressione- gli organismi collettivi che essa ha formato, ….scendono fatalmente nel mondo della contingenza: sono alla mercé dell’irrazionale, del mutevole, dello storico, di ciò che riceve dal basso e dall’esterno le sue condizioni.

A proposito dell’impero a pagina 121 riporto: Di quelle grandi potenze, sorte dall’ipertrofia del nazionalismo secondo una barbarica volontà di potenza di tipo militaristico o economico a cui si è continuato a dare il nome di imperi- vale appena parlare. Sia ripetuto che un Impero è tale solo in virtù di valori superiori ai quali una determinata razza si è innalzata.
Nei riguardi del lavoro moderno, a pagina 153: Nessuna civiltà tradizionale vide mai masse così grandi condannate ad un lavoro buio, disanimato, automatico…. nelle masse degli schiavi moderni le forze oscure della sovversione mondiale hanno trovato un facile, ottuso strumento pel perseguimento dei loro scopi. Nei campi di lavoro noi vediamo usato metodicamente, satanicamente l’asservimento fisico e morale dell’uomo ai fini di una collettivizzazione e dello sradicamento di ogni valore della personalità…

A proposito della guerra, a pagina 172: Che milioni e milioni di uomini, strappati in massa ad occupazioni e vocazioni del tutto estranee a quella del guerriero, fatti letteralmente, come si dice nel gergo tecnico militare, materiale umano, muoiano in simili vicende-questa sì che è cosa santa e degna del punto attuale del progresso della civiltà…

Sull’America, a pagina 391: L’America ha introdotto definitivamente la religione della pratica e del rendimento, ha posto l’interesse al guadagno, alla grande produzione industriale, alla realizzazione meccanica, visibile, quantitativa, al di sopra di ogni altro interesse. Essa ha dato luogo ad una grandiosità senz’anima di natura puramente tecnico-collettiva, priva di ogni sfondo di trascendenza e di ogni luce di interiorità e di vera spiritualità……

mentre a pagina 395 continua: Lo standard morale corrisponde a quello pratico dell’americano. Il comfort alla portata di tutti e la superproduzione nella civiltà dei consumi che caratterizzano l’America sono stati pagati col prezzo di milioni di uomini ridotti all’automatismo nel lavoro, formati secondo una specializzazione a oltranza che restringe il campo mentale ed ottunde ogni sensibilità. Al luogo del tipo dell’antico artigiano, pel quale ogni mestiere era un’arte ….si ha un’orda di paria che assiste stupidamente dei meccanismi…..Qui Stalin e Ford si danno la mano e, naturalmente, si stabilisce un circolo: la standardizzazione inerente ad ogni prodotto meccanico e quantitativo determina e impone la standardizzazione di chi lo consuma, l’uniformità dei gusti…E tutto in America concorre a questo scopo: conformismo nei termini di un matter-of-fact, likemindedness, è la parola d’ordine, su tutti i piani…..
E ancora a pagina 398 leggo: E anche se non dovesse verificarsi la catastrofe temuta da alcuni in relazione all’uso delle armi atomiche, al compiersi di tale destino tutta questa civiltà di titani, di metropoli d’acciaio, di cristallo e di cemento, di masse pullulanti, di algebre e macchine incatenanti le forze della materia, di dominatori di cieli e di oceani, apparirà come un mondo che oscilla nella sua orbita e volge a disciogliersene per allontanarsi e perdersi definitivamente negli spazi, dove non vi è più nessuna luce, fuor da quella sinistra accesa dall’accelerazione della sua stessa caduta.

L’imbarazzo nella scelta di brani che mi hanno particolarmente colpito è grande, avrei voluto inserire altre decine di passaggi significativi, ma tanto vale consigliare l’acquisto di questo libro indigesto e illuminante.

Voglio gettare, per concludere, un sasso nello stagno asfittico della cultura italica contemporanea. La figura di Evola non deve più appartenere a schieramenti ideologici o a fazioni politiche. La profondità e complessità del suo pensiero, l’onestà intellettuale dello studioso, l’originalità delle sue tesi rivoluzionarie impongono che la sua opera così articolata e, per certi versi, ascetica, divenga materiale di dibattito e di ricerca, uscendo dalle secche di interpretazioni univoche o partigiane. Julius Evola, l’anti D’Annunzio appartiene alla cultura europea; ed è al centro dell’Europa che deve tornare, a rianimare un dibattito sui valori e sulle prospettive della nostra civiltà (se prospettive rimangono). Sarebbe, fra le altre cose, una bella dimostrazione di forza e saldezza dei nostri sistemi democratici, da lui così tanto osteggiati. Delle sue tesi una cosa sicuramente non riesco a condividere ed è la sua opinione a proposito del jazz. Io lo apprezzo, lui no.

I miei insopprimibili indizi di scrittura