DONNADONNE – ARTE AL FEMMINILE Una selezione delle opere di Matilde Izzia di Ricaldone allestita da A.L.E.R.A.M.O. onlus per il Museo civico di Moncalvo www.facebook.com/museocivicomoncalvo…www.aleramonlus.it
Source: Museo civico di Moncalvo 4 giugno – 31 luglio 2016
Categoria: Cultura
Monferrato nucleare
Priorità, amenità e monferrinità “raggiante” di Claudio Martinotti Doria
Tra Trino, Saluggia e Bosco Marengo (tutti territori appartenenti al Monferrato Storico) abbiamo in deposito il 96 per cento di tutte le scorie nucleari italiane. Evito volutamente di essere tecnico, per maggiori dettagli potete fare una ricerca in internet o leggere l’ultimo numero della rivista ufficiale (Bollettino) della Regione Piemonte.
Avete mai sentito un politico locale preoccuparsi di questi argomenti? O anche solo parlarne per informare la popolazione. E pare si stiano bevendo il cazzeggio del governo sull’argomento e vogliano farci credere che i nuovi depositi per custodirli in maggiore sicurezza che stanno costruendo negli stessi siti (in particolare a Saluggia, che è anche la località più vulnerabile e pericolosa) siano provvisori, nell’attesa che entro il 2024 sia pronto il Deposito Nazionale di stoccaggio dove traferirli e depositarli per sempre.
Nel 2024 temo non avranno neppure trovato la località, quantomeno non l’avranno convinta, a meno di dichiarare la legge marziale e militarizzarla. Poi dovete mettere in conto che in Italia i tempi ed i costi di ogni opera pubblica (figuriamoci questa) sono il triplo di qualsiasi paese civile ed evoluto, sapete com’è, forse è una questione di clima, o antropologica, o genetico culturale, ecc., ma occorre considerare le mazzette, malcostume, infiltrazioni mafiose, corruzione, concussione, spartizioni partitocratiche, burocrazia patologica, clientelismo, nepotismo, familismo, ecc., tutte istanze sacrosante che da noi non possono essere eluse. Per cui le scorie rimarranno in Monferrato ancora per svariati decenni …
Credete che la popolazione sappia queste cose? Che le reti Merdaset tramite la Maria De Filippi o la Barbara D’Urso ne abbiano parlato nelle loro trasmissioni per cerebrolesi e/o lobotomizzati? E Bruno Vespa in Porta a Porta avrà già predisposto il modellino delle centrali, impianti e depositi di stoccaggio? Ed i giornali locali tra una sagra dell’agnolotto ed una consulta o tavolo tecnico per il turismo e l’altro ne avranno accennato seriamente? Soprattutto sui rischi e le ripercussioni? Lo sanno a quale distanza in linea d’aria siamo da questi siti?
Forse andrebbero riviste le priorità degli interventi … e soprattutto occorre rendersi conto che spesso sono molto più informati i turisti (perché si documentano) rispetto agli stessi abitanti, e quindi non bastano gli slogan e le formulette di rito per attrarli
di Claudio Martinotti Doria. Articolo apparso su:
Gli sguardi analitici di Claudio Martinotti Doria. Un “uomo contro” del Monferrato
Contro l’ipocrisia, il vuoto cerebrale eletto a potere, contro le convenzioni e la mortificante massificazione della (in)cultura vigente
Per questo vi segnaliamo lui e il suo blog. Si potrà non essere d’accordo con certe sue opinioni, ma il suo blog va sottolineato, anche perché, chi è fuori dal coro come lui, ha sempre qualcosa di genuino e di inedito da sottoporre, senza remore o tentennamenti, contro verità date per certe. Un “grillo parlante” che non ha timore di esporsi dicendo come la pensa su come stanno le cose, ma sempre con documenti e prove ineccepibili alla mano.
Cultore di storia locale, attento agli eventi riguardanti la sua terra: Il Monferrato. Uno a cui piace spaccare il capello in quattro per amore del vero. E che si batte per contrastare la vastissima zona grigia dell’insipienza e dell’arroganza al potere. Ma i commenti e le indagini di Claudio si basano sempre su fatti reali documentati, per cui, chi vuole reagire alle monoverità preconfezionate dalla convenienza e dalla politica, fa bene a seguire il suo blog. Cavalieredimonferrato
Leggiamo cosa scrive su Casale News http://www.casalenews.it/ a proposito del suo amato Monferrato:
…La Storia, così come il territorio e le sue genti che l’hanno vissuta e ne sono spesso ignoti ed anonimi protagonisti, meritano il massimo rispetto, occorre pertanto accostarsi ad essa con umiltà e desiderio di apprendere e servire. In questo caso si tratta di servire il Monferrato, come priorità rispetto a qualsiasi altra istanza (personale o di campanile), riconoscendo il valore di chi ci ha preceduti e di coloro che hanno contribuito a valorizzarlo, coinvolgendo senza preclusioni tutte le comunità insediate sul territorio del Monferrato Storico, affinché ognuna faccia la sua parte con una visione d’insieme ed un’unica coesa identità storico-culturale condivisa. Se ci si limita a piccole porzioni del Monferrato, per quanto significative, si è perdenti e dispersivi in partenza.
Sarà un percorso lungo e lento ma è l’unico percorribile se si vuole agire veramente per favorire il Monferrato Storico e proporlo con successo come un’unica entità territoriale turistico culturale ed economica…
Rape, sesso, Dio e l’auto nuova
Le rape fanno gola a molti. Cosa c’è di più succulento? Per le rape si arriva alla zuffa, del resto è l’unico cibo reperibile nel raggio di 20 miglia
Il loro legittimo e momentaneo proprietario vorrebbe legare al letto la sua sposa dodicenne, ritrosa bambina dai cappelli d’oro, spaurita al punto da negarsi ai desideri legittimi del marito. Così egli viene a chiedere consiglio allo suocero il quale, attirato dalle rape, gli piomberà addosso per divorare quel bendidio. Nel frattempo la cognata del proprietario delle rape, orrida maschera dal labbro spaccato, dà spettacolo, strofinandosi addosso a costui, affamata di sesso e rape. Intanto c’è qualcuno che spara pallonate contro una parete, schiodando le tavole di casa sua. È il fratello della bambina sposa e della ragazza dalla faccia di coniglio. Si chiama Dude, è un po’ tonto e verrà sposato a forza a una predicatrice mignotta e senza naso. Gli altri personaggi non si elevano al di sopra di questi disperati senza futuro e nemmeno l’incendio finale riuscirà a purificare la prospettiva di quelle vite miserrime.
La storia l’ha scritta il grande Erskine Caldwell.
LA VIA DEL TABACCO è il ritratto duro e inesorabile di una parte d’America in panne, ai tempi della grande crisi. Campi di cotone della Georgia ormai abbandonati, miseria sociale, umana, futuro negato e fame. Perché è importante riparlarne? Perché nei mattoni che hanno fatto la grandezza dell’America odierna ci sono anche o soprattutto loro, disperati e perdenti, appartenenti a livelli psicologici sub umani. Risulta quindi talvolta arduo rintracciare i semi generativi della grandezza di quella nuova civiltà. Soprattutto se pensiamo a UOMINI E TOPI, a IL GRANDE GATSBY, all’inarrestabile opera di devastazione che si avverte ne LA GRANDE FORESTA di Faulkner, o al GIORNO DELLA LOCUSTA. Una crisi di valori, sociale, umana e psicologica senza precedenti accompagna e (inquina?) la fondazione dell’impero a stelle e a strisce. E sotto questa luce che intendiamo, ad esempio, ricercare la figura di Dio in questo libro. Se ne parla spesso, viene tirato in ballo a sproposito, ci si riempie la bocca col suo nome; mal compreso e usato per secondi fini. Dio esce piuttosto malconcio dalla vicenda, subendo un declassamento significativo. Il Dio de LA VIA DEL TABACCO è un’entità funzionale, figura da esortare e da rimbrottare se le cose non vanno per il verso sperato. Un Dio elementare, scevro di profondità. Entità alla portata di tutti che permette ingiustizie e soprusi e che include, fra i suoi infimi ministri, figure come sorella Bessie, predicatrice ninfomane che impalma il ragazzo un po’ tonto, promettendogli che gli farà suonare la tromba della sua nuova auto.
Esempi eloquenti del declassamento di Dio ce ne sono in abbondanza:
Il Signore dovrebbe dire al diavolo di andarsene e di smettere di tentare i buoni…
Forse se parlassi io stessa a Pearl invece di raccomandarla a Dio, dormirebbe con suo marito nel letto. Forse io so più di Dio quello che conviene dirle.
Il Signore mi diceva che dovrei trovarmi un altro marito….Il Signore potrebbe trasformare anche mio marito in un predicatore e si viaggerebbe tutte e due diffondendo il Vangelo…il Signore ed io potremmo insegnargli come si predica. Non è difficile, quando ci si è fatta la mano.
Dovrai aspettare che domandi a Dio se vai bene. Dio è un po’ difficile quando si tratta dei suoi predicatori, specie se devono sposare le sue predicatrici.
Il Signore aveva maledetto questa casa disse Bessie. Non ha voluto che rimanesse ancora in piedi. Benedetto sia il Signore….
Ma ci sono altri protagonisti sulla VIA DEL TABACCO ormai dismessa. Protagonisti muti, come la vecchia nonna che sarà uccisa dall’improvvisa retromarcia dell’auto guidata dal nipote. Una morte che corrisponde perfettamente alla sua vita: silenziosa, condotta in solitudine nel mutismo totale. La nonna: non conosciamo nulla di lei, sappiamo solo che ha fame, che vede, sente, soffre e osserva come tutti gli altri, e che anche lei ama l’auto; la nonna è quasi un oggetto a cui nessuno bada, tanto grande è la sua retrocessione esistenziale nell’ambito della comunità; deve badare a se stessa, senza un lamento. Alla nonna, corrisponde in positivo un altro soggetto, una protagonista non umana, di grande spicco e provvista di vita autonoma. È una Ford sportiva da 800 dollari, concupita da tutti. L’auto è l’oggetto meraviglioso che affascina. Nera, nuova, fiammante, simbolo verace della nuova America. L’auto verrà, dopo alcuni giorni di vita, guastata per imperizia, dopo essere stata lucidata con le lunghe gonne da tutte le donne.
Nulla e nessuno si salva su LA VIA DEL TABACCO. Con le balestre malandate, la carrozzeria ammaccata, la tappezzeria strappata, l’auto rappresenta il vero e unico futuro per quei disgraziati. Catalizzatrice di sogni e aspirazioni. Dea concupita al culmine del desiderio. Vero e unico simbolo al cui richiamo nessuno resiste.
E se il suo destino fosse quello di sostituire Dio?
Ho scelto un’edizione vintage, che cade a pezzi, Mondadori su licenza di Einaudi, del 1960. I libri del Pavone. Traduzione di Maria Martone. Costava 250 lire! e fra le perle della collana cui appartiene ci sono i 49 RACCONTI di Hemingway e IL MAGO di Maugham.
Chi è l’uomo i cui libri Papa Francesco mostra di apprezzare perché parlano anche della sua terra?

Lorenzo Fornaca editore astigiano di lungo corso, corona nel modo migliore tanti anni di successi editoriali. Lusinghieri gli innumerevoli consensi e le recensioni sui due ultimi libri MONFERRATO SPLENDIDO PATRIMONIO e I TESORI DELLA VALLE DI TUFO, appena edito, veri e propri atti d’amore verso il Monferrato, la sua terra tanto amata
Grande Lorens è l’uomo che saliva in cima ai campanili. Lorenzo Fornaca, detto Lorens, astigiano purosangue fa tutt’uno, col suo Monferrato e i suoi libri. Da ragazzo saliva sui campanili per godersi la vista di un territorio che avrebbe in seguito tanto celebrato e indagato. Non c’è persona ad Asti e in Piemonte che non lo conosca o non abbia sentito parlare di lui e delle sue opere, apprezzate ben oltre i confini della regione. È stato l’uomo dai molti mestieri e dalle grandi passioni. Ma una in particolare ha preso il sopravvento. Tanto difficile quanto entusiasmante: l’editore. A quella continua a dedicare energie e passione, ancora oggi.

stadio dei Pini di Verbania, Lorenzo Fornaca, diciannovenne, promessa del calcio
Lorens ricorda ancora quando ricevette i complimenti del grande Omar Sivori per averlo marcato, durante una partita di calcio amichevole.
Meccanico, sindacalista, promotore e venditore di libri per grandi gruppi editoriali, e infine editore, che non legge abbastanza i romanzi moderni, per sua stessa ammissione.
Dice Lorenzo Fornaca:
All’inizio furono macellai e contadini, operai, ferrovieri, autoriparatori, postini e anche parroci, poi venne il turno di farmacisti, medici e avvocati. Erano loro i miei migliori alleati. Pettinatrici e casalinghe sotto il casco che facevano la messa in piega mi chiedevano consigli per i figli che studiavano, cos’era meglio far loro leggere. Macellai anche che dicevano a chi comprava bistecche: vai da Lorenzo. È uno che se ne intende. Fai un regalo a tuo figlio. Sono soldi ben spesi. Ero diventato uno che sapeva cosa consigliare. Il tutto basato sulla fiducia che non ho mai tradito. Io poi, giocando al calcio, conoscevo un sacco di gente. Dal pallone al libro, tutto qua. Il trucco era questo. Sfruttavo la mia popolarità. Oggi si direbbe che facevo il consulente editoriale. Ma allora era molto di più. A metà strada fra l’amico di famiglia e uno che ti consiglia un buon investimento. Una specie di medico della cultura. Alle famiglie prescrivevo il ricostituente giusto…. Cosa vendeva ai suoi lettori?
Io vendevo sogni da poter toccare con mano. Parlavo loro di cavalieri, castelli, trovatori, dei Saraceni che tormentavano la gente tanti anni fa, di battaglie, di caccia con i cani segugi, della magia della nostra terra, gli raccontavo quello che eravamo stati. Costruttori di chiese, di borghi medievali, protagonisti di imprese epiche, soldati, sceriffi, valvassori e valvassini per non parlare degli Aleramo e dei Paleologo. Nei miei libri c’è tutto.
È da un po’ di tempo che lui ed io ci stiamo dedicando a un’impresa che non ha precedenti e che si nutre di sogni ma anche di cose importanti già realizzate. I TESORI DELLA VALLE DI TUFO
