Catilina insidiava Roma?

Catilina fra noi, dopo più di duemila anni. Una manciata di pagine per il capolavoro di Sallustio che lascia senza fiato. È un preciso avvenimento della Roma antica in cui giganteggiano alcuni illustri protagonisti, nella capitale, perennemente preda di fermenti sociali. Cicerone, Catilina, Catone e Cesare si muovono sull’instabile palcoscenico in un clima drammatico e politicamente precario.

È il 63 avanti Cristo e a confrontarsi in quel periodo arroventato, sono plebei contro potenti, oppressi e diseredati contro signori corrotti e arroganti, l’idea ambiziosa e forse presuntuosa e tuttavia sincera della rivolta risolutrice contro lo stato di diritto, anche se non più integerrimo e ancora l’abuso e la corruttela contro il rigore di una moralità ormai perduta e di cui c’era il ricordo (e il rimpianto?) Dopo più di duemila anni siamo forse al punto di partenza? Poco, infatti, sembra essere cambiato per le classi sociali in conflitto, allora come ora. E ci viene il perfido dubbio che se né la rivoluzione francese, né quella marxista leninista sono riuscite a instaurare una solida, dialettica equità fra le parti sociali, nella seconda in verità si voleva sostituire, abbattendola, un’intera classe sociale, il motivo risiede nell’impossibilità di quell’attuazione; se l’immane rivolgimento di coscienze e aspettative teorizzato e promosso da Marx Engels e Lenin e poi degenerato si è risolto ancora una volta in una fallace rovinosa utopia, allora significa che proprio nulla potrà in futuro davvero risolvere tale conflitto. Sono dubbi legittimi? Conflitto evidentemente insito nella specificità stessa dei rapporti fra le classi e funzionale alla loro stessa natura. Possiamo anche sbagliarci, anche se l’evidenza dice quello. Ma qui il discorso ci porterebbe fuori dal seminato. Esaustiva e avvincente come solo poche prefazioni sanno essere, le pagine di Lidia Storoni Mazzolani vanno subito al cuore del problema:

Catilina and his soldiers drink blood, Bartolomeo Pinelli, 1819, Lucius Sergius Catilina and his soldiers drink the blood, mixed with wine, of a dead slave, print maker: Bartolomeo Pinelli, (mentioned on object), Rome, 1819, paper, etching, h 315 mm – w 422 mm. (Photo by: Sepia Times/Universal Images Group via Getty Images)

Fu un evento grandioso e terribile. Certamente a Roma se ne parlò per anni e forse i contemporanei e, due decenni più tardi, i lettori del breve saggio di Sallustio si posero gli stessi interrogativi che ci poniamo noi dopo duemila anni: Catilina era veramente quel mostro di ferocia e depravazione che hanno descritto Cicerone e Sallustio? Qualora Catilina non fosse stato ripetutamente frustrato nelle sue aspirazioni e fosse riuscito ad attuare legalmente e poco per volta i provvedimenti che lui stesso con tutto l’animo auspicava, specialmente quelli riguardanti situazioni particolarmente inique -come quella dei debitori e i figli dei proscritti di Silla, la sua figura non sarebbe forse passata alla storia come un accorto e attento riformatore, il cui interesse privilegiato era rivolto al bene comune, anziché come un losco e bieco terrorista? Era stato solo a concepire il suo piano rivoluzionario o l’avevano segretamente incoraggiato mandanti autorevoli, Cesare e Crasso, in odio a Pompeo ? La congiura di Catilina è opera che lascia senza respiro, complice la serie di colpi di scena e la trama incalzante degli avvenimenti che si dipanano, rapidi sino al finale. Sul campo di battaglia gli insorti, male equipaggiati e animati da sentimenti di rivalsa e cambiamento sociale, suggestionati dalla figura potente e sinistra di Catilina moriranno da prodi. Un esercito di ribelli che aveva tentato il tutto e per tutto per abbattere il sistema, ingiustizie e iniquità. Saranno tutti uccisi guardando in viso il nemico, cioè lo stato che volevano più giusto, onesto, umano e solidale con le necessità del popolo. Se quello scontro dopo due millenni affascina e turba ancora il lettore è anche perché non è stata ancora fatta piena luce su protagonisti e moventi di allora.

Un bel grattacapo per lo stesso Sallustio che, alla fine, sembra voler rivalutare la figura di Catilina, se non altro sotto il profilo del valore e del coraggio dimostrati. Stesi morti in quel lontano 63 avanti Cristo furono nullatenenti, sognatori, fuorilegge, malfattori e propugnatori di uno stato più giusto. Alla radice di quello scontro ci fu un complotto così vasto da turbare l’intero Senato romano. Velleità rivoluzionarie e sogni di rivalsa furono così soffocati nel sangue, nel nome intoccabile di Roma, di quella città ancora grandissima e potente, ma certamente assai lontana dal mitico rigore morale che aveva ispirato gli esordi. Un grande piccolo libro che si legge in poche ore. L’edizione scelta è un prodigioso volumetto stampato su carta ecologica dalla mitica Newton Compton che sfogliavo in metro, a Milano, costava la metà di un caffè.

c’erano i libri?

Non è che sono un fissato, è che ogni giorno di più mi convinco di una cosa, invecchiando, si impara, appunto. come fai a dire: io lo so, se non c’eri, e non hai visto, e come facevi ad esserci alle guerre puniche o alla congiura di Catilina o alla rivoluzione francese o alla corte del Kublai Khan in Cina mentre Marco Polo prendeva appunti, e coi Vichinghi che scorazzavano sulle coste inglesi?

Nemmeno là potevi esserci, come non hai potuto partecipare al fervore della bottega del Verrocchio, avresti incontrato Leonardio Da Vinci, allora. Ti ricordi di quanti libri hai letto di quelli che contano? Quelli di oggi contano? No, o meglio: non ancora, non quelli di oggi, ma quelli di ieri, assiepati nelle biblioteche e nelle librerie fra i classici. Lì vai a colpo sicuro. Ci sono i classici a darti una mano, non quelli pallosi che ti hanno costretto a imparare sui banchi di scuola. Ma gli altri, quelli che hai scoperto tu, da solo, senza costrizione, ficcanasando qua e là seguendo il tuo istinto. Cos’è un’opera classica? Qualcosa che resiste agli insulti del tempo e che ti parla, descrive, rinnega o esalta qualcos’altro di unico, di inconfutabile, o anche di allegorico, qualcosa che ti fa esclamare: finalmente! ce n’era davvero bisogno. Un luogo, un’epoca un personaggio, un evento. Qualcosa che ti fa odiare o amare o identificare col personaggio, scorrendo certe pagine. Se vuoi sapere d apocalissi, di immani sventure o di conquista che poi sono la stessa cosa, di speranze di popoli, o qualcosa di rivoluzionario o di delittuoso come la calata di Napoleone Bonaparte in Italia con conseguente spoliazione di chiese e musei come fai a comprendere, a farti un’idea se non leggi, solo così puoi dire: lo so, io c’ero, alla battaglia di Gaugamela, ad esempio, insieme ad Alessandro il grande, o alla conquista della Gallia coi centurioni di Giulio Cesare, o seduto alla tavola del nobile Ramires in una casa portoghese di fine Ottocento, te c’eri, ma solo se leggi puoi dire di esserci stato davvero. E immaginare come sarebbe stata l’Italia se invece di Mussolini l’avesse governata Gabriele D’Annunzio, che considerava Hitler un pagliaccio feroce mettendo in guardia Mussolini verso un uomo “dall’ignobile faccia offuscata sotto gli indelebili schizzi della tinta di calce e di colla”; quell’ex imbianchino, capito l’antifona? E fu a un passo dal vincerla D’annunzio la partita. Tutto scritto e registrato, ma non puoi esserci dappertutto, non sei Mandrake. Non potevi esserci mentre Filippo Brunelleschi progettava i suoi capolavori a Firenze, ma ci sono i testi a descriverlo. C’è il libro per te, i libri. C’è Omero che scrive del raccapricciante duello fra Achille ed Ettore. Se provi a immaginare quei due vedi che sono ancora là a inseguirsi sotto le mura di Troia, alimentando un odio senza fine. A tanto vale la vera poesia, e la prosa e la cronaca vissuta di eventi, a tanto valgono i testi. Smuovono mondi, epoche, eserciti, illusioni e velleità, saziano la tua curiostà e ti fanno più ricco. Non altro. Ma tanto basta. Tutto quello che ti fa dire lo so, io c’ero, so cos’è il Portogallo di José Maria de Eça de Queiroz, il Medio Oriente,

l’America di ieri e di oggi.Sindibad il marinaio, Jane Austen e lo sbarco sulla luna e la condanna del frate domenicano Giordano Bruno bruciato vivo sul rogo per eresia da parte di Santa Madre Chiesa, il libro della storia, di emisferi mai compresi fino in fondo, della scimmia nuda e dell’ultimo viaggio di Charles Darwin intorno al mondo, a osservare, su un brigantino, cosa era il mondo prima dell’avvento dell’era industriale e non sarebbe più stato in seguito, ma lui non lo sapeva. Sciocchezze? Nemmeno un po’. Pensa a Севастопольские рассказы, non allarmarti, sono I RACCONTI DI SEBASTOPOLI scritto in russo, che avevano suscitato le lagrime nella zarina e perplessità e turbamento nello zar e anche all’immenso GUERRA E PACE di quel prodigioso scrittore filosofo Lev Nikolayevich Tolstoy il cui pensiero influenzerà Gandhi e Martin Luther King! Potenza invasiva delle idee! Se vuoi sapere che fine ha fatto l’uomo moderno dopo le sbornie della rivoluzione industriale informatica e digitale devi pur leggere qualche testo per poi confrontare l’uomo nuovo con quello rinascimentale o coi cow boys o con i pellerossa Scioscioni e Sioux, annientati dall’uomo europeo perché gli premeva fondare una nuova civiltà (surrogato di civiltà, aggiungo io) in realtà gli inglesi avevano bisogno di terra e sono andati a prendersela dove ce n’era tanta e gratis. Al proposito sorella Wikipedia specifica che: I colonizzatori che si stabilirono nel Nuovo Mondo erano assai diversi tra loro, sia dal punto di vista sociale che da quello etnico e religioso. Gli olandesi dei Nuovi Paesi Bassi, i quaccheri della Pennsylvania, i puritani della Nuova Inghilterra, i cercatori d’oro di Jamestown ed i forzati della Georgia: ognuno arrivò in America per motivi assai differenti e le colonie che fondarono furono, di conseguenza, molto diverse sotto il profilo sociale, religiosopolitico e delle strutture economiche.

Devi leggere libri, non hai scelta se vuoi sapere cos’è successo. Gioco forza e leggere VERSO DAMASCO che non è proprio uno scherzo, nemmeno scorrevole o piacevole, ma quando mai la realtà è piacevole? Di grande aiuto nel capire il vuoto cosmico in cui brancola l’uomo d’oggi. Ne esce davvero con le ossa rotte in quelle pagine così dense di significato. Lo svedese aveva visto giusto. Davvero istruttivo visto che parla del rapporti uomo donna, divorzi, matrimoni e legami parentali (esplosi) Strindberg in Verso Damasco, e di indimenticabili ritratti dei nuovi Americani che si agitano ne IL GIORNO DELLA LOCUSTA e di quanto torto o ragione avesse Catilina con la sua congiura anti Roma. Giuro che non ho niente contro gli altri mezzi del sapere. Se mi vuoi fare l’elenco te ne sarò grato. Il libro, quello di ieri, quello sancito e onorato da lettori, critica e dal tempo (forse è la cosa piu rilevante, perché il tempo non perdona). Lascia stare i buoni compagni di una estate o di svago. Come dice la professoressa o la pubblicità di libri balneari. Quelli sono i libri gelato e aperitivo, scritti da chi ha tempo di farti perdere tempo o trastullarti, ce ne sono un sacco, scritti da calciatori, veline, presentatrici. Quelli te li vieto d’ufficio! Vai invece a leggerti IL MANOSCRITTO TROVATO A SARAGOZZA, del  conte polacco Jan Potocki che vi dedicò buona parte della vita.

Sono solo ottocento pagine, cosa vuoi che siano, ma sono più di un romanzo, ovvero un labirinto di primo Ottocento. L’opera non può essere confinata in un solo genere: infatti dentro di essa convivono il romanzo di formazione, quello d’avventura, il romanzo picaresco, il romanzo erotico, il fantastico e il meraviglioso. Non è quello di cui mi urge parlarti, ma di comprendere per valutare, confrontare, ampliare la possibilità delle tue meningi già peraltro stressate da impegni di lavoro, di cuore, da impicci e ostacoli della quotidianità e dai giocattoli che ti porti in tasca, che sono iPhone e Headphones and earphones. Sarei contento di sbagliarmi, ovviamente. Cosa te ne fai dei libri se non vuoi migliorare veramente la tua vita?